Mi sono innamorato di Giulia al primo sguardo, appena lho vista nel cuore di Firenze. Era impossibile resistere al suo fascino, al suo portamento elegante, alla luce che portava con sé. Mi sono sentito incredibilmente fortunato ad avere accanto una donna così intelligente, raffinata e spontanea. Senza esitare, un giorno lho chiesta in moglie tra le piazze antiche della città, con la speranza nel cuore.
Abbiamo deciso di andare a vivere insieme e subito Giulia mi ha confidato che non era portata per le faccende domestiche. Preferiva dedicarsi al suo lavoro e mi ha proposto di dividere in modo equo le responsabilità di casa. Mi è sembrata una soluzione onesta, allitaliana, e ho accettato pensando che fosse la cosa giusta. Non potevo immaginare ciò che ci attendeva davvero.
Abbiamo ripartito i mestieri con giustizia: io mi occupavo della spesa al mercato, lei ci teneva a sistemare la cucina. Giulia mi garantiva che sarebbe riuscita a gestire lavoro e casa senza problemi, e mi sono fidato.
Sono passati sei mesi e ho cominciato a notare che le cose non stavano andando come avevamo sperato. La carriera di Giulia non decollava: lavorava solo part-time per una piccola ditta di Prato, con uno stipendio incerto e orari sempre diversi. Intanto, tutto quello che guadagnava finiva in piccoli lussi solo per lei: un nuovo vestito in via Tornabuoni, un caffè con le amiche, una cena fuori. Io, invece, lavoravo senza sosta, dalla mattina presto fino a tardi, eppure Giulia sembrava aver dimenticato i nostri accordi: spesso si sottraeva alle sue responsabilità senza battere ciglio.
Allinizio era precisa, quasi meticolosa, ma con il tempo il suo entusiasmo è andato spegnendosi. La casa era sempre più in disordine, cumuli di vestiti da stirare ovunque. E quello che più mi ha ferito è stato vedere Giulia dare la colpa a me, sostenendo che avrei dovuto aiutarla di più, nonostante le nostre intese. Era diventato insopportabile per me trovare un equilibrio tra la fatica del lavoro e il peso delle faccende domestiche. Avevamo deciso tutto insieme, perché ora si era perso laccordo iniziale?
Speravo che, con larrivo della nostra bambina, le cose sarebbero cambiate, pensando che Giulia, in maternità, avrebbe preso a cuore casa e famiglia. Ma la situazione è solo peggiorata. A volte mi ritrovo a pensare che forse, senza di lei, la mia vita sarebbe meno complicata. E nel frattempo, le nostre discussioni erano diventate una presenza costante, un sottofondo che non ci lasciava mai.
Cerco di comprendere Giulia, mettermi nei suoi panni, ma non posso fare a meno di sentirmi trascurato. Lavoro in ufficio, mi occupo delle bollette, della piccola, della cucina, e tutto quello che vorrei è solo un po di riposo, magari la domenica davanti a una partita in TV.
Mi chiedo spesso come passi le sue giornate Giulia, in permesso maternità. Cosa le impedisce di preparare una cena o di mettere in ordine almeno il soggiorno? La nostra bambina ha solo due mesi, e dorme gran parte del tempo. Penso spesso che con un minimo di buona volontà avrei saputo farcela anchio in sua situazione. E mi chiedo come potremmo cavarcela se un giorno dovessimo avere un altro figlio. Credo nelluguaglianza, nellaiuto reciproco, ma sembra che Giulia questa idea non riesca proprio ad accettarla.
Non voglio mandare in frantumi la nostra famiglia, perché amo immensamente la nostra bambina. Ma sento di aver raggiunto il limite della sopportazione. Non so davvero come potrei continuare così. E tu, da che parte staresti, se fossi nei miei panni?




