Il bouquet sbagliato e una lezione sul vero amore: la storia di Sergio, tra un appuntamento al fonta…

Giovanni aveva comprato il mazzo di fiori più bello e si era diretto al suo appuntamento. Con il cuore pieno di entusiasmo, si fermò vicino alla fontana centrale di Piazza del Duomo, stringendo i fiori tra le mani. Di Bianca, però, nessuna traccia. Si guardò attorno e compose il suo numero. Nessuna risposta.
Magari sta facendo tardi pensò, riprovando ancora. Stavolta, Bianca rispose.
Sono già arrivato, dove sei? chiese subito Giovanni.
Tra noi è finita! esclamò Bianca allimprovviso.
Cosa? Perché? rimase pietrificato lui.
È tutta colpa del tuo mazzo di fiori! dichiarò inaspettatamente Bianca.
E che cè che non va? si stupì Giovanni, non capendo davvero.

Giovanni aveva già passato diverso tempo nel negozio di fiori. Rose rosse scure, tulipani gialli, gigli bianchi, fiori in vaso e in ciotole, eleganti composizioni riccamente decorate per tutti i gusti. Ma lui si aggirava esitante tra gli scaffali.

Si ricordava che una volta Bianca aveva parlato dei fiori, ma faticava a recuperare le sue parole.
Certe piante le erano indifferenti, altre invece le adorava, lo diceva chiaramente. Ma durante il loro primo incontro lei aveva parlato così tanto, e Giovanni era troppo preso dalla novità e dal leggero effetto dello spumante bevuto al bar per prestare piena attenzione.
Lui, solitamente così loquace, quella volta si era limitato ad annuire rapito, incantato dalla bellezza di Bianca, dai suoi capelli scuri e luminosi, dal profilo delicato, dalle simpatiche fossette che le si formavano sulle gote vellutate. Forse era proprio quello lamore?

E in fondo che importava cosa avesse detto? La serata era stata splendida!

E ora, per quanto ci provasse, non riusciva a ricordare quali fiori preferisse.
Guardi che gerbere abbiamo! lo incoraggiò la fioraia Un tipo introvabile, non è nemmeno stagione
Giovanni ormai era in ritardo e doveva decidere.

Proprio mentre stava per esprimere la propria scelta, squillò il telefono: era sua madre. Nellultimo periodo la chiamava troppo spesso.
Allora, Giovanni, hai deciso? Guarda che è venerdì, magari vieni a trovarci nel fine settimana!
No, mamma, ho dei giri da fare
Dai, la nonna ti aspetta, guarda sempre fuori dalla porta chiede sempre di te.
Scusa mamma, ho davvero troppo da fare

Salutò in fretta. Sua madre lo invitava a tornare al paese natale, dove viveva ancora con la nonna di Giovanni. La mamma chiamava spesso negli ultimi tempi; ciò cominciava a infastidirlo.
In fondo, cosa cera di così drammatico? La nonna era fragile da tempo, ormai era anziana Non poteva mica perdere tutto il tempo a starle accanto. Aveva anche lui la sua vita! E i suoi pensieri erano tutti dedicati al nuovo legame con Bianca: desiderava che quel sogno diventasse realtà.

Se quellappuntamento fosse andato bene, il giorno dopo avrebbe invitato Bianca a fare una gita fuori città. Sapeva già dove portarla: cera un agriturismo molto carino poco lontano, ideale per una giornata speciale. In fondo, anche sua madre desiderava che lui si sistemasse Basta solo ricordarsi quali fiori piacciono a Bianca! Ma che memoria!

Del resto, tutte queste sottigliezze femminili era poi così importante ricordare tutto?

La fioraia era stanca di elencare varietà di fiori e ora lo osservava silenziosa.

Sembra che Bianca abbia detto qualcosa sulle spine delle rose Forse meglio evitarle, pensò.
Così Giovanni scelse un mazzo di gerbere grandi, bianche e rosa. Un pensiero gentile, in fondo. E doveva pure tornare al lavoro, la pausa pranzo stava per finire.

Avevano appuntamento davanti alla nuova fontana nella piazza principale del centro. Giovanni arrivava in ritardo: il capo laveva trattenuto per una riunione improvvisa; sembrava addirittura che si prospettasse una promozione.
Chiamò subito Bianca per avvisarla che sarebbe arrivato più tardi, poi spense il volume del cellulare. Durante la riunione, la madre continuò a chiamarlo, ma non rispose: era impossibile in quel momento.

Quando finalmente riuscì a uscire, corse con tutta la foga possibile allappuntamento. Parcheggiò e quasi di corsa raggiunse la fontana con il mazzo di gerbere tra le mani.

Bianca però non si vedeva. Giovanni si guardò attorno, percorse la piazza e la chiamò di nuovo. Nessuna risposta.
Si sedette su una panchina. Forse anche lei era in ritardo.

Ripensò al fatto che non aveva richiamato la mamma; ma evitò di farlo subito: magari Bianca lo avrebbe cercato proprio in quel momento. Tuttavia, la telefonata non arrivò. Dopo una decina di minuti, chiamò di nuovo lui.

Stavolta Bianca rispose.
Bianca, dove sei? Ti sto aspettando.
Lo so. Sono nel bar di fronte, dal secondo piano ti vedo da un po.
Davvero? cercava con lo sguardo nei vetri allineati del bar ma non la trovava Non ti vedo magari scendi tu? Oppure
Sei in ritardo lo interruppe lei.
Sì, scusami, Bianca. Ma ti ho chiamata, il capo mi ha trattenuto
E i fiori?
Cosa hanno i fiori? rispose Giovanni confuso.
Non ricordi nemmeno quali fiori mi piacciono!
Bianca, non cerano!
Le rose? Dici che non cerano? Sono ovunque le rose! Ti ho parlato mille volte delle mie rose preferite
Posso rimediare Adesso salgo a trovarti.

Giovanni entrò nel bar. Bianca era seduta in fondo, girata verso la finestra.

Giovanni si avvicinò piano e, senza più il coraggio di porgerle il mazzo, lo depose silenziosamente sul tavolino. Bianca non lo degnò di uno sguardo.

Lui, che sapeva parlare meglio di chiunque altro, stavolta riversò tutto il suo fascino nel cercare di farsi perdonare.
Gli sembrò che stesse riuscendo: Bianca cominciava a sorridere.

Presero un caffè, poi si avviarono verso luscita. Sul mazzo Bianca neppure posò gli occhi.

Avete dimenticato i fiori! li raggiunse, gentile, la giovane cameriera.

Allora tenga, sono per lei! rispose con un sorriso Giovanni.

Oh, grazie! esclamò la ragazza, evidentemente entusiasta dalla sorpresa.

Ma Bianca si intristì di nuovo.
Bianca, ti compro adesso un enorme mazzo di rose!
No, grazie rispose fredda per oggi mi bastano i fiori!

Scendevano le scale. Giovanni seguiva la compagna amareggiata. Ancora una volta, squillò il telefono: la mamma.
Scusa se disturbo, forse non è il momento giusto?

Bianca non sentì nulla.
Ma no, mamma, in realtà è il momento giusto. Verrò. Domani arrivo.

Quella sera si separarono senza drammi. Giovanni ormai sapeva: non si sarebbero più rivisti.

E il giorno dopo era già in viaggio, attraverso le campagne familiari tra le colline toscane.
Lontano, fino allorizzonte, si susseguivano distese di colori intensi, ondeggianti al vento fresco.
Giovanni si fermò, scese tra i fiori di campo e, come un esperto fioraio, selezionò con cura tra mille sfumature i fiori più belli, quelli che gli piacevano davvero.

Sapeva che alle persone che stava per incontrare il suo mazzo sarebbe piaciuto: lì non avrebbe sbagliato.

Quando varcò la soglia della vecchia casa, divise il mazzo in due parti.
La mamma gli fece festa e lo abbracciò e baciò sulle guance, come da bambina. La nonna

Alla nonna diedero una mano ad alzarsi. Prendendo il suo mazzo con mani tremolanti lo accarezzò a lungo, quasi a voler ricordare ogni petalo: la vista si era fatta debole.
Quanto tempo era passato dallultima volta che qualcuno le aveva regalato dei fiori!

Immerse delicatamente il viso tra i fiori, respirando a fondo quei profumi che da giovane la accompagnavano, sensazioni rimaste sopite sotto la pelle fino a quel momento. Ora, al richiamo dei fiori dei campi, riaffioravano e le riempivano il cuore di emozioni dimenticate: non ricordi astratti, ma tutta la freschezza e la speranza di tempi lontani.

Comera bello! La vita continuava, la vita era nelle braccia di suo nipote.

Giovanni si sedette accanto alla nonna, poggiando la testa sulle sue ginocchia, mentre lei lo accarezzava con dolcezza, proteggendo il mazzo che stringeva tra le mani

Giovanni pensava che prima o poi avrebbe incontrato anche lui la donna giusta, una che somigliasse, in fondo, alle sue donne di famiglia, unite da un amore autentico come quello tra i suoi nonni, tra i suoi genitori. Bisognava solo riconoscerlo, quando capita.

La nonna a lungo non voleva cedere i suoi fiori alla figlia.
Aspetta versa un po dacqua, fresca, di pozzo e prendi un vaso largo mettili qui, che voglio guardarli

Il nipote le aveva regalato dei fiori.
Niente di più comune nei campi italiani, ma questi questi erano i più speciali di tutti.
Perché erano i fiori di suo nipote.

A volte ci si perde a cercare di essere perfetti e dimentichiamo limportanza dei sentimenti veri: ciò che conta non è il regalo ideale, ma il pensiero, la presenza e il cuore con cui lo offriamo. E chi ci vuole bene davvero lo capisce, anche solo con un semplice fiore raccolto con amore.

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