Il gatto la fissava in silenzio. Sospirando e raccogliendo tutto il coraggio, Annalisa tese la mano …

Il gatto la fissava in silenzio, con occhi tanto intensi da sembrare due piccole lune in una notte fiabesca. Sospirando, e raccogliendo una misteriosa dose di coraggio da non si sa dove, Annunziata allungò la mano verso di lui; sperava che le maniche della sua giacca di pelle la proteggessero dagli artigli del morbido e baffuto clandestino…

Il turno era appena finito e Annunziata, come ogni sera, si aggirava per lautobus, controllando con cura sotto ogni sedile come a cercare indizi di una realtà nascosta. Ogni giorno le pareva simile a una stanza riflessa in uno specchio: nessuno lasciava mai nulla e dentro lautobus regnava una strana, beata pulizia. Forse perché nessuno aveva mai il coraggio di sporcare?

Annunziata, ormai sei quasi trentenne, le dicevano le zie-dispatcher mentre il vapore del caffè si confondeva con lalito delle parole, dovresti trovarti un marito! Questo lavoro non è proprio da donna; perfino gli uomini perdono la pazienza con certi passeggeri che ti combinano scenate da commedia allitaliana!

Ma a me capitano sempre persone gentili, rispondeva Annunziata, lasciandosi cullare dalla convinzione che il suo lavoro le piacesse davvero. E poi, un marito non è mica un gatto o un cane da prendere.

Le zie si scambiavano occhiate complici, con il sorriso sornione di chi sa come vanno le cose: un uomo comporta molti più guai di un animale domestico.

E allora prendi un gatto, almeno non saresti da sola!

Il gatto, purtroppo, non si trova, sospirava Annunziata, tornando al suo monolocale, accendendo la radio e preparando la cena. Poi leggeva qualche pagina e si addormentava…

I giorni si ripetevano, simili come gemelli separati solo dal nome. Non amava i fine settimana: troppo tempo libero le faceva sentire la testa vuota come un sacco di juta. Spesso, per ingannare la noia, saliva come passeggera sui bus di altri colleghi e lasciava che qualcuno la conducesse, come se fosse uno di quei viaggi a sorpresa verso la felicità.

Quel giorno non era diverso dagli altri. Terminato il turno, iniziò il suo rituale di ispezione e pulizia. Ma quando si inginocchiò per sbirciare sotto lultimo sedile, si scoprì preda di un brivido: due occhi fosforescenti la osservavano, come in un sogno napoletano fatto di presagi e misteri.

Ehi… chi sei tu, micio-micio-micio? Come ci sei finito lì sotto? sussurrò Annunziata, inginocchiandosi sugli antichi pavimenti lucidi dellautobus. Ti sei smarrito?

Il gatto la fissava, muto e imperturbabile.

Raccolto il coraggio, Annunziata allungò la mano e afferrò il clandestino peloso, confidando nella sua giacca di pelle per evitare graffi.

Il gatto si lasciò docilmente estrarre; solo allora Annunziata poté studiarlo meglio. Era magnifico, con quellaria di maestà tipica dei persiani. Aveva al collo un collarino di velluto rosso, da cui pendeva un medaglione.

Merlin, lesse Annunziata, rigirando il gatto. Che sia proprio tu? Il grande mago delle leggende arturiane?

Il gatto sbadigliò, come a dire “può darsi, domanda alle stelle”.

E dimmi, tu… nobile e magico felino cosa dovrei fare con te? Dove troveremo il tuo padrone?

Il gatto la guardò con distacco elegante e sbadigliò ancora, come per dire: “Pensa piuttosto a cena e a dove potrei sonnecchiare!”

Annunziata capì che non avrebbe potuto abbandonarlo: chi mai lascia unanima smarrita nella notte milanese?

Ecco come stanno le cose: stanotte dormi a casa mia. Domani stampo un annuncio con la tua foto. Qualcuno ti starà cercando, deve essere così!

Il gatto annuì, dondolando la coda. Ma appena Annunziata si avviò verso luscita, lui scivolò dalle sue braccia e tornò velocemente sotto il sedile dal quale era uscito. Ne riemerse con qualcosa tra i denti.

Coshai lì? chiese Annunziata, chinandosi.

Il gatto lasciò cadere un biglietto della lotteria sulla sua mano aperta.

Ma guarda! esclamò Annunziata. Quindi, il tuo padrone ha perso il biglietto e te, nello stesso giorno!

Il gatto la fissò e vibrò il pelo bianco come un dubbio. “Non sarebbe ora di andare a casa?”

Annunziata decise di non inserire alcun accenno alla lotteria nellannuncio. Meglio essere astuta: qualcuno potrebbe fingersi il padrone per prendersi il biglietto. Intanto, cibo per il nuovo ospite era dobbligo.

Cosa preferisci, signor Merlin? chiese davanti alle infinite scatole di cibo per gatti.

Il gatto guardò le buste e, con naturalezza regale, colse con la bocca una bustina di bocconcini al prosciutto.

Proprio questa? chiese Annunziata.

Merlin la strinse tra i denti con risolutezza e Annunziata capì che non serviva altro.

Sei proprio un signore felino! lo lodò.

Merlin produsse un suono che sembrava dire già sapevo.

Tornati a casa, Annunziata sistemò la cena per il nuovo amico, improvvisando due piattini bianchi pieni di cibo e acqua.

Dopo la cena, Merlin si fece fotografare con la flemma di una diva degli anni Sessanta. Lannuncio stampato non menzionava né nome né lotteria.

Guarda che bel ritratto ti ho fatto! disse Annunziata, mostrandoglielo. Lo appenderò in autobus domattina, magari il tuo umano si farà vivo. Cavolo!

Si bloccò di colpo: lindomani avrebbe dovuto lavorare, e non sapeva proprio dove sistemare il nuovo inquilino.

Portarlo con sé sarebbe stato caotico: guidare con un felino curioso non era contemplato nel manuale degli autisti milanesi. Lasciarlo da solo? Era già spaesato abbastanza!

Allora pensò a Riccardo, il vicino del piano di sopra: lavorava da casa, viveva immerso in uno zaino informatico allombra di un ficus. Si incontravano nel corridoio con la stessa monotonia delle stazioni ferroviarie. Lui, alto, con gli occhiali e sempre in pantofole.

Cercando il coraggio nei meandri della borsa, Annunziata bussò alla sua porta. Riccardo si presentò spettinato, con una maglietta della Roma e delle pantofole a forma di cagnolino.

Spiegò, e Riccardo annuì, ritirando le chiavi senza tante storie. Annunziata ci restò quasi male: così poco interesse da parte del vicino eppure così tanto servizio reso.

Sospirò e tornò in casa.

Micio-micio! Merlin, dove ti sei cacciato?

Merlin era accovacciato davanti alla finestra del balcone. Ma certo, voleva salire tra le stelle milanesi! Annunziata aprì la porta, certa che un micio così intelligente non avrebbe fatto la stupidaggine di lanciarsi dal settimo piano.

Saltarono fuori insieme, lui oltre la ringhiera con movenza da equilibrista. Annunziata allungò una mano per reggerlo, ma il gatto si voltò con la fierezza di un piccolo leone e sollevò il muso verso il cielo.

Anche Annunziata alzò lo sguardo: le costellazioni sembravano occhi ammiccanti. Una stella cadde, rotolando sul cielo nero come un limone tra i vicoli di Napoli.

Merlin le si strofinò contro, come a suggerire “esprimi un desiderio”. E Annunziata lo fece.

Si addormentò subito, senza né film né libri. Forse perché vicino a lei, sulla coperta, cera un magico gatto di nome Merlin a farle da ninna nanna con il suo ron ron.

La mattina dopo, lasciò Merlin nelle mani fidate di Riccardo e andò a lavoro.

Trascorse tutto il giorno in giro per Milano con il suo annuncio appeso, ma nessuno chiese del micio misterioso.

Annunziata si vergognava a dirlo, ma un po sperava che nessuno lo reclamasse. Tornava a casa come se avesse le ali ai piedi.

Lappartamento profumava di caffè vero, quello fatto con la moka; il profumo era così forte che Annunziata capì subito che Riccardo aveva colto loccasione per prepararne uno come si deve.

Ho fatto il caffè, ammise lui, quello solubile tuo… lasciamo stare. Ne vuoi un po del mio, appena fatto?

Volentieri! rispose Annunziata, con un sorriso. E Merlin?

Il gatto spuntò nel corridoio, fiero e ben nutrito, contento quanto il giorno prima. Si strofinò alle gambe di Annunziata come a dirle sei approvata, poi si sedette, osservando gli umani con la pazienza di unantica statua romana.

Il tuo Merlin è in forma, Riccardo gli accarezzò la testa. Sai, oggi non sono riuscito a lavorare. Ho riaperto il vecchio file di favole sul computer e… chissà perché, ho scritto una storia su un gatto magico.

La posso leggere? chiese Annunziata, incuriosita.

Ma è una sciocchezza! protestò Riccardo, ma già stava raccogliendo il file per mostrarglielo.

Leggevano insieme, la sera tardi, accompagnati dal profumo di caffè e dalla presenza sorniona di Merlin, che sembrava giudicarli dallalto dei suoi sette (o settantanni) di vita felina.

La favola piacque. Quando Riccardo lasciò lappartamento, Annunziata provò una punta di malinconia: fortunatamente aveva ancora Merlin con sé.

Poi il campanello suonò. Merlin si scosse e, con passo imperioso, si avvicinò alla porta.

Chi è? chiese Annunziata.

Per lannuncio, disse una voce di là dalla porta.

Doveva forse non aprire? In fondo sperava che nessuno si presentasse… eppure sarebbe stato sleale.

Aprì. Un vecchio alto con un mantello nero era sulluscio, e sorrideva.

Bambina, non preoccuparti, sono davvero venuto per il gatto. Per toglierti ogni dubbio, lui si chiama Merlin, vero? Eccolo qui.

Il gatto gli saltò tra le braccia con la precisione di un giocoliere. Nessun dubbio: era davvero il suo padrone.

Accomodi, biascicò Annunziata, con la voce tremolante di un oboe.

Sentiva le lacrime spuntare dietro le ciglia: mai avrebbe pensato di affezionarsi così, in un giorno solo, a un gatto.

Il vecchio entrò, annusò laria di casa come per saggiare il tempo, poi sorrise. Lei ebbe limpressione che tra il gatto e il vecchio passasse una conversazione silenziosa.

Mi offre un caffè? chiese lui.

Annunziata preparò il caffè, per fortuna Riccardo aveva lasciato la scatola piena; il profumo accompagnava la strana quiete che si era creata in cucina.

A proposito, ruppe il silenzio il vecchio, non ha trovato nientaltro, vero?

Annunziata arrossì. Consegnò il biglietto della lotteria, ma il vecchio lo rifiutò, ridendo di gusto.

È suo, disse. Il biglietto lo ha trovato lei, e Merlin non è contrario.

E se fosse vincente? balbettò Annunziata.

Vuole rifiutare una possibilità di essere un po più felice? chiese il vecchio.

E in quel momento Annunziata abbassò lo sguardo, ricordando il desiderio espresso sotto la meteora.

Lasci che la felicità entri, signorina, sorrideva il vecchio, e non si rattristi: ci rivedremo, quando sarà tornata…

Tornata da dove? voleva chiedere, ma il vecchio era già sparito oltre la porta.

La chiave girò da sola nella serratura, e Annunziata si sentì cedere al sonno, con la favola di Riccardo che si ricomponeva nella mente.

Un mago potentissimo, punito per essere stato egoista, trasformato in un gatto costretto a vagare fra i mortali, finché non avesse fatto il bene.

Il mattino dopo, anche il sole pareva ridere tra le case di Milano, i passeggeri ridevano, il bus scorreva veloce come un pesce tra i canali veneziani.

Annunziata controllò il biglietto della lotteria e non si stupì quasi per niente: aveva vinto un viaggio al mare. Ancora più sorprendente fu il direttore che, per una volta, sorrise dicendo:

Goditi questa vacanza, Annunziata. Era ora! Lascia fare agli altri, ti pensiamo noi!

Poi vennero il mare, i tramonti corallini, e la sensazione che dopo ogni tempesta qualcosa di nuovo sbocci davvero.

Annunziata tornò a casa felice, con le conchiglie e la sabbia che ormai ballavano dentro il suo cuore.

Quando infilò la chiave, dalla porta di fronte sbucò Riccardo.

Hanno cercato te ieri, disse abbassando la voce. Dovevo darti… si bloccò, guardandola, poi riprese Sei diversa. E anche molto più bella.

Grazie, sorrise lei. E cosera che dovevi darmi?

Riccardo sparì un attimo e riapparve con un piccolo gattino grigio in braccio. Aveva quella stessa espressione nobile e un po ironica.

Beh, i persiani sono sempre così…

È il figlio del tuo Merlin… Cioè, del gatto che hai trovato sullautobus. Si chiama Arturo. Il vecchio ha detto solo tu anzi, solo noi possiamo crescerlo come si deve.

Annunziata sentì il cuore battere, fortissimo.

Miau! confermò il gattino chiamato Arturo, tendendo una zampina verso la sua.

Annunziata protese la mano. Sentì quella di Riccardo incontrarla, e tutto attorno si fece più caldo, più dolce, più felice. In quel momento, anche Milano sembrava un po più magica.

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