Ho sempre pensato che la mia vita fosse segnata dalla solitudine: sono cresciuta in un orfanotrofio di Firenze dopo che i miei genitori sono venuti a mancare e non avevo nessun parente che potesse accogliermi. Ho compiuto diciotto anni e subito sono andata a lavorare. Non avevo abbastanza euro per permettermi luniversità. Sono una ragazza diligente e non mi sono mai tirata indietro davanti al lavoro, qualunque esso fosse.
È stato proprio in quel periodo che ho incontrato Alessandro. Ci siamo innamorati subito e abbiamo deciso di condividere un piccolo appartamento a Firenze. Era una bella storia: non litigavamo quasi mai, ci sostenevamo uno con l’altra, ci sembrava di formare già una famiglia.
Tuttavia, Alessandro non ha mai voluto sposarmi, e io desideravo più di ogni altra cosa avere una famiglia vera, quella che la vita non mi aveva mai dato. Dopo quattro anni insieme, quando ho scoperto di essere incinta, la notizia lo ha spaventato a tal punto che è sparito. Mi ha lasciato soltanto un biglietto dove mi diceva che non era pronto a diventare padre, e che i suoi genitori mi avrebbero mandato dei soldi per farmi interrompere la gravidanza.
È vero, hanno inviato i soldi, ma io non ho mai neanche pensato di rinunciare a mio figlio. Anche se la vita sarebbe diventata ancora più difficile, ero pronta a lavorare sodo e a provarci.
Un giorno, la mia vicina, la signora Rosa, mi ha visto con il pancione e mi ha detto:
– Te lavevo detto, te lho ripetuto mille volte: si vive con un uomo solo dopo il matrimonio! E adesso? Che farai adesso? Rimarrai una mamma sola, ci pensi?
Queste sue parole mi hanno profondamente ferita. Non era la prima volta che manifestava il suo disappunto nei miei confronti.
È stato un periodo molto duro: da incinta lavoravo il doppio rispetto a prima. Una fortuna che il mio datore di lavoro fosse una brava persona e mi abbia aiutata dandomi qualche euro in più a fine mese. Ma quello che non avrei mai immaginato è che, col tempo, gli aiuti sarebbero arrivati anche da sconosciuti.
Un pomeriggio, mentre ero a casa, hanno suonato al campanello. Era una donna del palazzo con una grossa borsa: mi ha spiegato che era stata proprio la signora Rosa a chiedere a tutte le famiglie della zona di aiutarmi, chiedendo a ognuno di portarmi qualcosa. Le altre mamme mi hanno regalato vestitini, giocattoli e tante altre cose utili. Poi è arrivata anche una piccola somma di denaro raccolta da Giuseppe, il vecchietto che ogni mattina spazza il cortile ha deciso di sostenerci, me e mio figlio, economicamente.
Non avrei mai creduto che, proprio quando ne avevo massimo bisogno, persone che non conoscevo mi avrebbero teso una mano. Sia lodato il Cielo, persino la padrona di casa si è mostrata comprensiva e mi ha abbassato laffitto. È stato solo grazie allaiuto di tanta gente che sono riuscita a portare a termine la gravidanza e a crescere mio figlio. È come se tutto il condominio, tutta la nostra piccola comunità, avessero adottato il mio bambino insieme a me.
Sono passati diversi anni. Adesso il padre di mio figlio vorrebbe conoscerlo. Non è riuscito a rifarsi una vita, e persino i suoi genitori hanno iniziato a chiedere notizie del loro nipotino. Non so se aprire quella porta non so se lasciar entrare di nuovo quelle persone nella nostra vita…





