Lasciamola andare da sola. Magari lì la rapiscono borbottò accigliata la suocera.
La serata era umida e soffocante, il preludio alle vacanze che avrebbe dovuto riempire laria di leggerezza e piacevoli preparativi.
Ma nellappartamento di Antonio e Giulia a Firenze, la tensione si poteva tagliare col coltello. In mezzo al soggiorno, come una statua dellansia, stava Maria Luisa Fontana, la madre di lui, con il telecomando stretto in mano.
Non esiste! Siete impazziti? strillò, con quella voce che aveva spesso usato nel suo passato da maestra di scuola ormai in pensione.
In televisione era in pausa limmagine di un servizio allarmistico: un conduttore severo, davanti alla cartina del Sud-Est Asiatico, tracciava con frecce rosse possibili pericoli.
Giulia, che continuava a piegare con calma inverosimile i vestiti nella valigia, sospirò.
Aveva già visto quello spettacolo moltissime volte. Antonio, stravolto dalla discussione, provò a intervenire.
Mamma, dai, basta! Sono tutte sciocchezze! Andiamo in un albergo serio, abbiamo prenotato tutto con unagenzia affidabile
Sciocchezze? Maria Luisa agitò le braccia così forte che il telecomando rischiò di volare contro il muro. Antonio, apri gli occhi! Lei ti sta trascinando alla rovina! In Thailandia Ogni due passi ti imbatti in trafficanti di organi! Se ti mandano a prendere una birra in un vicolo scompari e non torni più! Ti tirano fuori tutto: reni, fegato e via in una borsa frigo! E lei, la tua indicò Giulia con gesto melodrammatico la spedirebbero a fare la schiava o chissà cosa! Ho visto il servizio in TV, eh!
Giulia smise di piegare le magliette e fissò la suocera con occhi sorpresi, mantenendo una calma che Antonio non avrebbe mai saputo imitare.
Maria Luisa, disse, con voce pacata ma ferma. Davvero lei crede che ogni thailandese sia un gangster e chirurgo, magari pure trafficante?
Non fare la spiritosa! I fatti parlano chiaro! In televisione mostrano tutto: gente che parte per qualche esotico sconto e poi i parenti ricevono i loro pezzi in un barattolo di pelati!
Antonio si prese la testa tra le mani.
Mamma, sono solo programmi per pensionati a cui manca lemozione. Vogliono solo incutere paura per far salire gli ascolti. Ogni anno ci vanno milioni di turisti, mica li rapiscono tutti!
E migliaia spariscono! ribatté Maria Luisa. E tu, Giulia, scommetto che hai già pagato i biglietti? Non li rimborserai, vero?
Certo che li ho presi, e non li cambio rispose Giulia con semplicità. Sono due anni che risparmiamo per questa vacanza. Ho letto tutte le recensioni, mi sono informata sui forum, ho scelto solo con operatori seri. Non giro di notte per i quartieri malfamati. Voglio solo visitare templi, prendere il sole sulla spiaggia, assaggiare tom yam
Così vi avvelenano, con quella roba strana che ci buttano dentro! borbottò Maria Luisa con tono cupo. Antonio, ascolta tua madre, ti supplico. Lasciala andare da sola, se proprio non si può fermare. Che rischi pure, ma almeno tu rimani intero. Io sento che finirà male, me lo dice il cuore di mamma!
Scese un silenzio greve e carico di tensione. E allora Giulia, con una decisione che forse era cresciuta silenziosa per anni, disse:
Va bene, chiuse la valigia con uno scatto deciso. Ha ragione, Maria Luisa. Rischiare, a volte, è necessario. Andrà così: volo da sola.
Giulia! Ma che dici? Antonio la guardava smarrito.
Hai sentito tua madre. Il suo cuore prevede sventure. Non posso rischiare la tua salute, né, tantomeno, esporti al mercato degli schiavi. Resta qui, bevi un tè con mamma, guarda la TV e le sue stramberie globali. Io e fece un sorriso freddo io affronterò linferno. Da sola.
Maria Luisa era insieme soddisfatta e frastornata. Laveva spuntata, ma la disinvoltura con cui la nuora accettava di gettarsi nelle sue paure la lasciava senza parole.
Così impari! disse infine, ma meno accesa. Te la sei voluta.
Antonio tentò ancora di parlare, di convincerla, ma Giulia rimase decisa. La notte prima di partire dormirono schiena contro schiena.
Dai, cambierai idea? sussurrò lui.
No! rispose lei decisa.
*****
Laereo atterrò a Bangkok e una calda onda speziata avvolse Giulia come una coperta.
Paura? No, solo stanchezza e una curiosità intensa. Nei primi giorni seguì il programma stabilito: camminate tra le affollate e sorridenti stradine, incantata dai templi, assaggi di cibo di strada semplicemente irresistibile.
Nessuno provò mai a rubarle neanche una moneta, figuriamoci rapirla. I venditori al mercato al massimo cercavano di farle uno sconto di dieci bath e le sorridevano educati.
Mandò nel gruppo familiare su WhatsApp, dove cera anche Maria Luisa (pretese sua), una foto: lei che sorride con un cocktail di frutta davanti al mare turchese. Didascalia: Tutto al loro posto. Nessuno schiavista allorizzonte. Vi aggiorno.
Antonio rispondeva con cuoricini. Maria Luisa leggeva, guardava e taceva.
Poi Giulia si spostò a nord, a Chiang Mai. In una piccola guest house a conduzione familiare, la proprietaria la signora Nok, unanziana thailandese le insegnò a cucinare il vero pad thai. Fu lì che accadde linaspettato.
Nok, con il suo inglese stentato, appariva sorprendemente simile a Maria Luisa.
Era in ansia per la figlia, emigrata a Seul per lavoro.
È laggiù da sola, fa freddo, sono tutti tristi e il cibo è strano, si lamentava rigirando gli spaghetti nella padella. In TV dicono che in Corea cè radioattività e la gente non sorride mai!
Giulia la fissò, poi scoppiò a ridere, lacrimando.
Nok la guardava confusa. Allora Giulia, tra gesti, foto sul telefono e poche parole comprensibili, le raccontò di Maria Luisa, della TV, degli organi e della paura di venire schiavizzata.
Gli occhi di Nok si sgranavano. Poi iniziò anche lei a ridere, con una voce limpida come le campane delle chiese.
Ah, le mamme! esclamò. Uguali in tutto il mondo! Paura solo di quello che non conosciamo! E la TV anche in Thailandia raccontano sciocchezze!
Quella sera, sotto un cielo tempestato di stelle che in Italia sembravano più lontane, Giulia chiamò direttamente Maria Luisa in videochiamata.
Compare una donna stanca e pronta a cogliere un dramma da ogni dettaglio.
Allora? Sei viva? chiese senza preamboli.
Sana, salva e organi al completo, Maria Luisa, guardi.
Giulia spostò la telecamera: sulla veranda appena uscì Nok con il vassoio del tè e della frutta, sorrise vedendo la donna italiana sullo schermo.
Ciao! salutò gioiosa. Tua nuora è bravissima! Cucina meglio di me! Non ti preoccupare, la tengo docchio! Niente schiavitù! e avvolse Giulia con un abbraccio.
Maria Luisa rimase in silenzio. Fissava ora la donna asiatica sorridente, ora la nuora, tranquilla e abbronzata.
E e gli organi? sussurrò, senza più certezza.
Tutti in sede! sorrise Giulia. E mi è pure tornato lappetito. È tutto bellissimo, la gente è gentile. Nok è madre anche lei e teme che la figlia soffra in Corea. Perché in TV dicono così.
Scese un silenzio lungo.
Dammi il telefono, ordinò dun tratto Maria Luisa. Questaltra mamma, fammela parlare.
Giulia porse il telefono. Le due donne, state diverse e mondi interi distanti, parlarono dieci minuti senza davvero capirsi ma qualcosa si trasmetteva. Ridevano, annuivano, si capivano con lo sguardo.
A fine chiamata Maria Luisa tentò perfino un sorriso, goffo ma sincero. Non era più la donna chiusa dalla paura.
Dopo, Antonio scrisse a Giulia: Mamma ha appena spento la TV. Ha detto: Ne ho abbastanza di queste esagerazioni! e poi mi ha chiesto quando torni.
Giulia guardò a lungo il cielo di Chiang Mai prima di rispondere. Poi scattò una foto: lei e Nok, abbracciate, inoltre sorridenti. Didascalia: Ho trovato unalleata. Domani parapendio! Renni salvi! Baci.
Il volo di ritorno fu leggero. In aeroporto Antonio la aspettava; poco più in là, con un mazzo di astri colorati, cera Maria Luisa.
Non la abbracciò, ma nemmeno fece scenate. Tossicchiò e porse i fiori.
Allora, sei tutta intera?
Come vede. E senza nuovi padroni
Eh, va be, brontolò la suocera con aria quasi commossa. Raccontami va E quella Nok che fa?
In macchina, Giulia narrava dei templi dorati, dei mercati, della bontà delle persone e delle buffe avventure capitatele. Maria Luisa ascoltava, ogni tanto domandava qualcosa. In soggiorno, la TV restò spenta.
Su quello schermo nero si riflettevano tre figure: un marito che abbracciava la moglie, e una suocera che si sforzava finalmente di vedere il mondo non attraverso la lente distorta delle sensazioni forti, ma con gli occhi di chi lo aveva vissuto davvero, senza drammi inutili, e felice.
Quella sera, bevendo una tisana, Maria Luisa sussurrò quasi timida, come a voler tastare il terreno:
Lanno prossimo magari, se vi va vengo anchio? Basta non posti troppo sperduti
Antonio e Giulia si scambiarono uno sguardo e sorrisero. Era sorprendente: Maria Luisa aveva davvero iniziato a vedere la realtà in modo nuovo.
Ma qualche giorno dopo, entrata in casa con le gote arrossate e trafelata, dichiarò:
Non vengo più! Giulia, ti è solo andata bene! Ho appena visto al TG liberati centinaia di prigionieri, lo sai? Io no, io resto in Italia!
Faccia come crede, rispose Giulia, alzando le spalle.
Anche tu, Antonio, niente avventure. In Italia cè tanto da vedere, sentenziò Maria Luisa.
Antonio scosse la testa, rinunciando a discutere. Aveva capito che certi cuori hanno bisogno di tempo e magari non cambieranno mai davvero Ma forse, almeno un poco, avevano imparato insieme che il vero pericolo spesso non è nel mondo, ma nella paura che ci inventiamo ogni giorno.
E questa, pensò Giulia, è la lezione che vale di più.





