Il Custode della Casa: Leggende e Misteri dello Spirito Domestico nella Tradizione Italiana

Il Folletto di Casa

Tommaso, sei stato tu a mettere ordine in cortile? Giulia sfiorò la spalla del figlio.

Il ragazzo trasalì, sfilandosi le cuffie. Sullo schermo i mostri continuavano a picchiarsi, ma Tommaso ormai non li guardava più.

Cosa cè, mamma?

Ti chiedo, sei tornato da scuola da tanto?

Proprio adesso.

E chi allora ha sistemato il cortile?

Che ne so? Forse Sofia?

Giulia sorrise. La sua bambina di tre anni era già una vera donnina daffari, ma certe imprese andavano ancora oltre le sue forze.

Spiritoso!

Allora sarà stato il folletto di casa!

Ecco! Proprio lui! Sei un chiacchierone. Vai piuttosto dalla nonna e porta a casa Sofia che si è trattenuta troppo. Io preparo la cena. Hai fame?

Certo! Io e i ragazzi abbiamo mangiato le focaccine a mensa, ma era dopo la seconda ora. Mamma, ma quando ci daranno il turno del mattino?

Non lo so, amore. Non dicono ancora nulla. La scuola è strapiena.

Almeno si dorme un po di più la mattina. Tommaso, come sempre, cercava il lato positivo.

Giulia baciò il figlio sulla testa, gli diede una carezza sullorecchio mentre lui cercava di scansarsi, poi andò verso la cucina.

Adolescenti

Tredici anni. Si crede già grande ma poi Ogni volta si irrigidisce quando le labbra di Giulia toccano i suoi capelli scuri, duri come quelli del papà.

I suoi figli erano diversissimi. Tommaso, alto, bruno dagli occhi azzurri, somigliava come una goccia dacqua a Luigi, il padre. Non solo come aspetto. Il carattere stava appena germogliando, ma Giulia già vedeva sarebbe stato come lui: testardo, affidabile, buono In cortile magari non era stato lui a pulire, ma era stato sicuramente suo il lavaggio dei piatti e il pavimento in cucina brillava dacqua ancora fresca. Un aiuto così, dove lo trovi? Forse solo quando crescerà Sofia.

Sofia era il miracolo di Giulia. Quasi dieci anni di attesa e una speranza piccola piccola. I problemi dopo il primo parto avevano quasi tolto a Giulia anche quel poco. Ma bastò e nacque la figlia, il fiore suo e di Luigi. Chiara come una margherita nel prato. Riccioli biondi, occhi azzurri come quelli di Tommaso. Era venuta su a sua madre, Sofia: dolce come un gattino. Si avvicinava, si stringeva alla mamma o al fratello e stava lì.

Sofietta, cosa fai?

E la stanza si illuminava del sorriso di una bimba. Nessuno sapeva sorridere come lei al mondo. Giulia questo lo sapeva con certezza. Ora nessuno più

Quel sorriso la faceva felice ma la colpiva nel profondo. Il sorriso del padre. Di Luigi. E lui non cera più

Avrebbe voluto urlare di dolore, ma non poteva. I bambini erano lì.

Il marito lavorava nei vigili del fuoco. Salvava vite, domava incendi. Salvò anche una famiglia dalle campagne. Il padre, la madre, e tre bambini. Era tornato indietro per la nonna. Lei aveva voluto salvare gli animali e poi era troppo tardi. Una trappola di fuoco si era chiusa.

Che Luigi non cera più, Giulia lo sentì prima di tutti. Un nodo al cuore, una fitta di presagio. Staccò di dosso a sé Sofia, che piangeva arrabbiata, e gridò alla suocera, giunta a darle una mano con la neonata:

Mamma, prenda lei la piccola! Devo fare una chiamata!

Poi guidò veloce sulla strada per il paese vicino, dove cera la caserma dei pompieri, senza accorgersi delle mani strette dal latte e della maglietta bagnata.

Come ha fatto a reggere allora su quella soglia? A non cadere?

I figli aiutarono. Tommaso non le si scostò mai un attimo.

Tommaso, andiamo che ti metto a letto la suocera di Giulia, Teresa, ormai reggeva a malapena in piedi, ma non la lasciò mai sola. Le imponeva quasi di mangiare e bere, portando Sofia per la poppata.

Resto con la mamma! Tommaso scuoteva la testa e premeva la mano di Giulia sulla sua guancia. Nonna, perché ha le mani così fredde?

Quasi non ricordava quei giorni. Immagini spezzate. Anche delle valigie, mentre infilava in fretta giocattoli e roba dei bimbi.

Qui non posso più stare Sento sempre che Luigi aprirà la porta e urlerà come sempre: «Eccomi a casa!»

Hai ragione, Giulietta. Non serve restare. Venite da me, poi si vedrà.

No. Non voglio nemmeno da lei Mi perdoni. Anche da lei mi sembra tutto parlargli Fa troppo male Vado nella casa della nonna.

Ma dai, Giulia! Sono anni che lì non vive nessuno! Puoi andarci con i bambini?!

Fa niente. Bisogna solo pulire tutto, e basta. E lei sarà vicina. Senza di lei non ce la faccio.

Ma dove vuoi che vada? Siete tutto quello che ho

Basta, mamma. Non ce la faccio più Piangere ancora, e dobbiamo fare mille cose. Guardi Sofia. Io intanto finisco con le valigie. E Tommaso deve mangiare. Non tocca cibo, mangia solo con me ma a me manca la fame.

Non va bene così! Una punta severa nella voce di Teresa. Tu sei la madre! Se ti rimetti in sesto tu, si rimettono anche i bambini. Se crolli, cosa ne sarà di loro? Io non ce la faccio più a quelletà. Devi pensare a te stessa!

Giulia le prese le mani, le baciò in fretta il dorso e tornò a raccogliere le cose. Scappare! Più lontano possibile! La felicità di quellappartamentino era svanita e restare tra quelle pareti che la ricordavano impossibile.

La casa della nonna laccolse freddamente. Era colpa sua. Era andata via e laveva dimenticata.

Giulia camminò tra le stanze, sfiorando le pareti, passò il dito sulla polvere del cassettone ricamato dalla nonna, spalancò le finestre lasciando entrare aria dautunno già fredda.

Mamma, si prenda i piccoli per favore. Poi torno a dare da mangiare a Sofia.

Va bene. Sicura che ce la fai da sola?

Ma sì

Sola, Giulia non restò. Mezzora dopo, nella veranda, la porta rimbombò ed entrò Bianca, amica di scuola e compagna di Giulia.

Potevi almeno avvisare che venivi. Sei sempre troppo orgogliosa, eh? Dovè la roba per pulire?

Bianca era sempre energica. Una gran chiacchierona, ma quando si parlava di uno dei suoi, si sarebbe spaccata la schiena.

Giulia si asciugò il sapone dalle mani e abbracciò impacciata la sua amica.

Ciao

Ciao! I bambini?

Dalla mamma.

Chiarissimo! Allora, dai, muoviamoci! O hai intenzione di dormire da tua madre?

No. Vorrei dormire qui.

E che aspettiamo allora?

Bianca si liberò dallabbraccio e cercò con lo sguardo il catino.

Bianca! Giulia sussultò guardando lamica.

Cosa? Ah Sì! Proprio così.

Quando?

A febbraio. Non agitarti, sono incinta, mica malata.

Di chi?

Ma dai! Come se non lo sapessi! Bianca afferrò lo straccio e pulì il davanzale. Mamma mia che sporco!

Federico? Ma lui

Se nè andato, sì. Sarò una mamma single. Dai Giù, ne parliamo poi. Promesso. Ora no.

Tornerà?

Federico? No. Ha deciso che la libertà era più importante. Amen. È una sua scelta. Ma io avrò un bambino, Giuli O una bambina

Non si sa ancora?

Niente, si nasconde. Ma che importa? È il mio bambino, Giulia. Capisci? Mio!

Giulia sapeva cosa significavano quelle parole. Col primo marito, Bianca si era lasciata proprio perché pareva non potesse avere figli. Tutti si erano messi contro di lei. Non è adatta, dicevano. Ma era il marito il problema, come emerse poi. Nuova moglie, cure, e figli a raffica.

Bianca, però, aveva perdonato tutto. Meglio nessun marito che uno che non ti difende mai, diceva. Ora era forte. Federico laveva lasciata, ma lei era tranquilla. Quella bimba desiderata batteva ora sotto il suo cuore. Il resto non contava.

Pulirono fino a sera. Ma ne valse la pena. La casa sembrava viva, sussurrava, ammiccava con le persiane scrostate, finalmente respirava.

Bianca, stanca e soddisfatta, si sedette al tavolo e guardando Giulia preparare il tè, si perse tra i ricordi.

Comera passato il tempo

Un tempo correvano lì solo per rubare una ciambella e scappare verso il fiume, gridate dietro dalla nonna di Giulia:

Birichine! E mangiare sedute no?

Loro ridevano, senza fermarsi:

Tra unora torniamo!

Unora che diventava sera. Poi, vedendo la nonna nei campi, zappavano senza una parola. Quella donna reggeva tutta la fattoria da sola, anche lavorando in stalla.

Doveva tirar su suo figlio in città, badare a Giulia, la nipote cresciuta da lei. La mamma di Giulia era morta dandola alla luce e il padre, distrutto, era sparito. Solo la nonna restava.

Quando morì, Giulia aveva appena diciotto anni. Innamorata di Luigi, distratta dalla vita, non notò quanto la nonna stesse male, se ne accorse solo una notte sentendo un gemito che le strappò il cuore.

Tre mesi appena per dirsi tutto ciò che contava, e non bastarono.

Ma la nonna fece in tempo a chiamare Teresa, la madre di Luigi, e parlarle a lungo da sola. Cosa si dissero, Giulia non lo seppe. Ma da allora ebbe una madre in Teresa.

Giulia la chiamò mamma già prima delle nozze.

Posso? Una domanda timida nellaria, un cenno di assenso e un sospiro di sollievo.

Non aveva mai detto a nessuno quanto avrebbe voluto dire semplicemente mamma Solo con la nonna era abituata a confidarsi. E ora cera anche Teresa, che la guardava come la nonna.

Mai un litigio tra loro. A che scopo? Teresa dava solo gentilezza e aiuto. Se cerano commenti sulla casa o consigli, sempre erano calmi, pieni daffetto. E Giulia sapeva che pochi possono dire madre non solo di nome, ma di spirito.

La parentela di sangue, invece, non era sempre stata così. Dopo la morte della nonna, arrivò una delegazione dalla città: il padre di Giulia, la matrigna e la suocera di questultima.

Bella casa. Solida. Si può vendere bene.

Una donna alta e rumorosa, mai vista prima, valutava la proprietà scuotendo la testa.

Tutto trasandato! Ci vuole ordine! Ai compratori piace la pulizia.

Quali compratori?! Giulia si riscosse, tremando.

In quella settimana dopo il funerale, era come in sogno. Qualcosa mangiava quando Teresa le imponeva, qualcosa faceva, poi restava immobile ad ascoltare. Se solo fosse stato tutto un brutto sogno, e la nonna fosse uscita dalla cucina, a scacciare le vespe e brontolare:

Hai corso abbastanza? Allora vieni a lavare i barattoli, che si prepara linverno!

Che barattoli? La suocera della matrigna scostò la spallina e la pelle bianca non ancora abbronzata fece salire la nausea a Giulia. Quelli che serviranno ai nuovi proprietari!

Giulia non rispose. Corse dietro il capanno, stringendosi la bocca. Al suo ritorno cera Teresa.

Andate via, subito!

E lei chi è? Perché comanda qui?

La casa è di Giulia. Cè un atto di donazione.

Che atto?

Normalissimo. E ci sono anche le carte della banca. Tutto in ordine. Ho assistito io stessa. Ora andate. Sciocchi! Volete fare la guerra a unorfana!

Il temporale scoppiato in cortile non toccò Giulia. Teresa la prese a braccetto, presto la metteva nel letto, le toglieva la maglietta sporca.

Non piangere! Nessuno ti farà del male. Lho promesso a tua nonna. Su, indossa la mia vestaglia. È pulita. Riposa. Ti porto un tè. Dormi, tranquillizzati, poi parleremo.

Giulia rivide suo padre solo al matrimonio.

Non aveva spedito inviti. Lui arrivò da solo.

La gioventù rideva, scherzava con Luigi che cercava di fasciare un bambolotto gigante. Qualcuno sfiorò Giulia e lei si voltò ridendo.

Ciao, figlia

Giulia fu così sorpresa che non seppe cosa dire. Il padre posò la chiave nella sua mano, richiudendole le dita.

Perdona! I documenti li ha Teresa. Ti spiegherà tutto. Sii felice!

Sparì subito.

Lappartamento che le aveva regalato era piccolo e accogliente, due stanze e una cucina grande. Giulia si aggirava spaesata, senza capire perché doveva lasciare la casa della nonna.

Giulia, qui starete meglio, è più comodo. La città offre più opportunità. Devi studiare.

Teresa guardava tutto soddisfatta. Era stata lei a parlare col padre, a spiegargli cosera una figlia adulta. Se non laveva cresciuta, almeno poteva aiutare.

Bisogna sì, ma quando? Giulia sorrise piano.

Oh, davvero?

Sì, è presto ancora. Nemmeno Luigi lo sa.

Io ti aiuto. Vai avanti con gli studi. Sei sveglia, non lasciar perdere!

Giulia conseguì la laurea al ramo locale delluniversità. Non fu semplice, ma Teresa aiutava con i bambini e la spesa.

Tutti respirarono quando Giulia trovò lavoro e Tommaso andò allasilo.

Andiamo al mare! Luigi, tappandosi le orecchie, rideva alle sue donne urlanti di gioia.

Fu la loro prima e sola vacanza insieme. Giulia e Luigi si sfidavano a nuoto, sorvegliando Tommaso che giocava con la nonna. Le sere lunghe sul lungomare, il molo, finché il cielo non si oscurava sotto i veli di stelle.

Una sera, Luigi restò indietro con Tommaso alle giostre, e Giulia passeggiò col braccio della suocera sul molo, scambiandosi parole vuote.

In fondo litigava una coppia: grida e rimproveri, poi marciarono via, indifferenti ai presenti.

Teresa li seguì con gli occhi, sospirando.

Perché tutte queste liti? Non capiscono che si rubano dei giorni di vita Poi fanno pace, ma quei due giorni persi. Nervo, offese Perché?

E se non fanno pace? chiese Giulia.

Perché si litiga così solo se ci si tiene. Hai visto come lei correva piangendo? Si arrabbia ma perdona. Anche lui. Si è almeno voltato cinque volte andando via. Quella sera già nessuno gliela restituirà. Nemmeno domani. Forse la notte li farà pace, forse no. Ricordati, Giulia, quando ti verrà la voglia di arrabbiarti con Luigi. La vita è poca, troppo poca

Quanto ringraziava ora Giulia la suocera per quelle parole. Sapeva di non aver mai sprecato il suo tempo con Luigi.

Giulia prese il bollitore, quasi lo lasciò cadere nel vedere unombra vicino alla finestra. Un uomo si muoveva nel cortile.

Avrebbe dovuto chiudersi dentro e chiamare aiuto, ma si riscosse subito. I bambini sarebbero rientrati, e Teresa con loro. Non poteva lasciarli fuori con un estraneo!

Il manico caldo del bollitore la scaldava. Guardò fuori poi, decisa, uscì.

Fuori era buio. Aveva dimenticato di accendere la luce.

Chi cè?!

La porta del capanno cigolò. Giulia si raggelò.

Cosa volete?! Grido!

La sagoma nera si fece avanti. Giulia indietreggiò.

Non gridare, Giulia. Sono io, Andrea.

Giulia, sollevata, abbassò il bollitore, e subito si scottò la gamba col metallo rovente, appoggiandolo infine sulla veranda.

Ma cosa ci fai tu qui fuori, Andrea? Perché non sei entrato?

Luomo robusto abbassò gli occhi, un gesto familiare: suo figlio faceva uguale quando combinava qualcosa.

Ehm Scusa La porta del capanno era storta. Volevo rimetterla a posto. Domani vado alle api, non so quando torno. Pensavo di fare in tempo.

Giulia si confuse.

La porta? Del capanno?

Solo allora tutto le fu chiaro. E anche la pulizia in cortile, e la staccionata sistemata, e le assi nuove della legnaia.

Ah, allora sei tu il mio folletto di casa! Rise Giulia.

Chi?

Il folletto! Cè uno qui che aiuta, aggiusta, veglia sulla casa. Solo che non beve il latte dal piattino. Tommaso dice che dovremmo prendere un gatto, al folletto serve compagnia! È solo?

Alla luce incerta dellinterno, Giulia vide Andrea arrossire.

Scusa. Dovevo dirtelo prima.

Grazie! Ma Perché, Andrea?

Lui non rispose, fece un cenno e saltò la staccionata, non badando a Teresa e ai bambini che proprio allora arrivavano.

Eccolo che si fa vivo davvero! Teresa sorrise porgendo a Giulia una bottiglia di latte. Mettila in frigo.

Ma allora lo sapevi, mamma?!

E come pensavi? Lo sanno tutti in paese. Andrea ti ha sempre voluto bene, anche quando stavi ancora con Luigi. Non avevi notato come ti guardava?

No

Davvero? Teresa era perplessa. Sicura che non menti?

Perché dovrei? Non lo sapevo

Vieni, andiamo a parlare! Teresa diede una spinta a Sofia. Prima mettiamo a letto i bambini. Sarà lunga.

Parlarono quasi fino allalba. Giulia rimboccava lacqua calda nella tazza della suocera, restava ad ascoltarla.

È venuto qui un anno fa. Voleva chiedermi la tua mano. Ha detto che io sono per te come una madre, perciò a me doveva chiedere. Furbo! Sapeva come prendermi!

E hai detto di sì?!

Perché no? Giulia, sei giovane. Hai tutta la vita davanti. I bambini cresceranno, si sparpaglieranno, e tu rimarrai sola a guardare una vecchia come me. Che senso ha? Vivi! So quanto hai amato Luigi! Ma ascolta me: certe fortune capitano. Amare ancora, dopo il dolore, è una grazia. Non si ama nello stesso modo, ma se con lui ti sentirai tranquilla e serena, sarò felice. Anche Tommaso, cresce, ha bisogno di un uomo. Lo amiamo, sì, ma non basta. Andrea è un amico per lui ormai. Lo sapevi che gli insegna a guidare?

No

Non te lha detto. Teme di ferirti.

Perché?

Chissà. Forse ha paura che tu pensi tradisca la memoria di Luigi?

Che sciocchezza!

E allora parlane con tuo figlio. Tranquillizzalo. Gli vuole bene, ma allinizio ha paura che venga frainteso. Sofia è piccola, non ricorda Luigi. Tommaso, invece, sì. Per lui è più difficile. E tu

Io cosa? Giulia arrossì e abbassò gli occhi.

Niente! Teresa sorrise e si riempì la tazza. Allungami un po di acqua bollente. Che sete!

Un anno dopo, Giulia e Andrea si sposeranno. Un anno ancora, e nascerà un altro figlio.

Mamma, guarda! Che ciuffo spettinato! Giulia, a casa, toglierà il cappellino al bambino, e sistemerà i lunghi capelli biondi, buffi come quelli di Sofia.

Ecco il nostro folletto! Teresa cambierà il piccolo e se lo prenderà in braccio. Benvenuto, nuovo nipote! Puoi chiamarmi nonna Teresa.

Mamma

Dico per dire! Vai a dargli da mangiare che io preparo la cena!

Un grosso gatto rosso, regalo di Andrea a Tommaso, sbircerà in camera, scivolerà verso la finestra e salterà sul davanzale. Starà lì ad osservare Giulia che dorme e il piccolo fasciato accanto a lei. Il silenzio si siederà di fianco al gatto, lo abbraccerà, contemplando la scena. Ecco la felicità fragile e dolce Bisogna custodirla con cura infinita.

Da qualche parte tintinnerà un cucchiaino, una risata acuta di Sofia romperà laria e il silenzio, prima di andare via, accarezzerà lorecchio del gatto che, un po stizzito, si laverà con cura, pronto ad accogliere il nuovo membro della famiglia.

Adesso vai! Qui di custodi ce ne sono già abbastanza!

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