Un autobus azzurro si muoveva lent per le vie umide di Milano mentre la pioggia scrosciava contro i vetri appannati. I passeggeri sedevano in silenzio, distratti, lo sguardo perso tra sogni e ombre, quasi ombre essi stessi. Nessuno parlava, nessuno guardava davvero il vicino. Tutto sembrava sospeso, come in una fotografia sbiadita.
A una fermata sotto un lampione tremolante, salì un uomo dallaspetto trasandato. Nonostante non sembrasse più vecchio di cinquantanni, il suo viso era segnato da mille rughe profonde come vicoli antichi. Un odore acre e malinconico si diffuse nellaria, mescolandosi al profumo umido dellasfalto. I suoi abiti erano sporchi e spiegazzati, consumati dal tempo e dalla strada.
Gente cara mormorò con voce roca vi prego, datemi qualche euro per un pezzo di pane. Non mangio da tre giorni.
Quasi tutti i volti si voltarono dallaltra parte, alcuni fingendo di cercare qualcosa nei loro telefoni lucidi, altri stringendosi nelle giacche come per nascondersi. Qualcuno infilò la mano distrattamente nel portafoglio, incerto.
Improvvisamente, una donna con occhi neri e vivi, Rosalinda, alzò la voce:
Non hai soldi per mangiare? Vai a lavorare! Fino a quando pensi di vivere sulle spalle degli altri? Anche io oggi sono stata licenziata, eppure non chiedo niente a nessuno. Devo pagare pure un mutuo per il mio piccolo appartamento!
Nel suo tailleur sgualcito, Rosalinda sembrava dignitosa e forte. Luomo abbassò gli occhi, le mani sporche tremavano mentre rovistava nelle tasche. Estrasse due monetine di rame, lucide e stanche.
Prendi, signora. Ne hai più bisogno di me, io me la caverò. Ci sono ancora persone buone al mondo.
Con quelle parole, fece per scendere dallautobus, svanendo come una nebbia sottile tra le porte automatiche. Rosalinda, confusa, lo rincorse tenendo strette le monete, cercando di restituirle. I passeggeri guardavano in silenzio surreale, come statue in un museo notturno.
Usciti sotto la pioggia, Rosalinda tentò invano di fargli accettare i soldi. Luomo rise piano, con una luce antica negli occhi.
La vita è bella, signorina. Cè ancora tanta bontà in questo mondo. Bisogna solo saper gioire di ogni attimo, anche dei più strani disse filosofico, fissando la pioggia che cadeva lenta come note su uno spartito.
Rosalinda rimase lì, immobile, con le lacrime che si mescolavano alla pioggia sul viso. Quellincontro impossibile le aveva inciso qualcosa nel cuore. Abbracciava forte le monete ricevute dalluomo, come se fossero un talismano per ricordarle che, forse, nulla è mai come sembra nei sogni milanesi di un giorno di pioggia.






