Scandalo in una famiglia di buona reputazione
È la fine! Lidia Giordano si asciugò delicatamente gli angoli degli occhi con un fazzoletto candido, sospirando così profondamente che suo marito, Elio Moretti, si preoccupò.
Lidina, cosa succede? Le tue goccine?
Ah, lascia perdere con le tue goccine, Elio! Ma non capisci?! È una vergogna! Una vergogna! Tutta la nostra famiglia è disonorata! Guarda tua figlia! Neanche si pente!
Lunica erede della famiglia Moretti davvero non sembrava una peccatrice pentita. Non si strappava i capelli né si disperava, versando lacrime copiose. Tuttaltro.
Beatrice Moretti mangiava ciliegie. Aveva poggiato le sue lunghe e bellissime gambe, che la madre assicurava essere uguali a quelle della nonna, étoile della Scala, sulla ringhiera della veranda. Prendeva una ciliegia dal grande piatto riccamente decorato sul tavolo, se la portava alla bocca e poi, dopo averne gustato il succo, lanciava il nocciolo tra le ortensie. Ogni suo gesto era talmente insolente da strappare ogni volta un sospiro affranto alla madre.
Beatrice! Smettila subito! Ma ti rendi conto di come ti comporti?! Stiamo parlando di cose serie, e tu… tu…
Con un gesto teatrale, Lidia lasciò la stanza per prendere finalmente le sue famose “goccine”.
Bea, tesoro, stai scherzando? Elio chiese alla figlia con uno sguardo pieno di speranza, prima di seguire la moglie.
No, papà! Non scherzo. E, per favore, riferisci tu alla mamma che tutti i suoi tentativi di organizzare questo fidanzamento sono destinati a fallire. Non sposerò Massimo! Neanche ci provi.
Le spezzi il cuore!
Non esagerare, papà!
Non vuoi almeno pensarci ancora?
No, gli ho già detto di no. Abbiamo parlato oggi e deciso tutto. Se non mi hai sentita la prima volta, te lo ripeto: niente matrimonio.
Ah, povera me…
Dalla sala arrivarono i lamenti di Lidia, che spinsero Elio a correre dalla moglie, mentre Beatrice, sospirando, prendeva unaltra ciliegia dal piatto.
Dio mio, cosa dirò a tutti? Che disastro! Il ristorante è già prenotato e gli inviti spediti!
Mamma, io non ti ho chiesto di spedirli! rispose Beatrice senza alzare la voce. Hai deciso tu, ora sistematela tu!
Sei crudele, figlia! Io volevo solo il meglio!
E invece è andata come sempre. Eh sì, mamma? sorrise Beatrice stiracchiandosi. Ho i miei progetti per la mia vita! Che peccato, vero?
Beatrice! la voce di Lidia si ruppe in un pianto sommesso. Ma come osi?
Al momento, niente di speciale! Beatrice si alzò, raccolse le tazze vuote dal tavolo, ignorando la madre. So già cosa vorresti dirmi! So anche lavare tre tazze senza romperle.
Beatrice scomparve in cucina e Lidia mise da parte il fazzoletto.
È proprio tua madre, Elio! esclamò esasperata. Ha persino lo stesso tono di voce! Ma cosa ho fatto per meritarmi tutto ciò?
La suocera, la leggendaria Regina Caruso, Lidia non laveva mai sopportata sin dallinizio. Aveva sposato Elio non più giovanissima, conscia della sua esperienza e maturità. Pretendeva rispetto, ma Regina non era per nulla intenzionata a cambiare il suo modo di fare per la nuova arrivata.
Lidia, cara, che profumo porti oggi? sussurrava all’orecchio, mentre stringeva il naso tra le dita quando Lidia entrava in stanza.
Il mio nuovo profumo, vi dispiace?
Magari è anche buono, ma non è necessario usare tutta la bottiglia, ne basta una goccia sui polsi.
Lidia, che davvero aveva la fama di esagerare con il profumo, si offendeva e restava imbronciata.
Perché ce lha con me? si lamentava con Elio. Ma perché si comporta così?
Tesoro, è il suo modo di fare con tutti.
Allora che cambi, se no perdo la pazienza! E tu non chiamarmi tesoro! sbottava Lidia. Non sopporto quella parola!
Naturalmente, Regina non pensava minimamente di cambiare. Le sue battute taglienti spesso esasperavano Lidia e portavano a piccoli contrasti, che a volte raffreddavano anche i rapporti tra Elio e sua madre, almeno finché una sera a teatro non si sentì rivolgere a Lidia una strana osservazione:
Lidia, sei diventata una vera signora! Ecco leffetto di frequentare Regina Caruso! Una donna vera, unicona di eleganza! Un dono per la famiglia!
Il paragone con la suocera non piacque a Lidia, ma il complimento sì. Perché Regina, in effetti, era ancora considerata regina di stile. Così Lidia smise di opporsi, rivelando una volta di più la sua intelligenza e capacità di apprendere, anche a costo di qualche fastidio.
Con la suocera mantenne le distanze, fu sempre cortese e rispettosa. Dopo la nascita di Beatrice, Lidia lasciò da parte ogni vecchio rancore: Regina adorava la nipote e si offriva volentieri di passare il suo tempo con lei, finché i genitori acconsentivano.
In quella famiglia rispettabile, quasi tutti svolgevano mestieri creativi, tranne Lidia che era dentista. Regnavano pace e armonia. Beatrice crebbe con tante attenzioni, viziate dalla nonna e dal padre, mentre la madre, pur severa, sognava per la figlia una vita migliore della propria.
Del suo passato, Lidia non parlava mai con nessuno, nemmeno con Elio. Lui, che era un uomo intelligente, si accorse che la moglie non voleva raccontare i dettagli di ciò che aveva vissuto e smise di far domande. Lidia gli fu sinceramente grata: tagliò ogni legame con il passato e si concentrò sul presente.
Con la propria madre, Lidia non aveva rapporti. Le ragioni erano serie, ma non voleva rivangare ciò che era successo da giovane. Le bastava il ciondolo sottile che portava sempre al collo, dentro cui era nascosta la foto di un bel bambino riccioluto. Non riusciva mai ad aprirlo: conosceva a memoria la storia. Suo figlio aveva solo due anni quando, affidato alla nonna, rimase solo per pochi minuti mentre la donna andava a comprare il latte. La calura estiva, le finestre aperte e il lettino avvicinato perché il piccolo dormisse meglio…
La perdita del figlio quasi distrusse Lidia. Non riusciva a mangiare, dormire, pensare… Si odiava per aver scelto di non prendere lanno di pausa alluniversità. Quel tragico giorno aveva sostenuto un esame e, tornando a casa, aveva capito che la sua vita era finita prima ancora di cominciare.
Col marito, che in quei giorni era in spedizione e non aveva fatto in tempo neanche a salutare il figlio, divorziò subito dopo. Avevano vissuto insieme solo tre anni, ma Lidia aveva presto capito che neppure avere un bambino avrebbe reso quel legame “per sempre felici e contenti”. Il divorzio era solo questione di tempo.
Conclusi i documenti, raccolse la valigia e lasciò per sempre la città dellinfanzia e della giovinezza. Da quel momento si sentiva una vecchia di cento anni. Pensava di aver provato ogni dolore possibile: dentro sentiva solo cenere.
Almeno così credeva…
Poi arrivò Elio.
Si presentò in studio con una guancia gonfia.
Da quanto la sente?
È già una settimana.
Ma allora! Alla sua età! sbottò seccata Lidia. Sembra impossibile!
Ha ragione, non ci capisco nulla… sorrideva Elio, nonostante il dolore.
C’era qualcosa in quel sorriso che zittì Lidia, che addirittura sbagliò pinze, lei che non si distraeva mai. Arrossì così tanto che Elio, imbarazzato, abbassò lo sguardo.
Lidia lavorò in silenzio e concentrazione, ma per la prima volta dopo la perdita di suo figlio, i suoi movimenti tornarono leggeri, quasi dolci.
Per un anno, Elio la accompagnava a casa dopo il lavoro. Parlavano poco, ma si capivano senza bisogno di parole. Quando Elio le fece la proposta di matrimonio, lei esitò.
Io sto bene con te… Ma non so se ti renderò felice…
Perché dubiti?
Non voglio più figli.
Perché?
Te lo racconterò. Ma senza dettagli, fu seria. Dopo che ti avrò detto tutto, pensa tu. E consigliati con tua madre. Credo che ci tenga molto ai tuoi pareri. Falle questa domanda: che cosa faresti?
Elio, ovviamente, non chiese nulla a sua madre. Era adulto, e Regina era il tipo che dava consigli solo quando richiesti, uneccezione fece solo con Lidia, più tardi. Scherzava spesso che da pensionata era diventata insopportabile o che, come tutte le ballerine, era andata in pensione presto, e prima che Elio le presentasse la futura moglie si era già sposata e divorziata due volte.
A Regina, Elio raccontò tutto. Lei, sigaretta in mano e cenere in una tazzina di porcellana fine, ascoltò senza batter ciglio. Alla fine sospirò e chiese:
Tu la ami?
Sì.
Allora che aspetti? Lamore, figliolo, è un tesoro che non a tutti è concesso. Qualunque prezzo dovessi pagare, sarebbe poco. E ricorda: se è vero amore, a volte il suo peso sembra insostenibile. Ma le forze si trovano, se capisci cosa davvero hai ricevuto.
Secondo te?
Io so.
La questione fu chiusa così. Elio presentò Lidia alla madre, che offrì la guancia per un bacio di benvenuto e la portò dalla sua sarta di fiducia. Poi tirò fuori una scatola antica, appartenuta al nonno.
Qui ci sono i gioielli dei Moretti.
Ma non esiste, non posso accettare!
Eccome se ti servono. Sei dei nostri. E li indosserai. Ma sappi, non sono ninnoli da poco; occorre portarli con criterio.
Cioè?
Mia nonna diceva che andare al mercato coperta di diamanti non si fa a meno che non sia il mercato di Palermo. Lì serve per far schiattare dinvidia le pescivendole e ottenere uno sconto.
Lidia rise, e capì che non aveva completamente dimenticato come si facesse.
Regina la istruiva, e Lidia si arrabbiava ma, in fondo, era riconoscente per tutto ciò che la suocera faceva per lei. Quando Lidia scoprì di essere incinta, la prima persona a cui confidò la notizia non fu Elio.
Hai unaria un po verdognola oggi, Lidia. È successo qualcosa? Regina, appena tornata da un viaggio col suo nuovo marito, passò a salutare il figlio trovando solo la nuora.
Elio non cera e Regina la tempestò di domande finché Lidia, esasperata, non si chiuse in bagno. Regina capì subito.
Partorirai con la Sofi, la migliore ginecologa di Milano. Mi fido solo di lei. Regina prese in mano la situazione. Perché hai paura?
Non so se ce la farò
Lidia, non ti ho mai parlato così e non lo farò più. Ora però te lo dico: non fare la sciocca! Ringrazia il cielo, il destino e poi agisci! Ti tengo docchio, te e il bambino! Non avere paura: fintanto che potrò aiutare, ci sarò! Capito?
Sì grazie
Lascia i grazie per quando sarò una vecchia megera che ti farà impazzire con le sue lamentele; allora ricorderai questo grazie e me lo ripeterai. Intesa?
Daccordo.
Bene così!
Beatrice Moretti nacque puntuale, sanissima e rumorosa. Regina la accolse sulla soglia della clinica, scostò il pizzo del lenzuolino e rise:
Un vero gioiello! Brava, Lidia!
E mantenne la promessa: non cera aiutante migliore. Regina, che il mondo conosceva come étoile e regina dei salotti milanesi, si spogliava della pelliccia costosa, infilava il grembiule, buttava il sapone di Marsiglia nella bacinella e lavava le fasce della piccola. Poi lavava Beatrice affettuosamente e, come tutte le nonne, la baciava sulle manine:
Tesoro di nonna! Che tu possa essere sempre felice!
I vecchi rancori svanirono.
Lidia trovò la serenità (quella che aveva tanto sognato): famiglia, casa, e relativa pace.
Naturalmente, non dimenticò mai il suo first-genito. Elio la portava ogni sei mesi al paese natio, ma in città Lidia non ci rimetteva piede e non vedeva la madre. Preferivano soggiornare in un piccolo hotel in periferia: Lidia contava i giorni fino al ritorno.
Così fu per anni, finché Beatrice non compì dieci anni e Lidia non ricevette una lettera dalla madre.
Solo Regina sapeva cosa c’era scritto. Lidia le mostrò l’appello, chiedendo consiglio.
Vai. Dimenticare è impossibile. Perdonare, forse, nemmeno. Ma è tua madre. Ricordati com’era quando tu eri piccola come tua figlia. Troverai qualcosa di buono, forse. Nessuno è un santo, Lidia. Gli errori, anche tragici, possono capitare a tutti: a me, a te Non ti dico di perdonare in un attimo la tua mamma. Se non trovi la forza, pazienza: è un tuo diritto. Ma sono certo che non lei, ma tu, hai bisogno di questo confronto. Altrimenti, porterai sempre un rimorso che non farà bene né a te né a Beatrice. Pensaci, io ti appoggio comunque.
Il giorno dopo, Lidia salutò il marito, lasciò Beatrice a Regina e partì.
Il colloquio con la madre fu breve. Lei ebbe un attimo di lucidità, strinse la mano della figlia e sussurrò: “Perdonami”.
Lidia tornò a casa dopo qualche giorno. Regina, molto soddisfatta, le riconsegnò la bambina:
Brava, hai fatto bene.
Avrebbe dovuto essere il momento della pace, tutti insieme e ognuno al proprio posto. Ma Lidia non riusciva a sentirsi davvero in pace. Il discorso di Regina le era rimasto appiccicato, come una tela viscosa che le impediva di essere serena.
La paura irrazionale, inspiegabile, ma così forte che anche Elio si preoccupò, chiedendole di calmarsi.
Sei troppo apprensiva, Lidia. Beatrice è grande. Ha bisogno dei propri amici, dei propri interessi. Genitori, nonni, va bene ma il mondo è più largo.
Cosa vuoi dire?
Chiedo solo che smetti di controllare ogni suo passo. Un po di libertà non le farà male.
Ma parli proprio tu?! Non ti importa niente di tua figlia?!
Ma certo che sì! Di cosa parli?!
Di quello che vedo! Elio, non va bene! È una ragazza, possono succedere mille cose! Io non resisterei, capisci? Non sopporterei unaltra perdita!
Perché dovrebbe succedere? Elio si innervosiva.
Può succedere in qualsiasi momento! E allora? Ci si dispera? Si impazzisce? A chi giova?! Hai pensato?
Elio poté solo allargare le braccia. Amava la moglie, ma la sua ansia avvelenava la vita dellintera famiglia.
Ci pensò Regina.
Mandate Beatrice a danza.
Mamma, ha già mille attività laboratori, ripetizioni, corsi…
Basta così! Serve la danza. In coppia.
È importante?
Sì!
Daccordo, ci provo!
E fu così che Beatrice scoprì la passione per il ballo. E Massimo.
Un ragazzo un po tarchiato e goffo, portato a lezione dalla nonna, fu abbinato a lei.
Lasciateli allenare, per ora sono due spilungoni impacciati, sentenziarono gli insegnanti, ignari che Beatrice non fosse una ragazza destinata a stare in un angolo.
Dopo tre anni, Massimo e Beatrice vinsero il loro primo trofeo. Ancora qualche anno e la loro coppia era sempre protagonista nei tornei di danza sportiva.
Ora Massimo era cresciuto, elegante, e guardava dallalto in basso la sua fragile compagna; anche i giudici credevano che tra di loro ci fosse del tenero.
Beatrice sorrideva misteriosa, non confermando né smentendo, ancora ignara che la madre avesse già deciso tutto per lei.
Scoprì i piani materni dopo la maturità.
Mi sono decisa, andrò a Medicina.
Beatrice non aveva mai avuto problemi a scuola, ma aveva atteso fino all’ultimo per scegliere con certezza la sua strada.
Ma tesoro, noi pensavamo avessi altri progetti, Lidia sorrideva, ma Beatrice rabbrividì per quella stranezza.
Quali? Ho forse detto altro?
No, davvero. Con te non si spilla neanche una parola. Però ho parlato con Massimo e i suoi genitori.
E allora? Beatrice ancora non anticipava.
Abbiamo tre mesi per organizzare tutto. Un matrimonio in autunno è una meraviglia! Parlerò con la nonna per trovare un posto speciale. Lei ha le conoscenze giuste.
Matrimonio?! Beatrice strizzò gli occhi. E chi si sposa? Massimo?!
Che sciocchina! Certo! Sareste una coppia perfetta sia sulla pista che nella vita! Non è bellissimo?
E io non dovrei essere interpellata? ribatté Beatrice.
Credevo fosse tutto deciso, cara.
Non chiamarmi “cara”! sbottò Beatrice.
Prendendo la borsa, scappò di casa senza voltarsi. Lidia seppe solo in serata che la figlia aveva deciso di vivere un po con la nonna.
Regina fu laconica.
Cosa ti aspettavi? Beatrice non è un bambolotto. Davvero pensavi di gestirla come una pupattola, vestita di bianco sullaltare? Lidia, sei sempre stata intelligente! Ora non ti riconosco!
E non è necessario! È mia figlia! Voglio che sia felice! Massimo la ama!
E lei lo ama? Regina alzò un sopracciglio. Il parere di tua figlia per te non conta?
Io so meglio di lei di cosa ha bisogno! Non sa nemmeno ciò che vuole!
Non è vero. Vuole diventare chirurgo. E mi sembra una bellissima meta. Non sei daccordo?
Niente mi va bene! Vuole studiare? Benissimo! Ma prima si sposa! Così sarò tranquilla!
Davvero pensi che un matrimonio la renderà al sicuro? In che modo?
Non capite? Avere un marito, una spalla su cui contare! Massimo è un bravo ragazzo! Da quando ballano insieme, dormo più serena: so che lui farà di tutto perché lei stia bene.
Capisco la tua ansia, ammise Regina, ma non questo volerla tenere in gabbia. Un matrimonio imposto sarebbe una prigione. Magari elegante, ma sempre prigione. Non è la sua scelta; è la tua. E lo sai bene anche tu.
È inutile continuare: il matrimonio si fa.
Vedremo! Regina sorrise ironica. Non conosci il carattere di tua figlia.
E Beatrice glielo dimostrò. Dopo la discussione sulla veranda, decise che era ora di cambiare. Prese le sue cose, si trasferì dalla nonna, ferendo profondamente la madre. Lidia non le perdonò mai quella scelta, non rispose più alle sue chiamate, non andò mai a trovarla, e seppe del successo della figlia allesame dammissione solo da Elio.
Lidia, non è tempo di fare pace? Meglio vivere con il rimorso e stringere il cuscino di Beatrice, o abbracciare tua figlia, viva e sana? Che senso ha tutto questo dolore? Io sono stato ieri da loro: Beatrice ha chiesto di te, è preoccupata.
Ma figurati! Pensi che le importi di me?
Lidia! Elio, per la prima volta, alzò la voce. Hai sempre desiderato questa figlia, lhai voluta tanto! E ora, senza motivo, la scacci! Non vedi che soffri anche tu?! Spiegami perché! Io non capisco!
Neanchio lo capisco! scoppiò a piangere Lidia. Non so che fare! Ho fatto un casino, e ora non so come rimediare… Elio, ho proprio bisogno di respirare con lei… Hai ragione. Fa così male che sembra sempre buio attorno. Non vedo luce. È come quando ho perso il mio Piccolino…
Basta così! Elio la scosse per le spalle Beatrice è viva! Ed è qui per te! Prepara le tue cose!
Dove devo andare?
Ti porto da lei. E basta pensare che tutto dipenda solo da te! Lascia che viva, che non sia una rosa di cristallo sotto chiave e sotto campana!
Forse fu la rabbia di Elio, forse le sue parole, ma Lidia fece come lui aveva chiesto.
La riconciliazione avvenne. Quel che si dissero nella stanza di Regina rimase un segreto. Ma dai loro visi gonfi e dai sorrisi tra le lacrime, Elio capì che sua moglie e sua figlia avevano ritrovato il dialogo.
Ma il destino, si sa, ama lo spettacolo. Quando finalmente era tornata la calma in famiglia, pensò bene di ravvivare la scena osservando come Beatrice camminasse sicura verso il suo sogno, e ci mise del suo.
Dottoressa Beatrice Moretti, cè unappendicite acuta appena arrivata.
Bene. Anzi, malissimo! Sto arrivando!
Beatrice finì il caffè, si stiracchiò e andò in pronto soccorso. Era quasi a fine turno, ma non si tirò indietro: serviva esperienza!
Tu?!
Eh sì… Massimo tentò un sorriso, ma era piegato dal dolore.
Ho capito… Ti fidi di me?
Con te, sempre!
Subito? Nessun dubbio, né testamenti?
Beatrice, sei una scema!
E che scema…
Tre anni dopo, Beatrice spingerà il cancello della casa dei suoi e, sul vialetto, metterà a terra per la prima volta il figlio.
Dai! Fai vedere alla nonna come corri! Mamma, prendilo!
Il piccolo Paolo urlerà di gioia e correrà tra le braccia spalancate della nonna.
Amore mio! Che gioia rivederti!
Ciao mamma! La nonna Regina è in casa?
Figurati! Lidia abbraccerà il nipotino, sorridendo. Lha portata via il treno, dritta a Taormina! Un nuovo amore!
Ma dai! Chi è?
Pare sia un pittore. O uno scultore. O qualcosa del genere. Non chiedere a me! Ti racconterà lei tutto quando torna. Massimo dovè?
Parcheggia.
Perfetto! La carne è quasi pronta, papà tira fuori la crostata dal forno. Su, lavatevi le mani, che si mangia! Io metto a letto Paolo e arrivo!
Ah sì? So già che ti metterai accanto a lui a cantare…
Non va bene? Lidia sorride, baciando il nipote.
Va benissimo, mamma!






