Scherzetto

Scherzetto

Beatrice! Bea! Fammi copiare, ti prego!

Il sussurro disperato di Federica attraversò tutta laula, tanto che la professoressa Mariangela, intenta a compilare il registro, alzò lo sguardo sopra gli occhiali.

Federica Ricci! Finitela una buona volta! Scrivi da sola!

Ma prof, non è mica facile! protestò Federica, sempre pronta a controbattere.

E chi ti ha detto che doveva essere facile? E poi, Bea ha una versione diversa dalla tua. È inutile chiedere a lei.

Ma come?! Sta pure al primo banco!

Proprio così! sogghignò Mariangela, imitandola. A lei ho dato un compito speciale.

Eh, che fortuna! Non è giusto! Federica affondò per un attimo nella sua penna, ma subito si mise a caccia di un altro modo per salvarsi la pelle.

E intanto nessuno faceva caso a Beatrice, che sembrava rimpicciolirsi sulla sua sedia, quasi temesse di incrociare lo sguardo di qualcuno.

Tutti i professori sapevano che in classe Bea era la salvagente universale. Era nata con una testa doro, e tutti approfittavano di questa grazia divina. E guai a rifiutare! Subito si scatenava una tempesta di musi lunghi.

Non che Beatrice fosse una cattiva ragazza, tuttaltro. In realtà, lasciava copiare spesso, ma seguendo il saggio consiglio della mamma cercava di farlo senza dare troppo nellocchio.

Bea, tesoro, lo so che sei un angelo, ma fai attenzione anche ai tuoi interessi Se vuoi entrare alla Bocconi, ti serve il diploma con una media alta. Non fartela rovinare dalle sciocchezze di chi non si prende il tempo nemmeno per imparare le coniugazioni!

Eh, giuste le parole della mamma! Bea però sospirava ogni volta. Non era facile essere la migliore della classe, specialmente dove agli altri interessava solo sgattaiolare fuori allintervallo.

Beatrice era stata iscritta a quella scuola dopo il divorzio dei suoi. Tante le ragioni, una su tutte: il papà aveva già unaltra famiglia, con un fratellino nuovo di zecca, prodotto online mentre era ancora sposato.

Ovviamente nessuno si preoccupò di spiegare niente a Bea. I grandi si arrovellano coi loro problemi, e la piccola accovacciata con album da disegno e matite colorava tutto di nero, stando attenta a non lasciare neanche un angolino chiaro.

La nonna fu la prima ad accorgersene.

Ma siete impazziti?! Una bambina così rovinata…

La nonna era la madre del papà di Bea, eppure prese completamente le parti della nuora.

Uguale al padre, lui sempre un donnaiolo! Tipo particolare Uguali come due gocce dacqua, purtroppo. Solo che almeno il mio tornava sempre indietro, e senza figli a sorpresa.

E lei l’ha perdonato?

Che dovevo fare, Giulia? Lho amato E nonostante tutto sapevo che lui amava anche me. Sennò non sarebbe tornato, di continuo.

È stato difficile perdonare?

Non ci sono parole. E forse non lho mai perdonato davvero. Ho vissuto con il groppo in gola. Ora penso: ma chi me lo ha fatto fare? Ma ormai…

Nonna secondo lei meglio così? Che la mia storia sia finita?

Forse sì Tu rischiavi di fare il mio stesso errore: saresti stata capace di perdonarlo, vero? Ti conosco troppo bene…

Non lo so Fa male.

Ti capisco, ma ricorda: Beatrice adesso è in mezzo, poverina. Abbiate pietà per la bambina! Mio figlio non vuole sentire ragioni. Tu, per fortuna, hai sempre avuto la testa sulle spalle. Mi dispiace tanto per tutto, Giulia. Fai in modo che Bea non soffra troppo. Lei non centra nulla…

Ha ragione. La colpa è solo nostra

Così la mamma di Bea fece quello che nessuno si aspettava: mise la figlia seduta davanti a sé e le spiegò tutto, parola per parola, anche se la bambina aveva solo sei anni.

Bea, io e papà non vivremo più insieme, nella stessa casa.

Perché?

Ci separiamo. Abiterai con me, e vedrai papà nei weekend o quando sarà possibile. Non piangere! Guarda che papà resta sempre il tuo papà, non sparirà! Te lo prometto!

E tu? Bea si strusciava le lacrime sulle guance, furiosa. I grandi sono tutti uguali! Fanno quello che vogliono!

Io non sparirò da te, tesorina. Mai e poi mai.

In quel momento la mamma capì finalmente cosa temeva tanto sua figlia, impegnata a dipingere tutto di nero.

E ci volle un po per spiegarle che non sarebbe mai stata sola Con il tempo, piano piano, la situazione si stabilizzò. Bea vedeva il papà. Non così spesso come avrebbe voluto, ma bastava per capire che non avevano abbandonato lei. Hanno lasciato la mamma, lei invece rimaneva una principessa per il papà. Andava al mare col papà e la nuova famiglia, giocava con il fratellino, e persino trovò il modo di parlarci con la nuova moglie del padre, Claudia: simpatica, senza arie da strega, e i bambini le piacevano.

Però, quello che era successo pesava su Bea. Ogni tanto si chiedeva se fosse colpa sua, se suo padre avesse smesso di volerle bene perché le mancava qualcosa. Con Claudia aveva altri figli, e con lei niente? Forse non era stata abbastanza giusta?

Mamma e nonna ripetevano che non era affatto così, che era amata tantissimo, ma il tarlo del dubbio la divorava nei momenti peggiori, quelli in cui aveva più bisogno di sicurezza.

Questo verme si nascondeva bene e spuntava sempre quando serviva meno. Per esempio, in prima elementare, quando, tremando come una foglia, fu chiamata a leggere una poesia allassemblea dinizio anno.

Una settimana intera di ripasso con la mamma davanti allo specchio, imparando a memoria anche le virgole. In asilo dava sempre spettacolo, assegnavano a lei i ruoli più difficili alle recite, nessun problema.

Ma questa volta niente. Appena prese il microfono e vide la mamma e la nonna lì vicino, il buio totale. Nessuna parola, solo lacrime.

La vicepreside, che le aveva dato il microfono, si accovacciò di fronte e le accarezzò la guancia con gentilezza:

Me la dici dopo, la poesia?

Bea annuì, senza fiato.

Mariangela non dimenticò la promessa. A fine giornata, la aspettò sui gradini della scuola.

Eccoti! Dai, fammi sentire la poesia, mi raccomando!

Che importanza potrà mai avere una poesia? Ma per Bea fu fondamentale. Si raddrizzò, lasciò la mano della mamma e la recitò dun fiato, con tanto di applausi degli adulti.

Bravissima! Sapevo che ce lavresti fatta!

Ma non sono stata capace Bea aveva di nuovo il magone.

E allora? Altroché sei stata capace! E va bene persino se lo hai fatto adesso! Limportante è che tu sia stata coraggiosa.

Bea avrebbe ricordato sempre quel momento. Quando, più avanti, Mariangela divenne anche la sua prof di scienze umane e coordinatrice di classe, fu felice di confidarsi con lei: sapeva che era una delle sue, di quelle che non ti mollano mai.

Vostra figlia è una ragazza delicata, molto intelligente e sensibile dovreste valutare una scuola con più stimoli matematici, qui rischia di spegnersi consigliava Mariangela alla mamma di Bea. E tra i suoi coetanei brillanti starebbe meglio. Questa è una scuola normale e la normalità qui spesso coincide con il chi se ne importa e la comfort zone. Bea sta faticando, si fa piccola piccola per non farsi notare. È come se si coprisse con tre trapunte in piena estate. Capisce?

Giulia capiva, ma di soluzioni immediate non ce nerano: la scuola specialistica era lontana, il nuovo fratellino di Bea stava arrivando, la nonna malata, e la mamma correva da un lavoretto allaltro per racimolare abbastanza euro per prendere una casa più grande. Una stanzetta in affitto non era sufficiente per due donne così diverse ma per certi versi terribilmente simili.

Abbi ancora un po di pazienza, Bea. Presto ci sistemeremo, e vedrai che studierai dove vuoi tu! le diceva la mamma, crollando esausta sul divano.

Tranquilla, mamma. Io resisto…

E la scuola come va?

Boh, vabbè! rispondeva Bea con il tono più allegro possibile, mentre intanto pensava a tutte le sue scocciature.

Boh?! Boh non mi basta! Voglio le cronache dettagliate! la mamma la rincorreva con le mani a mo di tenaglia, e finivano sempre a ridere abbracciate.

A scuola, nessuno la maltrattava seriamente. Ma alle sue spalle:

La Bea, guardatela! Sempre a mettersi in mostra… Se risponde così bene all’interrogazione, le nostre pagelle saranno da piangere! Non poteva rispondere normale?

Finchè un giorno Federica esagerò:

Bea! Mancano dieci minuti e io sono ancora all’inizio! sibilò talmente forte da far tremare gli zaini.

Mariangela, distratta da una notifica sul telefono, non ci fece caso.

Andrea, il vicino di banco, senza tante storie spostò la sua cartella così che Bea potesse intravedere bene la traccia del compito di Federica.

Grazie, sussurrò grata, e indicò silenziosamente un errore.

Bastò. Tra lei e Andrea non servivano parole. Un paio di numeretti sul foglio, un cenno e via: Andrea correggeva lerrore.

Il foglietto di Bea passò di soppiatto a Federica, e tornò il silenzio.

Ma all’uscita… il delirio.

Ma sei normale? Ferma come una statua! È fine quadrimestre! Qui si affoga e tu? Bella amica, complimenti! Federica sbatteva i pugni sul banco, isterica.

Non è colpa mia, Fede! Bea riuscì a restare calma, ma dentro era furibonda.

Ma perché doveva essere sempre lei a risolvere le cose per tutti?

La nonna la bacchettava sempre:

Tu sei una signorina, non un camionista! Quindi bocca pulita!

Ma nonna, anche tu ogni tanto sbotti!

Ho quasi ottantanni, ormai sono esentata Tu no! Che vuoi diventare, una scaricatrice di porto? Le signorine devono restare eleganti. Fidati, lo dico per te.

Anche i maschi dicono le parolacce!

Sono uomini, altra storia E ricordati: ai maschi il pane secco, alle donne la crema. Così va il mondo. Vuoi che un giorno uno ti sposi da amica?

Perché no?

Perché gli uomini non si sposano la migliore amica… Lo capirai. E poi, in una donna ci vuole mistero. Sennò che gusto c’è?

Quindi le parolacce rovinano il fascino?

E non costringermi a essere più esplicita!

Risate a non finire. Se lo ricordò pure quel giorno, quando sarebbe tanto voluta sbottare come facevano le altre, ma decise di lasciar perdere.

Fede, molla! Andrea difese Bea, buttando lo zaino in spalla. Fattela da sola, ogni tanto.

Perché tu copi sempre! Fede, ormai in fase isterica, picchiava ancora.

Non è vero! Bea questa volta perse la pazienza. Piantala, dai! Ti ho aiutato, sì o no?

E zaino in spalla, Bea uscì di corsa dalla classe, per paura che qualcuno si accorgesse quanto aveva le lacrime agli occhi.

Fede non la seguì, ma sottovoce sibilò:

Tutto chiaro, Bernardi. Vedrai, te la faccio pagare…

Da quel giorno Federica le tolse la parola, e la classe si guardava guardinga, in attesa duna vendetta.

Di idee, Federica ne aveva a valanghe. Sapeva rendere la vita un vero spettacolo di quelli che poi rimpiangi di aver mai iniziato.

Invece, quando Bea trovò nello zaino una strana letterina, non pensò fosse opera sua.

Bea, mi piaci un sacco. Andrea.

Una scrittura uguale a quella di Andrea, il suo vicino di banco. Non le venne in mente che potesse trattarsi di una trappola.

Non sapeva che Federica stava meditando da una settimana, aiutando la prof Petronilla a portare i compiti in sala professori pur di scovare una calligrafia simile a quella di Andrea. E, con complicità e qualche ricatto tra amiche della sezione parallela, riuscì a sganciare la letterina nello zaino di Bea.

Adesso piangerai tu, cara mia… Non solo io ridacchiava, mettendo via la lettera e chiudendo lo zaino.

In spogliatoio, Bea era impegnata con la pallavolo, e le alleate di Federica la trattenevano:

Ma che schiacciata è? Dai, più forza!

Al ritrovamento della lettera:

Cosè questo? Ma dai, Bea! Ma allora dici sul serio, lamore bussa!

Fede, restituiscimi la lettera!

Macché! Anzi, dobbiamo studiare la strategia! Anzi, meglio ancora: Andrea! Vieni qui un attimo

Bea impallidì. Solo il suo diario segreto, e la mamma, sapevano che Andrea le piaceva davvero.

Male, mamma?

Perché male?

Mi sembra troppo presto…

Non è mai troppo presto per una cotta. Limportante è il cervello ben acceso, Bea. Sentirsi innamorata è stupendo, anche solo in anticamera…

Lo racconterò solo a te, promesso!

Ma Federica capì tutto, vedendo la reazione di Bea alla lettera. Se Bea non fosse stata così agitata avrebbe capito che Andrea non poteva averle lasciato quella nota, visto che stavano giocando a pallavolo insieme.

I maschi uscirono dagli spogliatoi, risero e risero vedendo Federica sventolare la letterina, e Bea imbarazzata più che mai rannicchiata nellangolo.

Che succede qui?

Apparve la professoressa Mariangela, con quel tempismo infallibile che tutti temevano.

Prof, abbiamo una novità! Federica baciò la letterina e la sventolò. Tili-tili-boom! Promessi sposi in classe!

Ma piantala, Fede! Mariangela si fece cupa. Cosè quella roba?

Una letterina! Andrea ha scritto che Bea gli piace!

Mormorio di sottofondo. Ma la prof zittì tutti:

Zitti tutti! Rivolgendosi a Bea: Beatrice?

In quel momento, Bea si ricordò della poesia incriminata: occhi della prof, rassicuranti e gentili come quelli della mamma.

Non devi aver paura! Ce la farai!

Così, raccolse il coraggio e, con voce ferma:

Federica ha preso una mia lettera. Non volevo che la vedessero tutti.

Ho capito, tranquillizzati. Andrea? si rivolse ai maschi.

E Andrea spiazzò tutti:

Sì, ho scritto io. E scavalcando gli altri, tolse la lettera a Federica. Non si leggono le lettere degli altri, Federica.

Bugiardo! sbraitò Federica, ormai in confusione totale.

Niente risate, niente bullismo, e Bea rimase in piedi, testa alta.

Proprio lì qualcosa cambiò. La paura di Bea lasciò il posto a una strana leggerezza. Forse avevano ragione: non stanno mica spuntando le ali? Che idea!

Eppure, si sentiva così leggera che, se solo avesse battuto i piedi, avrebbe potuto planare giù per il corridoio di parquet verso il sole.

Federica! fulminò Mariangela.

Eh? Ma era solo uno scherzo! E lui mente, mente… si lamentava Federica.

Da qua! Andrea riconsegnò la lettera a Bea, piegandola accuratamente. È tua. E da ora, le mie parole falle leggere solo a te, ok? Prof, cè il tema di italiano? Petronilla aveva detto…

Bravo, Andrea! Almeno onesto. Tema sì, ma sullattualità! Sbrigatevi, la campanella è suonata da un pezzo!

In un istante i ragazzi schizzarono in aula, Federica rossa dalla rabbia, Bea e Andrea sorridevano come due tontoloni, e la letterina bianca finì stretta tra le mani di Bea.

Quella lettera sarebbe finita, con tutte le altre memorie, nel diario di Bea. Custodita come una reliquia, tanto che, al suo matrimonio, la regalò ad Andrea.

Tieni caro, eccoti il nostro inizio.

Cosa cè qui dentro, mogliettina?

Tutto! Il nostro primo.

E mi lasci davvero leggere tutto?

Tu sai già tutto.

Non proprio. Cosè rimasto nascosto?

Con gli occhi illuminati, Bea sussurrò, udibile solo a lui:

Ricordi la storia della porta e del corridoio? E del coraggio di entrare?

Certo!

Ecco, io quel passo lho fatto. E ho chiuso la porta dietro di me. Non sono più solo invaghita di te

Come sarebbe?

Sarebbe che ti amo, e basta! Capito?

Ora sì! E allora? Amore mio?

E allora… che bacio sia! Viva gli sposi!

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