L’amore di una mamma

Amore di madre

Martina, sono la signora Rosa. Hai dato da mangiare oggi a Riccardo? La voce al telefono era quella di chi voleva assicurarsi che il proprio figlio trentaduenne, un informatico adulto, fosse stato nutrito come un gattino dimenticato sul balcone.

Chiudo gli occhi, tenendo stretto il cellulare allorecchio. Sul tavolo della cucina fuma ancora il salmone al vapore con broccoli appena cucinato. Riccardo si sta asciugando le mani dopo la doccia, fresco e in forma dopo la corsa serale.

Buonasera, signora Rosa. Certo, ha mangiato. Stavamo proprio per sederci a cena.

E cosa avrebbe mangiato stavolta? incalza senza aspettare risposta. Ancora quellerba tua e quel pesce senza sapore? Un uomo ha bisogno di carne! Calorie! Ieri in tv dicevano che gli uomini magri muoiono prima. Vuoi farlo finire male con le tue diete?

Riccardo, sentendo la voce della madre, alza gli occhi al cielo e mi fa cenno di far finta che non è a casa. Ma lui cera, eccome: la sua presenza, il suo nuovo corpo, la sua scelta sono una costante e invisibile presenza tra noi.

Signora Rosa, è lui che lo vuole. Si trova benissimo così. Il medico ha lodato le sue ultime analisi.

I medici scrivono solo carte! sbuffa lei. Io sono la madre, vedo subito quando sta male. Ormai ha le guance scavate. Un tempo era un uomo robusto, adesso Fagli almeno una pasta al ragù come si deve! Domani la porto io. O sei tirchia con la carne?

Ogni giorno così. Alle 18.00 precise, il cellulare vibra e so già che è lei. Rosa. Mia suocera. Supervisore, ispettore e giudice principale di come svolgo i doveri di moglie.

Eppure era iniziato tutto così bene.

***

Otto mesi fa, Riccardo torna dal controllo periodico aziendale pallido come un muro. Si siede sul divano, slaccia la cintura e sospira come se avesse appena corso la maratona di Roma.

Tina, ho un problema, sussurra.

Ho temuto il peggio: cuore? Fegato? In testa si sono affacciate le peggiori diagnosi.

Dimmi.

Pressione alta. Il medico ha detto che, se non mi muovo, a quarantanni sarò già pieno di pillole. E il colesterolo alto. E pure la glicemia.

Allepoca Riccardo aveva trentadue anni. Un metro e ottanta. Novantacinque chili. La pancia superava la cintura, il volto tondeggiava, il doppio mento prendeva piede. Dopo cinque anni di lavoro dufficio, pranzi di lavoro abbondanti e vita sedentaria, mio marito era diventato un uomo pesante e fiacco, non più il ragazzo snello che avevo sposato.

Sai mi confida, dopo una pausa sono stanco. Stanco di ansimare salendo le scale, di vergognarmi in spiaggia. Basta.

Lho abbracciato. Non mi importava quanto pesasse. Lo amavo comunque. Ma se lui non era a suo agio e la salute ne soffriva, qualcosa bisognava fare.

Facciamo così propongo , impariamo a mangiare bene insieme. Cerchiamo una palestra. Preparerò io piatti salutari.

Così abbiamo fatto. Riccardo si iscrive in palestra Atlante, trova un istruttore. Io scarico unapp con ricette salutari, compro una bilancia alimentare e una vaporiera. Andiamo a fare la spesa insieme, impariamo a leggere le etichette, a contare calorie e proteine.

Il primo mese è infernale. Riccardo è scontroso, sempre affamato, brontola per la pasta integrale e il petto di pollo lesso. Poi il corpo si abitua. Lui nota di sentirsi meno stanco, le scale diventano meno dure, i jeans ora sbadigliano.

La colazione è avena cotta in acqua con frutta secca e bacche; a pranzo petto di tacchino con verdure, a cena pesce, insalate o uno sformato con la ricotta magra, senza zucchero. Addio maionese, fritto, junk food. Allinizio tutto sembrava insipido, poi il gusto degli ingredienti veri ci ha conquistato. Anche i broccoli, cucinati bene, sono buoni.

I chili iniziano a scendere. Prima piano, poi sempre di più. In tre mesi Riccardo ne ha persi sette. Dopo sei mesi dodici. Verso lottavo mese la bilancia segna ottanta chili: meno quindici!

Il fisico cambia: volto scolpito, zigomi, occhi più vivi. È unaltra persona allo specchio: energica, serena, sicura.

Amici e colleghi lo sommergono di complimenti. In ufficio chiedono il segreto. Le donne per strada lo osservano. Sono fiera di lui. Ce lha fatta. Si è ripreso in mano e ha ottenuto il risultato.

Quellestate Rosa era al mare, dalla sorella a Viareggio. Parte a giugno e torna a inizio settembre. Nei tre mesi non aveva visto il figlio. Al telefono non si intuisce certo quanto uno sia dimagrito.

E un giorno è tornata.

***

Ricordo quel sabato mattina come fosse ora. Rosa suona il campanello senza avvertire. Non ci siamo ancora alzati. Riccardo apre la porta solo in boxer e maglietta.

Dalla stanza la sento gridare.

Riccardo! Santo cielo, che ti è successo?!

Corro in corridoio. La suocera ha le buste della Coop in mano, è bianca in viso, occhi sgranati. Fissa il figlio come se vedesse un fantasma.

Mamma, buongiorno sbadiglia Riccardo. Come mai così presto?

Cosa hai combinato?! Sei malato? Quanto hai perso? Lascia cadere le borse e lo afferra per le spalle, tastandolo come a cercare le ossa. Hai solo pelle e ossa! Che ti hanno fatto?!

La domanda è rivolta a me. Sono ancora in camicia da notte, inchiodata dallo sguardo daccusa prima ancora che dica una parola.

Mamma, va tutto bene ride Riccardo. Ho perso peso di proposito. Faccio sport, mangio sano.

Apposta?! fa un passo indietro, sconvolta. Ma perché?! Prima eri un uomo vero! Robusto! Adesso sembri un palo!

Signora Rosa, Riccardo è in forma intervengo io piano. Il medico ha detto che sta benone, le analisi sono perfette.

Mi fissa come se gli avessi offerto del veleno.

Tutta colpa delle tue fissazioni dietetiche? Lo hai fatto morire di fame?

Mamma! Riccardo si incupisce. Basta. Nessuno mi ha costretto, ho voluto io. Basta essere grasso.

Grasso?! si mette le mani nei capelli. Non eri grasso! Eri ben piazzato! Un uomo deve essere robusto, non un grissino!

Riccardo ora pesa ottanta chili su un metro e ottanta. Tuttaltro che un grissino. Ma per lei la normalità era il ragazzo paffuto di prima.

Ha tirato fuori una pentola di lasagne, arrosto con patate, e crostata di mele. Tutto sul tavolo, invitando Riccardo a mangiare subito.

Mamma, abbiamo già fatto colazione prova a glissare lui.

Con che cosa? spia la cucina dove ci sono due ciotole con tracce di porridge e frutta. Quella robaccia da uccellini? Siediti e mangia qualcosa di serio.

Riccardo sospira, mi guarda da colpevole e si siede. Manda giù una porzione di lasagne, per non farla star male. Solo allora Rosa si rilassa.

Ecco come si mangia! sentenzia. Non queste insalate e pesci. Gli uomini vogliono carne! Tornerò spesso a controllare cosa gli prepari.

Dopo che se ne va, Riccardo si stende sul divano, lamentandosi dello stomaco pesante.

Metà giornata solo per digerire borbotta. Il mio fisico non è più abituato.

E dal giorno dopo iniziano le telefonate.

***

La prima chiamata arriva alle sei in punto.

Martina, sono Rosa. Cosa ha mangiato Riccardo a pranzo?

Mi blocco.

Buonasera. Era al lavoro, ha portato con sé petto di tacchino con verdure.

Tacchino? delusa. Carne secca! Serve il manzo. O la salsiccia. E che verdure?

Peperoni, pomodori, cetrioli

Non è cibo. È contorno del contorno. Dovè la pasta? Dovè il pane? Un uomo deve mangiare carboidrati.

Provo a spiegare che mangia cereali, che la sua dieta è completa, che lallenatore approva ogni menu. Lei tace, poi conclude:

Io so come si nutrono gli uomini. Lho cresciuto sano trentadue anni. In sei mesi lhai rovinato. Domani gli porto delle polpette vere.

Il giorno dopo richiama. Chiede la colazione. Rispondo: tre albumi duovo con erbette e pane integrale.

Tre albumi? E i tuorli? indignata. Nei tuorli ci sono le vitamine! Risparmi sulle uova?

No, semplicemente nei tuorli cè il colesterolo e Riccardo deve abbassarlo.

Ma che colesterolo! Questa è una follia dei medici per vendere pasticche. Mio padre mangiava cinque uova al giorno e campò fino a ottantanni.

Impossibile convincerla.

Il terzo giorno chiede se Riccardo va ancora in palestra.

Sì, va. Quattro volte a settimana.

Quattro?! È da pazzi! Si stancherà troppo, gli cederà il cuore!

Signora Rosa, ha un allenatore che controlla tutto.

Gli allenatori vogliono solo sfruttare la gente. Riccardo a questetà deve andare piano, non strapazzarsi. Lo vuoi rovinare?

Stringo i denti. Riccardo rientra dalla palestra, sorridente e pieno di energia. Sta benissimo. Analisi perfette. Pressione sotto controllo. Ma per sua madre è più vicino al trapasso.

Il quarto giorno chiama allalba.

Martina, forse Riccardo ha i vermi? Uno dimagrisce per quello.

Strangolo una risata.

No, signora Rosa. Sta benissimo.

Avete fatto esami? Forse la tiroide? Lo stomaco? Può aver lulcera.

Passo il telefono a Riccardo. Tenta di tranquillizzare la mamma. Lei promette che la sera passa a controllare.

E infatti arriva, con una pentola di risotto e delle focaccine. Riccardo ne assaggia qualcuna per non deluderla. Lo vedo soffrire: dispiaciuto sia per lei che per me, dato che rovina la dieta.

Dopo la sua partenza sospira:

Tina, scusami. Non capisce proprio. È anziana.

Riccardo, se non metti un freno tu, non smetterà mai lo avverto.

Poi si calma. Si abituerà.

Ma non si calma. Le chiamate sono quotidiane, a volte due al giorno. Le domande sempre più assurde.

Avete lacqua calda in casa? Forse soffre il freddo e dimagrisce.

Chiede da mangiare di notte? Tu non gli dai nulla vero?

Io so che quei frullati proteici fanno male. Glieli dai tu? Tutta chimica!

Ha chiamato parenti, amici, raccontando che il figlio è allo stremo, la nuora lo fa morire di fame. Un giorno la zia chiama Riccardo in ufficio:

Serve aiuto, Riccardo? Tua mamma dice che stai male. Hai bisogno di un medico?

Riccardo fuori di sé. La sera chiama la madre, cerca di chiarire che sta benissimo. Lei scoppia in lacrime: Non mi vuoi bene, ti rovini, finirò nella tomba per colpa tua.

Cede. Si scusa. Le promette che la visiterà più spesso per tranquillizzarla.

***

Una settimana dopo andiamo a pranzo da lei. Riccardo indossa la vecchia camicia, ora abbondante. Rosa ci accoglie con una tavolata di pollo arrosto, patatine, insalata russa, ciambellone, torta.

Sedetevi, forza. Riccardino, mangia! Devi riprenderti.

Guardo la tavola e capisco che è una trappola: evitare il cibo scatenerà una crisi, mangiarlo vanificherà ogni sforzo.

Riccardo assaggia solo un po di pollo e uninsalata senza maionese. Declina patatine e torta. Rosa si irrigidisce:

Nemmeno la mia torta assaggi? sussurra commossa. Lho fatta per te, mi sono svegliata allalba.

Mamma, non posso si scusa Riccardo devo seguire la dieta.

Quale dieta?! Sei in carestia! Sei pelle e ossa! si gira verso di me Sei tu! Lo obblighi! Tu sei magra, vuoi così anche lui.

Mi va il tè di traverso.

Signora Rosa, deciderà lui cosa vuole

Lui! mi sbeffeggia Gli uomini non decidono, decide la moglie! Gli dai solo erba! E lo vedo che portate fuori i contenitori: dentro cè solo insalata!

Cè carne, cereali, verdure, tutto bilanciato

Basta! Non ti insegno a fare il tuo lavoro, non insegnare a me come si cucina per mio figlio! Lho nutrito per trentadue anni sano, tu lo hai fatto diventare un malato!

Riccardo si alza.

Mamma, basta. Martina non centra nulla.

Difendi lei, certo! E la madre la fai soffrire! Ho messo da parte tutto per te e ora ascolti solo lei

Non completa la frase, ma la sento nellaria.

Ce ne andiamo in silenzio. In auto Riccardo serra il volante coi muscoli delle mascelle in tensione. Io guardo fuori e sento la rabbia bruciare.

La sera mi chiama Rosa.

Martina, scusa quello che ho detto oggi. Sai sono solo preoccupata. Sono madre. Mi fa male vedere mio figlio così. Era così bello, adesso

È ancora bello rispondo decisa.

Per te, forse sospira. Ma tutti dicono che è deperito. Sembra che facciate fatica a mangiare.

Abbiamo tutto.

Allora perché non si nutre bene?

Sono esausta. Stanca di spiegare, di giustificarmi, di sentirmi la moglie incapace.

***

Il conflitto cresce di giorno in giorno. Lei chiama, chiede cosa cucino, quante volte mangia Riccardo, se si sente male, se ha giramenti di testa. Controlla ogni mio gesto.

Un giorno mi telefona in ufficio. Una collega mi passa il cordless con aria scioccata.

Martina, è la signora Rosa. Riccardo non risponde. Va tutto bene?

Mi prende un colpo.

Non so, sono qui al lavoro. Provo a chiamarlo.

Contatto Riccardo. Risponde al volo.

Tina, che succede?

Tua madre è in ansia. Dice che non riesce a raggiungerti.

Ah, ho messo il telefono silenzioso, avevo una riunione.

Richiamo Rosa, la rassicuro. Sospira di sollievo.

Meno male. Pensavo fosse svenuto per fame.

Non muore di fame, davvero!

Dici così ma ieri in tv han detto che dimagrire troppo in fretta fa male: la pelle si rovina, gli organi si abbassano. È andato dal dottore dopo il dimagrimento?

Sì, tutto controllato.

Da quale medico?

Dal medico di base.

E un cardiologo? Un endocrinologo? Un gastroenterologo?

Sta bene!

Per ora. Poi vediamo Mio cugino dimagrì e dopo un anno si ammalò di stomaco. Ulcera.

Rimango senza forza. Le colleghe mi guardano con compassione.

Suocera? mi chiede una.

Annuisco.

La mia era uguale sospira lei. Fino a che non ho detto a mio marito: o lei o io. Mi ha scelta e sei mesi dopo la suocera si è rassegnata.

Ma io non riesco a dare l’aut aut. Rosa è sola. Il marito defunto da dieci anni, qualche amica, ma nessun altro stretto. Riccardo è tutto per lei. Capisco che teme di perderlo, che ora lui è cambiato e le sfugge. Ma non posso più sopportare questa continua invasione.

La sera lo dico a Riccardo.

Dobbiamo parlare.

Mi guarda preoccupato.

Di cosa?

Di tua madre. Non ce la faccio più. Mi chiama ogni giorno, controlla tutto, mi accusa di non sfamarti. Non lo sopporto.

Tina, è solo preoccupata.

Capisco! Ma non può distruggere la nostra vita per questo! Capisci che mi tratta come una cattiva tata?

Non vuole

Allora perché chiede se ti do da mangiare? Perché ci porta vassoi di lasagne insinuando che non cucini bene? Perché chiama me al lavoro per sapere se sei vivo?

Riccardo tace, guarda a terra.

Devi dirle di non chiamarmi più chiedo. Se vuole sapere qualcosa, chiami te.

Daccordo mormora lui. Glielo spiego.

Lo fa. Chiede alla madre di non disturbarmi in ufficio. Rosa smette di chiamare per due giorni. Poi ricomincia; ora chiama direttamente Riccardo cinque volte al giorno. È nervoso, scoppia per ogni cosa. Una sera lancia il telefono e sbotta.

Basta! Non reggo più!

Che succede?

Ora chiama sempre ME! Mattina, pomeriggio, sera! Come fosse morto!

Lo abbraccio.

Serve parlarle chiaro. Tutti insieme. Farle capire che stai bene e che deve rispettare le nostre scelte.

Non servirà mai si rassegna.

Proviamoci.

***

Ci incontriamo da lei il sabato. Apparecchia come sempre. Ma Riccardo resta in piedi.

Mamma, dobbiamo parlare inizia.

Lei si blocca con la teglia in mano.

Di cosa?

Di tutto quello che è successo in questi mesi, delle telefonate, di come ti comporti con Martina, del fatto che non accetti le mie scelte.

Rosa poggia il piatto tremando.

Io non capisco. Sono una madre, proteggo mio figlio.

Puoi preoccuparti, ma non controllare ogni cosa. Ho trentadue anni. Sono cresciuto. Ho una mia famiglia. Decido io cosa mangiare e come vivere.

Decidi tu o lei per te? accenna col mento a me.

Mamma!

Dimmi! Prima non rifiutavi mai la mia cucina! Ora non vuoi nemmeno il dolce. È lei che ti fa il lavaggio del cervello.

Nessun lavaggio. Ho deciso io. Il medico mi ha detto che andavo verso guai seri. Ho cambiato, e ora sto meglio. Analisi a posto. Pressione regolare. Tutta unaltra vita. Non lo vedi?

Vedo che hai perso quindici chili! Che hai il viso scavato! Non sei più tu!

Ora sì che sono io. Prima ero grasso, con la pancia, sempre affaticato. A trentanni non è normale.

Non eri grasso, eri normale! Gli uomini devono essere in carne.

No, avevo chili di troppo e li ho tolti.

Lei scoppia a piangere, si asciuga sedendosi.

Ho paura ammette tra le lacrime. Che ti ammalerai, che succeda qualcosa. Sei tutto per me. Non potrei reggere.

Riccardo le prende la mano.

Ora sto meglio, mamma. Il medico ha detto che se continuavo così, a quarantanni rischiavo linfarto. Li ho evitati.

E se ora sei troppo magro? singhiozza.

Il mio peso è giusto per la mia altezza. Ottanta chili su un metro e ottanta. Potrei anche altri due, ma mi sento bene così.

Sta in silenzio a fissare le mani intrecciate.

E a cosa servono tutte queste palestre, queste diete? Prima la gente mangiava e viveva lo stesso chiede triste.

Prima si camminava di più oso io. Non si stava seduti otto ore. Le cose sono cambiate. Ora servono movimento e attenzione.

Mi guarda con una tristezza che mi spiazza.

Mi stai portando via mio figlio sussurra.

Resto di sasso.

Io non posso. È sempre suo figlio, non posso toglierglielo.

Prima veniva, mangiava i miei piatti, parlavamo, mi sentivo importante. Ora rifiuta tutto.

Non è il cibo che conta, signora Rosa. Riccardo le vuole bene, ma non può mangiare solo per farle piacere.

Ho passato la vita a preparargli da mangiare. Era il mio modo per volergli bene. Ora non serve più.

Ecco che mi rendo conto. Non è cattiva, è solo smarrita. Il cibo era il suo linguaggio damore, non sa come altro esprimesi.

Lei è importante per Riccardo provo a rassicurarla. Ma non solo come cuoca. Come mamma. Vuole passare tempo con lei, chiacchierare, passeggiare. Ma senza pressioni e rimproveri.

Mi guarda a lungo, combattendo tra abitudine e comprensione.

Non volevo offenderti dice infine. Non sapevo come fare altro, solo costringendolo a mangiare.

Mangia bene, solo diversamente.

Riccardo le passa il braccio sulle spalle:

Se vuoi cucinare per me, prepara qualcosa di leggero. Martina ti può dare le ricette. Puoi fare con noi, se vuoi. Però ti prego, basta chiamare tutti i giorni a chiedere se mi ha nutrito Martina. È umiliante. Per lei e anche per me.

Rosa annuisce, tamponandosi col fazzoletto.

Ci proverò promette a bassa voce.

Usciamo quasi sollevati. In macchina Riccardo mi stringe la mano.

Grazie che hai tenuto duro mi sussurra. So che ti pesa.

Amo, pesa confesso. Ma è più dura per lei. Ha paura di non contare più.

Non resterà sola.

Questo devi dimostrarglielo tu.

***

Per una settimana, niente telefonate. Comincio a credere che sia fatta. Lottavo giorno, alle 17.30, squilla il telefono.

Martina, sono Rosa.

Resto immobile.

Buonasera.

Pensavo Domenica venite da me? Faccio il pesce al forno con le verdure, ho trovato una ricetta su internet. Senza quasi olio. E linsalata. Dice che fa bene.

Trattengo il fiato.

Certo, veniamo.

E scusami. Per tutto. Ho avuto paura, quando ho visto Riccardo così. Avevo timore di perderlo.

Non lo sta perdendo, signora Rosa.

Ora lo so.

Chiude. Resto seduta in cucina col telefono in mano. Riccardo esce dal bagno e mi guarda.

Che è successo?

Tua madre ci invita domenica. Vuole fare il pesce al forno.

Sorride piano.

Sta provando.

Sì. Ci sta provando.

La sera prima richiama. Voce nervosa.

Martina, scusa se ti disturbo. Riccardo può mangiare carote? E la barbabietola? La ricetta dice che sono caloriche.

Sospiro.

Sì, signora Rosa, tutto va bene con moderazione.

Quanto sarebbe? Cento grammi? Duecento?

Cento basta.

E il pesce? Meglio il salmone o il merluzzo? Il salmone è grasso, si può?

Sì, ha i grassi buoni.

Ah credevo peggio. Allora prendo salmone. Ah, Martina, la pasta di grano saraceno va bollita in acqua o posso mettere poco burro?

So che servirà ancora tempo. Che le preoccupazioni non spariranno con una sola chiacchierata. Ma ora almeno ci prova a capire. Cerca di adattarsi. È un passo avanti.

Solo acqua, magari un filo di olio extravergine.

Grazie, Martina. Non ti arrabbiare se chiamo troppo?

Non mi arrabbio.

Voglio solo che venga bene, che siate contenti.

Lo saremo.

Chiude. Riccardo, che ha sentito, scuote la testa.

Ora chiama per le ricette?

Meglio delle accuse.

Molto meglio gli sorrido.

***

Domenica arriviamo da Rosa. Tavola più sobria del solito: salmone al forno con limone e erbe, verdure grigliate, grano saraceno, insalata senza maionese. E una fetta minuscola di torta.

Ho fatto del mio meglio dice quando ci sediamo. Se cè qualcosa che non va, ditemelo.

Riccardo assaggia il salmone e chiude gli occhi per il piacere.

Mamma, è fantastico.

Rosa si illumina.

Davvero? Avevo paura di cuocerlo troppo. La ricetta dice venti minuti, io ho fatto venticinque.

Perfetto confermo. Signora Rosa, bravissima.

Sorride, impacciata.

Vorrei imparare anche quelle vostre bevande proteiche. Mi spiega come le fate?

Volentieri.

Ceniamo, parliamo. Rosa racconta del vicinato, della sua terrazza, delle fiction che guarda. Non chiede quanta porzione abbiamo mangiato, non insiste con altro cibo. Era solo lì. A parlare.

Quando ce ne andiamo, mi abbraccia davvero.

Grazie mi sussurra piano , che non mi hai abbandonata. Che mi aiuti a capire.

Andrà tutto bene.

In macchina Riccardo mi prende la mano.

Credo sia linizio del cambiamento.

Sembra di sì.

Ma tre giorni dopo ancora squilla alle sei. Leggo il nome e il cuore si stringe.

Martina, sono Rosa. Hai dato da mangiare a Riccardo oggi?

Mi blocco.

Sì dico dopo una pausa, cercando di rimanere calma.

E cosa?

E capisco che questo non finirà. Le chiamate ci saranno sempre. Magari meno frequenti. Ma ci saranno. È il suo modo per restare parte della vita del figlio. Per sentirsi ancora utile, ancora amata.

Signora Rosa, dico piano ma decisa. Se vuole sapere cosa mangia Riccardo, chieda a lui. È grande. Può raccontarle lui.

Ma

No, ascolti. Non intendo più rispondere a ogni pasto. Non è normale. Vuole vedere con i suoi occhi? Vieni da noi. Guarda tu stessa. Basta con le interrogazioni quotidiane.

Tace. Sento il suo respiro.

Hai ragione mormora Scusa. È labitudine.

Ma le abitudini si cambiano.

Ci proverò.

Chiude.

Riccardo mi guarda interrogativo.

Va tutto bene?

Non lo so ammetto. Ma ho detto quello che dovevo finalmente dire.

Mi abbraccia.

Sono orgoglioso di te.

Sono stanca confesso, affondando nel suo petto. Sfinita da questa battaglia per essere tua moglie, non la badante sotto esame.

Lo so. Scusa se non ti ho protetta subito.

Proteggimi adesso.

Lo farò.

Passa una settimana. Niente chiamate. Poi unaltra. Forse stavolta ha capito davvero. Forse il confine è stato tracciato.

Ma il venerdì sera suonano. Apro. Rosa è lì, con un piccolo sacchetto.

Ciao, Martina. Disturbo?

No, prego.

Entra, si toglie le scarpe, va in cucina. Tira fuori una teglia.

Ho preparato uno spezzatino di verdure, quasi senza olio. Vorrei sapere se vi piace.

Riccardo esce e la abbraccia.

Grazie, mamma.

Ma va si schermisce lei. Imparerò piano piano. Non giudicate male.

A cena assaggiamo la sua teglia. Buonissima. Rosa ci osserva mentre mangiamo e sorride.

Vi piace?

Molto dice Riccardo.

Meno male. Allora continuo a impegnarmi.

Se ne va dopo unora. Non chiede più niente su cosa abbiamo mangiato. Non perquisisce il frigo. Non fa prediche. Sta solo con noi, beve un tè, chiacchiera.

Appena uscita, Riccardo mi abbraccia da dietro.

Credo che davvero stia cambiando.

Credo anchio.

So che è una tregua fragile. Ci saranno altri scivoloni, altri tentativi di controllo. Le vecchie abitudini sono toste. La lotta per lattenzione del figlio, per la difesa della nostra famiglia e delle nostre scelte, continua ancora.

Ma ora so che posso dire no. Che posso mettere una linea. Che non devo più giustificarmi, sopportare o lasciarmi abbattere. Ho diritto alla mia vita con mio marito. E lui mi sostiene.

Alle sei in punto, il lunedì, il telefono squilla.

Guardo il nome. Rosa.

Pronto.

Martina, sono io. Non ti disturbo, volevo chiedere solo una cosa. Siete liberi nel weekend? Magari venite su? Vorrei imparare quei vostri pancakes di ricotta, quelli senza farina. Mi aiuti?

Sospiro.

Volentieri, signora Rosa. Saremo lì.

Chiude.

Riccardo mi guarda interrogativo.

Un piccolo progresso? chiede.

Piccolo sì sorrido. Ma pur sempre progresso.

Lui mi bacia sulla testa.

Si sta impegnando.

Davvero.

E, nel profondo, spero che un giorno queste chiamate saranno solo questo: semplici telefonate. Senza paura, senza tentativi di controllo, senza insegure un passato che non torna più. Solo parole tra persone che si vogliono bene e cercano di capirsi, in un tempo nuovo.

Ma ora, con la cucina pervasa dal profumo della cena sana, fuori la sera che cala su Milano, so solo una cosa: la guerra non è vinta, ma nemmeno persa. Il confine è tracciato. E noi siamo, finalmente, dalla stessa parte. Insieme.

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