Sarò sempre con te
Non ricominciare di nuovo! Lo abbiamo già discusso mille volte! Perché dobbiamo tornare sempre su questa questione? Martina scaccia laria con la mano, stanca, e si volta di nuovo verso i fornelli.
La giornata di oggi è iniziata in modo tuttaltro che gioioso. Era appena lalba quando Davide, suo figlio, è arrivato in camera, scuotendola leggermente per la spalla:
Mamma! Ho mal di gola!
Martina, ancora quasi addormentata, ha appoggiato le labbra sulla fronte del bambino e, appena ha sentito il calore, il sonno se nè andato allistante.
Sì, hai la febbre, tesoro. Vieni, forza! Prende Davide in braccio, esce dalla stanza e chiude bene la porta, non volendo sentire Luca lamentarsi poi di non aver dormito abbastanza.
Misura la febbre al figlio, gli dà un antipiretico e lo rimette a letto. Guardando lorologio, capisce che ormai è inutile tornare a dormire. Meglio aspettare che apra lambulatorio per chiamare il pediatra. Quando Davide si assicura che dorma tranquillo, Martina va in cucina, si fa un caffè e si avvicina alla finestra.
Questanno, linverno a Milano è particolarmente nevoso. Anche ora, il cortile sotto casa è coperto da una soffice coltre, neve caduta tutta la notte. Il manto candido è intatto quasi dappertutto, solo qualche fila di impronte spezza la magia di chi già di prima mattina va al lavoro. Martina intravede un movimento e, volgendo lo sguardo, si lascia sfuggire una risata: il gatto di zia Anna, la vicina del piano di sopra, salta come un matto tra i mucchi di neve, scomparendo ogni tanto per poi riemergere tutto infarinato. Ma a quanto pare, Tobia non si lascia minimamente intimorire dal tempo: è talmente autonomo che rifiuta categoricamente di fare i bisogni in casa, costringendo zia Anna a farlo uscire ogni volta che lui lo richiede. E quando vuole uscire, si fa sentire! Tutto il condominio sente i suoi miagolii se la padrona non è pronta ad aprirgli la porta. Ma bisogna ammettere che Tobia, per quanto rumoroso, non si è mai permesso di sporcare dentro casa. Proprio ieri, mentre Martina stava uscendo a prendere Davide dallasilo, lo aveva visto attraversare il portone, lamentoso come sempre.
Vai vai, lamentati pure! Buongiorno Martina! Guarda questo birbante! A volte penso sia lui il padrone, non io. Un vero comandante baffuto! Sono rientrata tardi ieri sera e questa è la punizione.
Buongiorno, zia Anna! Davvero un bel maschione il suo Tobia!
Eh già! Trovalo un altro così! Deve essere il mio destino: crescere uomini di carattere…
Martina sorride, annuisce e prosegue per la sua strada. Non ha niente da aggiungere. Il figlio di zia Anna, Matteo, è veramente un tipo serio. Intelligente, ironico, con un gran cuore. Peccato che pochi se ne accorgano: ai più sembra solo uno smilzo con gli occhiali, basso e poco notato dalle ragazze. Eppure, Martina è sua amica da sempre. E per quanto ricordi, Matteo è sempre stato accanto a lei. La sosteneva anche da bambino quando perse la madre.
Martina perse la mamma, Isabella, sulle strisce pedonali: stava semplicemente attraversando la strada, nel modo giusto, ma questo non bastò a salvarla. Per Martina, quello fu il peggiore incubo. Le avevano sempre insegnato che rispettando le regole non succede nulla di brutto.
Avevano entrambi dieci anni e, per lei, che non sapeva cosa volesse dire perdere una persona cara, fu uno shock. Smise di parlare, piangeva soltanto e a ogni tentativo di consolarla scuoteva la testa, silenziosa, chiedendo solo di essere lasciata sola. Appena poteva, si rintanava in un angolo e si addormentava di sfinimento. Lo psicologo che il padre, Vittorio, aveva portato disse che la situazione rischiava di peggiorare la salute della bambina.
Fu Matteo ad aiutarla. Aveva perso suo padre due anni prima e perciò forse meglio degli adulti capiva quello che Martina stava provando. Praticamente si trasferì a casa loro. Zia Anna acconsentiva, dispiaciuta per la piccola Martina. Lei stessa, così come gli altri vicini, aiutavano come potevano: portavano qualcosa da mangiare, stavano con la bambina quando il padre doveva uscire. Mai, in tutto quel tempo, la madre di Matteo ha detto qualcosa sullorario in cui suo figlio rincasava; anzi, lasciava che passasse le giornate intere con Martina: la costringeva a fare i compiti, le leggeva ad alta voce, cercava di coinvolgerla in giochi, la accompagnava a danza e a ginnastica, quei corsi che la mamma avrebbe voluto per insegnarle a muoversi e tenerla in salute Alla fine, la pazienza e la dedizione di quel ragazzino serio hanno funzionato. Martina si è aperta di nuovo. Il primo giorno in cui trovò, insieme a Matteo, un gattino appena nato e lo portarono da zia Anna, chiese per la prima volta del latte da dare al micio. Anna le passò una bottiglietta e sussurrò tra sé: Grazie al cielo, si è ripresa!
Il micio rimase da Matteo perché il padre di Martina, come si scoprì, era allergico al pelo dei gatti.
Matteo continuava a seguire ovunque la sua amica. Martina era talmente abituata a lui che lo considerava ormai un riflesso di se stessa. Erano entrambi figli unici e avevano trovato uno nellaltro quellaffetto e supporto che spesso manca anche tra fratelli.
Non avevano bisogno di parlare molto; bastava uno sguardo. Martina iniziava una frase, Matteo la finiva. I grandi si stupivano, ma lasciavano fare: sapevano che per due bambini mezzo orfani era una delle poche ancora di salvezza.
I problemi arrivarono solo alla fine del liceo. Martina era ormai cresciuta, bella, intelligente, affascinante: i pretendenti non le mancavano. Matteo osservava tutto in silenzio, finché nella vita di Martina non comparve Luca. Si conobbero sulle scale del centro polisportivo dove lei frequentava ginnastica: scivolò e lui fu il primo ad aiutarla.
Tutto bene, signorina? Aspetti, le do una mano! Un ragazzo alto, distinto, laiutò a rialzarsi. Queste scale sono una trappola; tutto ghiaccio! Si sente bene? Ha battuto forte?
Martina alzò lo sguardo su quello che, senza saperlo, sarebbe poi diventato suo marito e rimase senza fiato. Aveva sempre detto di non credere nei colpi di fulmine, che le sembravano stupidaggini da romanzo. E invece, eccola lì, conquistata.
Sono finita, Matteo! Completamente! Lui è
Comè? Matteo si rabbuiò, ma Martina, rapita dai suoi pensieri, non ci badò.
Non so spiegare il migliore! e ballò per la stanza. Potresti essere felice per la tua amica!
Per la mia amica certo. Sono felice per te! Matteo abbassa lo sguardo, finge un impegno improvviso e va via.
Martina non ci dà peso, troppo presa dalle sue emozioni. Con Luca stanno insieme oltre tre anni, finché decidono che è tempo di sposarsi. Avvertono i genitori e fanno la domanda in comune.
Peccato che debba esserci la testimone della sposa. Ma perché non può esserci un “amico della sposa”? dice Martina mentre si prova labito in sartoria.
Matteo, che è lì ad aspettarla, la osserva. Nel frattempo, la sarta lo caccia quasi fuori dallo studio: Lo sposo non deve vedere labito!
Ma lui non è lo sposo! ride Martina. È il mio amico.
Amico che strano… la sarta alza le sopracciglia.
E che cè di strano? aggiunge Matteo. Non si può essere amici? Martina, dobbiamo anche occuparci della torta. Fai presto, che a lavoro ho ancora da fare.
Arrivo subito! Martina rientra nel camerino, mentre Matteo si lascia cadere stanco sul divanetto.
Col tempo, ripensando al matrimonio improvvisato e ai primi anni di vita insieme, Martina non capisce come abbia fatto a non vedere subito in Luca quei difetti che ora la innervosiscono e la fanno soffrire. Era cresciuta in un mondo in cui cera sempre il fedele cavaliere e si era illusa di essere la principessa che qualcuno avrebbe sempre salvato e accudito. Ma i principi, si sa, sono molto diversi da come li si immagina.
I primi segnali dallarme arrivano quando Martina si ammala gravemente sei mesi dopo le nozze. Un mal di gola sottovalutato, portato avanti per non trascurare marito e casa, si trasforma in qualcosa di più serio. Quando il medico le consiglia una serie di esami parzialmente a pagamento, Luca sbotta:
Ma scherziamo? Stiamo mettendo da parte soldi per le vacanze! Sei giovane e sta benissimo, vogliono solo farsi pagare!
Martina non può credere alle sue orecchie.
Parli sul serio?
Certo!
Luca… Il nodo alla gola è lo stesso di quando era bambina, davvero per te la vacanza è più importante della mia salute?
Su, tranquilla! Quando sarà il momento andiamo al sole, vedrai che passa tutto. Hai solo bisogno di riposarti! Luca la abbraccia, senza vedere che, per la prima volta, lei non ricambia.
Sarà poi suo padre, senza mai fare commenti sul genero, a pagarle gli esami.
Ci vorrà quasi un anno per rimettersi in piedi; alcune complicanze, soprattutto al cuore, resteranno comunque. Quando Martina scopre di aspettare un bambino, la mettono subito sotto stretta osservazione.
Non vorrei essere indiscreta, ma deve pensarci bene, dice la dottoressa, scorrendo la cartella. È una gravidanza a rischio. Per ora va tutto bene, ma dovrà vedere come va avanti.
Non cè niente da pensare. Io voglio partorire!
Allora dobbiamo darci davvero da fare.
E si impegnano seriamente. Gli ultimi tre mesi Martina resta in ospedale. Davide nasce sano, ma il prezzo che lei paga lo conoscono davvero solo due persone: suo padre e Matteo. È in quelloccasione che capisce quanto Luca, di fatto, viva la sua vita a parte, dove lei è solo una comparsa. Quando lui scopre che tutto è andato bene, festeggia talmente tanto da sparire per tre giorni, telefono spento. Martina va nel panico, chiede al padre di cercarlo. Quando lui arriva, teso ma rassicurante, la abbraccia e dice:
Sta tutto a posto. E non innervosirti, per favore!
Fu allora che capì davvero che quella non era la sua favola. Resiste al pensiero del divorzio solo per come Luca ha accolto Davide: lo guarda come un miracolo e, sorprendentemente, si comporta da padre premuroso. Si alza la notte, cambia pannolini, lo porta fuori, cerca di giocare con lui. Solo che, a volte, scatta: si infastidisce, chiede a Martina di tenerlo lontano, e unora dopo torna limmagine del padre perfetto. Questa doppiezza confonde Martina. È amore o solo routine? Ma per il momento i momenti belli superano quelli brutti.
Quanto a lei e Luca, però, ormai vivono da tempo da paralleli: come rette che non si incontrano più.
Davide si ammala spesso; Martina non ha più il tempo né gli strumenti per ragionare su quanto la sua famiglia sia strana. Corre dai medici cercando di non chiedere aiuto mai a Luca, perché non sa con che umore la prenderà. A volte è perfetto, a volte esplode se gli si chiede uno sforzo. Si stanca di queste montagne russe e preferisce arrangiarsi. Il padre le insegna a guidare, guardando lui il nipotino mentre lei prende la patente. Poi, Vittorio le compra unutilitaria usata, piccola e scattante, così da non dover dipendere più da nessuno.
Suo padre ha capito tutto di Luca da tempo, ma non si intromette: attende solo che Martina faccia una scelta. Solo una volta, quando Davide ha la febbre alta da giorni e Martina, stravolta, si lascia cadere sul pavimento, il padre le dice mentre lei si risveglia:
Martina, non ti darò consigli né domande. Voglio solo che tu sappia che non sei sola. Hai capito?
Papà, grazie, lo so! Martina lo abbraccia. Non sono ancora pronta, però. Finché non decido, Luca resta mio marito.
Lui annuisce, silenzioso.
In tutto questo, Matteo appare sempre quando serve: a comprare le medicine quando Martina non può uscire da casa, a portarla dal medico quando lauto si rompe, a portarla dal meccanico Non cè un favore che non sia pronto a farle. Martina si sente anche un po in colpa, ma non può farne a meno; di qualcuno si deve pur fidare.
Anche adesso, guarda il cortile innevato e pensa che Matteo sta tornando oggi da un viaggio di lavoro; se cè bisogno, laccompagnerà sicuramente dal dottore, visto che la sua macchinetta ancora è ferma e stavolta sembra che sia un guasto serio. I soldi scarseggiano ultimamente: Luca dice che investe tutto nel suo business e lo stipendio di Martina basta appena per le spese essenziali, perché lei non riesce ancora a lavorare regolarmente a causa delle continue assenze per malattia del figlio. Fortuna che vivono nella casa lasciata dal padre, mentre lui si è trasferito nella villetta di famiglia fuori Milano, preferendo la tranquillità alla città.
Martina guarda lorologio e chiama la segreteria del medico di base: per fortuna, la dottoressa è tornata dalle ferie e lappuntamento viene accettato subito.
Posa il telefono e si mette a cucinare. Poco dopo, in cucina arriva anche Luca, ancora mezzo addormentato.
E adesso coshai? Perché avete fatto avanti e indietro tutta la notte?
Davide è malato, risponde secca Martina.
E quindi? Bastava che te ne occupassi tu! Vabbè, tanto sono distrutto. Ora vado a farmi la doccia, dammi qualcosa da mangiare veloce e vado. Ho mille cose da fare oggi.
Martina si gira in silenzio verso i fornelli. Sta cucinando soprattutto per Davide, che quando ha la febbre mangia solo ciò che lei chiama cibo per guarire. Oggi ha deciso di preparare frittelle: piacciono anche a Luca, così va bene per tutti.
Hai parlato con tuo padre?
No.
E che aspetti?
Ti ho detto che non intendo chiederli di intestare a noi la casa, né dargli fastidio con questa storia.
Sei cocciuta, Martina! Io pago tutto ma non ho nessun diritto qui dentro! Sempre a chiedermi soldi: per te, per Davide Io lavoro tutto il giorno, non vado in ferie da un anno e va sempre tutto storto!
Luca continua ancora a brontolare ma Martina non ascolta più. In quel momento le sembra di sentire dentro sé la corda che si spezza definitivamente. Quella che ancora la teneva unita a Luca: dove erano legati i primi incontri, i baci, la tenerezza, il giorno del matrimonio, la nascita di Davide
Con calma posa la spatola della padella, si volta e lo guarda negli occhi.
Ora ti dico una sola cosa e voglio che la ascolti bene, lo interrompe lei. Oggi fai i bagagli e te ne vai. Noi divorziamo, Luca. Non voglio più vivere altri tre anni così, e nemmeno tu, lo so bene. Non voglio parlare di soldi, chi ha pagato cosa. Voglio solo che adesso pensiamo a Davide: merita di avere entrambi i genitori, anche se non insieme.
Luca prima la guarda stupito, vorrebbe intervenire ma tace e poi si alza lasciando la forchetta sul tavolo.
Hai finito? Pensa bene a ciò che stai dicendo, fino a stasera. Poi ne riparliamo.
No, hai capito. Io ho deciso. Tu mi conosci, che significa?
Che sei impazzita. Pensi che qualcuno vorrà mai una come te? E con un figlio, pure? Vedremo. Se ci ripensi, sappi dove trovarmi. Vado dai miei.
Come vuoi. Martina si gira in fretta, resistendo alle lacrime.
Luca esce dalla cucina senza una parola; poco dopo Martina sente la porta dingresso sbattere. Si siede, e per la prima volta da tanto tempo si lascia andare a un pianto vero, liberatorio, mentre Davide dorme. Quando ascolta i suoi passetti che arrivano verso la cucina, si asciuga subito le lacrime e mette un piatto davanti a lui.
Ecco qui, il ragazzo con la guarigione più veloce del mondo! Hai fame?
Non tanta, mamma. Mi fa male anche la testa.
Le frittelle potrebbero aiutare anche la tua testa?
Sì! Davide sorride furbo. Ma con la marmellata!
Certo, come no!
Dopo la visita, la dottoressa prescrive le medicine e va via. Martina si prepara per scendere in farmacia e quasi sta per chiamare suo padre quando sente bussare. Solo Matteo bussa, e mai usa il campanello, ormai fra loro è una consuetudine.
Ciao!
Ciao! Come state? Matteo porta una scatola con una macchinina. Martina si accorge che non ricorda nemmeno lultima volta in cui Luca abbia comprato qualcosa al figlio. A tutti i compleanni, a Natale, è sempre lei a occuparsi dei regali. Invece Matteo non si è mai presentato senza un pensierino per loro.
Davide si è ammalato di nuovo. Rimani con lui? Vado a prendere le medicine.
Nessun problema. Anzi, ci vado io, hai la lista?
Martina prende la lista dalla borsa e la passa a Matteo.
Appena lui esce, il telefono squilla.
Martina Vitale?
Sì, sono io.
La chiamiamo dallospedale Niguarda. È arrivato suo padre.
Cosa è successo? Martina stringe il telefono fin quasi a farsi male.
Infarto. È ancora in condizioni critiche.
Sto arrivando.
Inizia a girare per casa in preda al panico. Suo padre era sempre stato bene! Ora capisce quanto in fretta si può perdere una persona cara.
Compone il numero di Luca.
Luca
Che cè? Ci hai ripensato ora, eh?
Mio padre è in ospedale. Ha avuto un infarto.
E allora? Cosa vuoi adesso da me? Non volevi il divorzio?
Martina abbassa lo sguardo sul telefono e riaggancia.
Quando Matteo rientra dalla farmacia, trova Martina già pronta nel corridoio.
Dove vai?
Papà in ospedale. Infarto.
Non serve altro. Matteo corre subito a chiamare la madre, zia Anna, che rimane a casa a badare a Davide mentre lui accompagna Martina allospedale.
Passano tutto il giorno ad aspettare notizie. Seduti in sala dattesa, restano in silenzio. Finalmente Martina rompe il silenzio:
Grazie Non sai quanto sia importante averti qui adesso.
Io sarò sempre con te
Lo so, Matteo. Ora lo so davvero
Il medico che esce unora dopo li trova così: Martina dorme con la testa sulla spalla di Matteo. Lui la sveglia delicatamente.
Abbiamo trasferito suo padre in reparto. La strada è ancora lunga, ma il peggio è passato. Ora potete andare a casa. Chieda in reparto gli orari di visita e domani potrà vederlo.
Martina abbraccia Matteo e finalmente piange tutto quello che aveva tenuto dentro.




