Tra verità e sogno

Fra verità e sogno

Veronica si era rintanata in un plaid caldo, godendosi la pace del suo appartamento milanese. Fuori dalla finestra, i fiocchi di neve scendevano silenziosi, piroettando tra i tram e i clacson che osavano ancora sfidare la sera. Era appena tornata dalla prova dellabito da sposa evento che, da settimane, le stringeva lo stomaco e le scioglieva le ginocchia come una vera carbonara ben fatta. In mano aveva ancora la busta con gli accessori: orecchini discreti, una delicatissima tiara degna di una novella principessa di Sabaudia, e altri piccoli dettagli che, nella sua testa, avrebbero reso il suo look degno di una copertina di Vogue Sposa.

Pensava allimminente matrimonio, alle luci che avrebbero illuminato il suo vestito, agli sguardi pieni dammirazione degli ospiti che, tra un brindisi e una battuta sul Prosecco, lavrebbero trovata incantevole. Un vero idillio, insomma.

Un improvviso squillo alla porta spezzò il silenzio. Veronica trasalì, stringendo nervosamente il plaid come se dovesse difendersi da un esercito di parenti impiccioni. Guardò lorologio mancavano dieci minuti alle sette. Ma chi poteva mai arrivare a quellora in una sera così nevosa? Qualche pacco Amazon made in Italy dimenticato? La signora Gilda del piano di sopra che aveva di nuovo problemi con la caldaia?

Sbirció nello spioncino. Davanti alla porta, un uomo alto, il viso celato nellombra per lennesima volta maledisse la pessima illuminazione del pianerottolo. Non aveva intenzione di aprire senza un minimo di interrogatorio.

Chi è? chiese, cercando di darsi un tono tranquillo.

Sono io, Vanni rispose una voce appena smorzata dalla porta, ma indubitabile. Dobbiamo parlare. Subito.

Veronica esitò. Vanni era un caso delicato. Non era che morisse dalla voglia di riceverlo, figurarsi. E se fosse successo qualcosa a Ilaria, la sua migliore amica? Socchiuse la porta, più per istinto che per convinzione. Vanni era lì, il cappotto scuro chiazzato di neve, lo sguardo acceso di un misto tra vitalità e sfinimento aveva una di quelle facce che ti fanno domandare se è il momento di offrirgli un bicchiere di vino o consigliargli uno psicologo.

Entra, va, mormorò, facendo finta di non notare lansia che le stringeva lo stomaco. Sei zuppo fradicio.

Vanni entrò senza neppure slacciarsi le scarpe, regalando al parquet chiaro profonde strisciate di melma lombarda. Un capolavoro. Ma lui nemmeno se ne accorse: sembrava avesse il cervello da tuttaltra parte. Veronica lo osservò in silenzio, un presentimento pesante come un panettone industriale.

Veronica cominciò lui, giocherellando nervosamente con le dita dei guanti Non ce la faccio più! Ti amo!

Lei rimase interdetta, come se avesse appena visto Totò in cima al Duomo di Milano.

Vanni, tu? cominciò, ma la voce le si spezzò in gola, lasciando nellaria un fraseggio sospeso e totalmente anti-climax.

Lui non aspettava i convenevoli. Fece un passo in avanti, come se stesse prendendo la rincorsa.

Lo so, ti stai per sposare, lo so che sono fuori di testa! Ma non posso più stare zitto! Tutti questi mesi ho cercato di dimenticarti, di voltare pagina ma non ci sono riuscito! Dovevo dirtelo prima. E con Ilaria Bé, sono stato con lei solo per starti vicino! Non lho mai amata. Mai!

Veronica sentì uno strano gelo dentro. Davvero? Questo qui stava con la sua migliore amica solo per secondi fini? Ma povera Ilaria! Lei sì che ci aveva creduto davvero

Abbandonò piano il plaid sullo schienale, come per recuperare una parvenza di realtà. Laria in salotto si era fatta pesante come una riunione di famiglia.

Vanni provò a intervenire, scegliendo le parole come si schiva una buca in via Torino Ti rendi conto di quello che dici? Ho un fidanzato, lo amo! Mi sposo! Siamo seri, programmiamo la vita insieme. E poi, Ilaria

Lui annuì serio, negli occhi una fierezza da tappa al Giro dItalia.

Lo so, ma non riesco più a tenermelo dentro. Tra due settimane sarai irraggiungibile. E non è il momento giusto, lo so, figurati Ma se non lo dico ora, me lo rimprovererò per sempre. E Ilaria, ormai è solo passato. Ho finto, daccordo!

Veronica schizzava di tutto. La voce le uscì piatta, come se parlasse di qualcun altro, trasportata via dalla corrente del Naviglio.

Ma ti ascolti? Davvero hai il coraggio di dire queste cose?

È la verità! insistette Vanni, categoria ossessione. Ho fatto tutto solo per potermi avvicinare a te. Speravo che, col tempo, tu ti accorgessi di quanto sono speciale di come saremmo perfetti insieme. Adesso so che senza di te la vita non vale nulla.

E giù: si inginocchia e, con mano tremante, tira fuori una scatoletta con un anellino luccicante.

Lascia tutto! Lascia il tuo fidanzato, vieni con me. Ti renderò felice, lo giuro!

Veronica lo guardava pietrificata. Flash-back di Vanni e Ilaria che ridevano assieme alle cene, di sguardi languidi e racconti teneri. Tutto finto? Un collage fatto a pezzi davanti ai suoi occhi.

Alzati gli sussurrò, con un filo di voce. Ti prego, basta.

Vanni si rialzò piano, negli occhi ancora la speranza, ma già sbriciolata pezzo dopo pezzo.

Non mi credi, vero?

Ti credo rispose, calma ma decisa. Credo che tu sia sincero Ma non cambia nulla.

Fece un passo indietro. Era tempo di essere chiari senza fronzoli.

Sei un amico, Vanni. Ma io amo un altro. Lo sposo perché sono certa che lui sia il mio destino. Non cerco altro.

Vanni serrò le dita sullanello, delusissimo.

E se te lavessi detto prima? Prima che incontrassi lui?

Veronica si prese un secondo per pensarci.

Onestamente, sarebbe stato lo stesso. Mi spiace ma non mi hai mai interessato in quel senso.

Vanni accorciò le distanze, anima da maratoneta disperato.

Perché? Ho visto come mi guardavi, cera qualcosa fra noi

Veronica fece un mezzo passo indietro, pronta a piombare sul divano tipo salto in alto, casomai la situazione degenerasse. E se perdeva lequilibrio, via, porte sul pianerottolo e ciao.

Fra noi non cè mai stato nulla, Vanni. Non è amore il tuo, ma uninfatuazione. Ti sei creato un personaggio e mi hai messo sopra un piedistallo, punto. Ti prego, chiudiamola qui.

Vanni si fece prendere dai nervi, ma più per senso di impotenza che di rabbia.

Ti sbagli. Quello che provo è vero! Nessuna allucinazione. Ti amo!

Veronica si morse il labbro per non perdere la calma. Meglio non alzare la voce, con uno così mai dire, magari le prende peggio. Ma una cosa doveva dirla:

E Ilaria allora? Te ne rendi conto, della sofferenza che le stai causando? Hai giocato con i suoi sentimenti, lhai usata adesso vuoi che io mandi tutto allaria per te?

So di aver sbagliato sussurrò lui, abbassando lo sguardo ma rifarei tutto da capo, sai? Non ho rimpianti.

Non puoi costruire la felicità sulle macerie degli altri, Vanni. E non si può amare unimmagine ideale. Noi due abbiamo parlato cinque volte in croce! Quello che ami non sono io, ma una fantasia.

Fece una pausa e tornò pragmatica, molto più di quanto desiderasse:

Devi parlare con Ilaria e raccontarle tutto. Devi chiederle scusa.

Vanni si irrigidì. Respirò, provando a sembrare più controllato.

Perché mai? Se ti ho detto che non la amo? Mi irrita solo tu sei diversa.

Nel suo sguardo cera un dolore sincero. Veronica ebbe un attimo di compassione ma guai ad abbassare la guardia: la pietà è un invito a problemi ancora più grossi.

Con me non hai speranza. Anzi, come con Ilaria. Pensavi davvero che stavo zitta?

Qualche istante di gelo. Poi Vanni annuì e, con la coda tra le gambe, si avviò verso luscita.

Me ne vado. Ma non mollo. Aspetterò il momento in cui ti accorgerai che siamo fatti luno per laltra.

Non fare il melodrammatico sbuffò lei. Chissà se quella frase suonava più come una minaccia- Non aspettare. Vivi la tua vita. Trova una persona vera, non una proiezione. Adesso, per favore, vattene.

Vanni fece pochi passi stanchi, la schiena curva, la guerra persa prima ancora che cominciasse. Sulla soglia si voltò.

Grazie per lonestà disse piano, senza retorica né drammi. Ma non è un addio.

E chiuse piano la porta. Veronica rimase lì, a fissare quelluscio come se stesse osservando la fine di una fiction Rai. Poi si avvicinò alla finestra. La strada, sotto, era bianca, i lampioni coloravano la neve di giallo. Vide Vanni allontanarsi, spalle curve, le mani sprofondate nelle tasche del cappotto, quasi stesse sfidando tutto il Corso Sempione a duello.

Veronica sentiva ancora tremare qualcosa dentro di sé. Lui laveva davvero spiazzata e, peggio, aveva messo in pericolo Ilaria. Se solo andasse a raccontarle una balla, magari per pararsi, chi lo sa Meglio prevenire.

Prese il telefono. Scorse la rubrica, cliccò su Ilaria e, dopo un respiro, chiamò:

Ila? Dobbiamo parlare. È urgente.

Dallaltra parte un fruscio, voce un po preoccupata:

Che succede? Ti sento nervosa. Tutto bene?

Veronica prese coraggio niente drammi ma nemmeno mezze verità.

Vanni è appena stato qui. Mi ha detto tutto: che si è messo con te solo per stare vicino a me. Che non ti ha mai amata, eri solo una tappa.

Pausa. Lunga come una domenica pomeriggio, la si poteva spalmare sul pane. Alla fine Ilaria trovò la voce colma di incredulità:

Stai scherzando davvero? Non ci posso credere

Non voglio ferirti, ma lo dovevo fare, sono tua amica le parole le uscivano quasi a raffica Ha detto di amare solo me. Che dovrei mollare tutto per lui. Ila, mi ha fatto paura con il suo comportamento!

Altra pausa. Poi un sospiro dallaltra parte della cornetta.

Ho capito rispose Ilaria, la voce forzatamente calma, ma il dolore evidente. E adesso?

Non lo so, rispose Veronica sinceramente penso che presto busserà da te. Sei a casa da sola? Mi preoccupa il suo stato danimo!

Pochi secondi e Ilaria, rassicurante nella sua tristezza:

Non ti preoccupare, farò quello che devo. Grazie per avermelo detto.

Mi dispiace, davvero, sussurrò Veronica.

Meglio la verità che linganno, ribatté Ilaria. Anche se fa male.

Chiusero. Veronica rimase in silenzio ancora qualche minuto, poi tornò a guardare i fiocchi di neve. Da qualche parte, Milano stringeva i suoi segreti tra i vicoli, e lei sapeva che, almeno per le sue amiche, la tempesta era appena iniziata.

*******************

Ilaria, intanto, fissava il fondo della sua tazza da tè ormai gelato. Sentiva le parole di Veronica girarle in testa come una pubblicità martellante: Non ti ha mai amata. Ogni frase, ogni ricordo con Vanni le pizzicava dentro, facendole male in un modo sottile, ma persistente come una canzone di Eros Ramazzotti nei giorni di pioggia.

Rimase lì, immobile, quasi volesse sciogliersi nella sedia come una mozzarella in forno. Chiamare Vanni? Farsi forza? Aspettare? Nessuna scelta sembrava quella giusta.

Suonano alla porta. Tac, tac. Non era nemmeno riuscita a bere, e già la realtà bussa forte e chiaro. Si avvicina titubante, controlla nello spioncino. Vanni, ovviamente, era lì. Ancora infreddolito, la faccia bianca, i capelli arruffati da un turbine di pensieri e granelli di neve. Sembrava appena uscito da uno spot per i fazzoletti Tempo.

Ilaria, parte lui a raffica devo dirti tutto. Non ti ho mai…

Già detto Veronica, lo interrompe lei, più tranquilla di quanto si senta. Sentirglielo dire fa male, ma almeno risparmia la recita. Non credo tu possa aggiungere altro.

Vanni rimane interdetto. Sembra quasi uno scolaro pizzicato a copiare i compiti. Si stringe il cappotto addosso, allunga una mano, la tira indietro, chissà.

Quindi ti ha chiamata subito sussurra. Volevo dirtelo io, spiegare almeno una volta di persona.

Ilaria incrocia le braccia, sente il magone che sale, ma le parole saltano fuori da sole.

Perché sei qui? Per mettermi in imbarazzo? Per farmi sentire insignificante? Per ribadire che sono stata solo uno stratagemma?

No, no Vanni ci prova, fa un passo, lei si scansa. Voglio solo chiederti scusa. Per le bugie, per averti usata. Lo so che non basta ma dovevo farlo.

Silenzio. Lei lo scruta, ma dentro prova solo una specie di gelo.

Potevi dirmelo prima sussurra alla fine. Potevi essere onesto invece di farti beccare a chiedere a Veronica di lasciare il suo futuro marito per te. E ora vieni qui a chiedere scusa

Non so cosa dirti tenta una mezza risata amara; mette le mani in tasca. Mi sono fatto prendere dal panico, avevo paura che Nica mi scappasse via Ho agito dimpulso, tutto qui.

Estrae la famosa scatolina con lanello, mani tremanti. La porge a Ilaria.

Prendilo. È per farti capire che mi dispiace.

Lei guarda lanellino, semplice ma carino, e pensa che il destino lo aveva ideato per prendersi gioco di lei: anello per la donna sbagliata, solenne pasticcio. Lo rigetta con uno sguardo freddo:

Tientelo. Non voglio nulla da te.

Vanni stringe la scatolina, visibilmente perso. Cerca di rigirare la frittata, ma non cè modo.

Ilaria vorrei poter rimediare.

Lei inclina appena la testa. Un tempo lo guardava speranzosa, ora vede solo uno sconosciuto.

Come pensi di poterlo fare? Sposandomi per pietà? Buttandoti sotto un tram in Corso Buenos Aires per farti sentire martire? Basta, Vanni.

Lui trema, ma non molla.

Vorrei ricominciare, davvero. Da zero, onesto

Con chi non credi più, puoi solo chiudere risponde lei, calma ma ferrata. Mi hai ingannata, ti sei preso gioco di tutto. Se anche ora ti credessi, non cambierebbe nulla.

Un lungo, silenzioso respiro. Poi Ilaria chiude largomento:

Mi servirà tempo, e distanza. Non voglio vederti, né sentirti. Non provare a recuperare: non cè più nulla.

Vanni abbassa lo sguardo, lanello diventa la sua palla al piede. Mormora, sconfitto:

Capisco. Mi dispiace.

Sta uscendo quando, di colpo, suonano di nuovo. Un altro giro di porte della vita. Chi sarà? Vanni resta impietrito.

Apre. Dietro la porta cè Alessandro, il promesso sposo di Veronica. Alto, imperscrutabile, elegante sia nei capelli che nellanima (anche se, a vederlo adesso, sembra un ex-campione di rugby pronto a una rissa in piazzale Loreto).

Posso entrare? chiede, senza troppi giri di parole.

Ilaria lo lascia entrare, e intuisce che la guest star non è venuto per prendere un caffè.

So tutto, dice fissando Vanni con uno sguardo che non concede repliche. So come ti sei comportato con tutte e due.

Vanni tenta di balbettare una difesa, ma Alessandro non è un tipo da chiacchiere.

Basta, hai già detto abbastanza. Veronica mi ha raccontato tutto. E certe cose si imparano solo a suon di fatti.

Fa un passo avanti, Vanni si ritrae. Ilaria tenta, invano:

Ale, lascia stare Non serve

Lui non le bada, occhi fissi sugli occhi del rivale.

Ci ha pensato Ilaria. Ora, tocca a te capire che quando si gioca con i sentimenti delle persone non va sempre a finire a tarallucci e vino.

E invece, uno-due: Vanni becca uno schiaffo che lo fa quasi tornare nei panni del bambino che scappava dalla mamma col battipanni. Sè meritato più di una ramanzina.

Questo è solo linizio dice Alessandro, glaciale. Se provi a farti vivo ancora, prometto che ne prendi il doppio. Siamo intesi?

Vanni si rialza piano, i resti dellorgoglio sparpagliati ovunque. Esce di scena in silenzio, un ultimo sospiro, un ultimo sguardo allumanità tutta, chiude la porta e sparisce.

Alessandro si rivolge a Ilaria, volto più umano.

Scusami. Non sarà raffinato, ma serviva. Certi tipi ascoltano solo la concretezza.

Ilaria lo guarda, non sapendo se riderci sopra o mettersi a piangere.

Forse ci voleva. Grazie, davvero. Anche se boh, non so.

Sei forte, Ilaria le sorride Alessandro. Lo supererai.

Lei annuisce, con un mezzo sorriso da chi ha capito che per oggi le lezioni di vita bastano, grazie.

E grazie anche da parte di Veronica conclude Alessandro. Lei è preoccupata, ma lho convinta che ci sarebbe stato bisogno di un po di presenza maschile, oggi

È una vera amica. E tu non sei male nemmeno, gli stringe la mano, quellalleanza fra donne che non si spezza mai.

Ora, solo rumore di neve oltre i vetri. Ilaria si sente svuotata ma, chissà come, anche più libera.

Quando Alessandro se ne va, Ilaria si lascia crollare sul divano, svuotata come una bottiglia di Chianti dopo un pranzo di famiglia. Dentro un solo pensiero: Ecco finita. Quasi un sollievo. Sarà dura, ma da qualche parte si ricomincia. Forse con meno illusioni e una nuova forza.

*******************

Nel frattempo, Vanni camminava per le strade di Milano, neve nei capelli e poca voglia di filosofia. La nausea della sconfitta, lamarezza di tutte le commedie andate storte e il freddo della solitudine più tagliente del vento in piazza del Duomo.

Il giorno dopo arrivò al lavoro con il labbro gonfio e un occhio pesto. I colleghi, si sa, sono sempre discreti come le mamme nelle chat di classe: tutti silenziosi, ma con le orecchie ben appuntite. Nessuno chiese nulla; tanto, in ufficio, lo “Stalker di Veronica” era già leggenda.

Dopo qualche giorno, Vanni chiese il trasferimento a Firenze. Il capo non fece domande (tanto qui del romanticismo ne avete fatto un mestiere, vero?), approvò e via. Di stare a Milano non ne poteva più. Ogni angolo gli ributtava in faccia quello che aveva rovinato.

Prima di lasciare la città, entrò da un orefice, restituì lanello. Il commesso lo guardò, capendo tutto senza dover chiedere. Vanni riprese i soldi 1.200 euro dritti sul conto. Li girò subito a Ilaria con un messaggio: Scusami. Sono tuoi di diritto. Nessuna spiegazione, nessuna scena madre.

Nel giorno della partenza, chiuse la porta alle spalle senza voltarsi troppo. Milano restava indietro, coperta dalla neve, che col suo candore come sempre cercava di far dimenticare anche le storie più storte.

Ho rovinato tutto sussurrò. Nessun dramma, solo lamara consapevolezza che, qualche volta, i sogni restano tali.

Salì sul taxi e, con una lunga inspirazione di quellaria invernale che quasi brucia, guardò avanti. La strada era tutta da scrivere.

In quei giorni, invece, Veronica e Alessandro seduti al tavolino di una caffetteria con Ilaria, guardavano dalla vetrata la neve stendere il suo velo sulla città. Sul tavolo: tre cioccolate calde e niente più drammi, solo chiacchiere da come si va avanti, di viaggi di nozze in Costiera Amalfitana e sogni veri che non fanno male.

Non sono più arrabbiata con lui, sospirò Ilaria, guardando i tram scivolare lenti provo solo dispiacere per come è finita.

Veronica le poggiò una mano sulla spalla, sorriso rassicurante:

Non devi colpevolizzarti. Meriti il meglio, quello vero!

Ilaria annuì, con la certezza di chi, tra una torta Sacher e laltra, ha capito che il futuro si ricomincia sempre. E lo fa con le amiche al fianco, una buona cioccolata e la consapevolezza che la verità, a modo suo, è il primo ingrediente per ricominciare davvero.

Fuori, la neve continuava a cadere. E la vita neanche a dirlo andava avanti. Sempre e comunque.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

14 + 9 =

Tra verità e sogno