Diario di Olinda, 17 giugno
Non posso credere che sia successo di nuovo. Avevo appena finito di sarchiare laiuola delle fragole, sudata fradicia sotto il sole cocente di giugno, le mani impastate nella terra scura della campagna toscana, quando ecco risuonare il campanello stridulo del cancello. Sopra il rumore del tagliaerba del vicino, la voce squillante ed esigente di mia suocera la signora Valeria Marinelli arrivava chiara come una campana:
Allora, Olinda, apri subito il cancello! Siamo arrivati con tutte le bontà! Che fate lì rintanati, sembra quasi una prigione!
Rimasi un attimo impietrita in mezzo alla fila, con il sudore che mi scendeva in faccia lasciando strisce nere dove le mani avevano strofinato la fronte. Avrei voluto essere ovunque, tranne che lì.
Con la coda dellocchio guardai mio marito, Andrea, che armeggiava con un martello accanto alla rimessa degli attrezzi. Mi fece spallucce, lespressione imbarazzata, come a dire: Non sono stato io a invitarli.
La voce di mia suocera risuonò di nuovo, stavolta risentita:
Andreino! Ma insomma, sè venuta mamma, s’è venuta tua sorella, e voi vi nascondete?
Sospirai profondamente, tolsi i guanti e li lanciai nel secchio. Avevo programmato un fine settimana di lavoro sulla mia amata campagna, ogni minuto impegnato tra semine e piccoli lavori. Niente di tutto ciò era più possibile.
Feci cenno ad Andrea: ok, apri pure. Tanto ormai…
Il SUV grigio della famiglia si fermò davanti alla casa con una nuvola di polvere. Prima ad uscire fu, naturalmente, Valeria Marinelli, corpulenta, rumorosa, col suo vestito a fiori sgargianti e un cappello di paglia dalle falde enormi. Dietro di lei la cognata, Silvia, in shorts bianchi e top, orgogliosa della sua manicure fresca fresca. Infine, Marcello, il marito di Silvia, sbadigliante e con la birra in mano.
Aprirono il bagagliaio snocciolando sacchetti di carbonella, casse di birra Peroni, barattoli di salsiccia marinata.
Madonna che caldo! si sventolò Valeria col cappello Olin’, sei tutta sporca! Volevamo farti una sorpresa! Ho chiamato Andrea, non rispondeva mai. E allora, via, che si fa? Gita fuori porta, sole, grigliata! Mi raccomando poi, vogliamo fare un bagno nel fiume, eh?
Li guardai senza scambiare parola, sentendo montare una rabbia sorda dentro. Quella terra era il mio porto sicuro, lasciatami dalla nonna, un piccolo rifugio dove avevo investito gli ultimi tre anni ogni euro, ogni energia libera. Andrea aiutava, sì, ma più per dovere che per passione. Loro venivano solo quando trovavano tutto in fiore, per abbuffarsi di lamponi e dondolarsi sullamaca.
Buongiorno, signora Valeria dissi cercando di non far trasparire nulla Eh, sorpresa davvero… noi in realtà stavamo lavorando.
Ma dai, il lavoro non scappa! ridacchiò Marcello sollevando la cassa di birra Il weekend è fatto per oziare. Andrea, monta la brace, che qui si inizia la festa!
Silvia già si aggirava per il giardino:
Oli, dove sono i lettini? Voglio prendere il sole, non è che i tuoi lamponi sono già maturi?
Ancora verdi, i lamponi risposi tagliente I lettini sono in rimessa e devono essere puliti.
E fatelo fare ad Andrea, no? ordinò subito Valeria puntando verso la veranda Olin’, vai a lavarti e presentati decentemente. Dai, metti su uninsalata coi cetrioli, un po di prezzemolo. Gli uomini pensano alla carne.
Valeria Marinelli si accomodò spavalda sulla poltroncina di vimini che io adoravo per le letture della sera.
Lerba vicino alla recinzione è altissima, non va bene. Va tagliata. Dai Andreino, dopo pensaci tu.
Guardai Andrea. Era impalato: sapeva che avevamo pianificato tutto minuziosamente dissodare nuova terra, verniciare la recinzione, smontare la vecchia serra, cera persino il compost in arrivo la sera. Ora pareva dovessi fare la cameriera e lanimatrice agli ospiti illustri.
Mi scattò qualcosa dentro. Dissimulando uninquietante calma, lo chiamai:
Andrea, vieni un attimo qui.
Ci appartammo presso il pozzo.
Lo sapevi che sarebbero venuti? chiesi sottovoce.
No, giuro! mugugnò lui guardandosi intorno, teso Mamma stamani mha chiamato per sapere dove eravamo. Le ho detto: in campagna. Non mi ha detto niente! Ma ormai non possiamo cacciarli, son pur sempre parenti… Per favore, Olinda, portiamo pazienza, no? Facciamo la grigliata, poi se ne vanno
Portiamo pazienza? scossi la testa, quasi ridendo. La scorsa settimana non siamo venuti perché tua madre voleva andare al centro commerciale. Due settimane fa era il compleanno di Silvia. Abbiamo una stagione da mandare avanti. Se oggi non facciamo quello che serve, i semi marciranno e la recinzione cadrà a settembre.
Olinda, dai
Niente Olinda. Questa è la mia terra. E le regole sono le mie. Vogliono mangiare e riposare nella natura? Ben venga. Il lavoro allaria aperta fa bene.
Senza dire altro, mi avvicinai decisa alla rimessa. Il baccano dei ferri fece ammutolire gli ospiti. Tornai pochi minuti dopo con tre pale, rastrelli, una zappa e la vernice.
Li depositai davanti alla veranda, proprio ai loro piedi.
Allora, cari ospiti la mia voce tremava appena, ma era ferma Siete arrivati senza avvisare, quindi uniamo lutile al dilettevole. Oggi giornata ecologica!
CHE?! sbuffò Silvia, schifando la pala Io sono venuta a rilassarmi, non a scavare. Ma cos’è uno scherzo?
No, non sono la vostra animatrice e nemmeno la cuoca tagliai corto Io oggi lavoro. Se volete restare, aiutate. Chi non lavora, non mangia. E questa, sappiatelo, è saggezza popolare.
Valeria Marinelli, già intenta a mordere la mela presa dalla tavola senza chiedere, si blocca a bocca aperta.
Olinda! Ma che modi sono? Noi siamo ospiti! Veniamo a trovare mio figlio! Andrea, ma dici niente? Tua moglie mi fa lavorare come una schiava!
Andrea si avvicinò senza dire nulla, ma io lo precedetti.
Signora Valeria, la pregherei di non fare scenate. Questa proprietà lho ereditata dalla nonna, ben prima di sposarmi. Lo sa. Qui comando io. Andrea mi aiuta, perché siamo famiglia. Voi venite solo quando tutto è pronto. Volete la grigliata? Benissimo. Ma prima lavoro.
Distribuii pale e rastrelli senza darle ascolto.
Marcello, tu hai la pala gli dissi La striscia lì dietro il recinto è dura come il ferro, serve forza maschile. Finché non hai finito, la brace non si accende.
Marcello tossì nella birra.
Olinda dai, sono in ferie! Ho pure mal di schiena…
Si guarisce meglio muovendosi! Silvia! lei si ritrasse sulla poltrona Per te rastrello: tutta lerba tagliata va raccolta nel composter, e dopo vai a sradicare le erbacce dalle carote. Così prendi anche il sole su tutta la schiena.
Non ci penso nemmeno! stridette Silvia Mi sono fatta pagare il gel per le unghie, trecento euro! Mamma, dille qualcosa!
Valeria si alzò, enorme, scura.
Basta! Andrea toglie queste cose. Ora si pranza, e tu mi indicò minacciosa se non ci vuoi, basta dirlo. Tra poco ci metto pure a spazzare i tuoi orti! Siamo vecchi!
Ma se la settimana scorsa si vantava di aver fatto tre ore di zumba, signora Valeria! risposi secca Forze ne ha ancora. Per lei ho un lavoro raffinato: verniciare la staccionata vicino ai fiori. La vernice non puzza, nuovo pennello. Forza.
Noi andiamo via! ringhiò Valeria Marcello, prendi tutto! Non metterò più piede qua! Andrea, guarda chi hai sposato una strega! Si permette di cacciare la suocera!
Incrociai le braccia con calma.
Non caccio nessuno. Propongo uno scambio equo: aiuto per ospitalità. Se non volete dare una mano, lasciateci lavorare. Io in cucina per voi non ci sto mentre vi sdraiate. Ho il mio programma.
Andrea! urlò la suocera. Digli qualcosa! Sei un uomo o una mozzarella?
Andrea guardò il volto rosso della madre, la bocca storta di Silvia, Marcello seduto col cartone di birra. Poi me.
Mi vide stanca, sporca, ma decisa. Si ricorderà di tutte le volte che insieme disegnavo la mappa delle colture, delle mie gioie per ogni germoglio, dei sogni sulla nuova serra…
Mamma, disse piano Olinda ha ragione.
COSA?! fecero in coro.
Olinda ha ragione ripeté più deciso. È casa sua. E veniamo qui per lavorare. Le ho promesso aiuto. Siete piombati come fulmini. Se volete davvero rilassarvi, cè un agriturismo cinque minuti più avanti: lettini, chef e tutto il resto. Qua oggi abbiamo da fare.
Silenzio assoluto. Si sentiva solo un bombolone che ronzava tra le peonie. Valeria Marinelli boccheggiava scioccata, stregata dal tradimento del figlio.
Va bene… sibilò infine. Grazie, figlio mio. Andiamo Marcello! Non resto qui con questa gente!
In fretta e furia caricarono la birra, Silvia picchiava i piedi per dispetto, Valeria mi lanciò uno sguardo da malocchio degno di una strega delle favole.
Vi pentirete! urlò prima di sbattere la portiera Quando avrete bisogno di aiuto, non contateci!
Partirono lasciando dietro una nuvola di polvere.
Rimanemmo io e Andrea in mezzo al cortile, in un silenzio denso che sembrava miele. Sedetti pesantemente sulla scaletta della veranda.
André si sedette vicino, mi prese la mano. Aveva il palmo caldo e sudato.
Come va? domandò.
Sto… non saprei sospirai Per un attimo ho temuto di essere fatta a pezzi, o maledetta a vita.
Di sicuro ci ha maledetti sghignazzò lui Ma passerà. Mia madre non sa tenere il broncio. Silvia magari sì…
Sopravviverò misi la testa sulla sua spalla Grazie per avermi sostenuta. Pensavo saresti restato… come sempre.
Cioè zitto? sospirò Andrea. A tutto cè un limite. Li ho guardati bene oggi: mai una domanda, subito comandi e pretese. Tu invece qui sotto il sole ogni giorno. Mi sono vergognato. Questa è davvero casa tua, e tu ci tieni a tutto.
Sorrisi.
È casa nostra, Andrea. Se vuoi davvero viverla, non solo goderti la grigliata.
Certo. Ora però vado a riprendere la pala che Marcello ha lanciato lì si alzò deciso Devo vangare la striscia di argilla, come dicevi.
Lo osservai con senso di complicità profonda. Per la prima volta dopo anni, sentivo che eravamo veramente una squadra.
Mi rimisi in piedi, spolverando i pantaloni. Il sole era ancora alto, il lavoro non sarebbe mancato. Ma adesso mi sembrava più leggero.
Dopo unora, mentre Andrea, madido e soddisfatto, finiva di dissodare, mi avvicinai con una brocca di limonata fresca.
Pausa! ordinai.
Ci sedemmo sulla veranda, dove poco prima si era consumato il teatrino.
Sai, disse Andrea pensieroso, sorseggiando non hanno capito il punto.
Quale?
Non è solo questione di lavorare. Bastava chiedere: Come possiamo aiutarvi? e magari dopo unoretta li avremmo fatti riposare. Ma larroganza…
È questione di rispetto. Non si entra in casa daltri pretendendo tutto pronto. E ancora meno si può ignorare la fatica degli altri, come se fosse dovuta.
Vibra un messaggio sul suo telefono.
È mamma fa Andrea spazientito Scrive: Siamo in agriturismo. Stanze care, cibo schifoso. Che vergogna, figli senza cuore.
Scoppiai a ridere.
Eccoli lì a godersi il riposo… senza pale né rastrelli.
Né la nostra salsiccia! aggiunse Andrea Tra laltro, la carne lhanno portata via?
Lhanno presa. Ma a noi resta la patata novella, laneto e una bella aringa salata. E il silenzio.
Scese la sera sulla campagna. I grilli cantavano, in lontananza abbaiava il cane del signor Bianchi. Finita la vernice sulla staccionata, cenammo in cucina con patate lesse: il pasto più buono della settimana.
Sai ammisi intingendo il pane nellolio Forse oggi abbiamo imparato qualcosa.
Loro?
Loro e noi. Imparare a dire no non fa male.
Fa paura ammise Andrea Ma ne vale la pena. Olinda, la prossima volta teniamo davvero chiusa la porta? Solo io e te. Senza rastrelli. Soltanto… noi.
Va bene promisi Ma la serra dobbiamo smontarla comunque.
Un rumore di motore fuori. Mi irrigidii: di nuovo loro? Andrea si affacciò alla finestra.
No, fortuna! Vanno dai vicini.
Sorrisi. Tutta la tensione era sparita. Ora sapevo che la mia casa era davvero una roccaforte: mai più parenti invadenti senza regole.
La storia però non è finita. Una settimana dopo, mercoledì sera, mentre eravamo nel nostro appartamento a Firenze, un campanello improvviso. Alla porta, Valeria Marinelli: sola, senza cappello, un piccolo fagotto in mano. Il suo viso smarrito, quasi umile.
Posso? domandò.
Sorpresa, lasciai che entrasse.
Sedette in cucina, il pacco di carta sul tavolo.
Ho portato le pizzette. Fatte da me, col cavolo nero.
Andrea entrò, fermandosi di colpo.
Ciao mamma. È successo qualcosa?
Sì sospirò Valeria Mi sono vergognata. Non ho pace da giorni. La Zita, la mia vicina, mi diceva che la nuora laveva messa in riga quando voleva comandare a casa sua. E io… sono così anchio. Vengo, do ordini… Voi invece lavorate con passione. Sinceramente, Olinda… la tua campagna non è paragonabile a comera con la nonna.
Tacque, stringendo la borsa.
Insomma, perdonatemi. Pensavo che Andrea fosse ancora il mio bambino. Invece ha una moglie… con carattere. E ci vuole. Oggi con il mondo di oggi, serve davvero forza.
Ci guardammo io e Andrea, senza parole. Non mi aspettavo delle scuse. Urli sì, ma non questo.
Ma no signora Valeria, dissi io mettendo a bollire il tè Chi dimentica il passato, vive meglio. Non portiamo rancore. Solo, capisca: abbiamo anche noi i nostri programmi.
Sì sì, ora ho capito, annuì lei Non mi presenterò mai più senza chiamare. E a lavorare vi aiuto solo se mi volete, niente lezioni! Silvia invece… Silvia ci è rimasta male, dice che avrebbe rovinato le unghie. Ma è giovane, capirà con gli anni.
Passammo tutta la sera insieme, tazzina dopo tazzina. Il dialogo era goffo, ma latmosfera si era sciolta. Quelle linee di confine costruite il sabato precedente, non ci avevano separati: anzi, ora cera rispetto, finalmente. Le pale, ora, le tengo in bella vista nella rimessa come monito, e anche come vittoria personale. Perché la terra, qui, ci unisce se la si onora.
Un mese dopo, quando la famiglia propose di tornare in campagna… fu con largo preavviso e la domanda che aspettavo da una vita: Olinda, che possiamo fare per aiutarti?
Lezione imparata, finalmente. La mia piccola terra è lunica regola che conta.





