Marta! Finalmente! Non sai quanto mi sono agitata! Carmela aprì la porta di casa e abbracciò forte sua sorella. Ho la testa che gira, non so proprio che fare!
Prima di tutto, calmati! Marta, robusta e serena come una quercia, entrò nellingresso con tutta la sua pazienza. È a casa la ragazza?
No! Stamattina è uscita con i bambini e se nè andata! Carmela agitò le mani, disperata. Non vuole sentire ragioni. È innamorata, dice.
Eh, Carmela, che ti devo dire? Hai lasciato correre troppo la tua ragazza, ora devi accettare. Siediti, fatti un bel respiro e raccontami tutto, poi vediamo che si può fare.
Marta si accomodò in cucina e, guardando con aria critica la sorella preparare il tè, la rimproverò con il tono di sempre:
Ma almeno sciacqualo, sto bollitore! Sono anni che te lo dico, e niente!
Carmela si affrettò, ma nel girarsi si scottò le dita e si portò subito la mano allorecchio.
Madonna santa, non cambierai mai! Lascia stare, siediti! Altrimenti oggi ti fai male davvero.
Marta prese il controllo, preparò il té con tutta calma e si sedette davanti a Carmela.
Dai, ora parla. Dimmi tutto, senza saltare niente. Chi è lui, che fa? Cosa pensa davvero Ginevra?
Carmela strinse la tazza tra le mani. Nemmeno lei sapeva davvero perché quella storia la facesse agitare così tanto. Sì, il ragazzo che la figlia minore aveva portato a casa sembrava a posto. Non era uno che beve, aveva il suo lavoro magari solo unofficina, ma pur sempre un lavoro ed era pure pratico: il rubinetto rotto che la vecchia idraulica non era riuscita mai a sistemare, lui laveva aggiustato in un attimo. Ma Carmela ormai vedeva nella figlia minore un problema, come diceva sempre anche Marta, e aveva bisogno di qualcosa di più che una buona impressione per sentirsi tranquilla riguardo la scelta di Ginevra. E poi quella storia di come si erano conosciuti dove si è mai visto uno che ripara gratis la macchina a una sconosciuta, anche se cerano di mezzo i bambini e il gelo invernale? E poi, dopo, veniva la domenica a vedere se i piccoli stavano bene e la macchina funzionava. Sono mesi che va avanti così e Ginevra sembra che abbia perso la testa, senza pensare ai figli o alla madre. Vuole solo sposarsi, pare che una lezione non sia bastata!
Carmela raccontò tutto a Marta e poi restò in attesa della sentenza. Daltronde, a Marta si era sempre affidata, ancora da piccola: i genitori non cerano quasi mai, la madre lavorava tutto il giorno e il padre se nera andato troppo presto, così era stata Marta la sua vera famiglia.
Marta, devi aiutarmi, davvero, io non ce la faccio le disse, quasi piangendo nel ricordare i tempi in cui la sorella maggiore, otto anni più grande, si occupava di tutto.
Sullo sfondo delle chiacchiere di cucina tornavano i momenti in cui la madre, a fine giornata, raccomandava sempre:
Martì, tu sei grande, devi aiutare tua sorella!
Quando nacque Carmela, la mamma quasi non ci credeva, e poi temeva di non farcela. Ma fu proprio la figlia maggiore insieme al padre a convincerla che ce lavrebbero fatta insieme. Carmela era fragile, si ammalava spesso, e per tutta linfanzia fu Marta ad occuparsene, trasmettendole quella cura che la rese forte, capace poi di affrontare le difficoltà della vita scolastica e anche le prime vere crisi.
Quando la mamma si ammalò che Carmela era appena alluniversità, fu ancora Marta a reggere la sorella, spronandola a non mollare e a non far sapere nulla alla madre per non darle un altro pensiero. Resteranno insieme accanto al letto fino allultimo giorno. Alla fine, dopo il funerale della madre, le due decisero di vendere la casa dei genitori e prendersi ciascuna un piccolo appartamento vicino allaltra.
Meglio così, sei vicina commentò Marta, osservando con occhio severo le pareti bianche della nuova casa di Carmela. Niente ditte. Vengo io a sistemare tutto, con le ragazze della mia impresa.
Ormai Marta era la caposquadra di un gruppo tutto al femminile che gli amici e i clienti si tramandavano di mano in mano, tanto erano precise e affidabili. Col tempo Marta aveva aperto una sua piccola ditta edile, studiando anche ingegneria alla sera.
Non ho mai un attimo, si lamentava con la sorella. Se almeno Sandro mi aiutasse! Ma lui ha sempre mille cose da fare. Va bene, passerà anche questa tempesta, poi lavorerò come non mai!
Ma il lavoro non andava sempre bene. La situazione cambiava di anno in anno, e crescere diventava difficile. Marta si faceva in quattro per tutto, ma non poteva più controllare tutto come da giovane.
Non posso mettere la mia testa nelle mani degli altri, fanno tutto alla buona, poi tocca a me metterci la faccia sospirava, ma poi chiedeva subito: E tu, come va? E i bambini?
Carmela rispondeva sempre con precisione, sentendosi ancora in colpa perché il marito che aveva scelto non piaceva affatto alla sorella maggiore. Ma alla fine, anche Marta dovette arrendersi davanti alla perseveranza di Enzo, che riuscì, a forza di pazienza e buone maniere, a farsi volere bene.
La famiglia era tutto per loro: le due figlie di Carmela, Lucia e Ginevra, erano la sua gioia più grande, forti e sane (non come lei da piccola!) che giocavano per casa. Lunico cruccio di Marta era che Enzo passasse troppo tempo con loro la domenica.
Fa troppo il babysitter, brontolava. Così le vizia!
Carmela sorrideva sotto i baffi, pensando che forse Marta era solo un po gelosa, dato che il suo Sandro era sempre restio a passare tempo coi figli. Quando uno dei ragazzi di Marta cominciò ad avere problemi a scuola e poi a comportarsi male, anche lì dovette far da sola, perché il marito rispose scocciato: Crescerlo è sempre stato un lavoro tuo, ora arrangiati. Alla fine lo mandò nellesercito e, con sua grande sorpresa, lui fu contento: Del resto, mia madre era un generale in casa, era destino che finissi qui! Scherzavano, ma intanto la figlia di Marta lasciava annunciare la notizia che sarebbe diventata madre a diciotto anni.
E ora? Marta scrollò le spalle, ma già cercava una soluzione. Organizzarono il matrimonio in poco tempo, la ragazza e il marito abitarono nellappartamento lasciato libero dalla vendita della casa dei genitori e, bene o male, la coppia trovò il suo equilibrio.
Ma sai comè, passò poco, e i problemi iniziarono a piovere da tutte le parti, soprattutto con le figlie di Carmela.
Lucia era tranquilla, delicata, mentre Ginevra aveva il carattere acceso del padre. Le iscrissero entrambe alla stessa classe, così pensavano fosse più semplice. Funzionò più per Lucia, che aveva bisogno di essere aiutata, perché a scuola andava meglio a Ginevra, che trascinava pure la sorella. E Enzo non si stancava di ripetere: Le migliori ragazze del mondo ce le ho io!
Peccato che Enzo non poté godersele a lungo. Ebbe un brutto incidente quando le ragazze erano alle medie, e morì dopo qualche settimana in ospedale. Marta strinse le nipoti tra le braccia, cercando di tappare la voragine in famiglia, mentre Carmela si spense quasi a poco a poco, trascurando perfino le figlie.
Ancora una volta, toccò a Marta scuotere la sorella, urlandole: Guarda le tue figlie, non basta che hanno perso il padre, ora devono perdere anche la madre? Tirati su che stanno crescendo e hanno bisogno di te!
Non fu veloce, ma Carmela poco a poco ricominciò a vivere, le ragazze ripresero a sorridere, e la vita, anche se col dolore dentro, riprese il suo corso.
Allultimo anno delle superiori, tutte e due sinnamorarono. Lucia, dopo una sfuriata della zia, si disse che non era il momento. Ginevra, invece, simpuntò: Io sono innamorata!
E che te ne fai dellamore? Hai ancora tanto da imparare! Marta cercava di farle ragionare. Ma di che parliamo, ormai?
Ma Ginevra era cocciuta. Un giorno prese da parte il suo ragazzo, Andrea, e gli disse: Allora, che intenzioni hai? Perché se vuoi solo giocare, non ci sto.
Ti amo, Ginevra!
E allora sposami!
Facile! Devo solo dirlo ai miei.
Andrea quando crescerai, fammi sapere. Intanto, non venire finché non ti decidi.
Si sposarono dopo un anno. Carmela pianse tutto il matrimonio, Marta faticava a trattenere il broncio guardando la nipote felice, borbottando: Perché così presto? Neanche aspettare un po?
In realtà Ginevra dimostrò che sbagliavano: il primo figlio nacque solo due anni dopo. Intanto si era iscritta alluniversità, stringendo i denti e contando sullaiuto di madre e sorella. Andrea faceva la sua parte, lavorava nella ditta del padre che, visto il talento della nuora, la prese come contabile appena laureata.
Quando Ginevra scoprì di essere di nuovo incinta, era già responsabile amministrativa. Andrea aprì una sua piccola azienda grazie ai consigli del padre e insieme aiutarono la famiglia a stare molto meglio.
Carmela era felice, solo Marta non smetteva di preoccuparsi: Tutto troppo liscio Ginevra ha il fuoco dentro, prima o poi la combina.
E un giorno la batosta arrivò. Andrea, preso dal lavoro, finì per tradire Ginevra proprio nel modo più banale. Ginevra se ne accorse, allinizio pensò fosse solo stanchezza, cercò anche di recuperare, ma capì presto la verità. Fu una giornata di primavera quando, seduta sulla panchina del parco con i figli, una donna incinta si sedette accanto a lei.
Tu sei Ginevra? le chiese con tono duro.
Sì
Sono Elisa, la compagna di Andrea. Quello che tu chiami ancora marito.
Ginevra rimase spiazzata ma reagì con una risata nervosa.
Ah! E il bambino qui è suo?
Esatto, un maschietto! Elisa si accarezzò il pancione.
Bene, tanti auguri! Ma tu che vuoi da me?
Io? Un padre per mio figlio!
Ma i suoi figli già li ha, vanno bene come sono, no?
Non fare la furba! Risolvi questa storia, è ora!
Ginevra rimase a guardare la donna andarsene e represse a stento le lacrime.
Quando Andrea tornò a casa, non negò nulla.
Ultimamente sei sempre occupata, con i figli, la casa. Io sono un uomo
Sì, certo
La separazione fu un inferno. Andrea sembrava impazzito, in tribunale litigava su ogni dettaglio, mentre Ginevra non vedeva lora di chiudere tutto. Persero la casa, dovettero dividersi tutto, mantenimento dei figli in euro da calcolare col centesimo. Anche il suocero chiese gentilmente a Ginevra di lasciare il lavoro.
Capisci, no
Se volete vedere i vostri nipoti, telefonate fu tutto quello che rispose.
Con i suoceri non litigò, anzi, i bambini continuarono a vederli come prima: meglio così, pensava.
Carmela, preoccupata, si occupava dei nipoti mentre Ginevra cercava di rifarsi una vita. Marta non perdeva occasione per sottolineare: Guardali tu i tuoi figli, che qui appena trova un altro uomo me li lascia!
E quando si presentò Leonardo, Carmela sentì crollare il mondo sotto i piedi.
Ora che si fa?
Bisogna farle aprire gli occhi! Due figli e lei pensa solo allamore? E poi, chi è questo? E se è uno che vuole solo approfittare? Ginevra ha la casa, lavora, ha soldi, magari ci prova! Bisogna controllare
Marta!
Serve parlarci!
Ma non vuole! Le ho detto di tutto, lei dice solo che lui è bravissimo.
Ok, allora la chiamo io.
Marta prese il telefono della sorella e chiamò la nipote:
Hai fatto star male tua madre! Vieni subito.
Ginevra, appena riagganciò, uscì di corsa.
Leo, devo scappare da mia madre!
Vado io con i bambini, non ti preoccupare!
Arrivata a casa trovò la scena che si temeva: Marta che la aspettava in soggiorno, Carmela agitata in un angolo.
Se non ti dai una regolata, qui ti togliamo i figli. Una madre con due figli che pensa solo a sé non esiste!
Ginevra sbottò:
Ma davvero non avete altro da fare che occuparvi dei miei fatti? O è solo perché volete controllare tutto? Sono maggiorenne e decido io della mia vita!
Allora assumiti le tue responsabilità!
Ed è quello che farò! Smettete di controllarmi! Se ci provate ancora, ve lo faccio vedere chi sono!
Ma come ti permetti?! Marta si alzò, furiosa.
Adesso basta, Marta! esclamò Carmela, impallidendo, e prese a toccarsi il petto finché non si sedette a terra.
Ginevra chiamò subito il pronto soccorso, Marta rimase di sasso. Carmela fu portata allospedale.
Il giorno dopo, tutta la famiglia era lì in sala dattesa. Marta si fece avanti, timida.
Ok Ginevra, va bene così. Scusa.
Basta, zia. Limportante è che la mamma stia bene.
Carmela si riprese e si riappacificò con la sorella. Da allora però, ogni volta che Marta provava a criticare le figlie, Carmela la fermava subito. Marta non cambiò subito, ma piano piano imparò.
E quando Ginevra decise di sposare Leonardo, fu proprio Marta la prima a gridare Evviva gli sposi! e ad abbracciarla commossa, sussurrandole ancora una volta: Perdonami!
La vita pian piano sistemò tutto: fu Ginevra a prendersi cura di Marta dopo due operazioni, e Leonardo la accompagnò da tutti i medici. I due trovarono subito unintesa speciale. Alla fine, tra una carezza e una battuta, Marta scherzò:
Ti sei trovata un vero uomo, Ginevra! Tienilo stretto!
Tranquilla, zia, lo so!
Il giorno in cui Marta se ne andò, fu Ginevra lultima a starle accanto, tenendole la mano fino alla fine. Le ultime parole della zia furono semplici:
Grazie.





