Un cavaliere di 67 anni mi invita a cena: sua figlia di 30, scavando nel mio passato, mi fa una domanda indiscreta… lui resta senza parole… e io fuggo via all’istante.

Guarda, ti racconto cosa сталося a mia zia, una donna che, credimi, gli anni hanno reso solo più elegante e piena di grazia, con quell’eleganza tutta italiana che riconosci subito. Si chiama Gabriella, vedova da cinque anni ormai. Si è sistemata bene nel suo bilocale in centro a Bologna, figlio e figlia ormai grandi, ognuno con la propria vita. Lei si godeva la tranquillità: piscina il martedì mattina, qualche mostra in Pinacoteca, e aveva imparato addirittura a fare i cannoli siciliani, quelli con la ricotta vera, proprio da vetrina. Ma, si sa, anche se la solitudine la sopportava, la compagnia a volte manca: qualcuno con cui commentare un film, lamentarsi del tempo o gustarsi il caffè in silenzio.

Ed ecco che nella sua vita arriva Giorgio Manfredi, quasi come quei protagonisti nei film di Monicelli. Lo ha incontrato al Circolo Anziani durante una serata danzante; lui, sessantasettenne, distinto, giacca stirata, capelli brizzolati, le ha chiesto di ballare il valzer. Ballava bene, neanche le ha pestato i piedi cosa che capita spesso, eh! e con quei complimenti gentili le ha fatto arrossire le guance come non le capitava più da anni. Giorgio era anche lui vedovo, aveva lavorato come ingegnere tutta la vita, ora viveva con la figlia e la sua famiglia. Sempre sorridente, raffinato, non si è mai lamentato di acciacchi né ha chiesto in prestito neanche un centesimo di euro per zia Gabriella, segno di grande rispetto.

Dopo solo un mese di frequentazione, Giorgio le fa la fatidica proposta: Gabri, che ne dici di venire a cena da noi? Mia figlia Clara muore dalla voglia di conoscerti, le ho parlato tanto di te. Dai, facciamo una bella serata tutti insieme. Lei, emozionatissima come una ragazzina prima del ballo di fine anno, si sistema, si mette il vestito buono, si fa sistemare i capelli dalla sua parrucchiera di fiducia.

Arriva a casa di Giorgio: un bel trilocale in una vecchia palazzina bolognese, con soffitti alti, stucchi e quellodore buono di libri antichi. Le apre la porta Clara, una donna sui trentanni, lineamenti decisi, sguardo furbo, molto più seria di quanto ti aspetteresti.

Buonasera, le fa, secca secca, senza neanche sorridere. Venga, mio padre è di là che sceglie la cravatta da ore. Gabriella le porge una crostata fatta in casa Clara la prende come se avesse in mano un gatto morto e sparisce in salotto.

La tavola apparecchiata alla grande: cristalli, insalate, arrosto; insomma, si vede che cera stata una certa cura. Giorgio arriva raggiante, si mette subito a servirla. Dai Gabri, siediti qua. Clara, versa linsalata russa alla signora!

Allinizio, tutto tranquillo. Si parla del traffico in tangenziale, dei prezzi al supermercato, delle ultime elezioni. Clara invece quasi non apre bocca, mastica con calma, ma non smette mai di fissare Gabriella, come se la stesse scandagliando.

Gabriella, a un certo punto, si è sentita proprio a disagio. Come se fosse unopera darte valutata allasta. Quando finito il secondo, Giorgio versa il caffè, Clara posa la forchetta, la guarda dritta negli occhi e le fa: Signora Gabriella, che tipo di appartamento possiede?

Ti giuro, Gabriella quasi si strozza col caffè. Una domanda così diretta, fuori luogo, quasi da non credere. Scusi? fa, con un filo di voce. Lappartamento, insiste Clara, è in proprietà? Quanti metri quadri? Che zona? Che piano?

Giorgio, povero uomo, si è quasi rimpicciolito sulla sedia, a fissare la tazzina come se ci vedesse la soluzione alla crisi economica italiana.

Eeh Un bilocale, in via Indipendenza. Ma perché mi domanda questo? Centra con la cena?

Clara si sporge indietro, braccia incrociate: Entriamo nel concreto, signora Gabriella, siamo adulti. Voglio sapere che condizioni ci sarebbero.

Quali condizioni?, guarda da Clara a Giorgio, ma lui continua a rimirarsi i motivi sulla tovaglia come se fossero i geroglifici.

Le condizioni di ospitalità, precisa lei glaciale. Io le sto affidando mio padre. Voglio essere sicura che stia bene: zona tranquilla, medico vicino, cucina leggera. Papà ha bisogno di pace e dieta sana.

Gabriella posa la tazzina, il tintinnio della porcellana nella stanza è come un colpo di gong.

Affidare? E chi le ha detto che accetto tutto questo?

Clara fa persino una faccia sorpresa: Come sarebbe? Lei è qui a cena; mio padre parla sempre di lei Non è naturale che viviate insieme?

Gabriella, piano: Un mese di frequentazione è pochissimo per vivere insieme. E che diritto avrebbe suo padre di trasferirsi da me?

E se no dove? Noi siamo già stretti: io, mio marito, i ragazzi che sono due uragani. Papà ha bisogno di silenzio. E lei ha un bilocale tutto suo. Meglio di così!

Ti dico, parlava come se stesse affidando un canarino a una vicina, per capirci.

Oddio, pensavo si facesse piacere, continua Clara, vedendo che Gabriella non parla. Un uomo in casa fa sempre comodo, lavori domestici, compagnia E io finalmente respiro un po: cucinare per cinque, stirare, i compiti dei ragazzi, tutto sulle mie spalle.

E poi ci tengo a dirlo la pensione di papà non gliela tocco mica. Lui si accontenta, le avanzerebbe anche da spendere per lei!

Gabriella allora guarda Giorgio: Giorgio, ma allora? Anche tu pensi che io sia una specie di pacco a cui affidare tuo padre solo per sollevare Clara?

Lui, abbattuto, abbassa la testa: Gabri, Clara si preoccupa solo per me. Qui cè troppo trambusto, nella tua casa sarebbe tutto tranquillo…

Dentro Gabriella monta la rabbia. Pensava di stare vivendo una storia damore, invece si è ritrovata a un casting per diventare badante a tempo pieno, ma senza stipendio.

Sentite, grazie per la cena. Linsalata russa era buonissima.

Dove va? Non abbiamo ancora fissato i dettagli! Il trasloco, la poltrona di papà… incalza Clara.

Gabriella la guarda fissa: Clara, io non sono una casa di riposo. Sto cercando un uomo per stare bene, non per sbrigare i vostri problemi domestici.

Poi si gira verso Giorgio: E tu, se lasci che tua figlia comandi così sulle tue scelte non sei luomo per me.

Ma Gabriella balbetta lui, ma Clara lo zittisce con una mano sulla spalla: Dai papà, lascia stare. Tanto ci sono altre donne sole, non facciamo storie!

Gabriella prende il cappotto, le mani le tremano mentre cerca i bottoni. Sente la voce di Clara che, da dentro, commenta: te lavevo detto io. Vogliono solo divertirsi, i soldi, zero responsabilità. Dai papà, proviamo con la signora Anna del terzo piano, ti guarda sempre

Gabriella esce, si avvia verso la stazione della metropolitana pensierosa: Meno male che lho capita subito, questa sceneggiata. Meglio adesso che quando ci avrei investito il cuore.

Il tema della casa, come diceva anche il famoso romanziere, cambia le persone. I figli vogliono vivere tranquilli e spediscono il genitore da qualche brava signora per comodità loro. E tanti purtroppo ci cascano, pur di non restare soli.

Tu che dici, ho fatto bene la zia Gabriella ad alzarsi e andarsene? Oppure avrebbe dovuto capire Giorgio, lui poverino non centra niente, è Clara il problema?

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Un cavaliere di 67 anni mi invita a cena: sua figlia di 30, scavando nel mio passato, mi fa una domanda indiscreta… lui resta senza parole… e io fuggo via all’istante.