Elena ha passato tutta la giornata ai fornelli. All’improvviso suona il campanello: sono arrivati i parenti di Antonio, che si accomodano subito a tavola.

Francesca aveva passato tutta la giornata ai fornelli. Suonò il campanello. I parenti di Luca erano arrivati, si sedettero a tavola.
E la carne dovè? chiese la zia.
Ho preparato lanatra ripiena, rispose gentilmente Francesca.
La zia si alzò vistosamente dal tavolo:
Ma questo non si può proprio mangiare. Torniamo a casa.
Luca, seguendo la zia, si alzò:
Ma guarda te Vivi da sola, se non sai cucinare!
E cominciò a mettere le sue cose nella borsa.

Pronto, Maria? Sono io, Francesca. Cosa? Ti dico, Francesca. Il segnale è pessimo.
Perché ti chiamo? Guarda, Maria, questanno non verrò da voi. Non vengo, te lo dico, per le feste.
Come mai? Ma per cosa? Tu sarai con Vittorio, tua figlia con suo marito e i bambini. E io, cosa faccio? Mangio insalate e poi torno a casa in taxi col supplemento festivo? Io proprio non riesco a dormire in casa daltri, lo sai.
Che faccio? Nulla, dormo e basta, in mezzo ai fruscii della linea telefonica, Francesca chiamava la sua amica, da cui negli ultimi cinque anni festeggiava il Capodanno dopo il divorzio.

Cosa? Anche tu volevi chiamarmi? Andate via? Dove? A Firenze dalla zia di Vittorio. Buon viaggio, allora, e divertitevi.
Cè un problema? Quale? Chi arriva? Alessandro? Quale Alessandro? Un nipote? Pronto? Cosa combinano lì con la linea? Ospitarlo per qualche giorno? Ma sai che non amo estranei in casa. Va bene, ti faccio un favore, venga pure Ma insomma!
Caduta la linea, Francesca poggiò il cellulare con irritazione.

Sedette e pensò un po. Magari è meglio così: almeno non passerà la festa da sola. Si rese conto che doveva comunque preparare almeno qualcosa. Mangiare panini da sola non le pesava, ma per un ospite bisognava sforzarsi un po. Mise a bollire le verdure, preparò il prezzemolo e si perse nei pensieri.

Quando era sposata con Luca, non si fermava mai. Già dal trenta dicembre tutta la sua famiglia, proprietaria di una cascina in Toscana, arrivava a casa loro. E iniziava il caos. La cucina irriconoscibile. Vapore ovunque, nemmeno la finestra aperta bastava.
Cuocevano cappelletti in brodo, cuocevano arrosti e polpette. Tutto grasso. Francesca correva avanti e indietro solo a servire piatti. O portava il cappone sul balcone, o puliva patate per linsalata russa. Alla preparazione vera non la facevano avvicinare, da quando aveva preparato quellinsalata allavocado.

Che schifezza, disse la zia di Luca e tutti si trovarono daccordo.

E loro, si lamentava Francesca, mangiavano solo cose piene di maionese, che quasi colavano dal cucchiaio. E i maschi subito seduti a tavola, a degustare il limoncello casereccio. Arrivare a mezzanotte del nuovo anno era una fatica.

Il due gennaio se ne andavano, dopo aver finito tutto. E Francesca rimaneva con il disordine. Passava una settimana a pulire e sistemare tutto.
Luca intanto continuava a festeggiare in campagna. Rientrava cupo, spettinato e scontroso. Era sempre la solita storia: Hai sposato una donna che neanche sa cucinare. E scattavano i litigi. E tirava fuori ancora quella tale Vera, che secondo lui Francesca gli avrebbe portato via. Lei sopportava quelle accuse, pensando fossero vere. Non era proprio capace di preparare quei piatti grassi che lui adorava da bambino.

Non le restava che confidarsi con Maria, lamica dellinfanzia. Ma Maria, dopo anni di lamentele, ebbe unidea. Costrinse Francesca a chiamare tutti i parenti, imponendo che questanno lei avrebbe cucinato tutto lei, purché venissero per Capodanno.
Insieme prepararono antipasti leggeri ma abbondanti, tutto il giorno. I parenti arrivarono, si sedettero.

E la carne? domandò delusa la zia.
Lì cè lanatra ripiena, rispose Francesca.
E il purè? Chiese ancora la zia.
Poi la zia, alzandosi, disse:
Questa roba è da mucche, portami a casa, Federico.

Tutti si precipitarono, si vestirono di corsa e sbatterono la porta dietro di sé.

Ma sei sospirò Luca, arrabbiandosi.
Aspettatemi, vengo anche io! gridò dietro ai parenti.
Non dimenticare la tua borsa gli disse Francesca porgendogliela.
Vivi da sola, noiosa. Io non rimango da solo. Tu, vediamo come starai, ribatté Luca, gettando le sue cose in borsa e andandosene.

Mentre il pentolone ribolliva, Francesca si svegliò dai suoi pensieri. Sollevò il coperchio sentendo il campanello. Magari è Alessandro, pensò, aprendo la porta.
Ma dovè Alessandro?

Un uomo sui quarantanni sorrise:
Sono io. Mi presento, Alessandro Rinaldi, nipote di Vittorio. Sono arrivato di sorpresa, ma loro sono andati a Firenze. Lei è Francesca, vero?

Lei annuì, un po impacciata:
Ma Maria parlava di una nipote

Alessandro rise:
Forse cè stato un malinteso?

Francesca si ricordò degli intoppi nella conversazione e fece spallucce:
Può essere. Prego, allora, entri.

Non si preoccupi. Ho il treno la sera del primo, non sono riuscito a trovare un posto prima. Non vi disturberò a lungo.

Francesca tornò in cucina, scolò le verdure e le mise nel piatto perché raffreddassero.

Alessandro, con aria divertita, domandò:
Ma volevate festeggiare Capodanno solo con uninsalatina?

Francesca, un po piccata, rispose:
Avete bisogno di servizio completo? Carne, insalata russa in quantità?

Lui rise di gusto:
Ma no! A me piace il pesce, mica la carne.

Francesca fece spallucce:
Pesce non ne ho. E sinceramente non so cucinarlo benissimo.

Alessandro, infilandosi il cappotto al volo, rispose:
Non vi preoccupate, ci penso io. Arrivo subito! e uscì senza darle il tempo di replicare.

Non poté che ridere della situazione assurda. Aspettava una signora anziana, e invece si trovava davanti un uomo pieno di energia.

Alessandro non tornò per unora e mezza. Francesca iniziò a preoccuparsi. Era pur sempre un forestiero, magari si era perso. Quando finalmente risuonò il campanello, corse ad aprire.

Ma dove siete finito? Mi stavo preoccupando, fece per rimproverarlo, ma restò zitta.
Dietro di lui comparve un piccolo abete, seguito da buste piene.

Ma perché? chiese soltanto.

Lui posò lalbero vicino al muro e, sorridendo:
Che Capodanno sarebbe senza lalbero?

Francesca inspirò il profumo di resina e rise:
Mancano solo i mandarini.

Ma come! Mandarini e Prosecco sono sacri! Ho pensato a tutto. Ora aiutatemi, portiamo tutto in cucina che iniziamo a preparare.

Così, ridendo e scherzando, addobbarono insieme lalbero e prepararono i piatti. Francesca, guidata da Alessandro fra risate, puliva gamberi, sistemava il pesce. Guardava lui infornare una bella orata con le erbe.

Per mezzanotte era tutto pronto. Stappato il Prosecco, le bollicine brillavano nei calici. Dopo il brindisi con:
Allanno nuovo, con nuova felicità! bevvero tutto dun fiato. Poi iniziarono a chiacchierare.

Sa, quando mi sono sposata lui era diverso. Più buono, gentile. O forse lo sembrava solo a me? Gli innamorati non vedono i difetti, rise amaramente Francesca. Poi solo rimproveri e freddezza. Nulla di quello che facevo andava bene per lui. Ma basta parlare di me, raccontate di voi. Siete sposato? gli domandò.

Alessandro sospirò:
Non più. Storia banale: io per lavoro in giro, lei con un altro. Appena torno, divorzio. Ma siamo troppo seri, ricordiamo piuttosto qualche bravata dinfanzia.

Io una volta, per scommessa, sono salita in cima a un albero altissimo e non riuscivo più a scendere. Ho pianto finché non mi ha tirato giù lo zio Sergio del terzo piano. E a casa, punita dietro la porta tutta la sera, raccontò Francesca ridendo.

Io invece a scuola avevo incollato la sedia del preside al pavimento! Ancora me lo ricordo, quante botte! scherzò Alessandro.

Risero così fino allalba, ricordando episodi buffi della vita. Quando Francesca sbadigliò, Alessandro disse:
Abbiamo parlato troppo, vada a dormire.

Lei, ad occhi semichiusi, ribatté:
Dormire, sì, ma prima bisogna sparecchiare.

Lui replicò deciso:
Faccio io, non si preoccupi!

Così Francesca cedette. Andò in camera e in un attimo dormiva profondamente.

Al mattino Alessandro la svegliò dolcemente:
Francesca, svegliati. È ora, devo andare. Puoi chiudere dietro di me?

Cosa? Ma è già sera? Perché non mi hai svegliata prima?

Lui, sorridendo e togliendole una ciocca dagli occhi:
Dormivi così bene che mi dispiaceva. Ma è davvero ora. Devo raggiungere la stazione.

Lei lo accompagnò alla porta:
Grazie davvero, per la festa, mormorò triste.

Alessandro si fermò sulluscio poi con decisione chiese:
Posso tornare a trovarti? Magari, appena sarò libero?

Francesca sorrise sincera:
Vieni, ti aspetterò

Lui la baciò, non lasciandole il tempo di dire altro, sussurrando:
Allora, arrivederci!

E Francesca rimase a lungo dietro la porta chiusa, sfiorandosi le labbra col sorriso. A volte conosci una persona tutta la vita e si rivela diversa da come credevi. Altre volte, basta un giorno e ti sembra di conoscerla da sempre.

Chissà, ma i miracoli di Capodanno esistono davvero. Una coincidenza, e inizia un nuovo amore, una nuova vita.

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