Abbiamo cercato di portare le sue cose allufficio oggetti smarriti afferma un carabiniere ma Il suo gatto è davvero un guerriero. Non lasciava avvicinare nessuno. Meglio che venga a riprendersi sia le cose che il gatto. Abbiamo già mille altri problemi…
In ogni stazione dItalia ci sono le sale dattesa: alcune ampie e luminose, altre piccole e soffocanti. Alcune hanno poltrone morbide, altre solo panche dure. Ma tutte hanno in comune quella tipica sensazione: lattesa inevitabile.
Quasi ogni viaggiatore arriva almeno una volta in anticipo per paura di perdere il treno, e poi patisce interminabili minuti in quellattesa. Le valigie e le borse si accumulano vicino ai piedi mentre il tempo si dilata e chi aspetta inizia a rimproverarsi per aver calcolato troppo margine.
Anche quel giorno la sala era popolata da persone che evitavano volontariamente di incrociare gli sguardi altrui. Cera chi sfogliava un quotidiano, chi era immerso in un romanzo, la maggior parte invece si rifugiava nei piccoli schermi dei cellulari. Alcuni sgranocchiavano panini portati da casa. Proprio verso questi ultimi si avvicinava lui…
La sala si trovava al piano terra, con ingresso che dava direttamente sulla strada. Probabilmente i profumi del cibo che uscivano dai sacchetti e dalle borse lo avevano attirato.
Era un grande gatto grigio, spettinato. Al collo portava un collare con inciso un numero di telefono.
La gente lo scacciava. Soprattutto le madri impegnate a nutrire i bambini reagivano con stizza:
Via, vattene! Sei sporco e pieno di pulci. Potresti contagiare il mio bambino.
Il gatto sospirava profondamente e si spostava. In realtà, non chiedeva nulla. Si limitava ad avvicinarsi, sedersi vicino e fissare… fissare… fissare…
Aveva una fame tremenda. Ma non sapeva chiedere.
Solo pochi giorni prima era stato portato lì. Il suo padrone era mancato allimprovviso, e i parenti avevano subito pensato di vendere lappartamento. Uno di loro trovò una soluzione: caricò il gatto in macchina e lo lasciò alla stazione dicendo:
Qui non morirai certo di fame, e se ne andò.
Ma come si fa a chiedere aiuto? Cosa fare? Come spiegare agli umani che aveva fame? Il gatto non lo sapeva.
Così si sedeva silenziosamente accanto a qualcuno e lo fissava negli occhi, respirando gli odori che gli davano quasi le vertigini.
Alla gente, però, già provata dallattesa del treno, non andava proprio di occuparsi anche di un gatto randagio. Volevano solo partire in fretta e dimenticare quella sala daspetto, come si fa con un brutto sogno
Un uomo era arrivato in stazione con largo anticipo per una trasferta di lavoro: una notte in viaggio, il giorno dopo una riunione in azienda e poi subito a casa. Mancavano circa quaranta minuti alla partenza. Per ingannare il tempo, osservava chi lo circondava e vide il gatto proprio mentre una madre alzava la voce e minacciava di scacciarlo.
Il gatto, abituato, si spostò e si sedette poco distante. A urla e minacce ormai non faceva più caso.
Luomo notò il collare e pensò che il gatto si fosse perso oppure fosse fuggito per errore, e che magari il proprietario lo stesse cercando. Prese dal borsello delle polpette al ragù, preparate dalla moglie per il viaggio. Aprì la scatola di plastica, inspirò il profumo e sorrise soddisfatto:
Mamma mia, che bontà mormorò rivolgendosi al gatto, Micio, vieni qui piccolo. Ti dò da mangiare.
Il gatto si spostava diffidente da una zampa allaltra. Non voleva rischiare un altro calcio.
Vieni, non temere, aggiunse luomo, io non ti faccio del male.
Alla fine il gatto si decise ad avvicinarsi e lo osservò con sospetto. Luomo appoggiò una polpetta su un fazzoletto. Il gatto fece appena un miagolio e iniziò a mangiare con attenzione, senza perdere nemmeno una briciola.
Si vede che sei di casa disse allora luomo.
Si chinò a guardare meglio il numero sul collare e compose quel numero. Rispose solo il silenzio: la linea era disattivata.
Sbuffò fra i denti. Il treno partiva entro venti minuti e la situazione era più complicata di ciò che aveva pensato.
E adesso? Che faccio? ripeteva confuso guardandosi intorno.
Prese il telefono e chiamò la moglie, le spiegò tutto in modo concitato e chiese:
Che mi consigli? È evidentemente un gatto domestico. Il telefono del padrone è staccato. Se ne va in giro per la stazione elemosinando cibo, ma tutti lo scacciano.
Certo che sei proprio sfortunato tu! rispose lei. Non puoi proprio stare lontano dai guai Ma cosa te ne fai di quel gatto?
Capisci, riprese lui, lo mandano via tutti, e lui nemmeno sa come chiedere da mangiare.
Ho capito, rispose la donna. La sala dattesa, giusto?
Esatto! rise lui sollevato.
E allora dimmi pure il numero che trovi sul collare.
Prima di salire sul treno, portò il gatto contro una parete e gli lasciò tutta la scatola di polpette.
Aspettami qui, gli disse accarezzandogli la testa. Mia moglie verrà a prenderti.
Il gatto lo guardò con gli occhi: era lunico essere umano che negli ultimi giorni lo aveva visto, sfamato, accarezzato e parlato con voce tranquilla. Spinse il muso contro la mano delluomo e miagolò piano.
Ecco, bravo. Aspettala qui. Vedrai che lei saprà aiutarti
Il giorno dopo, luomo fu sommerso dagli impegni. Solo la sera riuscì a chiamare sua moglie.
Allora, hai trovato i proprietari? Gli hai dato da mangiare?
Lho cercato tutta la sera rispose lei. E ho scoperto che il padrone è morto, e gli eredi lo hanno semplicemente portato alla stazione, lasciandolo lì
Luomo restò in silenzio.
Domani mattina torno ancora a cercarlo, aggiunse lei.
Non sono preoccupato, mentì lui. So che tu saprai cavartela.
Certo! Si sente proprio che non ti preoccupi sbottò la donna. Sei cardiopatico, dovresti calmarti! Troveremo il tuo gatto. Ora chiamo mia figlia e il marito, cerchiamo insieme.
Luomo chiuse la chiamata cercando di convincersi che non era un dramma: “In fondo pensava quanti gatti girano per strada? Non puoi salvarli tutti”. Ma lansia non passava. Per qualche motivo il destino di quel gatto grigio gli si era incollato addosso.
Quella notte dormì male. Sognava di accarezzare il gatto e raccontargli qualcosa, mentre lui lo ascoltava annuendo
Al mattino la moglie gli disse di aver setacciato la stazione e chiesto perfino ai netturbini, ma il gatto sembrava sparito.
Luomo provò uno strano senso di colpa, inspiegabile, ma che non lo lasciava andare.
Tornò di corsa…
Quella sera, appena rientrato a Firenze, invece di andare a casa lasciò le valigie vicino a un viaggiatore e si mise a cercare il gatto.
Più di tutto temeva di non trovarlo più, o di arrivare troppo tardi.
Girò e rigirò la stazione per più di unora, controllò dietro i cassonetti, tra i cespugli, passando sotto le pensiline.
Quasi a mezzanotte lo raggiunse la moglie, che bofonchiava contro tutto e tutti.
Alle due di notte, stremati, si sedettero su una panchina fuori dallingresso e si accesero una sigaretta.
Non sento più le gambe, sospirò lei.
Già. Adesso?
Riposiamoci un attimo e poi ricominciamo. Dove hai lasciato le cose?
Lui si prese la testa tra le mani:
In stazione le ho lasciate a un tipo… Ma lui se ne sarà già andato via da ore!
Allora riprendiamole prima, se le troviamo ancora. Così le mettiamo in macchina e poi proseguiamo a cercare.
Attraversarono la sala. Vicino alle valigie li bloccò una pattuglia della polizia ferroviaria.
Sono vostre queste? chiese il carabiniere.
Sì, risposero in coro.
E perché le avete lasciate qui?
Cercavamo un gatto, ripeterono insieme.
Un gatto? si stupì il carabiniere, accennando verso i bagagli. Questo qui, per caso?
Sul trolley era sdraiato il grande gatto grigio.
Stavamo per portare i vostri bagagli allufficio oggetti smarriti, aggiunse il carabiniere, ma il vostro gatto è un vero leone. Aggredisce come un cane, non si fa avvicinare. Prendetevi il gatto e le vostre cose; anche noi abbiamo altro da fare!
Luomo si avvicinò con cautela. Il gatto, riconoscendo chi gli aveva dato da mangiare e carezze, miagolò felice, strofinandosi tutto.
Luomo si sedette sulla panchina, accarezzandolo sulla schiena con un sospiro di sollievo. La moglie gli si sedette vicino.
Non sei mai come gli altri, disse lei baciandolo sulla guancia sinistra, ti ritrovi sempre in situazioni assurde Ora su, prendi le cose e andiamo.
Lui prese valigia e borsa, lei invece afferrò il grosso gatto spelacchiato e sporco. Quello contemporaneamente miagolava di gioia, le dava testate, le faceva le fusa e cercava di leccarla sulla guancia.
La donna rideva, cercando di sottrarsi alle sue moine.
Arrivati a casa, la prima cosa che fece fu lavarlo nella vasca con acqua calda, poi lo strofinò con un asciugamano di spugna e tolse il collare. Riempì la ciotola di brodo di pollo fumante.
Quella notte il gatto sgattaiolò piano in camera, si sistemò accanto a lei e la toccò delicatamente con le zampine, quasi a controllare che non sparisse.
Lei gli poggiò la mano sulla schiena e sussurrò:
Dormi, piccolo, ora sei a casa
Il gatto fece le fusa sottovoce e si addormentò.
Si addormentò anche luomo. Sognava di nuovo sé stesso e la moglie alla ricerca del gatto per la stazione.
E anche il gatto sognava: in fondo, per tutto questo tempo era stato proprio lui a cercare quella persona.
Intanto, in stazione, una piccola gattina rossa correva tra i viaggiatori. Guardava i passanti con occhi in cerca di aiuto e miagolava implorante. Ma la gente tirava dritto, accelerando il passo.
Non cera mai il tempo per fermarsi. E poi, quante sono le gatte e i gatti randagi al mondo? Non puoi mica salvarli e sfamarli tutti, pensavano, accelerando il passo.
Così va la vita.

