Un’anziana povera nutrì due bambini affamati per mesi… poi scomparvero senza nemmeno salutarla. Vent’anni dopo, la verità venne finalmente a galla.

Una povera anziana diede da mangiare a due bambini affamati per mesi poi sparirono senza nemmeno salutare. Venti anni dopo, la verità uscì finalmente allo scoperto.

Nel piccolo mercato di Porta Palazzo a Torino, una signora anziana di nome Nonna Rosa Bianchi vende patate bollite con sale e rosmarino.
Non guadagnava molto, ma bastava per vivere serenamente nel suo appartamentino in periferia.

Una mattina, mentre sistemava il suo cesto di patate, una le cadde a terra.

Le è caduta una patata, signora.

Nonna Rosa si voltò. Davanti a lei cerano due ragazzini, identici. Magri, con le guance scavate, indossavano giacche chiaramente troppo grandi per loro. Uno raccolse la patata, la pulì bene sui pantaloni e gliela restituì. Laltro non staccava gli occhi dalla pentola di patate fumanti.

Grazie disse Rosa con gentilezza. Che fate qui in giro? Vi ho già visti più volte stamattina.

Il più grande strinse le spalle.

Niente solo, passavamo.

Nonna Rosa conosceva bene quel solo passavamo. Era il modo in cui i bambini affamati cercavano di nascondere la vergogna.

Senza aggiungere altro, prese due patate calde, le avvolse nella carta del giornale e ci mise insieme una fettina di cetriolo sotto aceto.

Domani potete tornare disse come se nulla fosse. Mi aiuterete a spostare qualche scatola, vi va?

I due presero il fagotto al volo. Nessun grazie. Solo un cenno e se ne andarono.

Quella stessa sera tornarono. Nonna Rosa stava cercando di trascinare una pesante damigiana dacqua. Prima che potesse chiedere aiuto, i due la sollevarono e la portarono dietro al banco.

Allora il più grande infilò la mano in tasca ed estrasse due vecchie monete di rame.

Erano di nostro padre disse piano. Faceva il panettiere finché non ci fu più.

Il ragazzo allungò le monete.

Non possiamo darle via però può guardarle.

Nonna Rosa capì allistante: quelle erano tutto ciò che avevano al mondo.

Tenetele strette disse sorridendo. I panettieri avranno sempre bisogno di un po di fortuna.

I ragazzi cominciarono a venire ogni giorno.

Si chiamavano Matteo e Paolo Greco.

Nonna Rosa dava loro il cibo che portava da casa: fagioli, pane, qualche volta un pezzetto di formaggio. Loro, in cambio, trasportavano sacchi di patate, sistemavano le cassette e aiutavano a pulire il banco.

Mangiavano di fretta, in silenzio, come se qualcuno potesse portargli via il poco che avevano.

Un giorno Rosa chiese:

E voi dove dormite?

In una cantina in via Genova rispose Paolo. È asciutta non si preoccupi.

Certo che mi preoccupo ribatté Rosa decisa. Ecco perché chiedo.

Matteo la fissò negli occhi.

Non siamo mendicanti disse con fierezza. Un giorno apriremo un forno nostro. Come faceva papà.

Nonna Rosa annuì lentamente.

Non fece altre domande.

In quei ragazzi cera qualcosa: una dignità silenziosa, una disciplina inaspettata per la loro età.

Ma tra i banchi del mercato cera chi non vedeva di buon occhio la situazione.

Il sorvegliante Mauro Gallo.

Sua moglie aveva un minuscolo banco di acciughe salate, ma nessuno comprava. Invece, davanti a quello di Nonna Rosa, la fila non finiva mai.

Ogni volta che passava borbottava con disprezzo:

Ecco la nuova santa! Che dà da mangiare ai barboni

Rosa serrava la bocca e faceva finta di non sentire.

Ma sapeva che Mauro poteva creare problemi. E, se ciò fosse accaduto, i primi a pagarne sarebbero stati Matteo e Paolo.

Da quel giorno iniziò ad aiutarli più di nascosto.

Passava loro il cibo in una busta, come se fossero commissioni. A volte li chiamava dietro il banco.

I ragazzi notarono il cambiamento.

Ma non domandarono mai nulla.

In un pomeriggio freddo, quando il mercato era ormai quasi vuoto, Matteo parlò del problema per la prima volta.

È per il sorvegliante vero?

Rosa esitò un istante e poi annuì.

Non voglio che vi becchiate delle grane. Cè chi non capisce che bisogna aiutare gli altri.

Paolo sistemò meglio il sacco sulla spalla.

Se dovesse diventare rischioso smetteremo di venire.

Lo disse con calma.

Ma a Rosa quelle parole pesarono addosso più di qualsiasi offesa.

Ce la faremo da soli.

Quello voleva dire freddo.

Fame.

Notti in strada.

Linverno arrivò presto quellanno.

Il mercato cominciò a svuotarsi. Sempre meno clienti, sempre meno euro da portare a casa.

Matteo e Paolo iniziarono a passare sempre meno di frequente.

A volte si presentava solo uno dei due, con le mani rosse per il gelo. Altre volte nessuno.

Rosa li attendeva ogni mattina, scrutando in fondo alla via senza accorgersene.

Finché un giorno non vennero più.

Né il giorno dopo.

Né quello dopo ancora.

Dopo una settimana, Rosa andò in via Genova. Chiese ai vicini. Qualcuno le raccontò che la cantina era stata sigillata in seguito a una segnalazione.

I ragazzi se nerano andati via quella notte stessa.

Nessuno sapeva dove.

Nonna Rosa si sedette su una panchina e restò per molto a guardare il selciato.

Un peso sul petto.

Poi tornò a casa.

La vita, in fondo, non si ferma per nessuno.

Passarono gli anni.

Il mercato di Porta Palazzo perse il suo fascino e chiuse per sempre. Nonna Rosa andò in pensione e rimase nel suo piccolo appartamento.

A volte, sbucciando patate solo per sé, pensava a Matteo e Paolo.

Si chiedeva se ce lavessero fatta.

Se fossero ancora insieme.

Se il sogno di aprire un forno avesse resistito al freddo e alla fame.

Non ne parlò mai con nessuno.

Ma non li dimenticò mai.

Una mattina dautunno, molti anni dopo, sentì uno strano rumore davanti alla finestra.

Due Lexus nere e lucide erano parcheggiate davanti al portone.

Rosa strinse gli occhi. Doveva essere uno sbaglio.

Pochi minuti dopo suonò il citofono.

Aperse con cautela.

Davanti a lei cerano due uomini alti, ben vestiti, incredibilmente simili.

È lei signora Rosa Bianchi? domandò uno.

Sì sono io.

Laltro sorrise piano.

Siamo Matteo e Paolo.

Quegli uomini eleganti bussarono alla porta di Rosa
e quando dissero i loro nomi, il passato di ventanni ritornò come unondata.
Ciò che accadde dopo fece sì che la donna non riuscisse a trattenere le lacrime

Parte 2

Per alcuni secondi Rosa non riuscì a parlare.

Non li riconobbe dal viso.

Li riconobbe dagli occhi.

Lo stesso sguardo serio dei ragazzini affamati del mercato.

La cercavamo da anni disse Paolo. Non sapevamo se fosse ancora qui.

Le gambe di Rosa tremarono e si appoggiò allo stipite.

Abbiamo aperto un forno continuò Matteo. Poi un altro e ancora un altro.

Entrarono nello stretto appartamento.

Paolo tirò fuori da una borsa una pagnotta appena sfornata e la posò sul tavolo.

Il profumo caldo riempì la casa.

Per un attimo, sembrò di tornare indietro di ventanni.

Io vi ho solo dato qualche patata sussurrò Rosa.

Matteo scosse piano la testa.

No, signora Rosa.

Lei ci ha restituito la dignità.

Continuò Paolo:

Ci ha trattati da persone quando nessuno lo faceva.

Senza questo non saremmo mai andati lontano.

Parlarono a lungo.

Rivangando anni difficili, lavori duri e notti dormendo nei magazzini. Raccontarono di come un vecchio panettiere diede loro la prima possibilità e di come non dimenticarono mai la promessa fatta da bambini.

Se un giorno fossero riusciti a farcela

sarebbero tornati a cercare la donna che li aveva nutriti quando non avevano nulla.

Quando infine si salutarono, Rosa restò a lungo sulla porta.

Stringeva il pane caldo contro il petto.

E per la prima volta dopo molti anni capì qualcosa di profondo:

quelle semplici patate donate in un vecchio mercato

avevano cambiato il destino di due vite.

E anche il suo.

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