Era il lontano 1951 quando un ragazzo italiano di quattordici anni, Giovanni Rossi, si risvegliò su un letto dospedale a Torino… con più di cento punti di sutura sul petto. I medici avevano appena rimosso un polmone. Per sopravvivere, Giovanni aveva ricevuto ben tredici trasfusioni di sangue da sconosciuti persone di cui non conobbe mai il nome.
Accanto a lui sedeva suo padre, Luigi, che pronunciò una frase destinata a cambiare la vita di Giovanni per sempre:
«Sei vivo solo perché qualcuno ha donato il proprio sangue.»
In quellistante Giovanni fece una promessa: una volta raggiunti i diciottanni, sarebbe diventato donatore anche lui. Avrebbe donato ciò che un tempo aveva salvato la sua vita.
Ma cera un ostacolo grande come la Mole Antonelliana:
Giovanni aveva il terrore degli aghi.
Eppure il giorno in cui compì diciotto anni si presentò al centro trasfusionale. Si accomodò sulla poltrona, fissò il soffitto affrescato e si lasciò pungere dallinfermiera.
E mai, neanche una volta, guardò.
Nemmeno una.
Per i successivi sessantaquattro anni.
Allepoca, Giovanni non sapeva che il suo sangue racchiudeva qualcosa di unico.
Dopo alcune donazioni, i medici notarono qualcosa di straordinario: il suo plasma conteneva un anticorpo rarissimo probabilmente sviluppatosi a causa delle molte trasfusioni ricevute da bambino. Quellanticorpo era lunica arma contro lemolisi fetale da incompatibilità Rh.
Prima di allora, migliaia di neonati italiani morivano ogni anno. Se una donna con Rh negativo portava in grembo un piccolo Rh positivo, il suo organismo poteva reagire attaccando i globuli rossi del feto.
Aborti spontanei. Parti senza vita. Danni cerebrali.
E la soluzione si trovava proprio nel sangue di Giovanni.
I medici gli chiesero se fosse disposto a donare non solo il sangue, ma il plasma: interventi più lunghi, novanta minuti al posto di venti. Visite ogni poche settimane. Per una vita intera.
Giovanni pensò alle sue paure.
Poi pensò ai bambini.
E acconsentì.
Per sessantaquattro anni Giovanni Rossi non saltò neanche una donazione.
Diede il suo plasma nei giorni felici come in quelli oscuri. Continuava insieme al suo lavoro in ferrovia. Non smise neppure dopo essere andato in pensione. E restò fedele allimpegno anche dopo la morte della sua amata moglie Emilia nel 2005 lepoca che chiamava il periodo più buio della sua esistenza.
Ogni volta per 1173 volte fissava il soffitto, conversava con le infermiere, contava le piastrelle sulle pareti… Faceva di tutto pur di non vedere lago.
La paura non svanì mai.
Ma lui continuava ad andare.
Il destino volle scrivere un capitolo ancor più incredibile: fu proprio sua figlia, Lucia, ad aver bisogno del farmaco creato grazie al plasma del padre, durante la sua gravidanza. E il nipotino, Marco, è vivo grazie alla decisione presa da suo nonno molti decenni addietro.
Nel maggio del 2018, ormai ottantunenne, in base alle leggi italiane Giovanni dovette sottoporsi allultima donazione di plasma.
In sala cerano mamme con i loro bambini sani tra le braccia testimonianze vive del suo silenzioso eroismo. Con le lacrime agli occhi, lo ringraziarono.
Giovanni si sedette sulla poltrona per lultima volta. Distolse lo sguardo. E fece la sua millesimacentosettantatreesima donazione.
Dal 1967, in Italia sono state distribuite oltre tre milioni di dosi del farmaco Anti-D, creato grazie agli anticorpi del suo sangue. Gli studiosi stimano che il suo gesto abbia salvato circa due milioni e quattrocentomila neonati solo nel nostro Paese.
Quando qualcuno lo chiamava eroe, lui scuoteva le spalle:
«Sto solo seduto in una stanza sicura e dono il sangue. Mi offrono un caffè, qualche biscotto. Poi torno a casa. Nessun problema.»
Giovanni Rossi si spense serenamente nel sonno il 17 febbraio 2025, alletà di ottantotto anni.
Spesso cerchiamo i nostri eroi nei film o nei libri di storia persone con superpoteri, denaro, fama.
E a volte leroe è semplicemente qualcuno che mantiene una promessa per sessantaquattro anni.
Qualcuno che sente la paura reale, paralizzante eppure sceglie di fare ciò che giusto.
Perché milioni di persone vivono oggi grazie a un uomo che decise che il suo timore valeva meno della vita degli altri.
E tu? Quale piccolo, coraggioso passo puoi fare, anche se ti spaventa?




