Ho scelto una ragazza semplice solo per far innervosire i miei ricchi genitori ma lei custodiva un segreto tale che mi sono dovuto sedere, altrimenti cadevo dalla sedia
Ho scelto una ragazza qualunque per far impazzire i miei genitori snob, ma… sorpresa delle sorprese!
I miei genitori, capaci di far saltare il banco di un casinò solo col portafogli, mi dissero chiaro e tondo che dovevo sposarmi per poter ereditare lazienda di famiglia. Così, io, ribelle senza causa (e con carta di credito illimitata), ho deciso di presentarmi a casa con la ragazza più semplice del paese, tanto per vedere le loro facce. Solo che lei, la semplice, di semplice aveva ben poco
Ammetto: non è che mi vanti di come sono andate le cose allinizio. Ero più interessato al mio piano diabolico che a una vera relazione. Lamore? Per favore io volevo solo scombussolare i piani dei miei genitori!
Dopotutto, sono sempre stato quello un po viziato: aperitivi infiniti, serate in Versilia, giri in spider rosse fiammanti e vacanze a Capri. Perché no? Tra yacht e tartine, la mia famiglia ha di che vivere bene per almeno altre cinque generazioni, e io lo sapevo benissimo che, alla fine, lazienda sarebbe toccata a me.
Poi, una sera a tavola (cena a base di risotto allo zafferano mantecato dal cuoco di fiducia), arriva la grande conversazione.
«Senti, Matteo,» fa mio padre, con quel tono da CEO dellanno, «io e la mamma pensiamo che sia il momento di farti serio».
«Serio? Nel senso, sposarmi?» lo prendo anche un po in giro.
Lui annuisce, sguardo da notaio. «Hai quasi trentanni. Se vuoi prendere in mano la ditta, serve maturità. Questo significa una moglie, una casa non puoi dirigere unimpresa girando per le feste e spendendo euro a palate.»
Mia madre fa segno di sì con la testa, drammatica come solo lei sa fare. «Tuo padre questa azienda lha creata dal nulla, Matteo. Non possiamo lasciarla a chi pensa solo allapericena!»
Mi si accende una lampadina malandrina. Volete una nuora? Ve la porto io ma non sarà quella che vi immaginate! Pensavano di farmi il lavaggio del cervello? Vedranno chi è il vero regista in casa nostra.
È così che ho conosciuto Giada.
Altro che le solite ragazze delle mie compagnie, tutte vestite Gucci&Prada! Lho notata mentre serviva caffè a una festa di beneficenza del paese. Vestitino semplice, capelli raccolti, niente logo in mostra, solo un sorriso vero e occhi da tipa sveglia.
Quando mi sono presentato, ha solo annuito e detto: «Piacere, Matteo». Come se fossi lultimo della fila dal panettiere. Zero entusiasmo. Un muro, e che muro!
«Di dove sei, Giada?» domando, curioso.
«Un piccolo paesino tra le colline niente di speciale.» Voce sottile, sorriso misterioso. Sembra quasi che stia recitando, invece è proprio così.
Perfetto.
Vado subito al sodo: «Ehi, Giada, che ne pensi del matrimonio?»
Lei alza un sopracciglio. «Scusa?»
«Sì, lo so, suona strano.» Cerco di sorridere come il protagonista di una soap. «Cè tutta una storia dietro ma sto cercando qualcuno che voglia sposarsi. Ovviamente prima devi superare una specie di prova di famiglia.»
Lei scoppia a ridere. «Divertente! Proprio oggi pensavo che quasi quasi un matrimonio»
«Sul serio?» Insisto. «Allora… facciamo un patto?»
Mi squadra bene, sorride storto e fa spallucce: «Va bene, Matteo. Ma promettimi una cosa».
«Cosa?»
«Niente domande sul mio passato. Basta sapere che sono una ragazza semplice di un posto semplice. Ti va bene?»
Io, da bravo attore mancato, sorrido: «Affare fatto».
Porto Giada a casa dei miei per la presentazione ufficiale. Scene da commedia: mia madre sgrana gli occhi appena vede il suo vestitino da mercatino e i capelli legati come una di campagna.
«Oh… Giada, vero?» dice lei, forzando un sorriso che sembra un crampo.
Mio padre la osserva come se avessi portato a casa il gatto di un vicino, invece di una fidanzata. «Matteo, questa non era proprio quello che avevamo in mente.»
Col mio classico sorrisone esagero: «Be, volevate che mi sistemassi, no? Ecco Giada: semplice, onesta, non gliene frega nulla di ville o ferrari.»
Giada recita la parte da Oscar: sempre educata burbera, gettando sguardi tra il perplesso e il divertito quando i miei parlano di golf e investimenti a Milano. Mia madre non sa se ridere o chiamare il cardiologo.
Però qualcosa in lei mi sembrava a tratti strano. Giocava perfettamente il ruolo della ragazza normale, ma ogni tanto la pizzicavo a sogghignare sotto i baffi. Tipo che sapeva qualcosa che io ignoravo.
Una sera, dopo lennesima cena silenziosa con i miei, mi chiede: «Sicuro che vuoi davvero fare tutto questo, Matteo?»
«Più che mai!» rido. «I miei stanno impazzendo. Funziona!»
Lei sorride, ma cè qualcosa di diverso nel suo tono: «Sono felice di essere utile»
Io tutto preso dalla vendetta, manco mi accorgevo di come Giada stesse vivendo la situazione.
Poi arriva la serata di gala: i miei organizzano un ballo di beneficenza in stile Sanremo. Lampadari, tovaglie bianche, argenteria che manco a Versailles.
Giada arriva al mio fianco vestitino basico da far rabbrividire le invitate in abito da gala e pelliccia. Esattamente leffetto che volevo!
Le sussurro, tra uno stuzzichino e laltro: «Stasera è la prova finale».
Lei annuisce: «So cosa devo fare.»
Sto incollato a lei, vedendola destreggiarsi con diplomazia tra battute da circolo e domande strambe sulle sue origini. I miei le lanciano occhiate via via più disperate.
E allimprovviso, ecco che si avvicina nientemeno che il sindaco, sorridendo a trentadue denti.
«Giada! Ma che sorpresa!» Scuote la mano di Giada con entusiasmo, sotto lo sguardo pietrificato di mia madre.
Io e papà in silenzio assoluto. Il sindaco conosce Giada?
Lei, un filo imbarazzata: «Che piacere, signor sindaco».
Il sindaco parte subito con gli elogi: «Lo sa che tutti ancora parlano di quel progetto per la casa famiglia che la sua famiglia ha finanziato? Una cosa grande!»
Giada, da manuale: «Sono felice che abbia portato qualcosa di buono. Volevamo solo dare una mano.»
Poi il sindaco se ne va, lasciando tutti come statue di sale. Mia madre, tra lacrime e sopracciglia che ormai hanno superato la fronte, chiede: «Matteo ma chi è questa ragazza?»
Neanche il tempo di respirare che arriva il nostro vecchio amico di famiglia, Giovanni. Sembra abbia visto un fantasma. «Giada! Ma non sapevo fossi tornata!»
Lei, serafica: «In effetti non lho detto a molti. Sono venuta per il mio matrimonio,» e guarda me.
Giovanni ride mezzo incredulo: «Matteo, lo sai con chi ti sposi? Giada, la Principessa della Solidarietà? La sua famiglia è una leggenda a Firenze!»
Io, in crisi come uno studente al compito di matematica. “Principessa”?! Ma come ho fatto a non capire prima?
Con la scena che si fa sempre più surreale, alla prima occasione tiro Giada in disparte. «Cioè, tu sei la Principessa della Solidarietà?»
Lei sospira. «Sì. La mia famiglia gestisce la fondazione benefica più grande in Toscana. Ma io cerco solo di vivere tranquilla.»
«Perché non me lhai detto?»
«Per lo stesso motivo per cui tu non mi hai detto del tuo piano. Anche io volevo scappare dalle pressioni di una famiglia che pensa solo agli affari. Quando ti ho incontrato ho pensato potessimo aiutarci a vicenda.»
La guardo. Altro che ragazza qualunque! È tosta, intelligente e libera.
Io giocavo a fare il ribelle, ma lei aveva rinunciato al suo cognome, alle cene di gala, per gestire la sua vita a modo suo. Ha visto nel mio piano la stessa via di fuga dalla prigione dorata dei genitori.
Una sera, mentre organizziamo un evento insieme, la fisso stupito.
«Che cè?» domanda lei.
«Non sapevo fossi così forte», dico piano. «Te la cavi meglio di me»
Mi regala un sorriso vero. «Non lo faccio per loro, ma per me.»
Ed è stato lì che tutto è cambiato. Quello che per me era uno scherzo, stava diventando realtà vera. Avevo iniziato davvero ad ammirarla. E, surprise surprise, mi piaceva lidea di stare con lei.
«Giada,» le dico, «forse dovremmo dire ai nostri la verità.»
Lei annuisce. Niente più scene.
Il giorno dopo facciamo sedere i miei sul divano (quello che costa più di una Fiat Panda, per intenderci). Io, stranamente sereno, pronto a essere onesto, ma stavolta davvero. Sapevo solo una cosa: qualsiasi cosa sarebbe successa, avrei voluto Giada accanto a me.



