Me ne vado, così capirai chi hai perso! Passa una settimana da sola, ulula pure alla luna senza uomo in casa, magari allora imparerai ad apprezzare chi si prende cura di te! Alberto, con tutta la drammaticità che solo un trentenne italiano può concedersi, lanciò un mazzo di calzini nella borsa da palestra, rischiando di spiattellare la mia preziosa ceramica di Vietri dal mobile.
Io losservavo in silenzio, appoggiata allo stipite della porta: dentro di me un cocktail esplosivo di risentimento e voglia di ridere istericamente. Mio marito, eterno ragazzo ormai trentenne, stava facendo la sceneggiata nel mio sì, proprio mio, comprato ben prima del matrimonio! monolocale di Milano, minacciandomi con la sua assenza. Pareva convinto che senza la sua insostituibile presenza le mura sarebbero crollate e io mi sarei rinsecchita come il basilico sotto al sole di Ferragosto.
E tutto, manco a dirlo, dopo la solita domenica dalla signora Graziella. Mia suocera è una donna unica: i suoi complimenti ti lasciano la voglia di buttarti dal Duomo e i suoi consigli hanno il tono di un maresciallo che sgrida una recluta per le scarpe sporche.
Alberto era tornato carico come una molletta: labbra tirate, lo sguardo da fiscalista in agguato, narici a caccia di polvere.
Giulia, perché gli asciugamani in bagno non sono abbinati per colore? attacca appena rientra, senza neanche togliersi le scarpe. Mamma dice che crea rumore visivo e rovina larmonia dello spazio vitale.
Sospiro profondo.
Alberto, tua madre larmonia lha vista solo nel Portobello del 92, e gli asciugamani li appendo come mi pare, basta che siano pratici per asciugarsi ribatto, girando lo stufato.
Alberto si annuvola, viene in cucina e ficca il dito nel coperchio della pentola.
Ancora le verdure tagliate a pezzi? Mamma dice che una vera moglie le passa a crema, così il marito digerisce meglio. Sei pigra.
Guarda che a tua madre mancano i denti perché ha risparmiato dal dentista per comprarsi un altro servizio di piatti di Limoges. Tu hai denti perfetti. Usa quelli, mastica.
Il marito rosso pomodoro, si gonfia per preparare unaltra perla della Mamma University, poi si blocca.
Sei… semplicemente ingrata! sbotta. Mamma è una luminare della gestione domestica, eh!
Alberto, tua madre ha lavorato una vita come portinaia e si dichiara dottoressa solo perché le piace come suona sorrido con gelo artico.
Resta imbambolato, la risposta non arriva manco per sbaglio. Sbatte le ciglia, digrigna i denti, e fa finta di scacciare una zanzara molesta.
Sembrava un pinguino spaesato. Romanissimo.
Ed è lì che decide di darmi una lezione.
Basta! Non sopporto più questa cafonaggine! annuncia, chiudendo la borsa Vado da mamma. Una settimana. Tu qui a pensare a quanto vali. Quando torno, esigo ordine perfetto e lettere di scuse. Firmate, eh!
Sbatté la porta dingresso. Silenzio totale.
Stranissima sensazione: un misto di vuoto e… un improvviso sollievo. Ma il nervoso era bello vivo. Se nera andato dalla mia casa per punirmi, lasciandomi pace e silenzio? Un Machiavelli dei poveri.
Il destino, però, aveva in serbo una sorpresa più gustosa delle sfuriate di Alberto.
Lunedì mattina il capo mi chiama.
Giulia Ricci, cè casino nella filiale di Palermo. Devi partire domani. Tre mesi. Trasferta doppia pagata, bonus sufficiente a prenderti una Panda nuova. Solo tu puoi salvarci.
In ufficio mi sentivo spuntare le ali: tre mesi senza Alberto, senza telefonate della signora Graziella, con lo sfondo del mare (pure quello di Palermo va bene), stipendio bello grasso.
Ci sto! ho detto subito.
Uscendo pensavo: casa vuota per mesi, le bollette pesano. E proprio lì mi chiama lamica del cuore, Marta.
Giuliè, tragedia! Mia sorella, marito e i tre gemelli sono su a Milano, casa in ristrutturazione, hotel impossibile, serve un tetto. Rumorosi ma pagano pure in anticipo! A peso doro!
Colpo di genio. Il piano si forma.
Marta, mandali pure. Domani. Lascio le chiavi dalla portinaia. Solo una regola: se arriva un tizio scassato che fa storie a calci fuori!
Quella sera raccolsi tutte le robe care, impacchettai e portai da mamma. Lappartamento pronto allarrivo degli ospiti. Alberto? Mai risposto alle chiamate era educatrice.
Il mattino dopo volavo verso Palermo, mentre nella mia ex pace si insediavano la famiglia Costa: papà Claudio, mamma Serena, tre bambini pieni di vita e lenorme, rumoroso labrador di nome Cesare.
Passata una settimana.
Alberto, a quanto seppi dopo, resse giusto sette giorni nel paradiso di casa Graziella. Da lontano la mamma è dolce, da vicino il suo amore stritola peggio dellabbraccio del boa.
Albertino, non sorseggiare il caffè come un alpino! lo correggeva a colazione.
Alberto, lacqua va scaricata una sola volta, che il contatore gira!
Stai gobbo! Fai la fine di zio Ernesto!
Dopo sei giorni voleva piangere. Convinto che io fossi ormai pentita, con occhiaie da panda e un altarino con la sua foto, decide che è il momento per un glorioso ritorno.
Compra tre garofani mezzi appassiti, forse in segno di pace anticipata, e via verso casa.
Arriva baldanzoso, certo di trovare la moglie tremante di gioia. Ma la chiave non gira. Tira la maniglia. Nulla. Suona.
Da dentro, un rumore tipo mandria di bufali, poi un latrato che fa tremare la porta dingresso.
Chi è? tuona una voce maschile con un marcato accento campano.
Alberto si irrigidisce.
Ehm… sono Alberto, il marito. Aprite!
Apre Claudio, luomo più grosso che una porta di Milano abbia mai visto, in canottiera e con la pinza della griglia in mano (grigliavano salsicce nel cucinino). Dietro di lui, Cesare, con la lingua fuori.
Che marito e marito? Claudio sgranocchia una salsiccia. Giulia non cè. È partita. Qua ci stiamo noi. Paghiamo. Cè contratto, capito, biondino? Tu chi sei?
Io… sono il padrone! balbetta Alberto svuotando il fiato Questa è casa mia! Beh… di mia moglie Viviamo qui!
Amico bello, Giulia ha detto: marito non cè, sta dalla mamma. Casa libera. Vai pure dalla mamma tua, va. Serena, portami la salsa!
Sbam, porta in faccia ad Alberto.
Dopo un minuto il mio telefono impazziva. E io, felice come una pasqua, cenavo in riva al mare di Mondello, tra aragostelle e luci romantiche.
Pronto? rispondo svogliata.
Ma tu sei impazzita?! Alberto urla che mi tocca spostare il telefono. Chi sono sti zingari a casa nostra?! Perché non mi fanno entrare?! Io torno a casa e mi ritrovo un campeggio!
Alberto, modera il volume lo gela la mia voce Sei andato via. Una settimana, forse anche per sempre, così dovevo capire. Ecco, ho capito: vivere da sola è monotono e costoso. Ho messo in affitto casa. Tre mesi.
Tre mesi?! parte in falsetto E io dove vivo?!
Dai, là con mamma Graziella stai da re: passati a crema, asciugamani coordinati, tutto secondo i dettami zen. Goditi il relax. Io sono in trasferta, ci si vede tra un bel po.
Ti chiedo il divorzio! Chiamo la polizia! schiuma sbavante.
Chiama pure. Casa mia, firmata Ricci. Affitto regolare, tasse pagate. Tu sei residente? No. Ospite abusivo, caro il mio marito part-time.
Riattacco.
Dieci minuti dopo chiama la signora Graziella. Io rispondo solo per il gusto del teatrino.
Giulia! la voce della suocera che taglia come una lama Ma ti sembra modo?! Mandare un povero uomo in mezzo a una strada! In Italia la moglie mantiene la casa e cucina la cena!
Signora Graziella, la sovrasto col sorriso Codice civile, articolo 143: parità tra coniugi. E sul rogito cè scritto solo Ricci. Suo figlio ha voluto educarmi con la fuga? Esperienza riuscita. Lallieva supera la maestra.
Sei una materialista senza cuore! ansima Un uomo ha diritto al suo spazio! Distruggi la famiglia! Farò ricorso al CAF!
Scriva pure a Chi lha visto, rido Del resto, suo figlio è un tesoro? Allora tenga il suo gioiello. Lo coccoli, gli prepari la pappa. Mastica solo pappette ormai.
La suocera biascica strani suoni, intenta a trovare una maledizione degna, ma si inceppa come il fax in Comune.
Tre mesi volano un soffio. Torno a casa: look nuovo, conto pieno, zero nostalgia per la vecchia routine.
Claudio e Serena? Persone a modo: casa linda, il cane più pulito delle scale; hanno aggiustato pure il rubinetto, a cui Alberto aveva giurato guerra un anno senza mai muovere un dito.
Due ore dopo il mio ritorno, compare Alberto. Sembra un reduce di guerra: magro, grigio, camicia stropicciata. Tre mesi con mammina lhanno trasformato in pensionato.
Giuli, deglutisce guardando il pavimento Dai, non facciamola lunga. Ho capito tutto. Mamma pure… esagera. Ripartiamo? I miei vestiti li ho riportati.
Prova a fare un passo in ingresso.
Gli sbatto la valigia davanti.
Alberto, non cè niente da ricominciare. Volevi mi accorgessi del valore di un uomo in casa? Lho imparato. Claudio il rubinetto lha aggiustato in mezzora. Tu solo proteste e promesse da anni.
Ma sono tuo marito! piagnucola, occhi da bimbo cacciato via dallaltalena.
Eri marito, ora sei bagaglio taglio corto. Le tue cose le ho già consegnate alla portinaia. Dammi le chiavi.
Non puoi! si arrabbia Voglio metà della ristrutturazione!
Alberto, la ristrutturazione lha fatta papà mio, ho anche le ricevute. Tu solo pianto attaccato alla carta da parati. Tour finito, sipario chiuso, pubblico svanito.
Resta lì, bocca aperta tipo pesce, domandandosi quando il suo gran piano educativo sia finito nel bidone della raccolta differenziata.
Chiudo la porta. Il giro della chiave è stato come il via della mia seconda vita.
Pare che Alberto viva ancora con mamma. Raccontano che la signora Graziella ora controlla cosa mangia, a che ora rientra e a chi manda messaggi. Lui? Curvo, muto e sempre attento dove mette i piedi, per non far esplodere le mine vaganti della mamma.


