Perdonami, figlio mio.
Oggi ho sentito il bisogno di mettere su carta i miei pensieri. La nostra famiglia non è mai stata come quelle che si vedono nei film italiani, felici e unite a tavola la domenica. Sono rimasta sola con mio figlio, da quando ho divorziato che lui non aveva nemmeno un anno. Ora ha quattordici anni, io trentaquattro, lavoro come contabile in uno studio qui a Pisa.
Ultimamente la vita ci sta sfuggendo di mano. Prima delle medie, Andrea era bravo a scuola. Poi, pian piano sono arrivate le insufficienze, qualche rimprovero, fino a quando il mio unico desiderio è diventato che almeno concludesse le scuole medie, prendesse qualche qualifica.
Le convocazioni a scuola sono diventate frequenti. La professoressa, durante lultimo consiglio di classe, davanti agli altri docenti, mi ha fatto sentire come la peggior madre della città. Nessuno si è risparmiato dal parlare dei problemi di Andrea, del suo rendimento scarso. Tornando a casa, mi sentivo svuotata. Non sapevo da dove cominciare per migliorare le cose. Ogni volta che lo rimproveravo e cercavo di fargli capire quanto fosse importante applicarsi di più, Andrea mi guardava in silenzio, cupo, a volte senza rispondere nulla. E di aiuto, a casa, mai una mano.
Anche oggi sono rientrata stanca, trovando il solito disordine in camera sua, nonostante la raccomandazione della mattina: Quando torni da scuola, sistema almeno la stanza! Ho acceso il bollitore per farmi un tè, e mi sono messa distrattamente a pulire. Passando il panno sulla mensola, ho notato subito: mancava la mia preziosa, unica, coppa di cristallo, regalata dalle mie amiche il giorno del mio trentesimo compleanno. Impossibile che me ne comprassi una da sola! Unico oggetto di valore qui in casa nostra.
Mi sono bloccata allimprovviso. Lha presa? Lha venduta? Sospetti orribili mi sono affollati nella mente. Poco tempo fa, lho visto con certi ragazzi poco raccomandabili al parco. Alla mia domanda: Chi erano? aveva risposto con una mezza frase, lo sguardo buio: Non sono affari tuoi. Oddio, se li frequenta E se hanno convinto anche lui a fare cose sbagliate? Mi sono precipitata giù per le scale in preda al panico. Fuori era già buio, poche persone rincasavano frettolosamente sotto i lampioni accesi.
Sono risalita a casa a passo lento, con mille sensi di colpa che mi schiacciavano il cuore. Sono io la causa di tutto, il motivo per cui ormai non si sente più a casa. Perfino la mattina lo sveglio urlando, la sera non faccio altro che rimproverarlo e lamentarmi. Andrea, figlio mio, che madre disastrosa ti è capitata! Ho pianto tanto, poi come per smaltire la tensione ho ripreso a pulire casa con una cura quasi disperata.
Dietro al frigorifero, tra la polvere, ho trovato un foglio di giornale vecchio. Tirando, ho sentito un tintinnio di vetro: dentro cerano i cocci della coppa di cristallo, avvolti con attenzione Si era rotta. La verità era banale e mi ha colpito come uno schiaffo: laveva rotta e nascosta, certo non laveva venduta. Adesso lui, povero sciocco, non rientrava a casa perché aveva paura della mia reazione! Allimprovviso ho pensato: no, non è sciocco, era io che non riuscivo a vedere il suo disagio. Mi sono immaginata davanti alla coppa rotta e alla mia rabbia Ho sospirato profondamente e sono andata in cucina a preparare la cena. Ho apparecchiato con cura, steso le tovagliette, messo a tavola i nostri piatti.
Andrea è rientrato che era quasi mezzanotte. E entrato piano, fermandosi sulla soglia della porta. Mi sono avvicinata: Andreino! Dove sei stato tutto questo tempo? Ti aspettavo Sei infreddolito? Gli ho preso le mani gelide tra le mie, riscaldandole, lho baciato sulla guancia e gli ho detto: Vai a lavarti le mani, ti ho preparato il tuo piatto preferito. Spaesato, senza capire davvero, è andato in bagno. Poi ha seguito il profumo in cucina, ma lho indirizzato in sala: Ho apparecchiato lì. Si è seduto con cautela, osservando la stanza pulita e ordinata come non mai. Mangia, amore mio! Gli ho detto con una tenerezza che non mi sentivo addosso da tanto. Andrea, con il capo chino, non toccava nulla.
Perché non mangi, tesoro?
Mi ha guardata e con la voce spezzata ha confessato:
Ho rotto la coppa.
Lo so, Andrea. Non preoccuparti. Tutto, prima o poi, si rompe.
Allora lui si è chinato sul tavolo e ha cominciato a piangere piano. L’ho abbracciato da dietro, piangendo con lui. Quando si è calmato, gli ho detto:
Perdonami, figlio mio. Ti urlo addosso, ti sgrido sempre. È difficile anche per me, amore. Lo so che non hai quello che hanno i tuoi compagni. Sono stanca, la sera porto ancora il lavoro a casa. Scusami, non ti offenderò più, mai più!
Abbiamo cenato in silenzio, poi siamo andati a letto presto. Quella notte non cè stato bisogno di svegliarlo la mattina dopo: si è alzato da solo. Accompagnandolo alluscio, per la prima volta non ho detto: Vediamo che fai oggi, ma lho baciato e gli ho sussurrato: A dopo, amore!
Quella sera, tornando dal lavoro, ho trovato i pavimenti lavati e Andrea che aveva preparato una semplice cena: patate in padella. Da quel giorno ho deciso di non parlare più di scuola o di voti. Se per me pesa così tanto anche solo parlare con i professori, figurarsi come debba sentirsi lui.
Quando con naturalezza un giorno mi ha detto che il prossimo anno sarebbe andato al liceo, non ho mostrato i miei pensieri. Una sera di nascosto ho sbirciato nel suo diario scolastico: nessuna bocciatura.
Il giorno che porterò per sempre nel cuore è stato quando, dopo aver cenato, ho iniziato a sistemare i conti di casa. Andrea si è messo vicino a me, ha detto che mi avrebbe aiutata con i numeri. Dopo unoretta, ho sentito il suo capo appoggiarsi sulla mia spalla. Ero immobile. Da piccolo, stava spesso così, addormentandosi accanto a me. Ho capito che avevo ritrovato mio figlio.




