Veronica non riusciva mai a trovare la sua felicità. Ormai, quasi quarantanni, e sempre da sola, sempre uguale. Eppure, il Signore non le aveva negato nulla: intelligente, bella, con un buon lavoro e uno stipendio da capogiro. Ma la felicità delle donne, quella, chissà dove si era nascosta.
Adelaide e Gennaro i genitori di Veronica si consumavano di preoccupazione per la figlia. Laiutavano, ma soprattutto moralmente. Di soldi, era lei che aiutava loro, anche se rifiutavano sempre.
Vivi con noi, bella di mamma, che casa ce nè tanta! E i soldi tienili da parte, che potranno servirti quando troverai la tua felicità! le ripetevano Adelaide e Gennaro ogni giorno.
E ogni sera si struggevano per la loro Nicolina quando la vedevano tornare affaticata dal lavoro:
Povera te, solo noi possiamo compatirti! sospirava la mamma.
Quando non ci saremo più, sarà dura stare da sola! Nessuno con cui lamentarti. Devi cercare la tua felicità, figlia mia! rincarava il papà.
E così sedevano in tre davanti al televisore, sera dopo sera, anno dopo anno, come se là dentro si potesse trovare qualcosa di prezioso. Una routine così monotona che veniva da sbadigliare.
Strano sentire il papà parlare di quando non ci saremo Eppure Veronica era nata che Adelaide e Gennaro avevano appena diciannove anni. Si erano sposati per grande amore. Troppo presto, ancora per frasi come quelle.
Anche Veronica, ai tempi delluniversità, aveva conosciuto un ragazzo: Valerio. Era grosso e un po impacciato, quasi buffo. Ovunque passasse, successo assicurato: faceva cadere tutto, rompeva bicchieri, piatti.
Adelaide rideva di lui, lo chiamava Valerio-spaccapiatti o la calamità ambulante.
Gennaro lo scimmiottava camminando storto, mimando Valerio che cercava invano di afferrare oggetti al volo.
Figlia, quello lì è uno sfortunato cronico! Tutto ciò che tocca si rompe! Non è il tuo destino, non è la tua felicità! la convincevano con dolcezza, ma con insistenza.
A furia di ascoltarli, Veronica finì davvero per vedere Valerio come un gran perdente.
Ma, come spesso accade, i genitori avevano sbagliato: Valerio si laureò, aprì uno studio legale, sposò una ragazza che lo trovava irresistibilmente accattivante anche nei suoi goffi difetti. Aveva soltanto bisogno di spazio, così ora vivono fuori città in una villetta.
La felicità di Veronica sta ancora passeggiando da qualche parte, bisogna solo scovarla! si consolavano Adelaide e Gennaro.
Eppure, la loro era una famiglia allegra e unita! Pochi mesi prima erano stati tutti assieme in vacanza a Ischia. Ora, dopo cena, amavano riguardare le foto: spiagge, risate, piatti di spaghetti e bicchieri di Falanghina. Ottima vacanza.
Proprio lì, Veronica incontrò un uomo: Romano. Era bielorusso.
Neanche questo corteggiatore sfuggì alle battute dei genitori: È piombato tra capo e collo un romanzo con Romano! ironizzava Adelaide.
Gennaro si mise un cuscino sotto la maglietta, camminando pesantemente per imitare la stazza di Romano.
A Veronica dispiaceva per lui: non era grasso, solo vigoroso. E soprattutto interessante. Sapeva tanto di stelle, e la sera la portava in spiaggia per indicar gliele nel cielo. E, contro il parere dei genitori, Veronica gli lasciò il suo numero.
Ma appena tornati a Napoli, Adelaide sentì che i due si sentivano ancora e sentenziò:
Le storie da vacanza sono di cattivo gusto! Non portano mai nulla di buono!
Che importava che né lei né Romano avessero famiglia? Limportante era che la loro fosse una storia da spiaggia. Strada verso il nulla.
Cerca la tua felicità, figlia mia! Siamo pronti ad aiutarti in tutto! Puoi sempre contare su di noi, tesoro nostro! le prometteva Gennaro.
In estate, andavano tutti e tre allorto fuori città! Fiume, natura, tè sotto il melo, grigliate vicino alla pergola. Frutta e verdura dellorto. Spesso si univano i vicini. Un giorno i vicini ricevettero la visita del loro figlio, Daniele, col suo bimbo di cinque anni, Antonio. Padre e figlio identici: occhi azzurri, capelli chiari, lentiggini e orecchie a sventola.
I vicini raccontarono che la moglie di Daniele lo aveva lasciato per un imprenditore, lasciandogli il bambino, che tanto assomigliava al padre da essere inviso al nuovo compagno. Così Daniele era rimasto solo con il piccolo Antonio.
A Veronica piacquero subito, padre e figlio. Cera qualcosa di intensamente umano e delicato in entrambi. Tra Daniele e Veronica fu scintilla, e anche Antonio si affezionò a lei.
Nuova raffica di battute materne: Daniele si è mangiato tutte le carote e ne ha lasciata una sola! Questi devono avertelo presentato apposta! rideva Adelaide.
È uno sfortunato! Se la moglie lo ha mollato con un bimbo piccolo, che buon uomo può essere?! aggiungeva Gennaro.
Per la prima volta, Veronica rispose:
Papà, una donna affida il bambino solo a un buon padre. Significa che ha fiducia che crescerà bene!
No, questa non è la tua felicità! Noi vogliamo stringere in braccio i nostri nipoti, non quelli degli altri! Sentire i piedini piccoli che corrono in casa si chiusero in silenzio.
Smisero di parlare coi vicini, lasciando parole amare su di loro che fecero male a tutti. Le merende in giardino finirono.
Adelaide e Gennaro restarono soli, a discutere sotto il melo, lamentandosi che il Signore non dava a Veronica la felicità. E lestate volò via nella malinconia.
Ma Veronica si era innamorata di Daniele e Antonio, ma amava anche i suoi genitori. Non voleva ferirli. Si sentiva persino in colpa per aver amato la persona sbagliata, che non corrispondeva allimmagine dei suoi. Così, quando la stagione finì, tornarono tutti e tre nel loro appartamento a Napoli.
I genitori volevano bene a Veronica. Per questo, nelle serate umide dautunno, non parlavano mai di Daniele né di Antonio, né per scherzo né sul serio.
Un giorno, Veronica vide un piccolo gattino rosso sul marciapiede, zuppo di pioggia, nascosto sotto una Fiat. Piangeva piano, solo e indifeso. Non aveva madre. Le ricordò tantissimo Antonio. E nessun altro al mondo. Sotto quella ruota, la sua vita poteva finire in ogni istante.
Veronica, senza pensarci, allungò le braccia e lo strinse a sé sotto il cappotto, incurante dello sporco e dellacqua. Aveva solo voglia di scaldarlo col suo calore.
A casa, lo asciugò con un asciugamano e gli offrì un po di latte nella scodella.
Si sedette sul pavimento della cucina, guardando esterrefatta il micetto che lappava il latte veloce con una lingua rosa come un motorino.
Poverino, quanto aveva fame! pensò Veronica.
Tornarono Gennaro e Adelaide, giornale in mano, e si fermarono a guardare il nuovo arrivato. Nei loro occhi solo smarrimento un po stizzito.
E adesso cosa ce ne facciamo di questa creatura? borbottava Gennaro.
Il gattino, satollo, sbadigliò, poi si guardò intorno e fece la sua pipì dove capitava.
Prima che Veronica prendesse la carta per pulire, Adelaide urlò:
Porta subito via questa bestiola! Ci rovinerà casa! Graffierà tutti i mobili, strapperà la carta da parati! Gennaro, dì qualcosa! Questa casa non è una stazione di pulci!
E poi puzzeremo tutti di gatto! Nessuna persona perbene vorrà più venire in casa nostra! annuiva Gennaro.
Mamma, papà, è così piccolo! Compreremo la lettiera, gli insegnerò ad usarla! Guardate comè dolce! li supplicava Veronica, senza capire quale male potesse fare quella pallina di pelo in un appartamento così grande.
No, e poi no! Basta! Non lo vogliamo! ringhiò la madre con tutta la passione napoletana.
Portalo in un rifugio, accettano animali randagi! E se non lo prendono, minaccia che scriverai sui giornali! sbraitava Gennaro, agitando Il Mattino.
Veronica raccolse il gattino al petto e uscì battendo la porta. Le faceva male, tanto male. Comera possibile che, a quarantanni, non avesse niente di suo? Né figli, né marito, nemmeno una casa propria! Non aveva vita sua. A quarantanni nemmeno un gattino poteva tenere! No! Le serviva una casa tutta sua, anche piccola, dove poter essere finalmente se stessa, senza maschere.
Al posto del rifugio, entrò alla prima agenzia immobiliare che trovò.
In fretta le trovarono un monolocale, in cui il proprietario aveva specificato: Animali ammessi.
Per la prima volta in vita sua, Veronica si sentì padrona del proprio destino. Comprò tutto il necessario per il gatto. Il veterinario, visitandola, disse che era una femminuccia di due mesi. Veronica la chiamò Primula.
Subito iniziò a sentirsi, se non tanto, almeno un po più felice. Guardando Primula, pensava sempre ad Antonio e Daniele.
Poi, un giorno, il telefono squillò. Veronica non si aspettava quella chiamata. I suoi genitori avevano litigato a fondo coi vicini! E invece, era Daniele. Con voce tranquilla disse:
Ciao! Come va? Antonio vuole dirti qualcosa!
Veronica! Ci manchi! Vieni a trovarci! Io e papà ti aspettiamo! squittì la voce di Antonio nella cornetta.
Vengo, ma porto anche la gattina! Posso? domandò Veronica.
Risero dallaltra parte: Porta pure tutto il circo Togni! Siamo già fuori sotto casa, scrivici lindirizzo!
Così, stranamente e felicemente, Veronica trovò la sua felicità: contro ogni pronostico, con Daniele, Antonio e Primula. E presto per Antonio arriverà anche un fratellino. O sorellina, fa lo stesso.
Veronica non dimentica mai i suoi genitori. Continuano ad essere i suoi. Spesso telefona ad Adelaide e Gennaro. Solo per dire che sta bene, e che la sua felicità, finalmente, lha trovata.
Non è la felicità che volevano loro, ma è davvero la sua.
Forse, un giorno, anche Gennaro e Adelaide capiranno e riusciranno ad accettare questa felicità diversa. E smetteranno di gridare: Torna subito a casa!
Solo allora, potranno anche loro stringere mani di bimbi e ascoltare il battito dei piedi piccoli che attraversano la casaE così una sera, mentre la città sprofondava nel sonno e le luci dei palazzi si spegnevano una ad una, Veronica si trovò a guardare dalla finestra del suo piccolo monolocale. Primula le si strinse sulle ginocchia, facendo le fusa piano. Nel silenzio, sentì che tutta la fatica, il dolore e i dubbi degli anni passati si scioglievano, lasciando spazio a una leggerezza nuova. Quel minuscolo appartamento, che una volta avrebbe chiamato solitudine, ora aveva il respiro di una casa vera, con il profumo del caffè che preparava la mattina per Daniele, le risate chiassose di Antonio, il gioco silenzioso e attento di Primula.
Sorrise, mentre un messaggio sul telefono illuminava la stanza. Era una foto di Adelaide e Gennaro nellorto, buffi, impacciati, con due zucchine in mano. Abbiamo raccolto anche per te! diceva la scritta.
Veronica rispose solo: Vengo domenica. Portiamo tutti anche la gattina.
E pensò che, forse, la felicità non è una meta perfetta, ma un viaggio imperfetto pieno di nuovi inizi, a volte minuscoli come una zampina rossa nella notte. Stringendo Primula, capì che aveva finalmente imparato a riconoscere la sua felicità, fragile, vera e solo sua. E, per la prima volta, non le fece più paura essere semplicemente Veronica.



