Ha trasformato il giardino in un piccolo paradiso, ha costruito l’aiuola e il gazebo, ha portato ord…

La terra lho livellata con cura. Ho sistemato le aiuole, piantato rose profumate per Maristella. Hai presente quelle aiuole fiorite che si vedono nei piccoli paesi toscani? Proprio così. Ho costruito anche una pergola robusta, perché lei potesse godersi il tramonto nei giorni destate. Anche in casa si sentiva il tocco vigoroso di una mano maschile. Sì, Maristella aveva fatto la scelta giusta, senza alcun dubbio. Lui si chiamava Remo, e oltre a essere un gran lavoratore, portava a casa stipendi onesti, e trovava sempre unoccasione per viziarla con qualche regalino.

Tanto non mi hai mai amato davvero, sospirava a volte Remo, nei momenti di malinconia. Sei venuta con me senza amore. E ora mi lascerai, visto che mi sono ammalato

Non ti lascerò mai! lo stringeva Maristella tra le braccia. Sei il miglior uomo che potessi desiderare, Remo. Mai ti abbandonerei

Remo restava incredulo di fronte a quelle parole. In quei giorni, era spesso di cattivo umore

Maristella era sposata da venticinque anni e, nonostante il tempo, continuava a piacere agli uomini. Anche da ragazza era tra le più corteggiate del paese.

Anzi, ancor prima: anche a scuola, i ragazzi giravano tutto il giorno intorno a lei. Eppure, Maristella non era una bellezza da togliere il fiato.

Non aveva mai divorziato da suo marito, anche se Remo non era un uomo semplice. No, Maristella aveva vissuto con lui fino al suo ultimo respiro. Hanno cresciuto insieme la figlia, Giada, lhanno vista sposarsi e partire per Milano. Ora Giada, con suo marito, mandava splendide fotografie dalla città, invitandoli spesso a trovarli. Eppure Maristella e Remo non si sono mai decisi ad andarli a trovare insieme forse, pensava ogni tanto Maristella, un giorno ci andrò. Ma Remo ormai nulla più.

Il marito di Maristella era morto per un brutto incidente dauto. Una cosa assurda più tardi le dissero che probabilmente, al volante, si era sentito male allimprovviso. Il cuore aveva ceduto, perse il controllo. Non riuscì a frenare.

Forse ha perso conoscenza? ipotizzò Maristella.

Non lo sapremo mai sospirò lamica, Lucia, che faceva la dottoressa . Traumi multipli incompatibili con la vita. Questa la causa.

Maristella rimase sconvolta. Fu Lucia ad aiutarla a organizzarne il funerale.

Grazie alle conoscenze, Lucia scoprì ogni dettaglio. Seppero Remo e Maristella rimase sola in quella grande casa che avevano costruito insieme.

A due persone sembrava a misura duomo, e quando arrivavano ospiti, anzi, quasi stretta. Ma per una donna sola troppo grande. E sopra ogni cosa, pesante da mantenere.

Una casa resta una casa. E una casa ha bisogno di una mano duomo

Giada tornò per laddio al padre. Parlò a lungo con la madre: «Mamma, dovremmo vendere la casa, prendere un appartamento, magari unirti a noi a Milano»

Ma che dici! quasi si offese Maristella. Tutta la vita a costruire questa casa, e ora dovrei venderla? E non mi interessa la vostra Milano, io lho già vista

Mamma!

Che tonta sei, Giadina Maristella sorrise tra le lacrime. Scherzavo, dai.

Se scherzi, forse va meno male del previsto.

Le cose non erano mai come sembravano, proprio come Remo non era mai stato semplice da capire. Da una parte era un marito premuroso e affettuoso, ma era anche un uomo dumore. Se era di cattivo umore, poteva logorare Maristella fin nel profondo. Poi si pentiva, chiedeva scusa, e lei che era di carattere leggero non ci faceva mai troppo caso. Così avevano vissuto venticinque anni! Roba da perderci la testa

Giada rimase quanto bastava, poi ripartì per la sua nuova vita operosa. Maristella restò sola.

Però, conoscendo se stessa, sapeva che non sarebbe durata molto.

Così infatti fu. Passati sei mesi a struggersi, asciugate le lacrime, si accorse che attorno a lei si era già radunata una piccola schiera di pretendenti.

Anche sua madre, ai tempi, si meravigliava di tutte quelle attenzioni che riceveva.

Ma che trovano in te? Cadono come birilli! Nemmeno sei bella, almeno per me o forse non capisco qualcosa.

Sei buona, mamma sorrideva Maristella, ritoccandosi le labbra. La bellezza alla fine conta poco. Importa il fascino, il carisma, un pizzico di mistero.

Va, esci pure che il tuo fidanzato sannoia ad aspettare, le rideva dietro la madre.

Se non vuole aspettare, ne arriverà un altro diceva lei con noncuranza, stringendosi nelle spalle.

E ora, dopo quasi trentanni da quella chiacchiera, nulla pareva cambiato. Le donne si lamentano ancora che non si trovano uomini liberi, specie dopo i quaranta. Ma Maristella di questa cosa non si è mai preoccupata. A quarantasei anni, e aveva già due pretendenti, entrambi per bene.

Il cuore di Maristella pendeva per Cesare. Era affascinante, gentile, bello da vedere e interessante da ascoltare. Ci si poteva parlare di tutto, e non si sfigurava a portarlo in giro.

Solo che Cesare era maestro nelle parole, non nei fatti. Maristella, per esperienza, capiva che non era luomo giusto per gestire una casa grande come la sua.

Il secondo, invece, si chiamava Remo. Un uomo forte e pratico, uno che, nelle feste, poteva bere anche troppo ma nella vita di tutti i giorni era operativo e affidabile. Un vero artigiano, con mani doro e carattere dolce ma deciso.

Con la moglie giusta sarebbe stato fedele come un cane, ma pronto a muovere montagne per lei. Eppure, chissà perché, Remo le piaceva meno: stranezze della logica femminile.

Non era uomo di molte parole, Remo. Sobrio, parlava poco. Solo dopo un bicchiere, si lasciava andare a qualche barzelletta e conversazione allegra.

Sì, Remo sapeva reggere bene il vino, ma il giorno dopo era sempre in piedi: doccia fredda e via a lavorare distinto. Di poche chiacchiere, ma di sostanza. Alla fine Maristella scelse lui.

Cesare si offese, lasciato senza neppure una parola dolce di congedo, e sparì.

Maristella sposò Remo, e lui fu luomo più felice del mondo. Al matrimonio bevve và oltre il limite, cantò, ballò, fu una festa sentita.

Ma guarda te si mise a ridere Lucia . È passato appena un anno dalla morte di Tullio, e già ti sposi. Nulla è cambiato! Le donne non trovano un marito neppure col lanternino, tu invece ne hai sempre due fuori dalla porta!

Su, non dire che non sono nemmeno bella! rise Maristella.

Ma no, ma no! Dico solo che sei sempre stata incredibilmente richiesta, questo sì.

Non so davvero cosa trovino in me. Chiedilo a mia madre se vuoi

Maristella strizzò locchio allamica e corse a ballare col marito. Remo si fece avanti e la invitò a ballare. Lei danzava e dentro di sé scacciava gli ultimi dubbi.

Che importa se Remo era semplice? Era forte, sapeva fare tutto. Ed era ancora piacente. Parlava poco, ma forse era meglio così.

E se avesse scelto Cesare? Con le belle parole non si campa.

Dopo pochi mesi, Remo trasformò il giardino di Maristella in un piccolo paradiso. Tolse le piante in eccesso, livellò il terreno, creò aiuole splendide e costruì una pergola ombreggiata. In casa, tutto era a posto.

No, Maristella aveva proprio scelto bene.

E Remo continuava a lavorare onestamente, regalandole sorpresine quando poteva.

Ripensando ai venticinque anni del primo matrimonio, Maristella si trovò a rimpiangere di non aver incontrato Remo prima. Era davvero doro!

Nelle serate miti cenavano sotto la pergola su una tavola di legno che Remo aveva costruito per lei, mangiavano salsicce alla brace e ridevano come due ragazzini.

Maristella, sazia, socchiudeva gli occhi, come un gatto felice. Remo la guardava sorridendo.

Che hai, Remo?

Nulla. Sono solo felice.

La prima moglie di Remo era stata lagnosa. Mai avrebbe pensato di trovare una donna come Maristella.

Hanno gioito di quattro anni di felicità coniugale, poi improvvisamente Remo cominciò a perdere energie, a dimagrire. Dopo qualche bicchiere di vino, si sentiva subito male.

Remo, devi andare dal dottore! si allarmò Maristella. Non puoi aspettare ancora! Si vede che cè qualcosa che non va!

Bah, passerà. Smettila Maristella, ti prego.

Non siamo più nel Medioevo! E se non passa? O hai paura dei dottori come quasi tutti gli uomini?

No Remo non voleva dire a Maristella cosa temeva. Aveva paura che, se fosse stato davvero malato, lei lo avrebbe lasciato. Conosceva bene perché era stato scelto: non per amore assoluto, ma per ragioni pratiche. Ma lui, al contrario, lamava con tutto se stesso.

Laveva notata nella bottega del paese, spaesata mentre rovistava in borsa. Fu amore a prima vista. Cera qualcosa di profondamente tenero in quel suo essere un po smarrita.

Voleva solo avvicinarsi, abbracciarla e proteggerla per sempre. Anche la madre di Remo, dopo aver visto la nuora, aveva detto: «Ma figlio mio, cosa hai trovato in lei? Non è bella, non è giovane tu invece potresti avere qualsiasi ragazza!»

Ma a Remo non importava nessuna se non Maristella. E adesso, se davvero fosse stato malato, Maristella lo avrebbe mai voluto ancora con sé?

Non la convinse mai ad andare dal medico. Una sera destate avevano ospiti a cena: Lucia e suo marito, Fabrizio. Remo e Fabrizio arrostivano carne al fuoco e bevevano vino. In cucina, Lucia preparava linsalata con Maristella.

Ma Remo sta male, vero? chiese Lucia a bassa voce.

Non so più che fare! sbottò Maristella. Ti prego, parlaci tu: sei medico. Forse almeno ascolterà te. Secondo te ha qualcosa di serio?

Mah è dimagrito, il colorito mi pare un po giallastro Non mi piace.

Oh Signore! Lucia, ti prego, convinci Remo ad andare dal medico. Solo tu puoi farcela!

Lucia guardò con attenzione lamica.

Maristella ma tu lo ami davvero? Mi ricordo i tuoi dubbi

Maristella morse le labbra, in silenzio.

Non fece in tempo. Quella sera Remo svenne. Arrivò lambulanza in tutta fretta. Maristella lo accompagnò in ospedale. Non si riprese più fino alloperazione. Lei gli teneva stretta la mano pregando in silenzio.

Tumore al fegato, signora.

Cancro?! Maristella sentì un freddo al cuore.

Aspettiamo gli esami le dissero i medici.

Il tumore, in realtà, era benigno, ma già molto cresciuto.

I dottori vietarono quasi tutto a Remo, dicendogli che la convalescenza sarebbe stata lunga e non era certo che sarebbe tornato come prima. Letà non aiuta.

Remo cadde nello sconforto più profondo. Lo venne a trovare sua madre, Matilde.

Maristella lavorava, Matilde gli portò di persona il cibo consentito dal medico la lista era brevissima.

Figlio mio, non ti riconosco! gli disse Matilde. Dovresti essere felice, niente cancro, sei salvo e invece stai lì con la faccia lunga. Su, mangia queste polpette al vapore.

Non ho fame.

Ma devi! Maristella viene a trovarti?

Sì per ora. rispose Remo a capo chino.

Temo che ti lasci, vero? Sarà una sciocca se lo farà!

Ormai sono inutile! Non posso lavorare, niente. A giugno compirò solo cinquanta anni e sono già un invalido. Chi vuole un invalido?

Ma che succede? domandò a voce alta Maristella entrando. Grida che ti sente tutto il reparto! Buonasera Matilde!

Meglio che vada. Ciao Maristella, arrivederci.

Che succede qui?

La madre di Remo fece spallucce e se ne andò. Maristella si lavò le mani, si avvicinò al letto.

Ma che hai Remo? Non sembri mica invalido. Hai mani, gambe, il resto guarirà. Sai una cosa che ho letto sul fegato?

Dimmi.

Il fegato è lunico organo che si rigenera. Se ne resta almeno il 51%, si ricostruisce! E tu ne hai il 60%. Devi solo dare tempo al tempo, tutto tornerà a posto.

Sarà vero?

Coshai? Maristella temeva. Cè qualcosa che non so? Gli hai chiesto di nascondermi qualcosa?

No non è quello

Remo fu dimesso. Da allora cominciò il suo periodo più nero. Bastava sforzarsi un po e si sentiva sfinito. Lo abbatteva vedere che non riusciva più a far nulla come prima.

Avvicinandosi il suo compleanno, Remo si sentiva sempre più triste. Non poteva né mangiare né bere vino. Gran gioia!

Maristella, come nulla fosse, si adattò alla dieta e mangiava con lui tutto quello che il medico consigliava.

Maristella un giorno Remo prese coraggio. Che sarà di noi ora?

In che senso?

Guarisco troppo piano. Mi lascerai, vero? Dimmi solo la verità.

Ma perché dovrei lasciarti? Mi trovo benissimo con te.

Era facile quando facevo tutto e portavo i soldi a casa. Ma adesso? Ora che sono così

E allora? Devi solo riprenderti!

Ci provo, ma Due colpi di martello e sono già esausto.

Maristella lo abbracciò da dietro, appoggiando la guancia ai suoi capelli.

Ti amo, Remo. E non ti lascerò mai. Prenditi tutto il tempo che serve, il resto non importa.

Sicura? È la verità?

Verissimo.

Maristella rimase al suo fianco. Remo, a piccoli passi, si riprese.

Il compleanno Maristella glielo organizzò senza un goccio di vino, così non gli mancava troppo. Invitarono alcuni amici e giocarono a carte nella pergola.

Che fortuna hai avuto con questa donna, Remo lo salutarono i compagni.

Adesso andrete a bere per me, eh? rise lui.

Risero, se ne andarono. Quella sera, Remo e Maristella si sedettero sulla soglia di casa, guardando le stelle. Per la prima volta, dopo mesi, Remo si sentì meglio.

Capì che stava guarendo. Che Maristella davvero non lo avrebbe mai lasciato. La strinse più forte.

Che cè, Remo?

Tutto bene! rispose lui.

Finalmente sorrise Maristella e lo baciò sulla guancia.

Erano felici.

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