Valentina stava andando al lavoro, quando improvvisamente si accorse di aver dimenticato il cellulare a casa. Decise di tornare indietro, entrò in ascensore e…

Valentina camminava tra le strade di Torino immerse in una nebbia lattiginosa di primo mattino, quando improvvisamente il ricordo la colpì come un tuono nelle Alpi: aveva dimenticato il cellulare a casa. Una sensazione strana, come se avesse lasciato a casa parte della propria anima. Si fermò sotto i portici, osservando le gocce di pioggia che si schiantavano sui sampietrini, e decise di tornare indietro.

Lingresso del suo palazzo era avvolto da un silenzio irreale. Entrò, premette il pulsante dellascensore, ma appena lingranaggio cominciò a scricchiolare tra il settimo e lottavo piano, un tremolio la fece sentire piccola come una moneta da due euro. Lascensore si bloccò di colpo; le luci tremolarono prima di spegnersi. Rimase lì, tra le ombre giallognole e le voci lontane dellalba, in attesa di essere liberata da una magia bizzarra.

Fu allora che, come in una scena di sogno in cui i muri hanno orecchie e i rumori si allungano, sentì la voce del marito, Gregorio. Parlava con una donna; la riconobbe subito, era la vicina Viola, quella col rossetto color ciliegia e la risata che sapeva di notte e di vino piemontese.

Amore, tesoro mio, sussurrava Gregorio in un tono che sembrava danzare tra le scale. Quanto conto i minuti che ci separano non vedo lora di stringerti di nuovo.

Stasera ci rivediamo, rispose Viola, la voce impastata tra miele e mistero. Passa dopo le dieci, quando mio marito sarà già via per il turno di notte.

Tutta la settimana notte?

Sì, sospirò Viola, parte sempre alle nove e mezza, torna alle stesse ore del mattino Presto sarà a casa, dobbiamo sbrigarci.

Gregorio scalpitava davanti alla porta dellascensore come un bambino davanti a una gelateria chiusa.

Ma perché questo ascensore non si muove mai? borbottava con un tono che si mescolava ai fantasmi del palazzo.

I due chiacchieravano di felicità rubata, di incontri segreti, di notti che profumavano di focaccia calda: le parole si mescolavano, diventando fili confusi nella mente di Valentina. Prima non credeva alle proprie orecchie, ma quando sentì Viola pronunciare il nome di Gregorio e poi anche il suo, la nebbia le si sciolse nel cuore, lasciando spazio a un vuoto strano.

Ecco come stanno le cose! pensò Valentina, gli occhi aperti nel buio come lanterne. Viola sta allottavo piano, proprio sotto il mio naso Così capisco finalmente dove vai a respirare quellaria fresca ogni sera. Ti regalerò una passeggiata che non scorderai mai.

Quando arrivarono i tecnici e finalmente le aprirono lascensore, nella testa di Valentina ronzava già un piano come le api tra i limoni.

Verso le dieci di sera, Gregorio con la scusa di cercare la frescura torinese della notte annunciò con voce distratta:

Vale, esco unoretta.

Ma fuori piove! esclamò Valentina, con un sorriso tagliente.

Prendo lombrello. Devo muovermi fa bene al cuore! borbottò lui.

Prova il balcone, sussurrò lei. Ma tanto so che vuoi camminare.

Gregorio indossò il soprabito e uscì tra i lampioni umidi.

Non passò nemmeno mezzora che tornò bussando forte. Valentina accostò la porta lasciando la catenella.

E lombrello? E il cappotto? Dovè tutto?

Mi hanno fermato per strada! Due ragazzi mi hanno portato via tutto, anche le scarpe. Aprimi, ti prego, fa freddo! mugolava Gregorio, spettinato.

Le tue cose ti aspettano vicino alla raccolta differenziata, disse Valentina, fredda come una pioggia dautunno. Saluta Viola dallottavo piano da parte mia.

Sbatté la porta e si mise a guardare un quiz in tv, mentre pensava: Almeno i nostri figli vivono lontano e non devono vedere questa scena assurda.

Gregorio corse a recuperare una vecchia valigia e, infilandosi i vestiti, decise di tornare dalla madre. Ma il destino, beffardo come il finale di una commedia di Pirandello, volle che il suo telefono fosse rimasto da Viola. Così tornò, provò a chiamare Valentina, e rimase bloccato anche lui nellascensore, proprio allottavo piano mentre la luce spariva da tutto lo stabile.

Quando finalmente la corrente tornò e Valentina era già uscita per lavoro, Gregorio si trovò senza chiavi di casa; decise allora di scendere a piedi. Sul pianerottolo dellottavo piano incontrò di nuovo Viola, con la sua valigia in mano, anche lei prigioniera di quella giornata che sapeva di marzapane e di odori confusi.

Hai il mio telefono? chiese Gregorio.

Sì e anche i tuoi vestiti, ansimò Viola, con occhi liquidi.

Salirono assieme nellascensore che scendeva come in un sogno molle verso lingresso. Ma il taxi li portò lontano, ognuno in una direzione diversa della città, mentre la pioggia continuava a battere contro Torino, confondendo la notte e lalba come solo nei sogni accade.

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Valentina stava andando al lavoro, quando improvvisamente si accorse di aver dimenticato il cellulare a casa. Decise di tornare indietro, entrò in ascensore e…