Ottima idea quella delle finanze separate che hai proposto. Allora mi tengo semplicemente tutto il mio.
Quando mio marito, a cena, ha spostato il piatto davanti a sé con la stessa espressione che avrebbe avuto davanti a una multa salata e non a una semplice cotoletta alla milanese, ho capito che stava per lanciarsi in uno dei suoi discorsi programmatici. Marco si è aggiustato il tovagliolo, ha tossicchiato e, guardando attraverso di me probabilmente già proiettato verso il suo radioso futuro da imprenditore ha dichiarato:
Giulia, ho fatto due conti. Il nostro bilancio, te lo dico, vacilla per colpa della tua scarsa cultura finanziaria. Passiamo alle finanze separate. Da domani.
La suspence si è dissolta prima ancora di cominciare, ma laria nella stanza si è subito riempita di un odore di assurdità, forte come quello di acciughe fritte. Ho appoggiato lentamente la forchetta.
Fantastico che tu abbia avuto questidea, Marco ho detto, sorridendo con quella stessa espressione che un serpente costrittore dedica al coniglietto ignaro. Allora da adesso in poi mi tengo tutto il mio.
Marco ha sbattuto le palpebre. Nella sua testa simile a un tavolo da biliardo dove le idee si scontrano di rado e con gran clamore questa frase non trovava un posto. Si aspettava lacrime, accuse, magari una scenata, di certo non un consenso così sereno.
Brava ha annuito con aria condiscendente, cominciando già mentalmente a spendere i soldi risparmiati su di me. Io invece risparmio per il mio status. Un uomo ha bisogno di un certo status, Giulia. E tu be, per le calze avrai abbastanza.
Mio marito, Marco Ferraris, era un originale. Aveva il talento speciale di sentirsi un genio del business, pur essendo impiegato in unazienda che vendeva infissi in PVC. Il suo status in genere si traduceva nellacquisto di gadget che usava al dieci percento delle loro funzioni, e nella lettura di citazioni motivazionali su Facebook.
Intesa fatta ho annuito. Finisci la cotoletta, o da oggi non è più nei tuoi conti?
Lha finita. Gratis. Per lultima volta.
La prima settimana di questa nuova politica economica è stata un inno allorgoglio maschile. Marco girava per casa come un pavone, ostentando disinteresse per il prezzo del detersivo. Si è comprato una “agenda di lusso” in finta pelle, dove a penna annotava ogni centesimo.
Un mercoledì è arrivato a casa con un sacchetto di plastica: due lattine di birra da discount e una confezione di tortellini da cinquanta centesimi. Nello stesso momento io stavo scartando la spesa appena arrivata dallEsselunga: orata fresca, avocado, formaggi, verdure di stagione, una bottiglia di prosecco di quelli buoni.
Marco si è fermato sulla porta della cucina, si è appoggiato allo stipite con umore da reduce di guerra. Eh, fai la signora eh? ha commentato con un cenno verso il pesce. Per forza i risparmi non cerano, con questa vita spericolata Non i nostri, Marco, i miei, lho corretto tagliando il limone. Tu ora risparmi per lo status. Ah, la mensola del frigo lhai occupata? La tua è in basso, dove di solito metto le verdure. Temperature perfette per i tuoi asset.
Lui ha ghignato, ha tirato fuori i suoi tortellini dal sacchetto e ha cominciato a bollirli nella mia pentola. Il gas, ho detto senza voltarmi. Che cè? Gas, acqua, usura della pentola e del sapone. La suddivisione dei costi, ricordi? Giulia, ma dai, non fare la spilorcia! ha borbottato con la mano, come un capetto che scaccia una zanzara. Sei proprio fatta per i centesimi. No, Marco. Questa si chiama economia di mercato.
Ha provato a sorridere, ma un tortellino bollente gli si è incollato al palato e la smorfia gli è uscita infelice, tipo carlino che morde un limone. Dici così perché ti ho chiuso laccesso alla mia carta ha sentenziato, staccando la pasta dai denti. Le donne odiano perdere il controllo.
Il sabato ci ha fatto visita la signora Lorenza. Mia suocera. Una vera signora della bilancia. Un tempo era la capo contabile della Fiat di Torino e per lei i numeri contavano più delle persone.
Ci siamo messi a sorseggiare tè e pasticcini. Marco, dallaltra parte del tavolo, rosicchiava il suo tarallo comprato in saldo e sembrava una vittima della dittatura.
Mamma, tu non immagini: ora Giulia nasconde pure la carta igienica! si è lamentato sperando nella solidarietà femminile. In bagno cè solo quel rotolo ruvido tipo carta vetrata e invece nel mobiletto lei ha quella profumata pesca, tre veli! Questa è discriminazione!
Lorenza ha deposto la tazzina senza battere ciglio. Marco mio, ha iniziato calma Quando hai deciso la discriminazione, a che cosa pensavi? Proprio a quella parte del corpo? Mamma! Sto solo ottimizzando il bilancio! Voglio comprarmi la macchina! Unauto? mia suocera ha alzato il sopracciglio che quasi spariva sotto la frangia. Con i centesimi che nascondi a tua moglie? Fai il tirchio sulla carta igienica per comprarti una panda di seconda mano, che poi ti sembra di essere il re della tangenziale? È un investimento! ha strillato Marco. Linvestimento è Giulia, che ti sopporta in casa sua ha tagliato corto Lorenza. A proposito, il dolce è divino, Giulia.
Marco ha allungato la mano verso la torta. Io, con un delicato ma efficace colpo di coltello da burro, gli ho bloccato la strada. Cinque euro, Marco. Oppure cè il tarallo che hai comprato tu. Sei seria? Da tuo marito? Davanti a tua madre? Il mercato è spietato, caro. Laffitto forchetta? Cinquanta centesimi.
Marco si è scaldato, è diventato rosso, si è preso il suo tarallo e si è rifugiato in salotto, scandalizzato. Che isterico ha commentato Lorenza. Tutto suo padre. Anche lui risparmiava, finché non lho rimandato da sua mamma con una valigia di mutande. Tieni duro, cara. Ora arriva la fase sono offeso e per dispetto faccio la fame.
Dopo due settimane, la situazione è andata fuori controllo. Marco era smunto, si era asciugato, ma non mollava per orgoglio. Camicie stropicciate (il detersivo era il mio, lui col suo sapone di Marsiglia non sapeva che farci), deodorante da discount, lo sguardo di un bassotto che si crede lupo.
La resa dei conti è arrivata un venerdì sera. Rientro dal lavoro stanca, ma felice: avevo preso il bonus. In sala mi aspettava la sorpresa: un bouquet di garofani tristi e una bottiglia di spumante economico.
Marco era seduto a tavola, raggiante come una moneta nuova. Giulia, siediti. Dobbiamo parlare. Ho deciso che possiamo ammorbidire le regole. Sono pronto a mettere nel budget comune si è fermato per leffetto cinquanta euro. Per la spesa.
Lho fissato. I garofani tipo erbari degli anni Settanta. Lo spumante che causava solo acidità.
Cinquanta euro? ho ripetuto. Generosità mai vista, Marco. Ma cè un dettaglio. Ho aperto la cartelletta dalla borsa. Dentro, il file Excel stampato in bella copia.
Cosè quello? ha chiesto sospettoso. Il conto, caro. Guarda: affitto stanza in centro Milano (visto che usi salotto e cucina) 500 euro. Bollette (visto che fai la doccia da mezzora) 100 euro. Pulizie (le faccio io, tu no) 60 euro. Totale: 660 euro al mese. Da te, due settimane, 330. Più usura elettrodomestici.
Marco è impallidito. Cioè tu mi fai pagare per vivere nella casa di mia moglie?! Nella casa della donna con cui hai i conti separati ho puntualizzato dolce. Hai detto: Quel che è mio è mio. La casa è mia. Tu sei un inquilino. E dato che non cè contratto di affitto, posso anche sfrattarti in 24 ore.
Ma questa è avidità! È meschinità! Sono un uomo! si è alzato di scatto rovesciando la sedia. Sei un uomo che pensava di risparmiare sulla moglie, ma scorda che vive alle sue spalle ho replicato calma, ogni parola una pietra. Vuoi essere un partner? Allora paga. Altrimenti cerca status altrove, dove costa meno.
Respirava a fatica, farfugliava, ci mancava solo il fumo dalle orecchie.
Te ne pentirai! ha urlato dopo un momento. Me ne vado! Troverò chi mi apprezza per quello che sono, non per i metri quadrati! Buona fortuna, Marco. Prendi i tuoi tortellini dal freezer. Non mi interessa quello che è tuo.
Ha girato per casa infuriato, buttando le sue cose nello zaino. Urlava che ero una materialista, che ho ucciso lamore, che andava via nella notte più buia
Chiedi a mamma se ti prepara il letto per stanotte ho suggerito mentre mi versavo il prosecco buono. E chiama un taxi economy, risparmia sullo status.
Ha sbattuto la porta così forte che avrà svegliato mezzo condominio, ma la mia coscienza è rimasta serena. Al massimo, si è svegliata la vicina di sotto.
Che pace dopo! Seduta in poltrona, guardavo Milano dalle finestre, la città tranquilla e io pervasa da una leggerezza impagabile. Messaggio sul telefono. Era Lorenza: È arrivato. Incavolato nero, affamato, vuole giustizia. Gli ho detto che la giustizia costa cara e lui ha il portafoglio vuoto. Gli ho presentato il conto di cena e pernottamento. Che si abitui al mercato. Tu come stai, tesoro?
Ho sorriso e digitato: Benissimo nonna, sto per comprarmi delle nuove tende. Con quello che ho messo da parte.
Non cè bisogno di spiegare a qualcuno perché si comporta da stupido. Molto meglio lasciargli pagare da solo il conto della propria idiozia. Magari, quando un uomo ti propone lindipendenza, accertati che riesca a sopravvivere quando gliela restituisci.



