Chiara e la suocera sedevano sul vecchio letto di legno. Entrambe erano ben coperte; linverno era rigido e in casa avevano appena acceso la stufa.
Non preoccuparti, mamma. Andrà tutto bene. Supereremo anche questa. Ora ti do le medicine.
Chiara cercava di calmare la donna che chiamava mamma, anche se in realtà era lex suocera. Anzi, quasi ex…
La vita aveva voluto che vivessero in tre: la madre, il figlio e la moglie di lui, Chiara.
Chiara si era sposata tardi, a trentanni. Era già la seconda moglie di Davide. Quando si erano innamorati lui era già separato.
Alla suocera, Maria Antonietta, Chiara era subito piaciuta. E anche Maria era entrata nel cuore di Chiara. Gentile, comprensiva: abbracciava, ascoltava, capiva.
Chiara aveva perso i genitori da bambina e da allora era rimasta sola. Nella suocera aveva trovato un affetto vero.
Ah, siete proprio unite, voi due diceva spesso Davide, un po infastidito.
Cinque anni di matrimonio passarono in un soffio. Poi Davide diventò scontroso e nervoso, sempre pronto a litigare con Chiara e la madre. E il motivo era un altro amore. Sempre fuori casa, rientrava tardi, spesso alterato.
Una sera annunciò il divorzio. Due giorni per sistemare le sue cose. Chiara non aveva nemmeno finito di preparare le valigie quando apparve la nuova compagna di Davide, con il trolley al seguito.
Forse la nuova era curiosa di vedere la vecchia rivale, forse voleva provocare. Non le andò bene. Era una bionda tutta gambe e ciglia chilometriche, manco fosse una bambola.
Chiara non trattenne una risata:
Mi hai lasciata per questa creatura? Con quelle ciglia sembra una mucca. Auguri!
Almeno lei ride, voi due siete due nonnine. Due galline vecchie.
Ok, ma cosa ti ha fatto mia madre?
Amore, ma davvero qui la suocera resta con noi? Fallo andare via. Non serve qui.
Mamma, è ora che vai via anche tu. Ti ho dato tutti i soldi della casa per costruire questa, ora basta disse Davide freddamente.
Dove devo andare? Ho dato tutto quello che avevo Maria si portò la mano al cuore.
Smettila di fare scenate. Va bene, puoi restare, ma solo in camera tua. D’ora in poi qui comanda Albina.
Tesoro, via tutte e due! insisté la nuova con quella voce stridula.
È pur sempre mia madre!
Mia suocera? Oddio, è uno scherzo vero?
A Chiara stufava ascoltare tutti quei litigi.
Mamma, vieni con me in paese?
Meglio vivere in provincia, che con un figlio così e questa… persona.
Aspetta qui, preparo le tue cose in un lampo.
Prendi anche le medicine, la mia scatola e la borsa, tesoro.
Chiara prese unaltra valigia, buttando dentro in fretta effetti personali, medicine, documenti, lenzuola e vestiti.
Prendetevi tutto, non ci interessa niente di vostro si fece sentire Albina, mentre Davide taceva, incapace di affrontarle. Sapeva che la madre non gli avrebbe mai perdonato quellingiustizia.
Dopo mezzora Chiara era già in macchina, Maria Antonietta piangeva in silenzio sul sedile posteriore, senza guardare il figlio, solo sospirando.
Quanto fa male donare tutto e sentirsi rifiutati.
Come faremo, adesso, figlia mia?
Tranquilla, mamma. Ho dei risparmi in euro. E tu hai la pensione. Ce la faremo, almeno un pezzo di pane col burro non ci manca.
Arrivarono nel piccolo paese dove Chiara aveva passato linfanzia. Per fortuna era ancora giorno. La casa era gelida. Chiara accese subito la stufa, prese dellacqua, mise su il bollitore.
Vedi che sei brava? Sembra che qui ci hai vissuto da sempre.
Mio nonno mi ha insegnato tutto. Per fortuna abbiamo già fatto la spesa, così per ora evitiamo il negozio. Non mi mancano proprio i pettegolezzi di paese.
Poco a poco la casa si scaldò.
Domani pulisco tutto da cima a fondo.
Bussarono alla porta.
Oh, la vicina! Sei arrivata, mancavi da un po. Ho visto la tua macchina, che ci fai in paese dinverno, qualche problema?
Tutto bene, Michele. Davvero, va tutto meglio adesso. Dopo ti racconto. Vieni a bere un tè caldo con noi.
In realtà, volevo invitarti io! Ma vedo che non sei sola. Solo ora notava Maria.
Lei è Maria Antonietta, Michele è il nostro vicino li presentò Chiara.
Se vi serve qualcosa, ditelo!
Per ora grazie, davvero, non serve nulla.
Dopo una settimana la casa, finalmente, era accogliente e ordinata.
Sai, anche io sono nata qui in paese. Poi mi sono sposata in città. Mio marito è morto giovane, Davide aveva 23 anni. Ho venduto tutto per lui, la casa sarebbe stata anche mia… Guarda come è andata a finire.
Non piangere, lo so che è dura. Pensa che magari avrai dei nipotini, un giorno.
Da quella li? Speriamo di no. E il signor Michele, vive con qualcuno?
Da solo. Sua moglie è annegata, voleva salvare il bambino della vicina. Non si è più risposato, né ha avuto figli. Era amico di mio nonno, anche se più giovane. È del vostro stesso anno.
Passò circa un mese. Nessuna notizia di Davide, nemmeno una telefonata alla madre. Un giorno, però, Chiara ricevette una chiamata da un numero sconosciuto.
Pronto, Chiara?
Sì, sono io.
Suo marito è morto in un incidente.
Deve aver sbagliato persona.
Mi dispiace, è Davide. Era ubriaco, si è schiantato in macchina. Forse la cosa non le farà piacere, ma con lui cera una ragazza: lei è viva, del tutto illesa. Venite a riconoscere il corpo.
Oddio, come dirlo a Maria Antonietta? Solo zio Michele poteva aiutarla.
Chiara, che succede, sembri sconvolta!
Mamma, siediti. Davide non cè più.
Oh Dio… è colpa mia, lho abbandonato!
No, mamma! È stato lui a cacciarti!
Già… ma sono sempre la madre… È il destino, mi punisce.
Vado per il riconoscimento. Zio Michele resta con te.
Vengo anche io.
Anche io. Andiamo con la mia macchina, non si discute, decise Michele.
Il funerale passò. Chiara e Maria decisero di andare finalmente nella vecchia casa: ora spettava a loro per eredità. Davide non aveva avuto tempo di chiedere il divorzio, sempre preso da feste e amori folli.
Michele era sempre con loro.
Vi accompagno, siete due donne sole, può servire una mano.
Comera cambiata quella casa in un mese! Vestiti buttati ovunque, stoviglie sporche anche sul pavimento, la casa puzzava di alcool e umido.
Mio figlio! Non è mai stato così. Che disastro…
Che ci fate qui?! Questo è casa mia, fuori subito! dalla camera uscì la stessa bionda dalle ciglia infinite. Dietro di lei, un tipo spettinato e mezzo nudo.
Fammi vedere i documenti della casa! tuonò Michele.
Quali documenti? Il mio uomo è morto. Abbiamo fatto pure il matrimonio!
Non era nemmeno divorziato!
Abbiamo festeggiato già, quindi tutto è mio!
Basta con queste sciocchezze! Via da qui! Cè qualcun altro dentro?
Il tipo scappò silenzioso. Michele si occupò che la ragazza non portasse via nulla.
Ora dobbiamo controllare i documenti. Magari Davide ha lasciato un testamento… E cambiamo subito le serrature, che questa potrebbe avere una copia.
I documenti erano tutti a posto, le serrature cambiate.
Hanno dovuto buttare molte cose. Michele era sempre con Chiara e Maria, pronto ad aiutare.
Mi dispiace che stiate per andar via, ero così abituato alla vostra presenza…
Torneremo, e tu vienici a trovare, zio Michele!
Mi sembrava di essere tornato giovane… E Maria ricorda tanto la mia povera moglie.
Zio Michele, ti ho visto come guardi Maria. E anche lei ti sorride spesso. Non sarà mica amore?
Ma che dici! rispose rosso, imbarazzato.
Invece sì!
Un anno dopo, Michele e Maria si sono sposati. Stanno bene insieme, Chiara per loro è come una figlia. Ma la famiglia si è allargata: ora hanno anche dei nipoti!
Chiara è riuscita a diventare madre. Non si è più risposata ma cresce due fratellini che ha preso in affido: non poteva separarli.
Certe volte, la famiglia si trova anche per circostanze impreviste, non solo alla nascita o da bambini. È la vita che ci sorprende.


