Vittorio arrivò in macchina in un paesino quando, all’improvviso, notò una ragazza ferma sul ciglio della strada. Era ormai tardi e non c’era anima viva nei dintorni, solo loro due. Si fermò. – Mi dà un passaggio?

13 gennaio

Oggi mi è capitata una di quelle cose che, sono sicuro, ricorderò per tutta la vita. Guidavo il mio camion verso un paesino della provincia di Modena. Era già sera, la strada era quasi deserta. Nellaria si sentiva ancora il profumo di focaccine calde che mia madre aveva preparato con patate, solo per farmi compagnia durante il viaggio di lavoro in questo giorno festivo di SantAntonio. Anche se tutti erano in festa, io dovevo consegnare la merce: i doveri non conoscono feste.

Mangiai una focaccina mentre dalla radio partiva una musica allegra italiana, e finalmente mi rilassai un po. Appena sono arrivato al villaggio, ho notato, illuminata dai fari, una ragazza che aspettava alla fermata dellautobus, vicino allunico bar del paese. Faceva freddo, e sembrava davvero a disagio.

Mi sono fermato, lei si è avvicinata subito.
«Mi porti per favore?» mi ha chiesto con voce un po tremante dal freddo.
«Certo, sali pure. Qui ormai non passa quasi più nessuno. Da quanto aspetti?»
Lei ha annuito con tristezza, poi allimprovviso si è messa a piangere. Era così sorpresa che quasi non sapevo cosa dire.

«Ti va di raccontarmelo?» le ho chiesto piano, già preoccupato.
Singhiozzando, lei ha iniziato:
«Mi chiamo Elettra. Oggi è il Capodanno Vecchio, tra poco inizia il weekend. Una collega mi ha invitata nel suo paese in montagna per festeggiare con la sua famiglia, un po per distrarmi Ho appena chiuso con il mio ragazzo prima di Natale e lei non voleva che rimanessi sola.»

Ricordo che nel parlare fissava le luci del bar spento. «Sono salita sullautobus che credevo mi portasse a Villa Fiorita, il paese della mia amica, ma invece era per Villa Verde Quando sono scesa me ne sono accorta tardi, ormai il bus se nera andato e la fermata era in mezzo al nulla, col paese vero a quasi mezzo chilometro. Ho chiamato la mia amica per avvisare, mi ha detto di aspettarla al bar, ma poi ho realizzato che avevo sbagliato posto e ormai lultimo autobus era già passato da ore Nessuna macchina, niente Ho provato a fermare qualche macchina, ma quasi nessuno passa di qua la sera. Insomma, sono qui già da quasi tre ore. Se non fosse stato per te, non so che avrei fatto. Ti ringrazio tantissimo.»

Sorridendo, le ho detto: «Dai, dammi del tu, siamo quasi amici ormai.»
Lei si è lasciata scappare una risata, con gli occhi ancora umidi.
A Elettra mi sono subito affezionato: semplice, carina, senza nessuna presunzione. Sembrava davvero una ragazza autonoma, ma in quel momento aveva bisogno di qualcuno. Ho fermato il camion vicino a un parcheggio e le ho detto: «Vieni, adesso ti scaldi un po e mangiamo insieme. Mia madre sa fare le focaccine più buone del mondo.»
Elettra aveva pure lei qualche salume, un pezzo di pecorino e una tavoletta di cioccolato fondente. Abbiamo improvvisato una piccola cena, ognuno con quello che aveva.

Poi ci siamo sistemati a dormire nel camion: lei sul lettino sopra la cabina, io sui sedili. Quando già ci stavamo addormentando, mi ha chiesto:
«Leonardo, sei sposato?»
«No», ho risposto.
«Come mai?»
«Beh,» le ho detto con un sorriso che speravo capisse, «ho appena incontrato una ragazza che mi piace e non glielho ancora detto.»
Lei ha capito subito, ma non ha aggiunto altro. Poi mi sono lasciato andare al sonno perché sapevo che la consegna non poteva aspettare.

Il resto del viaggio è stato sereno: Elettra rideva spesso, dicendo che era la sua prima vera avventura degna di un film e che, tutto sommato, adesso era addirittura felice di aver sbagliato autobus.

Durante il viaggio, mi sembrava sempre di più che fosse stato il destino a portarla da me. Quando, tornando verso Modena, eravamo quasi arrivati in città, ho preso coraggio e le ho chiesto il numero di telefono.

«E la ragazza che ti piace?», mi ha scherzato.
«Parlavo di te», le ho risposto ridendo. «Mi piaci davvero tanto, Elettra. Vorrei rivederti, se ti fa piacere.»
Lei mi ha sorriso: «Anche tu mi sei piaciuto molto. Sei stato un vero gentiluomo e non mi hai mai lasciato sola.»

Io ed Elettra ci siamo sposati ad aprile. Ecco, sono queste le sorprese che, credo, solo il destino sa regalare.

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Vittorio arrivò in macchina in un paesino quando, all’improvviso, notò una ragazza ferma sul ciglio della strada. Era ormai tardi e non c’era anima viva nei dintorni, solo loro due. Si fermò. – Mi dà un passaggio?