Io e mio marito siamo appena partiti per le vacanze al mare. Da qualche anno ormai, insieme agli amici, scegliamo una zona di costa italiana, viaggiamo con le nostre auto, sistemiamo le tende e ci godiamo la libertà in spiaggia. Siamo delle vere esperte di campeggio! Durante il giorno ci buttiamo in acqua, prendiamo il sole, giochiamo a carte sotto lombrellone. Quando cala il sole, ci sediamo intorno al falò, chitarra alla mano, e sorseggiamo un bicchiere di vino rosso, cantando canzoni italiane.
Questanno si è aggiunta anche mia cognata, Martina, con suo figlio di poco più di due anni. Abbiamo esitato sul da farsi: portarla oppure no?
Alla fine abbiamo ceduto alle insistenze. Oggi mi mangio le mani: col senno di poi, il problema non è stato il bambino, ma proprio Martina. I guai sono iniziati ancora prima di arrivare: durante il viaggio, ogni ora Martina chiedeva di fermarsi perché era stanca e doveva stendersi un po. Così siamo arrivati al campeggio tardi, mentre i nostri amici erano già sistemati, rilassati e addirittura si godevano già il primo bagno.
Appena arrivate, Martina si è arrabbiata:
Io qui non ci resto!
Perché? Ti avevamo avvisata che dormivamo in tenda!
Pensavo che significasse cercare una sistemazione una volta arrivati, magari un B&B!
E secondo te perché abbiamo portato tende e sacchi a pelo? ha risposto spazientito mio marito.
Credevo foste semplicemente amanti del campeggio, nientaltro.
Alla fine abbiamo dovuto prendere una camera in affitto per Martina. Mio marito faceva avanti e indietro per portarla da noi la mattina e riportarla la sera, inoltre doveva anche accompagnarla in bar e mercatini del paese. Quando voleva ‘prendersi una pausa’, lasciava a noi il piccolo mentre lei si riposava dalla fatica di essere in vacanza.
Alla fine, tutti noi ci siamo presi cura del bambino. Lui è stato davvero un angelo: curioso, correva in spiaggia, si tuffava senza problemi, mangiava qualsiasi cosa e dormiva tranquillo nella tenda. Completamente il contrario di sua madre. Lanno prossimo, di sicuro Martina non verrà più con noi. Ma se i genitori ci chiederanno di portare il bimbo, saremo felici di averlo in mezzo a noi. Lui sì che è nato per la vita da campeggio.






