Buttalo fuori di casa. Ho trovato il gatto domestico del vicino sotto la neve, ma la padrona ha rifiutato di salvarlo

Buttalo fuori, tanto è solo un gatto. Lho trovato sotto la neve, il gatto del vicino, ma la padrona ha rifiutato di aiutarlo

Rachele ha sempre guardato con sospetto il gatto del vicino. Non odiava i gatti, ma quel gigantesco soriano sfacciato un giorno laveva davvero mandata fuori dai gangheri.

Questa storia parla di come restare umani, qualunque siano le circostanze.

Quellestate il gatto del vicino, Leopoldo, aveva preso labitudine di utilizzare le aiuole degli altri come il proprio gabinetto. Rachele lo beccava spesso nel suo piccolo orto: lui smuoveva la terra come se fosse un archeologo impegnato in scavi antichissimi. Lei allora urlava e correva verso di lui, ma Leopoldo, imperturbabile, scappava via come il re del posto. La villetta di Rachele non era grande, costruita solidamente; gliela aveva lasciata la nonna in eredità, in un sobborgo residenziale non lontano da Firenze.

Bastava percorrere pochi metri e tutto diventava campagna: filari di ulivi, muretti a secco, silenzio, fichi che maturavano sotto il sole. Ma se si tornava verso la strada, il rumore della città era di nuovo vicino. Da bambina, Rachele amava passare qui le vacanze. Anche dopo la scomparsa della nonna, ritornava spesso nei fine settimana: portava le amiche, accendevano il forno a legna, arrostivano carne, raccoglievano more selvatiche. Nel boschetto accanto si trovavano anche i porcini per la pasta in meno di unora. Silenzio, aria buona, libertà – tutto quello che si può desiderare per riposarsi. Nello stesso borgo abitava la cugina Sabrina, figlia di zio Pietro, il fratello di sua madre. Amiche da sempre, da bambine si gettavano nel fiume e non si annoiavano mai.

Nellorto, Rachele seminava qualche fila di ravanelli e prezzemolo, e nel cantuccio cresceva anche della cipolla novella. Era minuscolo, ma era il suo regno. Solo che il gatto del vicino lo devastava con lenergia di un conquistatore. Rachele si era lamentata con la padrona di Leopoldo – zia Giuliana. Questa aveva solo sbuffato, roteando gli occhi: Ma che vuoi che ti dica? Mica posso stargli dietro tutto il giorno! Tiragli dietro un pezzo di legno, se proprio non ci riesci!.

Tale asprezza si spiegava facilmente: Leopoldo era stato il gatto di suo marito, il compianto Ernesto. Giuliana aveva sempre dichiarato: A me i gatti non piacciono mica!, ostentandosi amante dei cani. Ma da quando era rimasta sola qualche anno prima, Leopoldo era rimasto con lei per forza.

Ma Leopoldo non chiedeva attenzioni. Era un grande cacciatore di topi e, si diceva, di pesci anche. Accompagnava lex padrone alle gite sul lago Mugello e gli bastava una tettoia e il calore del camino per superare temporali e gelate.

Tra lui e Rachele ormai era guerra. Provò persino a parlargli, ad addolcirlo, a offrirgli qualche bocconcino preso in città. Ma Leopoldo snobbava ogni leccornia cittadina, la fissava accigliato e non si avvicinava mai troppo.

Una volta Rachele lo bagnò con lacqua gelata della pompa. Unaltra uscì con un fischietto, e quando vide il trasgressore tra le verdure, lo rincorse soffiando a perdifiato, come un arbitro furioso. Poi cadde a terra e rise a crepapelle pensando alla faccia scandalizzata del gatto, che di là dalla siepe la guardava come a dire: Ma così non si fa, non avevamo detto questo!, e poi svaniva, la coda come un vessillo, tra le fronde di alloro.

Zia Giuliana spiava tra le assi, divertita. Tanto adesso aveva finalmente realizzato il suo sogno di sempre: sua figlia le aveva affidato per le vacanze una minuscola cagnolina pincherina di nome Lady, e Giuliana si sentiva una vera cagnara. Per la questione dellorto, Rachele risolse portando tre sacchi di trucioli e ammassandoli nellangolo più brullo, tra le ortiche.

Leopoldo gradì il regalo e da allora scavò solo lì. Rachele tirò un sospiro di sollievo. Ma si accorse che il gatto la spiava: dai cespugli, dal tetto, attraverso le fessure della staccionata. Una sera tardi uscì e due occhi luminosi nella notte le fecero mancare il respiro. Avrà urlato tanto da svegliare lintero borgo. Tra loro vigeva il lei, perché con Leopoldo non si sapeva davvero mai dove sbucava.

Così, fino allautunno, Rachele visse nella casa della nonna, poi tornò agli studi alluniversità a Firenze e venne sempre meno, solo i fine settimana.

Fu in uno di quei giorni che accadde. Al mattino Rachele uscì e vide, sul retro, sotto una coltre di neve, un mucchietto. Era Leopoldo. Un enorme gatto, coperto di neve, i baffi gelati come cristalli. Non si mosse, non alzò la coda, solo la schiena curva e la testa abbassata. Quando Rachele gli tolse la neve di dosso, lui non reagì. Tentò di accarezzarlo, e vide che il gatto apriva la bocca in silenzio, come a voler miagolare, ma la voce non usciva, solo un sospiro di fumo gelido.

Lo prese e lo portò in casa. Lo avvolse in una coperta, gli scaldò la testa col panno caldo, sciolse il ghiaccio dai baffi. Leopoldo non si oppose non aveva forze. Dopo averlo circondato di bottiglie dacqua calda, Rachele corse da zia Giuliana.

Ma quella le disse secca: Ormai dorme in cantina. Mi ha sporcato tutto il divano, lo schifoso. Io a casa non lo riprendo più!. Si scoprì che, con larrivo di Lady, Leopoldo aveva iniziato ad aggredire la cagnolina e a segnare il territorio, così la padrona laveva cacciato.

Lestate era passata, ma linverno senza stufa nella catina era tuttaltra cosa. Rachele provò a far ragionare Giuliana: Almeno dinverno, poveraccio, qui cè neve e gelo. Sentì solo: Gli metto i croccantini nella scodella, bevesse la neve se ha sete! Non morirà di fame. Buttalo fuori, che vuoi da me!.

Tornando indietro, Rachele capì di colpo: Leopoldo era arrivato sotto la sua porta per cercare aiuto. Aveva mollato ogni speranza dalla padrona, era venuto da lei, con cui aveva litigato per tutta lestate.

Rachele provò a telefonare a vari amici: nessuno volle un gatto adulto. La cugina propose di metterlo in stalla coi maiali e la mucca, almeno lì cera tepore. Ma in casa non poteva: già avevano due gatti.

Leopoldo, intanto, ripresosi, scese dal plaid, si avvicinò piano e si mise seduto davanti a lei, fissandola negli occhi. Sembrava capire che di lì passava il suo destino. Rachele sospirò e telefonò a sua madre. La madre era allergica ai gatti, mai li voleva in casa, ma ricordò allimprovviso quanto Ernesto era stato gentile con la nonna e come tutti ricevevano in dono pesce pescato da lui, con Leopoldo, fedele come un cane al seguito. Le scappò una lacrima, pensò alla sorte del vecchio micio malmesso, rimasto solo senza nessuno.

Fu allora che prese la decisione.

Allemporio comprò un trasportino di plastica con i manici, sistemò Leopoldo dentro con ogni cura e lo portò via, verso Firenze. Per il vecchio soriano stava cominciando una nuova vita.

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Buttalo fuori di casa. Ho trovato il gatto domestico del vicino sotto la neve, ma la padrona ha rifiutato di salvarlo