L’amante di mio marito era splendida. Anch’io l’avrei scelta, se fossi stata un uomo. Ci sono donn…

Lamante di mio marito era una donna splendida. Se fossi stata uomo, probabilmente avrei scelto proprio una come lei. Sapete, ci sono certe donne che conoscono il proprio valore. Camminano con dignità, lo sguardo diretto e sincero, ascoltano con attenzione. Non hanno gesti nervosi, non hanno bisogno di scollature o schiene scoperte per attirare lattenzione: sono regali, tranquille, mai in preda al panico.

Anche io lavrei scelta. Lesatto opposto di come ero sempre stata io.

Io, invece? Sempre in corsa contro il tempo, a rimproverare i bambini e mio marito, tutto mi cade di mano, non arrivavo mai in tempo, sul lavoro era un disastro e il mio capo mai soddisfatto. Indossavo sempre pantaloni con maglione o maglietta, stirare un vestito o una camicetta mi sembrava unimpresa. Avevo quasi dimenticato lultima volta che avevo passato il ferro su una gonna a pieghe o un corpetto arricciato. Per fortuna, con lasciugatrice nuova le cose uscivano lisce e il ferro da stiro preso polvere.

Ma lamante era magnifica. Fisico, portamento, gambe, capelli, occhi, viso… da togliere il fiato!

Da quando lavevo scoperto o meglio, visto con i miei occhi non riuscivo più a respirare come prima. Era successo per caso, durante una commissione di lavoro in un quartiere lontano di Firenze. Affamata, mi ero fermata in un bar qualsiasi. Il locale era pienissimo, mi rifugiai in un angolo libero, presi il menù e alzai lo sguardo. Non era un abbaglio. Avevo subito riconosciuto Marco, mio marito, di spalle. E lavevo vista.

Teneva le sue mani fra le sue palme e le baciava le dita. Che banalità, pensai. Le tue mani profumano dincenso. Ma lei era oggettivamente bella.

Mi sentivo come dopo una bruciatura: osservi il segno sulla pelle e capisci che fra pochi secondi il dolore ti avvolgerà, e intanto in quei pochi istanti vivi in attesa del dolore. Soffiavo mentalmente sul punto scottato per cercare di alleviare il male in arrivo.

Avrebbe dovuto far male. Ma dentro, niente. Solo vuoto.

Marco rientrò a casa puntuale. Sempre tranquillo e di buon umore, lui. Io ero quella che partiva in quarta, sempre di fretta, sempre a spronare tutti, lui invece placido, positivo, con unironia sottile.

Mi sarebbe servito il suo senso dellumorismo quella sera. Il mio non bastava di certo.

Avevo voglia di dirglielo in faccia, a freddo: Allora, come va con la tua amante? Vi ho visto laltro giorno al Caffè Gilli, era splendida… capisco la tua scelta, forse anchio non avrei resistito. E avrei voluto gustarmi la sua reazione, vederlo sudare e arrossire mentre cercava di mantenere la calma.

Poi avrei rincarato: E ora? Presentala ai bambini, che si abituino alla nuova mamma… io invece? Dove devo andare? Viene direttamente con lappartamento o te la porti qui?

Non dissi nulla, invece. Marco mi tirò a sé nel letto, mi abbracciò e nel giro di un attimo si addormentò.

Forse non si sono ancora spinti oltre, pensai spostandomi sul mio lato. E risi silenziosamente. Ecco, ora ragionavo proprio come una donna tradita che finge che sia tutto un malinteso.

Magari davvero non si erano ancora avvicinati fisicamente. Forse era la fase iniziale: preludio, complicità, fiato e pensieri che si rincorrono allunisono. E lui che mascherava tutto da maestro. Neanche un indizio, nemmeno unombra sul volto.

Mi girai nel letto, dormii a tratti, sognai fiori sgargianti e amanti in abiti rossi mai visti.

Al risveglio mi sentivo stanca, la testa pesante, mi mossi in casa senza fretta, preparai i bambini per la scuola con tutta calma.

Continuavo a pensare: e adesso? Che fanno di solito le donne che beccano il marito con unamante? Cercare su Google? Ma la rete non mi aiutò e io non trovai risposte. Provare a continuare a vivere?

Ma già lo facevo – la routine era la stessa di sempre. Marco tornava a casa allora giusta, senza traccia di rossetto né profumi sospetti. I bambini scorrazzavano rumorosi, la domenica si andava al cinema tutti insieme. Tutto come prima. Persino il sesso restava puntuale: due volte alla settimana, a volte tre se proprio facevo attenzione.

Forse mi sono sbagliata.

Non mi ero sbagliata. A pranzo lo chiamai, non rispose. Presi un taxi e tornai a quello stesso bar. Inventai una scusa per il tassista: Stiamo aspettando un pacco, è per lavoro. Lauto di Marco era parcheggiata proprio lì davanti. Marco e laltra donna uscirono insieme e salirono in macchina.

Sbiancai, chiesi dellacqua al tassista, finsi una chiamata e urlai nel telefono spento: E va bene, tenetevi il vostro pacco! Io non posso aspettare, torno in ufficio!

Come se mi importasse davvero che pensava il tassista.

La certezza dellesistenza di unamante ti cambia la vita. Divorziare? Probabilmente sì. Come si fa altrimenti? Resistere? Ma perché? Per cosa?

Mi ricordai di quando, qualche anno prima, un amico di famiglia aveva avuto unamante. Lui si nascondeva, mentiva. Alla fine la moglie capì lo stesso. Scoppiò un putiferio, lui negate fino allultimo, anche davanti alle chat compromettenti: Mi hanno hackerato il cellulare! Sono trucchi di colleghi invidiosi!

Allora Marco, il mio, disse deciso: Io non mentirei mai. È indegno. Chi ha sbagliato, ha il dovere di confessare. E, se tiene alla famiglia, tagliare subito. Oppure si separa, ma assicurando il necessario per i figli.

E io, in quel momento, ero stata orgogliosa di mio marito. Che uomo affidabile, pensavo.

Già, risolvere i problemi altrui sembra facile. Da fuori. Quando tocca a te, il coraggio svanisce, le sicurezze crollano; vedi tua moglie e la tua amante insieme e la voce ti si spegne in gola.

Mi avvicinai al loro tavolo in quel bar, mi sedetti su una sedia libera. Lamante Giulia, mi pare si chiamasse alzò gli occhi stupiti. Marco rimase di sasso. Poi iniziò ad agitarsi, ma tacque. Li guardavo, quasi divertita. Lei aveva capito tutto subito. Magari sapeva già chi fossi.

Marco voleva dire qualcosa; lo bloccai con una mano: Non è ciò che penso, vero? Guardate, qui non cè niente di sorprendente. Sono cose che succedono. Ora sta a voi trovare una soluzione: ci sono di mezzo dei bambini, una casa, genitori anziani. Voi siete persone intelligenti, ce la farete.

Mi alzai senza fretta, uscì dal bar. Il vestito ben stirato mi donava. Peccato non averlo indossato da tantoPer la prima volta dopo mesi avvertii leggerezza. Laria di Firenze mi sembrò meno pesante contro la pelle. Camminai tra i tavolini allaperto, mi confusi tra la folla, assaporando un silenzio tutto mio, uno spazio che mi stavo finalmente concedendo.

Misi il telefono in modalità aereo e, invece di tornare di corsa a casa come avrei sempre fatto scelsi il percorso più lungo, passando per via Tornabuoni e poi lungo lArno. Mi fermai a osservare lacqua scura e calma, accorgendomi allo specchio del fiume che non avevo pianto. Avevo superato quella linea invisibile tra chi subisce e chi sceglie.

Mi sedetti su una panchina, sentii il cuore battere piano. Con sorpresa, sentii affiorare un sorriso. Non perché avessi vinto, non cera niente da vincere, ma perché avevo ritrovato me stessa, almeno in parte, nel coraggio di stare nel dolore senza fuggire.

Avevo indossato un vestito stirato e scoprii che era solo tessuto. Nessuna corazza, nessuna recita: solo io, in equilibrio precario ma vera.

Il futuro restava incerto, come spesso accade. Ma il vuoto che mi aveva scavato dentro ora era spazio da riempire: di libertà, di desideri dimenticati, di passi da inventare. Sorrisi ancora. Forse, in quel momento, avrei scelto anchio una donna come me.

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