Nella casa dei Vescovini c’era sempre profumo di pulito e di raffinati profumi francesi. La padrona di casa, Marina, incarnava la perfezione: a quarantacinque anni ne dimostrava trenta, curava un blog di cucina seguito da un milione di fan ed era sposata con Paolo, un affermato architetto.

Nella casa dei Rinaldi aleggiava sempre un profumo di pulito e di essenze pregiate. La padrona di casa, Caterina, era lincarnazione della perfezione secondo tutti. A quarantacinque anni ne dimostrava dieci di meno, conduceva un blog di cucina con centinaia di migliaia di seguaci e era sposata con Giulio, un architetto di successo.

Avevano due figli: Lorenzo, il capitano sedicenne della squadra di calcio del liceo, e Bianca, una dodicenne impeccabile negli studi. Dallesterno, la loro pareva la pubblicità di unassicurazione famigliare.

Caterina, non ti sarai scordata che stasera cè la cena coi miei soci, vero? chiese Giulio aggiustandosi i gemelli davanti allo specchio dellingresso. Metti quel vestito blu, per favore. E digli a Lorenzo di comportarsi bene a tavola.

Caterina, sistemando il bavero della giacca di lui, gli sorrise come sempre:
Certo amore. Andrà tutto perfetto.

Giulio uscì sbattendo la portiera del suo SUV nuovo di zecca. Caterina rimase ferma nellingresso. Il suo sorriso non svanì: semplicemente si irrigidì, trasformandosi in una maschera di cera. Guardò le proprie mani: tremavano lievemente.

Dalla stanza di Bianca sbatté una porta. La ragazza apparve con lo zaino, il volto spento.
Mamma, ho di nuovo mal di testa. Posso saltare la scuola oggi?
Bianca, tesoro, tuo padre ci resterebbe male. Lo sai che si aspetta solo il massimo da te. Prendi una pastiglia e vai. Sii brava.

Bianca fissò la madre con uno sguardo adulto, poi uscì senza rispondere.

Verso mezzogiorno chiamarono dalla scuola. Lorenzo aveva fatto a botte. Ancora.
Nellufficio del preside cera caldo. Lorenzo sedeva con aria di sfida, il labbro ferito, lo sguardo tagliente.
Signora Caterina, sospirò il preside. Lorenzo è un ragazzo in gamba, ma la sua aggressività Ha picchiato un compagno per una sciocchezza. Se capita ancora, dovremo sospendere la sua iscrizione.

Caterina lo riportò a casa in un silenzio opprimente.
Perché lo hai fatto, figliolo? chiese infine. Tuo padre si arrabbierà tantissimo. Oggi ha un contratto importante.
Il ragazzo girò di scatto la testa:
Tuo padre si arrabbierà. Tuo padre ci resterà male. Cosa dirà tuo padre. Mamma, ti ascolti mai? Non ti importa davvero, basta che la facciata resti perfetta per il blog! Basta che sembriamo la famiglia ideale!

Voglio solo che siamo una famiglia normale
Noi non siamo una famiglia! sbottò Lorenzo. È il teatro di un solo attore: papà decide tutto, noi siamo solo scenografia. Lo sai perché Bianca non dorme? Ha paura dei suoi passi nel corridoio, paura che controlli i suoi quaderni e urli per una lettera storta. E tu continui a sfornare tortine e sorridere!

Caterina strinse il volante, colpita più delle volte che Giulio, ogni tanto, si permetteva quando lei lo esasperava.

La sera, la casa splendeva. Il tavolo era apparecchiato alla perfezione. Il vestito blu aderiva perfettamente al corpo di Caterina. Gli ospiti soci di Giulio con mogli al seguito lodavano larredo e i buffet.
Giulio, sei fortunato con tua moglie! rise uno. Una padrona di casa incredibile. E che figli!
Giulio sorrise compiaciuto stringendo Caterina in vita, forse con troppo vigore. Quello era il suo modo per marcare il controllo.
Ve lo dico sempre: lordine in casa è la base del successo.

Bianca sedeva muta, giocherellando con linsalata. Lorenzo restava in silenzio ostinato.
Bianca, racconta allo zio Marco della vittoria alle Olimpiadi di Matematica, ordinò Giulio. La sua voce era calma, ma dacciaio.

La ragazza alzò gli occhi, le labbra tremanti.
Non non ho vinto, papà. Sono arrivata terza.
Calo il silenzio. Giulio posò lento il bicchiere di Chianti.
Terza? Avevamo stabilito delle regole. Hai studiato tutta lestate.

Giulio, basta adesso, sussurrò Caterina.
Quando, allora? Quando diventerà mediocre come gli altri? Caterina, non segui abbastanza i ragazzi. Forse la cucina ti porta via troppo tempo.

Dun tratto Lorenzo si alzò di scatto, spostando bruscamente la sedia.
Basta. Basta umiliarla. Basta umiliare tutti noi.
Siediti subito, moccioso, ringhiò Giulio.
No, Lorenzo guardò la madre. Dillo a lui, mamma. O bisogna restare qui a mangiare insalata mentre lui ci mastica?

Caterina fissò i suoi figli. Lorenzo, pronto a difenderli a costo di litigare con il padre; Bianca, rannicchiata, in attesa di una nuova esplosione di parole o forse peggio. Improvvisamente, si vide: non la donna elegante in blu, ma la bambina impaurita che tanto tempo prima aveva scelto la bella facciata sopra i propri sogni.

Caterina si alzò lentamente. Gli ospiti si irrigidirono.
Giulio, disse. La sua voce non era più la maschera morta: era viva, piena. Hanno ragione. La cena è finita.

Sei impazzita? Scusati subito con tutti!
Caterina prese la teglia della sua famosa crostata e la rovesciò sulla tovaglia bianchissima. La crema colava lenta tra le pieghe.
È troppo salata, Giulio, disse. Come tutta la nostra vita. Signori, mi dispiace. La serata è conclusa. Mio marito deve capire che non è più il direttore della nostra prigione.

Sei fuori di testa urlò Giulio, alzandosi. I presenti si alzarono scioccati.
Ma Lorenzo era già fra loro.
Solo provaci, sibilò.
Vi prego, uscite, disse Caterina agli ospiti. Adesso.

Quando la porta si chiuse dietro lultimo ospite, Giulio si sfogò con i mobili. Urlava dingratitudine, di tutto quello che aveva dato loro, del fatto che senza i suoi soldi non sarebbero stati nulla.
Hai ragione, Caterina si tolse gli orecchini e li gettò sul tavolo. Non siamo niente qui dentro. Ma fuori, siamo persone. Ragazzi, andate a fare le valigie. Torniamo dalla nonna. Subito.

Non te ne andrai! urlò Giulio. Questa è casa mia! Questa è la mia macchina, i miei conti! Non avrai niente!
Sai, Giulio Caterina lo guardò con tenerezza triste. Dopo anni di paura, niente è un universo di possibilità.

Lasciarono la villa nella notte, con la vecchia Panda che Giulio aveva sempre disprezzato chiamandola catorcio. Il baule pieno di valigie, libri di scuola, la maglia di calcio di Lorenzo.
Guidavano nella notte. Bianca dormiva appoggiata alla spalla del fratello. Lorenzo fissava il finestrino, per la prima volta da anni senza stringere i pugni.
Caterina guidava. Serenamente, dopo tanto tempo. Avvertiva i pedali, il volante e laria.

Mamma? domandò piano Lorenzo.
Dimmi, amore.
E ora, cosa accadrà domani?
Caterina sorrise. Stavolta il sorriso era vero, stanco ma sincero.
Domani, butterò la ricetta di quella stupida crostata. E compreremo la pizza più economica della città. Poi impareremo a vivere senza aver bisogno di uno specchio per sapere che esistiamo.

Sei mesi dopo, Caterina lavorava come cuoca in una piccola trattoria accogliente. Il blog ora parlava di cuori da ricostruire, non di perfezione. Aveva un decimo dei seguaci, ma conosceva i nomi di tutti quelli che le scrivevano.
Bianca si era iscritta a una scuola darte. Si era scoperto che odiava la matematica, ma sapeva disegnare quadri potenti e profondi. I mal di testa erano spariti.
Lorenzo aveva smesso di fare a botte. Era diventato volontario in una squadra di soccorso, riversando le sue energie nell’aiutare gli altri.

Vivevano in un piccolo appartamento, dove a volte regnava il disordine, dove alle pareti spiccavano i disegni di Bianca, non stampe costose. Ma in quella casa non cera più odore di paura cristallizzata.

Giulio aveva cercato di riprenderseli: prima con minacce, poi con fiori e mille promesse. Un giorno Caterina gli disse al telefono:
Giulio, non hai capito nulla. Noi non siamo scappati da te. Siamo finalmente tornati da noi stessi. In questo nuovo spazio, per te non cè posto. Almeno finché non imparerai a essere un uomo, e non larchitetto delle vite altrui.

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Nella casa dei Vescovini c’era sempre profumo di pulito e di raffinati profumi francesi. La padrona di casa, Marina, incarnava la perfezione: a quarantacinque anni ne dimostrava trenta, curava un blog di cucina seguito da un milione di fan ed era sposata con Paolo, un affermato architetto.