Ti spiace proprio tanto, vero?

-Ma dai, Giulia, ma a che ti serve tutto questo spazio? Sei sola, senza figli, senza un uomo neanche amici, da quello che capisco. Che te ne fai di un bilocale così? Noi invece siamo in cinque, tutti stretti stretti nella stessa stanza. Pensa che bello se ci scambiassimo le case! Dai, decidi, figlia mia. Poi magari, quando i miei ragazzi cresceranno, cambiamo di nuovo. Allora, che ne dici? Il padre la fissava con quegli occhi indagatori e un po supplichevoli.

E lei cosa doveva rispondere? Ma secondo lui, con quale faccia doveva accettare una cosa simile, dopo che suo padre era sparito per anni ed era ricomparso adesso, magicamente, con questa proposta beh, curiosa diciamo. Giulia era rimasta letteralmente congelata. Non pensava che uno potesse davvero arrivare a certe richieste con così tanta faccia tosta. E poi, amici, certo che Giulia ne aveva, quanto bastavano, insomma…

-Allora, Giulietta, si fa o no? il padre fremeva aspettando.

-E la mamma? chiese Giulia.

-Ma la mamma che centra? la guardò stranito.

-Beh, viene da me un paio di volte al mese e si ferma qualche giorno, pure una settimana a volte. La seconda stanza mi serve anche per lei.

-Un paio di volte al mese? Nessun problema! Nel mio garage cè una vecchia poltrona letto che basta risistemare un attimo: la mettiamo in cucina. Anzi, meglio! Cè pure il frigo a portata di mano scoppiò a ridere Per dormire e mangiare basta girare la testa!

Giulia non se la prendeva nemmeno più. Le parole del padre sola, da sola, zitella non le facevano né caldo né freddo. Lunica cosa che provava era stupore. Ma come fa una persona a essere così semplice? Davvero pensa di essere stato più furbo di tutti?

-Giulia, ma guarda che ti conviene. Dai, la mamma viene due volte al mese! Io la casa la devo gestire tutti i giorni con la mia famiglia, capisci la differenza?

Certo, lui e la famiglia. Giulia, ovviamente, non contava, non più. Figlia del primo matrimonio, vabbè. Invece i suoi tre ragazzini e la nuova moglie, quelli sì che sono la vera famiglia! Giulia sospirò. Era troppo stanca per litigare. Ormai era curiosa di vedere quanto ci avrebbe messo suo padre a capire che non aveva affatto a che fare con degli idioti.

-Papà, ma io ho appena finito di saldare il mutuo, lo sai? Per questa casa ho fatto sacrifici per anni Mi dispiace proprio.

-Dai, non facciamo le tragedie adesso. Quanti problemi Tu avevi anche una buona partenza, se ti ricordi. O no? la guardò scettico.

Bella partenza sì, pensò Giulia. Lui sapeva tutto. Però, quella partenza non era certo merito suo Avrebbe voluto ribattere, ma si morse la lingua. Tanto era inutile parlare con chi non voleva ascoltare.

-Papà ci penso un po su. disse infine.

-Eh, fai bene a pensarci. Pensaci, pensare non è mica un reato! e le diede una pacca sulla spalla in modo finto amichevole.

***

-Giulia, dovevi mandarlo a quel paese e basta! Scambiarvi casa, ma per favore. E magari regalagliela direttamente la casa? Con tre bambini, poverino, ha bisogno Che roba assurda! la mamma girava nervosa per il salotto.

-Mamma, ma non posso trattarlo male, è pur sempre mio padre – Giulia arrossiva un po.

-Figlia mia! Non scherzare. Dici che ti senti a disagio? A disagio è lui quando ti chiede di cedere la tua casa. Ricordalo! Lui è sempre stato così, con locchio lungo per le occasioni facili. Non fartene una colpa, mi raccomando. Non è colpa tua, hai capito? la mamma le sorrise e le accarezzò la mano con dolcezza.

-Lo so, mamma, non ci rimango neanche male ormai. Solo che non è la prima volta che ci prova. Allinizio pensavo di avere capito male ma evidentemente è proprio lui così. Era già così quando stavate insieme? Giulia era davvero incredula.

-Sempre stato. Non lo conosci abbastanza perché lhai rivisto solo da grande. Ad essere sincera, manco io ho capito perché si sia rifatto vivo adesso, dopo tutti questi anni. Non ti ho mai impedito di vederlo, comunque. Ma lui non si è fatto avanti quando divorzavamo si era anche offeso perché non poteva prendersi casa di mia madre, visto che ci aveva abitato! Da non credere, vero? la mamma rise, anche se negli occhi rimaneva una punta di amarezza.

-Ma chi ce lo fa fare ancora, allora? Forse è meglio non vederlo proprio, che dici mamma?

-Non serve, Giulia. Non essere come lui. E sì, è comunque tuo padre. Una specie di famiglia, mettiamola così.

-Famiglia lui con noi ormai non centra proprio nulla sospirò Giulia.

La mamma fece spallucce. Lo sapeva bene anche lei, ma cosa ci puoi fare in questi casi? A volte solo il tempo rimette le cose a posto.

Anche Giulia scosse la testa e si voltò. bella famiglia la sua, pensò. Da una parte quella vera, con i tre ragazzini di cui papà andava fiero e la moglie che non mollava mai, dallaltra lei che ormai era come una sconosciuta. Certi racconti infiniti di papà sulle prime parole, i primi passi, le storie preferite dei suoi figli roba da far ridere.

-Vabbè mamma, cercherò di non farci caso. E se continua, gli dirò chiaro e tondo che non se ne fa nulla Piuttosto così, piuttosto che perderlo del tutto. Almeno non beve, ecco.

-Forse la mamma annuì, senza convinzione.

La settimana dopo Giulia rivide suo padre a casa sua, approfittando di un momento in cui la famiglia era via, tutti in visita dal medico.

-Giulia, sei arrivata in tempo! Guarda qui che armadio a muro, sembra unaltra stanza ci puoi mettere tutta la tua roba! E guarda le pareti, che allegre! la guidava su e giù per lappartamento con un entusiasmo quasi grottesco.

-Papà

-E la cucina, eh? Piccolina ma carina Qui ci mettiamo quella poltrona per tua mamma, no? Ok, il frigo è vecchiotto, ma con calma lo cambi. Io ho anche la tessera sconto del supermercato

-Papà! Basta! Ma che me ne importa del frigorifero, delle pareti, della cucina Giulia si sentiva sempre più triste e svuotata.

-Come che te ne importa? Devi vedere tutto prima di cambiare, no? Così sai a cosa vai incontro le parlava, ma Giulia aveva la sensazione che non le stesse nemmeno ascoltando davvero.

-Papà, mi dispiace averti lasciato intendere altro ma io non cambio casa. A me va bene così come sto. disse, insicura ma decisa.

-Vabbè, vabbè Ma hai visto che bella doccia nuova che cè qua? E il water polacco, appena montato continuava, come se niente fosse.

-Sei sordo!? Ti ho detto che non cambio casa! Mi piace la mia, non ho nessuna intenzione di trasferirmi! Non si fa nessun cambio! allimprovviso le salì la rabbia. Rabbia per lui, per sé stessa, per come era finita dentro questa situazione assurda

-Niente cambio? Ma allora ti pesa proprio, eh? Allora che vieni a fare qua? Giulia, ci speravo. E tu tu mi hai deluso. e il padre la fissava ormai freddo, quasi fosse un altro.

Giulia abbassò la testa, uscì in silenzio.

Camminò tra i vicoli autunnali di Bologna senza capire se le andasse di piangere o ridere. Poi si fermò, tirò fuori il cellulare, cancellò il numero di suo padre e tutti i suoi contatti. Solo dopo si sentì davvero più leggera. Che vuoi farci Forse questa era davvero la scelta più giusta. E il padre? Se mai avrà bisogno, i mezzi per cercarla li troverà Ma dentro, Giulia era sicura che non lavrebbe più cercata. Perché ormai da lei non poteva ricavare più niente. Il cambio non si era fatto, e bastaMentre tornava verso casa, le mani infilate nelle tasche e le spalle contratte contro il primo freddo, Giulia si accorse che persino laria aveva un sapore diverso. Non era sola, no. Aveva se stessa, una casa che si era conquistata pezzo dopo pezzo, e sopra ogni cosa la libertà di scegliere chi davvero voleva vicino.

Quel pomeriggio, seduta a fissare i riflessi del tramonto sulle finestre del suo bilocale, Giulia prese il telefono e scrisse a sua madre: Mamma, pizza e film da me stasera? Dopo tutto, certe stanze vuote si riempiono di una sola risata condivisa.

Un soffio di malinconia la sfiorò, ma fu leggero e breve come una foglia sul davanzale. Era la vita che cambiava stagione, semplicemente, e una porta che si chiudeva restava solo il segno di un passato che aveva finalmente smesso di pesare. Da qualche parte, qualcuno poteva pure chiamarla da sola. Lei, invece, si sentiva finalmente intera.

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