Il marito la manda in Toscana per farla dimagrire, perché ha perso la ragione, così potrà dedicarsi liberamente ai piaceri con la sua segretaria.

17aprile2024 Diario

«Stefano, non capisco cosa vuoi», ho sentito dire a Ginevra.

«Niente di speciale», mi ha risposto. «Voglio stare da solo per qualche giorno, rilassarmi, perdere qualche chilo. Altrimenti mi sto sciogliendo.»

Ho lanciato unocchiata di disprezzo al profilo di Ginevra. Sapeva di aver preso qualche chilo per via della cura della famiglia, ma non lha detto.

«Dove si trova questa campagna?» ha chiesto.

«In un posto molto pittoresco», ho sorriso. «Ti piacerà.»

Non ho contraddetto; anche io avevo bisogno di una pausa. «Forse siamo semplicemente stanchi luno dellaltra», ho pensato. «Lasciamo che il silenzio faccia il suo lavoro. Non tornerò finché non lo chiederà lui stesso.»

Così ho iniziato a preparare le valigie.

«Non ce lhai con me, vero?» ha precisato Ginevra. «È solo per poco, solo per riposarti.»

«No, va tutto bene», ho risposto con un sorriso.

«Allora vado», ho detto, donandole un bacio sulla guancia prima di uscire.

Ginevra ha sospirato profondamente. I nostri baci da tempo avevano perso il calore di una volta.

Il viaggio è durato più del previsto. Ginevra ha sbagliato strada due volte il GPS faceva i capricci e non cera copertura. Alla fine è comparso un cartello con il nome del borgo: San Martino di Montecchio. Le case, tutte in legno, erano curatissime, con intagli e decorazioni tradizionali.

«Qui non ci sono comodità moderne», ha pensato Ginevra.

E non sbagliava. La dimora sembrava una casetta dirocciata, senza auto né telefono si sarebbe sentita trasportata nel passato. Ha estratto il cellulare. «Lo chiamerò adesso», si è detta, ma non cera segnale.

Il sole tramontava e Ginevra era esausta. Se non avesse trovato la casa, avrebbe passato la notte in macchina. Non aveva alcuna voglia di tornare in città né di dare a me loccasione di dimostrare di non saper cavarsela.

È scesa dallauto. La sua giacca rossa spiccava comicamente contro il paesaggio del villaggio. Si è sorrisa.

«Bene, Ginevra, non ci perderemo», si è detta ad alta voce.

La mattina seguente il canto acuto di un gallo lha svegliata mentre dormiva in auto.

«Ma che chiasso!», ha brontolato abbassando il finestrino.

Il gallo lha guardata con un occhio solo, poi è ricominciato a cantare. Una scopa ha sfrecciato davanti al vetro e il gallo ha tacito.

Sul ciglio è comparso un vecchietto.

«Buongiorno!», lha salutata.

Ginevra lo ha osservato, sorpresa; quegli abitanti sembravano usciti da una fiaba.

«Non fare caso al nostro gallo, è buono ma starnazza come se lo stessero squartando.», ha detto il nonno.

Ginevra è scoppiata a ridere, il sonno è svanito allistante. Anche il vecchio ha sorriso.

«Rimani da noi a lungo o è solo una tappa?»

«Per riposarmi, finché durerà.», ha risposto Ginevra.

«Entra pure, piccola. Vieni a fare colazione. Conoscerai anche la nonna, che prepara dolci e non cè nessuno per mangiarli. I nipoti vengono una volta lanno, i figli anche»

Non ha esitato; voleva conoscere gli abitanti.

La nonna, Anna Maria, indossava un grembiule e un foulard, con un sorriso senza denti e rughe compassionevoli. La casa era pulita e accogliente.

«È meraviglioso qui!», ha esclamato Ginevra. «Perché i bambini non vengono più spesso?»

Anna ha alzato le spalle.

«Siamo noi a chiedere loro di non venire. Le strade sono pessime. Dopo la pioggia bisogna attendere una settimana per poter uscire. Un tempo cera un ponte, ma era vecchio e si è rotto più di quindici anni fa. Viviamo come reclusi. Stefano va al negozio solo una volta a settimana. La barca non regge più il carico. Sono robusto, ma letà»

«Queste torte sono divine!», ha detto Ginevra. «Non cè nessuno che si prenda cura di voi? Qualcuno deve farlo.»

«A che serve? Siamo solo cinquanta. Un tempo eravamo mille. Ora tutti se ne sono andati.»

Ginevra ha chiesto.

«Strano. E lamministrazione, dovè?»

«Dallaltra parte del ponte. Con la deviazione sono 60km. Pensate che non siamo andati a chiedere aiuto? La risposta è una sola: non abbiamo soldi.»

Ho capito di aver trovato un progetto per le mie vacanze.

«Mi può dire dove è lamministrazione? O mi accompagnate? Non sembra che piova.»

Gli anziani si sono guardati.

«Sei seria? Sei venuta per riposarti.»

«Lo sono. Il riposo può assumere varie forme. E se dovesse piovere? Devo pensare anche a me.»

Sono sorrisi calorosi.

Allamministrazione comunale gli hanno risposto:

«Ma fino a quando ci tormenterai! Guardate le strade della città! Secondo voi, chi darà i soldi per un ponte verso un villaggio di cinquanta abitanti? Cercate uno sponsor. Per esempio, il signor Borsetti. Ne hai già sentito parlare?»

Ho annuito. Certo che lo conoscevo Marco Borsetti era il proprietario dellazienda in cui lavoravo prima di trasferirmi a Milano. I suoi genitori erano originari di quellarea; si erano spostati in città quando aveva una decina danni.

Dopo una notte di riflessione ho preso la decisione. Avevo il numero di Marco lo trovai tra i contatti del marito. Ho deciso di chiamarlo senza dire che il mio nome era Stefano.

Il primo tentativo è fallito; al secondo Marco ha ascoltato, è rimasto in silenzio un attimo, poi ha scoppiato a ridere.

«Sa, quasi mi dimenticavo di essere nato lì. Come va?», ha chiesto.

«Molto bene, tranquillo, la gente è splendida. Le mando foto e video. Marco, ho provato in tutti i modi nessuno vuole aiutare gli anziani. Sareste gli unici a poter fare qualcosa.»

«Ci penserò. Mandami le foto, vorrei ricordare comera.»

Per due giorni mi sono dedicato a filmare e fotografare per Marco. I messaggi sono stati letti, ma non è arrivata risposta. Stavo per arrendermi, quando Marco ha chiamato lui stesso:

«Ginevra, può venire domani nel mio ufficio in via Roma verso le tre? E preparare un piano preliminare dei lavori.»

«Certamente, grazie, Marco!»

«Sa, è un po come tornare allinfanzia. La vita è una corsa non cè mai tempo per fermarsi a sognare.»

«Capisco. Ma dovrebbe venire di persona. Domani ci sarò, ne sono sicura.»

Appena riattaccò mi sono resa conto: era lo stesso ufficio in cui lavorava mio marito. Ho sorriso tra me e me, prevedendo la sorpresa che ne sarebbe seguita.

Sono arrivata in anticipo, con ancora unora prima della riunione. Dopo aver parcheggiato, sono entrata nellufficio di Stefano. La segretaria non cera. Ho sentito delle voci provenire dalla sala relax e mi sono avvicinata. Lì ho trovato Stefano e la sua assistente.

Alla vista di Ginevra, sono rimasti davvero sorpresi. Lei è rimasta ferma nella porta, mentre Stefano si è alzato di scatto, cercando di sistemare i pantaloni.

«Ginevra, cosa ci fai qui?»

Sono corsa fuori dallufficio e, nel corridoio, ho incrociato Marco. Gli ho porso dei documenti e, incapace di trattenere le lacrime, mi sono precipitata verso luscita. Non ricordavo come fossi tornata al villaggio. Una volta arrivata, sono crollata sul letto e ho iniziato a singhiozzare.

La mattina seguente hanno bussato alla porta per svegliarmi. Marco era accompagnato da un gruppo di persone.

«Buongiorno, Ginevra. Vedo che ieri non eri pronta a parlare, così sono venuto di persona. Vuoi del tè?»

«Certo, entra pure.»

Senza menzionare nulla di quanto accaduto la sera prima, abbiamo preso il tè e ci siamo riuniti quasi tutti intorno alla casa. Marco ha guardato fuori dalla finestra.

«Oh, che delegazione! Ginevra, non sarà per caso che questuomo è il nonno Illice?»

Ho sorriso: «Lo è.»

«Trenta anni fa era già nonno, e la sua compagna ci nutriva con le sue torte.»

Luomo ha guardato Ginevra con apprensione, e lei ha risposto prontamente: «Anna Maria è in perfetta forma e continua a preparare le sue famose torte.»

La giornata è trascorsa tra mille attività. I collaboratori di Marco misuravano, prendevano appunti e contavano.

«Ginevra, posso farle una domanda?» ha chiesto Marco. «A proposito di suo marito gli perdona?»

Ho riflettuto, poi ho sorriso: «No. Sa, gli sono persino grata che sia andato così E allora?»

Marco è rimasto in silenzio. Mi sono alzata e ho guardato intorno.

«Se il ponte viene ricostruito, questo posto potrebbe diventare un luogo straordinario! Ristrutturare le case, creare angoli di relax. La natura è intatta, autentica. Ma non cè nessuno che se ne occupi. E se non volesse tornare in città»

Marco mi osservava ammirato. Quella donna era speciale, risoluta, intelligente. Non lavevo mai notata, ma ora la vedevo sotto unaltra luce.

«Ginevra, posso venire ancora?»

Lho guardata attentamente: «Vieni quando vuoi, sarò felice.»

La costruzione del ponte è proceduta a grandi passi. Gli abitanti hanno ringraziato Ginevra, e i giovani hanno iniziato a tornare. Marco è diventato un visitatore assiduo.

Il marito ha chiamato più volte, ma ho rifiutato di rispondere e ho bloccato il suo numero.

Allalba, un colpo è riecheggiato alla porta. Ancora assonnata, ho aperto, aspettandomi brutte notizie, ma ho trovato Stefano.

«Ciao, Ginevra. Sono venuto a prenderti. Basta fare la musona. Scusa,», ha detto.

Ho scoppiato a ridere: «Scusa? È tutto?»

«Va bene Preparati, torniamo. Non puoi scacciarmi di casa, non è casa tua, lhai dimenticato?»

«Ora ti caccio io!», ho esclamato.

La porta cigolò mentre si chiudeva. Dalla stanza è apparso Marco in abiti informali:

«Questa casa è stata acquistata con i fondi della mia società. O tu, Stefano Aleotti, mi prendi per un babbeo? Al momento cè un audit nei nostri uffici, e dovrai rispondere a molte domande. Quanto a Ginevra, le avrei detto di non preoccuparsi è male per la sua salute»

Gli occhi di Stefano si sono spalancati. Marco ha abbracciato Ginevra:

«Lei è la mia fidanzata. Per favore, lasci la casa. I documenti di divorzio sono già stati depositati, aspetta una notifica.»

Il matrimonio si è celebrato nel villaggio. Marco ha confessato di aver ritrovato lamore per quel luogo. Il ponte è stato ricostruito, la strada rinnovata e ha aperto un negozio. Gli abitanti hanno iniziato a comprare case come residenze estive. Ginevra e Marco hanno deciso di ristrutturare anche la loro casa, così da avere un rifugio quando i figli verranno a trovarli.

**Lezione personale:** a volte la fuga non è una fuga, ma un ritorno a ciò che conta davvero; ascoltare il silenzio del cuore può trasformare una semplice pausa in una rinascita per tutti.

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