Liberata in libertà condizionale dopo aver scontato la pena al posto del figlio, la madre scopre che lui ha venduto la casa e le ha negato l’ingresso.

Vera Serafina si ferma davanti al piccolo cancello della casa di famiglia, appoggiandosi al recinzione di vimini. Ha corso dallautobus come una pazza e non sente più le gambe. Quando vede il fumo grigioazzurro sollevarsi dal camino, porta una mano al petto: il cuore le batte così forte da sembrare che voglia sfondarle le costole. Nonostante laria fresca, la fronte è imperlata di sudore; la asciuga con un gesto rapido e spinge, decisa, la sbarra dingresso.

Con occhio attento nota che il ripostiglio è stato rattoppato. Suo figlio non le scrive più, ma non ha mentito: la casa di papà è tenuta, come aveva promesso. Sale di due in due i gradini del portico, pronta ad abbracciare il suo amato Enrico.

La porta si apre su un uomo sconosciuto, dal volto cupo, con un canovaccio da cucina legato alla spalla.
State cercando qualcuno? chiede con voce roca, scrutandola.

Vera rimane senza parole.
E Enrico, dovè?

Luomo si gratta nervosamente il mento, fissandola senza alcuna cortesia. Si vede chiaramente il suo aspetto: vecchia giacca imbottita, stivaletti consumati, borsa macchiata un vestiario da gente povera. Ma non si è appena vestito per una passeggiata estiva; è autunno avanzato, e i suoi vestiti sembrano quelli di chi è appena uscito dal carcere.

Enrico è mio figlio. Dovè? Sta bene? insiste Vera.

Lestraneo alza le spalle con indifferenza.
Probabilmente sì. Dovreste essere voi a saperlo. Sta per richiudere la porta, poi si ferma. Enrico Bianchi?

Vera annuisce in fretta. Luomo accoglie il suo sguardo con una punta di comprensione.
Mi ha venduto questa casa quattro anni fa. Entrate se volete

No, no! Vera agita le mani, quasi perdendosi sui gradini. Sa dirmi dove trovarlo?

Lui scuote la testa. Lei si dirige verso la sbarra. Potrebbe andare da Margherita, lamica di campagna, ma quella ha la lingua lunga e la riempirebbe di parole amare. Il cuore di madre sente che qualcosa di brutto è accaduto a suo figlio.

Cammina lentamente verso la fermata, persa in pensieri cupi. Che cosa è successo? Enrico era così fiducioso Quattro anni fa si era affidato a un amico e si era trovato impigliato in una truffa. Se Vera non si fosse presa la colpa, lui avrebbe scontato una pena molto più lunga. Lhanno condannata a soli cinque anni. Tre giorni prima lavevano rilasciata per buona condotta e le avevano persino pagato il biglietto.

Seduta su una panchina di cemento, mormora:
Dove ti posso cercare, piccolo?

Le lacrime le rigano gli occhi. Il suo cuore sobbalza quando, tre anni fa, le lettere di suo figlio si sono interrotte. Ora i suoi peggiori timori sembrano confermati: ha persino venduto la casa. Si asciuga le guance con un fazzoletto.

Allimprovviso si ferma unauto nera davanti a lei. Luomo dal volto cupo, nuovo proprietario della casa, le porge un foglio:
Ho trovato questo indirizzo nei documenti. Se vuole, la porto in città.

Lei prende il foglio come se fosse un salvagente.
Grazie, ragazzo, non si preoccupi; ce la faccio. Rinfrancata, si dirige verso il vecchio autobus che sta arrivando.

Mezza ora di balzi, angosce e smarrimenti per le strade di Bologna: finalmente arriva al portone di un palazzo fatiscente al terzo piano. Premette il citofono più volte, trattiene il respiro. Le apriranno forse per darle una notizia terribile. Le lacrime scivolano senza sosta.

Quando la porta si spalanca, la gioia esplode: luomo è accasciato, un po ubriaco, ma vivo è il suo Enrico! Scoppia in singhiozzi e vuole stringerlo, ma lui non sembra affatto felice. Si fa indietro, tenendo la porta socchiusa:
Come hai fatto a trovarti qui?

Sconcertata dal suo freddo benvenuto, non sa cosa rispondere. Enrico la gira e la spinge verso le scale:
Mi dispiace, mamma, ma non puoi entrare. Vivo con una donna che odia gli exdetenuti. Arrangiati, non ho un centesimo.

Vera tenta di parlare del ricavato della vendita della casa, ma la porta si chiude come un colpo di fucile al cuore. Non piange più. A testa bassa scende i gradini. Margherita aveva ragione: ha cresciuto un farabutto. Deve ammetterlo e subire le sue rimostranze, senza tetto.

Rientrata in paese, il destino la colpisce di nuovo: Margherita è morta sei mesi fa; la sua casa ora ospita nipoti quasi sconosciuti. Sotto una pioggerellina fine, Vera si rifugia alla fermata dellautobus a pensare al futuro.

I fari di unauto la raggiungono: luomo di prima, nuovo padrone della casa, la chiama:
Sali, sei tutta bagnata!

Lei rifiuta singhiozzando: non ha un posto dove andare, e quellestraneo è così premuroso. Lui la fa salire quasi a forza nella macchina.

Parlano. Vera racconta la sua amara storia, omettendo solo la visita al figlio per pudore. Il conducente, Andrea, le propone di stare da lui, almeno per un po. Così Vera Serafina torna nella sua vecchia dimora, ora appartenente ad Andrea, e vi rimane.

Andrea lavora dallalba al tramonto: possiede una segheria in piena espansione; lei, si occupa della casa: cucina, biancheria, faccende. È abituata agli elettrodomestici moderni. Andrea, ancora giovane e divorziato, non pensa a una nuova famiglia.

La sua presenza è esattamente ciò di cui aveva bisogno: sotto la sua ala materna, Andrea, orfano cresciuto nellassistenza, scopre finalmente il calore di un focolare. Ogni volta che lei parla di andarsene, lui risponde:
Dove andresti? Qui è casa tua!

A poco a poco, anche il suo cuore si riscalda. Un figlio di sangue non si sostituisce, certo, ma Andrea si rivela di una bontà rara, quasi un vero figlio. Con lavvicinarsi dellinverno, decide di portargli il pranzo in segheria a due passi, e talvolta è troppo impegnato per tornare a mangiare.

Quel giorno gli porta un thermos di minestra di farro fumante e dei polpettoni. Allontana un estraneo dallufficio, stende una tovaglia pulita. Andrea ride:
Serafina, sei una generale: non si discute! E se si offende?

Lei aggrotta le sopracciglia:
Vuoi assumerlo caposquadra? Si vede dalla faccia: è un furfante. Fidati del mio istinto, il carcere mi ha insegnato a leggere le persone.

Lui scuote la testa:
Dai, mamma! Ha un curriculum solido. Non possiamo fidarci solo di unimpressione.

Lei aveva ragione: un mese dopo, la segheria subisce ingenti perdite; lindividuo vende il legno di nascosto e poi sparisce con un intero camion. Andrea, cupo, ammette lerrore.

Nel reclutare una nuova squadra decide: dato che la nonna se ne intende, la farà aiutare. Da ora in poi, Vera Serafina assiste ai colloqui: Andrea interroga, lei osserva, annota un verdetto che poi gli porge. Schede intere: ubriacone litigioso, furfante provato, fannullone alcolizzato concise, precise.

Individua anche i buoni operai, anche se trasandati. Tuttavia, su un candidato sembra esitare: fissa il modulo, le mani le tremano.

Andrea guarda il visitatore: è luomo che ha venduto la casa! Enrico resta di stucco, scrutando la madre seduta accanto al padrone, aggrottando le sopracciglia, giocherellando con il berretto. Sua moglie laveva mandato a lavorare; la segheria paga bene. Non si aspettava di ritrovare la madre lì; la credeva dispersa.

Nel silenzio, Andrea prende il foglio del verdetto. Vera scrive due parole, poi corre fuori. Enrico sorride ironico: certo che lo assumeranno, sua madre confesserà per lui.

Andrea legge ad alta voce:
Tipo maledetto. Scuote Enrico come una mosca. Fuori! Mi fido del giudizio di mamma.

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Liberata in libertà condizionale dopo aver scontato la pena al posto del figlio, la madre scopre che lui ha venduto la casa e le ha negato l’ingresso.