Caldo Africano. Caterina

Calura. Caterina

Federico e Alessia si sono sposati solo due anni dopo essersi conosciuti.

Alla loro felicità sono arrivati con estrema cautela, quasi camminando in punta di piedi, soppesando ogni gesto e ogni parola. E come dargli torto? Avendo già sperimentato quanto i sentimenti possano essere ingannevoli e che lamore non sempre arriva subito e per sempre, cercavano di capire cosera stato loro donato come premio dopo quanto avevano vissuto. Valeva la pena fidarsi di quel sentimento nuovo, nato tra dolori e perdite?

Anche Anna Maria taceva. Non voleva scacciare la felicità del figlio che sembrava rinato. Le spalle si erano raddrizzate, negli occhi brillava una nuova luce, e quando Federico si preparava per uscire con Alessia, pareva pronto a firmare le carte in municipio da un momento allaltro.

Federico aveva presentato quasi subito Alessia alla madre. Anna Maria, pur tenendo docchio la ragazza, non trovava in lei nulla che potesse ricordare a suo figlio unamara storia passata. Alessia aveva persino rifiutato di trasferirsi da Federico prima delle nozze.

No, Federico. Non è il caso. La signora Gabriella non capirebbe, e tengo molto alla sua opinione. È stata una persona meravigliosa con me e mi ha aiutata tantissimo. E poi non sta bene; ha bisogno di assistenza. Perché affrettarci?

Federico dovette accettare. Ma questo non compromise affatto il loro rapporto. Anzi, il loro lungo periodo di fidanzamento fu loccasione perfetta per conoscersi a fondo.

Alessia si trasferì dalla madre di Federico, Anna Maria, poco prima del matrimonio, e solo per necessità. Il motivo era purtroppo triste.

Gabriella se nera andata.

Da tempo lamentava dolori al cuore. Alessia la portava dai migliori dottori, laveva sollevata dalle faccende domestiche, ma poteva solo rallentare il decorso del male. Un giorno, tornando a casa dal lavoro, Alessia vide Gabriella seduta in veranda, costruita apposta dai figli, con la lettera del nipote tra le mani. Senza capire cosera successo, la chiamò, ma soltanto avvicinandosi intuì la verità. Non respirava più.

Alessia chiamò subito i soccorsi, ma i medici non poterono fare nulla.

Dopo aver avvisato Federico e i figli di Gabriella, Alessia si fermò, in lacrime, accanto alla veranda, ricordando le serate passate a passeggiare verso il lago, a cucinare marmellate nella minuscola cucina estiva cantando vecchie canzoni. Come Gabriella laveva accolta, senza mai fare domande, proprio quando Alessia ne aveva disperatamente bisogno.

Grazie ripeteva sottovoce Alessia, per la donna che per prima le aveva teso la mano quando più serviva.

I figli di Gabriella arrivarono la mattina dopo, con le loro famiglie. Il maggiore, sistemate le ultime incombenze, si appartò con Alessia.

Mamma voleva lasciarti parte della casa. Che tu potessi vivere qui e occupartene, dato che nessuno di noi ha intenzione di trasferirsi. Cè un testamento. Io e mio fratello ne siamo informati e siamo daccordo. Se non ci fossi stata tu, Alessia, mamma sarebbe stata sola. Ti ringraziamo davvero.

No, scosse la testa Alessia non posso. È casa vostra. Se serve una mano, va bene. Ma leredità spetta a voi. Vostra madre vi amava tantissimo!

Lo so

Rimasero così. Con il tempo, Alessia trovò degli inquilini disposti ad affittare stabilmente la casa e mantenne i contatti con le famiglie nei mesi estivi.

Fu proprio una delle nuore di Gabriella ad aiutare Alessia, che finì in ospedale sei mesi dopo il matrimonio.

Gravidanza extrauterina. Devi proprio pensare a te stessa! le disse la ginecologa scuotendo il dito. Meno male che avevi vicino una mamma! Poteva finire molto male!

Era mia suocera. Ma in effetti, era come una madre

Bene. A quanto pare, avevi già altri problemi?

Sì.

Se vuoi dei figli, Alessia, devi affrontare seriamente la questione. Altrimenti temo che solo la fecondazione assistita possa aiutarti.

Ho capito

Alessia non pianse. Si tenne tutto dentro. Ora limportante era reagire, trovare una soluzione. Voleva un figlio con Federico. La cosa rischiava di diventare unossessione.

Fu Anna Maria a riportare equilibrio.

Alessia, possiamo parlare? venne lei una sera, approfittando dellassenza di Federico, impegnato per lavoro in unaltra città.

Dopo le nozze, Alessia e Federico si erano trasferiti in un piccolo appartamento acquistato da soli; gli affari andavano bene e Anna Maria stava già pensando addirittura a investire per realizzare una pensione familiare.

I genitori di Alessia avevano voluto dare una mano, ma Federico si era opposto.

Alessia, facciamo tutto da soli, va bene? Sono felice che i tuoi vogliano aiutarci, ma vorrei poter essere io a garantirti una casa.

Alessia non replicò. Ne parlò con il padre, che strinse la mano al genero con orgoglio.

Bravo, ragazzo! Tua madre può andarne fiera!

Anna Maria appoggiò la scelta del figlio, così come quella di non rimandare troppo il desiderio di avere figli.

Ma notando che Federico appariva teso, mentre Alessia si sottoponeva a mille visite, Anna Maria decise dintervenire.

Alessia cara, permetti che ti dica una cosa? Sei una ragazza intelligente! Sai che vi voglio bene e che ci tengo a voi. Dimmi, cosa ti preoccupa? Ti vedo giù!

Non riesco ad avere figli, mamma… Se non ci riuscirò mai? Come farò? Non posso condannare Federico a stare con una donna senza figli, senza un senso…

Sei troppo dura con te stessa! Non immagini quanto hai portato nella vita di Federico! E i figli sono senzaltro una gioia, ma non è tutto. Anchio ho sperato e sofferto tanto prima di diventare mamma. E sai, per poco non ci siamo separati, io e mio marito. Ero convinta che mi volesse solo per avere un figlio, che mi avrebbe lasciata. Ho dubitato di lui e lui non me lha perdonato; abbiamo vissuto separati quasi un anno. Poi ci siamo resi conto di che errore avevamo fatto! Essere marito e moglie è molto di più. E Federico assomiglia molto a suo padre capisci cosa voglio dire?

Penso di sì

Allora non buttate via quello che avete costruito! Tenetevi stretti. Se la vostra è una vera unione, lamore resisterà a tutto. Ma dovete crederci.

Ma come sei diventata madre, alla fine? domandò Alessia, non riuscendo a trattenersi.

Ah, se lo sapessi! Anna Maria rise tra le lacrime Ci credi che fino ai primi calcetti non avevo nemmeno capito di essere incinta? Pensavo fossero solo fastidi passeggeri. Ci eravamo messi lanima in pace, e la vita ci ha riservato una sorpresa.

Speriamo che anche io sia così fortunata sospirò Alessia.

Perché non chiami la nuora di Gabriella? Mi ricordo che è una brava dottoressa. Forse può aiutarti?

Alessia si diede uno schiaffetto sulla fronte:

Come ho fatto a non pensarci!

Così, nel giro di una settimana, volò a Milano per farsi visitare. La aspettavano già.

Un anno dopo nacquero i gemelli.

La felicità si installò senza chiedere permesso nella casa di Federico e Alessia.

E subito dopo i gemelli, arrivò anche una bambina: la adottarono, con la consapevolezza che non avrebbero potuto averne altri. La decisione maturò lentamente, ma la vita li sorprese ancora: una ex compagna di scuola di Federico, appena diventata madre, scoprì di essere gravemente malata. Fu Arsenio, un amico di vecchia data, a portare la notizia.

Povera Marina Stiamo facendo una raccolta, Federico. La mandiamo a Roma, chissà che non riescano ad aiutarla. Quasi tutti hanno già contribuito.

Capito. Ecco

Federico fece un bonifico consistente e dopo pochi giorni Marina partì. Anna Maria si offrì di accompagnarla, visto che la giovane mamma non aveva altri parenti che una nonna anziana e serviva una mano con la bambina.

Purtroppo tutti gli sforzi furono inutili. I medici riuscirono solo ad alleviarle gli ultimi mesi, così che potesse occuparsi del futuro della figlia.

Chiese ad Anna Maria di trovare una famiglia per la sua bambina, e Anna Maria pensò subito a Federico e Alessia. Non seppero dire di no.

Così la famiglia si arricchì di una figlia.

Nellappartamento in cui vivevano si stava ormai stretti: i bambini crescevano e serviva più spazio.

Fu ancora Anna Maria a risolvere.

Federico, ci sono i risparmi della pensione! Prendi una casa più grande, per tutti.

Mamma, ma il tuo sogno? Non se ne parla nemmeno!

Guarda qual è il mio sogno! rispose lei, baciando la nipotina e indicando i gemelli. Che cosa dovrei volere ancora? Il tempo per occuparmi di un hotel non ce lho più, preferisco stare con voi, aiutare con i bambini. Prendete una casa con una stanza per ognuno!

Trovarono una splendida casa luminosa. I figli correvano da una stanza allaltra giocando a risuono, mentre Alessia rideva a vedere i gemelli insegnare alla sorellina a gridare ohé.

Questa è la nostra! dichiarò Federico guardando la famiglia.

Tranne per ununica nota stonata: Caterina, lamministratrice dello stabile, convinta che le famiglie numerose fossero problematiche e richiedessero attenzioni da parte di vicini e servizi sociali. Non si sa mai!

Cè qualcosa che non va! I bambini scalzi di continuo! Ieri li ho visti io stessa! La piccolina dorme sempre quando Alessia la porta fuori: è tutto molto sospetto!

Forse esageri, Cate. Col caldo, correre scalzi fa bene, lo dicono i pediatri! ribattevano le comari. Che ci vengano amici non vuol dire nulla! Nessuno fa confusione o beve; che cè di male? Non si può più fare visita a nessuno?

Caterina scuoteva il capo, irremovibile. Era figlia di genitori rigidi, aveva conosciuto solo disciplina e punizioni dolorose: passare la notte in ginocchio era la normalità. Di fronte agli altri, però, la famiglia era impeccabile: maniche lunghe stirate per coprire i lividi dei fratelli, Caterina sempre con le trecce tirate. Era per facilitare le punizioni: la madre la afferrava per le trecce senza pietà.

Mai una parola trapelò tra i figli sul vero metodo educativo dei genitori, che tutti consideravano modelli di rettitudine. Appena fu possibile, Caterina e i fratelli si allontanarono per sempre da quei genitori.

Con i fratelli non aveva più rapporti, desiderosi anche loro di dimenticare. E la memoria, ostinata, cancellava tutto anche intorno: chi aveva visto, chi aveva sentito le notti di pianto, nessuno aveva mai fatto nulla.

Non si era mai sposata. Col compagno che aveva avuto più tardi pose fine alla relazione quando cercò di colpire il cagnolino con una ciabatta dopo un piccolo incidente domestico.

Guai a te se la tocchi! urlò, prendendo la cagnolina fra le braccia e fuggendo via. Traslocò con il cane, lasciatole senza discussioni, nellappartamento della nonna.

La nonna materna, anche lei rigida e burbera, le aveva fatto passare linferno. Quando morì, Caterina tirò un sospiro di sollievo.

In breve, Caterina non aveva affetti né amici; la sua infanzia le aveva insegnato a diffidare di tutti, a non credere nella bontà. Ora cercava di compensare quel vuoto: pensava che nessuno fosse davvero buono, ma che almeno lei potesse cambiare qualcosa. La famiglia di Federico e Alessia divenne la sua occasione: nel loro stabile non cerano altre famiglie numerose.

Una mattina Alessia, seduta fuori dal portone a osservare i ragazzi giocare, guardò lorologio con un sussulto: era ora di tornare a casa. La piccola stava per svegliarsi, e i maschi dovevano prepararsi per il doposcuola e calcetto.

Caterina lattendeva accanto allingresso.

Ancora scalzi? Non potete comprare ai ragazzi delle scarpe decenti?

Alessia sorrise: i bambini indossavano scarpe da calcio costose, scelte apposta da Federico, convinto che sulla salute sportiva non si doveva mai risparmiare.

Sorridi? Cosa cè da ridere?! Devi occuparti dei tuoi figli! Dar loro da mangiare, vestirli bene, tenerli in ordine! Invece?!

Caterina era tutta rossa dalla rabbia per la serenità di Alessia, che non si scomponeva mai.

Mamma, diamo un po dacqua alla signora Cate!

I gemelli tirarono fuori la bottiglia, ma proprio in quel momento Caterina si sentì male: oscuramento della vista, ronzio fastidioso, e stava per cadere se Alessia non lavesse afferrata in tempo.

Lambulanza arrivò subito e la portarono in ospedale. Quando Caterina si risvegliò, accanto a lei cera Alessia, che aveva affidato i bimbi ad Anna Maria.

Cosa mi è successo? balbettò Caterina, ma la voce era incerta e si spaventò.

Tranquilla le disse Alessia, aggiustandole la posizione del cuscino. È stato un ictus, ma i medici sono intervenuti subito. Tutta colpa di questo caldo torrido… Ma non avere paura! Ora riposa, io resto con te.

Alessia mantenne la promessa. Si prese cura di Caterina, sapendo già da tempo, da voci nel palazzo, che quella donna era sola al mondo come pochi altri.

Perché? domandò Caterina con voce lenta.

Perché così è giusto. Nessuno dovrebbe restare solo. So cosa vuol dire.

Come lo sai?

Lho provato anchio. È una compagnia terribile. Ma non ti capiterà più. Ora hai me.

E come?

Pensi che ora ti abbandoni? Nemmeno per sogno! Mi hai tenuto docchio a lungo? Adesso tocca a me!

Alessia finse di non vedere le lacrime furtive della vicina. Per lei importava solo che quella donna, così sola, potesse finalmente sentire un po di vicinanza. Se Caterina era in grado di far crescere rose tanto belle nel suo cortile, la sua anima non poteva certo essere buia. Ne era certa.

Due anni dopo.

Ah, Alessia! Non so come fai con questi ragazzi! Due piccoli vulcani! Tanto la bambina è tranquilla, quanto i gemelli sono scatenati! Caterina, seduta sulla panchina del parco giochi, controllava la piccola preferita, la figlia di Federico e Alessia.

Oh, zia Cate, potresti vedere come si sta da Arsenio: ha quattro figli! Quando sono tutti insieme vorrei scappare di casa! Sua moglie prega che il quinto non sia un altro maschio.

Lhanno già saputo?

No, si fa desiderare! ride Alessia. Arsenio dice che va bene tutto!

Madonna, che caldo! sospira Caterina, una mano sugli occhi per schermare il sole. Dimmi, tu sei felice?

Alessia ci pensa.

Domanda difficile. Cosa serve per essere felici? Avere vicino chi ami? Cè. La salute? Anche questa, grazie a Dio. Che i figli crescano sereni? Con Federico pare proprio di sì. Sì, la felicità esiste, ne è sicura.

Sì!

Alessia sorride, e Caterina per lennesima volta si sorprende di quanto quella luce cambi tutto intorno.

Persino la calura estiva, che sembrava voler ardere la città senza tregua, pare adesso meno opprimente, quasi carezzata da una lieve brezza di novità.

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