Avevo solo 16 anni quando la portai a casa Una ragazza chiaramente incinta da tempo, un anno più grande di me. Giulia frequentava lo stesso istituto tecnico che frequentavo io, ma in un anno differente. Per alcuni giorni osservavo come questa ragazza sconosciuta si stringeva in un angolo e piangeva in silenzio. Notavo il ventre che si arrotondava, gli stessi abiti indossati per due settimane e quello sguardo vuoto, senza alcuna speranza. Come risultò poi, la sua storia era nota a quasi tutti Il nipote di un noto uomo daffari di Roma stava con lei, ma poi sparì allimprovviso, partì per Milano per una questione urgente. I suoi genitori non volevano saperne di lei. Glielo dissero senza mezzi termini. I suoi genitori, come se fossero vissuti nel Medioevo, per paura della vergogna la buttarono fuori casa e se ne andarono in campagna. Alcuni provavano compassione per Giulia, altri la deridevano alle spalle. Se lè voluta lei, avrebbe dovuto ragionare! Non riuscivo più a guardare. Ci riflettei su e mi avvicinai. Non sarà facile, smetti di piagnucolare. Ti propongo di trasferirti da me, possiamo anche sposarci. Ma te lo dico subito: non so mentire e non farò finta che tutto sia a posto. Starò semplicemente vicino a te e prometto che ce la caveremo. Giulia si asciugò le lacrime e mi guardò. Che dire Un ragazzo qualunque, senza raffinatezza. Lei sognava un marito completamente diverso! Però nella sua condizione non aveva alternative e Giulia venne con me. I genitori furono sconvolti, mia madre mi supplicava di riflettere, ma io ero irremovibile. Mamma, non drammatizzare, ce la faremo. Ho due borse di studio, quella ordinaria e quella sociale. Lavorerò di più, ce la faremo! Ma volevi andare alluniversità! E con questo? Viviamo lo stesso. Mio padre lavora in fabbrica da tutta la vita, tu al negozio. Anche chi non ha la laurea vive. Mamma, non è la fine del mondo! Giulia si sistemò nella mia camera. Le cedetti il mio letto e io andai sul divano letto scomodo. Per qualche giorno rimase molto zitta. Mi seguiva come unombra, tenendomi per mano, da scuola a casa, finché un giorno esplose. Ne ho abbastanza! Perché i tuoi genitori mi guardano male? Non gli piaccio! E perché non passi tempo con me? Stai sempre sui libri o sparisci chissà dove?! Rimasi sorpreso. Non credi sia normale? Non gli piaci, ma ti hanno accolta e non ti danno fastidio. Ti guardano male? I tuoi non vogliono nemmeno vederti. E i genitori del padre di tuo figlio? Dovè? Sto sui libri perché studio e non voglio essere bocciato al primo anno. Inoltre la borsa di studio mi serve. Sparisco? Perché lavoro fuori orario e non ho voglia di guardare serie piagnucolose con te. Giulia scoppiò a piangere. Perché parli in quel modo? Come? Ti ho detto che non so mentire. Comunque, quando andiamo allufficio dello stato civile? Non posso presentarmi così, comprarmi un bel vestito con la vita alta per nascondere il ventre. Ma di che parli? Porteremo il certificato di gravidanza, che vestito? Devo ancora mettere da parte per il passeggino e la culla Mia madre prese la valeriana, ma a poco a poco si abituò allidea e iniziò a guardare con interesse i vestitini per neonati. Dopotutto non cera niente di grave Lasciate che vivano la loro vita, che si sposino, e noi con papà li aiuteremo come possiamo. Solo che quella ragazza sembrava ingrata, sempre scontenta di me, di loro, dellappartamento stretto. Magari dopo il parto cambierà. Ma Giulia non aveva intenzione di cambiare. Quando tornai sporco e stanco dallautolavaggio, portando in camera una gatta magra di nome Luna, lei andò su tutte le furie. Idiota! A cosa ci serve questa gatta spelacchiata? Portala via! Buttala fuori dallappartamento! Io però sorrisi. No, anche lei è incinta. Resta qui, quindi non cominciare. Meglio che stai zitta e mi scaldi la cena. Davvero?! Quasi strillò Giulia. Scegli! O lei o io! Anche quella bestia mi guarda male! Perché dovrei? La guardai incredulo. Questa è casa mia e non devo scegliere. È la mia gatta e se ti disturba puoi andartene. Neanche mia madre mi ha mai fatto simili condizioni. Forse dovresti smetterla di guardare tutti dallalto? Giulia fece una scenata, piangeva, era gelosa di quella gatta magra e trascurata. Dove avrei visto il pancione su di lei? Ma il pancione arrivò davvero, la gatta era incinta. Ero stanco, ma quando il rimorso cominciava a farsi sentire, lo scacciavo via. Ce la saremmo cavata. Giulia avrebbe partorito e si sarebbe calmata, intanto la gatta ci avrebbe fatto divertire. I micetti soffici avrebbero migliorato lumore a tutti. Però le cose andarono diversamente Il nonno, un imprenditore noto a Roma, tornò da un lungo viaggio di lavoro e seppe tutto. Trovò il nipote, lo rimproverò e gli disse che lo avrebbe tagliato fuori dai soldi se il pronipote fosse stato allevato in una famiglia estranea. E quel ragazzo aveva una gran paura di perdere quel gruzzoletto. Giulia partì con lui lo stesso giorno, senza nemmeno salutarmi. Per fortuna aveva i documenti con sé, doveva andare dal medico dopo le lezioni. Alle sue cose non diede importanza, le avrebbero comprato di nuove! E non sarebbe più tornata a quel misero istituto tecnico! Rimasi sconvolto Come era possibile? Non si era nemmeno congedata, non aveva chiamato, non aveva detto niente. Cacciai via tutte le sue cose e rimasi a lungo seduto da solo al buio, abbracciando la mia gatta. La gatta capiva tutto. Si stringeva silenziosamente a me, sapendo di essere utile. Mi compativa, faceva le fusa, mi consolava. Io stesso assistetti al suo parto, impedendo alla mamma agitata e al papà perplesso di avvicinarsi alla gatta. Stavo lì seduto, le parlavo con dolcezza, la tranquillizzavo. Controllavo che tutto procedesse bene e tenevo il telefono pronto per chiamare il veterinario se fosse stato necessario. Tutto filò liscio, la gatta diede alla luce quattro piccoli. Cambiai il pannolino, portai acqua fresca e cibo. Mi accertai ancora una volta che fosse tutto a posto, e stremato chiusi gli occhi, sentendo il micetto più piccolo rannicchiarsi nella mia mano, e pensai che a volte gli animali mostrano più gratitudine delle persone.Avevo solo 16 anni quando la portai a casa Una ragazza chiaramente incinta da tempo, un anno più grande di me. Giulia frequentava lo stesso istituto tecnico che frequentavo io, ma in un anno differente. Per alcuni giorni osservavo come questa ragazza sconosciuta si stringeva in un angolo e piangeva in silenzio. Notavo il ventre che si arrotondava, gli stessi abiti indossati per due settimane e quello sguardo vuoto, senza alcuna speranza. Come risultò poi, la sua storia era nota a quasi tutti Il nipote di un noto uomo daffari di Roma stava con lei, ma poi sparì allimprovviso, partì per Milano per una questione urgente. I suoi genitori non volevano saperne di lei. Glielo dissero senza mezzi termini. I suoi genitori, come se fossero vissuti nel Medioevo, per paura della vergogna la buttarono fuori casa e se ne andarono in campagna. Alcuni provavano compassione per Giulia, altri la deridevano alle spalle. Se lè voluta lei, avrebbe dovuto ragionare! Non riuscivo più a guardare. Ci riflettei su e mi avvicinai. Non sarà facile, smetti di piagnucolare. Ti propongo di trasferirti da me, possiamo anche sposarci. Ma te lo dico subito: non so mentire e non farò finta che tutto sia a posto. Starò semplicemente vicino a te e prometto che ce la caveremo. Giulia si asciugò le lacrime e mi guardò. Che dire Un ragazzo qualunque, senza raffinatezza. Lei sognava un marito completamente diverso! Però nella sua condizione non aveva alternative e Giulia venne con me. I genitori furono sconvolti, mia madre mi supplicava di riflettere, ma io ero irremovibile. Mamma, non drammatizzare, ce la faremo. Ho due borse di studio, quella ordinaria e quella sociale. Lavorerò di più, ce la faremo! Ma volevi andare alluniversità! E con questo? Viviamo lo stesso. Mio padre lavora in fabbrica da tutta la vita, tu al negozio. Anche chi non ha la laurea vive. Mamma, non è la fine del mondo! Giulia si sistemò nella mia camera. Le cedetti il mio letto e io andai sul divano letto scomodo. Per qualche giorno rimase molto zitta. Mi seguiva come unombra, tenendomi per mano, da scuola a casa, finché un giorno esplose. Ne ho abbastanza! Perché i tuoi genitori mi guardano male? Non gli piaccio! E perché non passi tempo con me? Stai sempre sui libri o sparisci chissà dove?! Rimasi sorpreso. Non credi sia normale? Non gli piaci, ma ti hanno accolta e non ti danno fastidio. Ti guardano male? I tuoi non vogliono nemmeno vederti. E i genitori del padre di tuo figlio? Dovè? Sto sui libri perché studio e non voglio essere bocciato al primo anno. Inoltre la borsa di studio mi serve. Sparisco? Perché lavoro fuori orario e non ho voglia di guardare serie piagnucolose con te. Giulia scoppiò a piangere. Perché parli in quel modo? Come? Ti ho detto che non so mentire. Comunque, quando andiamo allufficio dello stato civile? Non posso presentarmi così, comprarmi un bel vestito con la vita alta per nascondere il ventre. Ma di che parli? Porteremo il certificato di gravidanza, che vestito? Devo ancora mettere da parte per il passeggino e la culla Mia madre prese la valeriana, ma a poco a poco si abituò allidea e iniziò a guardare con interesse i vestitini per neonati. Dopotutto non cera niente di grave Lasciate che vivano la loro vita, che si sposino, e noi con papà li aiuteremo come possiamo. Solo che quella ragazza sembrava ingrata, sempre scontenta di me, di loro, dellappartamento stretto. Magari dopo il parto cambierà. Ma Giulia non aveva intenzione di cambiare. Quando tornai sporco e stanco dallautolavaggio, portando in camera una gatta magra di nome Luna, lei andò su tutte le furie. Idiota! A cosa ci serve questa gatta spelacchiata? Portala via! Buttala fuori dallappartamento! Io però sorrisi. No, anche lei è incinta. Resta qui, quindi non cominciare. Meglio che stai zitta e mi scaldi la cena. Davvero?! Quasi strillò Giulia. Scegli! O lei o io! Anche quella bestia mi guarda male! Perché dovrei? La guardai incredulo. Questa è casa mia e non devo scegliere. È la mia gatta e se ti disturba puoi andartene. Neanche mia madre mi ha mai fatto simili condizioni. Forse dovresti smetterla di guardare tutti dallalto? Giulia fece una scenata, piangeva, era gelosa di quella gatta magra e trascurata. Dove avrei visto il pancione su di lei? Ma il pancione arrivò davvero, la gatta era incinta. Ero stanco, ma quando il rimorso cominciava a farsi sentire, lo scacciavo via. Ce la saremmo cavata. Giulia avrebbe partorito e si sarebbe calmata, intanto la gatta ci avrebbe fatto divertire. I micetti soffici avrebbero migliorato lumore a tutti. Però le cose andarono diversamente Il nonno, un imprenditore noto a Roma, tornò da un lungo viaggio di lavoro e seppe tutto. Trovò il nipote, lo rimproverò e gli disse che lo avrebbe tagliato fuori dai soldi se il pronipote fosse stato allevato in una famiglia estranea. E quel ragazzo aveva una gran paura di perdere quel gruzzoletto. Giulia partì con lui lo stesso giorno, senza nemmeno salutarmi. Per fortuna aveva i documenti con sé, doveva andare dal medico dopo le lezioni. Alle sue cose non diede importanza, le avrebbero comprato di nuove! E non sarebbe più tornata a quel misero istituto tecnico! Rimasi sconvolto Come era possibile? Non si era nemmeno congedata, non aveva chiamato, non aveva detto niente. Cacciai via tutte le sue cose e rimasi a lungo seduto da solo al buio, abbracciando la mia gatta. La gatta capiva tutto. Si stringeva silenziosamente a me, sapendo di essere utile. Mi compativa, faceva le fusa, mi consolava. Io stesso assistetti al suo parto, impedendo alla mamma agitata e al papà perplesso di avvicinarsi alla gatta. Stavo lì seduto, le parlavo con dolcezza, la tranquillizzavo. Controllavo che tutto procedesse bene e tenevo il telefono pronto per chiamare il veterinario se fosse stato necessario. Tutto filò liscio, la gatta diede alla luce quattro piccoli. Cambiai il pannolino, portai acqua fresca e cibo. Mi accertai ancora una volta che fosse tutto a posto, e stremato chiusi gli occhi, sentendo il micetto più piccolo rannicchiarsi nella mia mano, e pensai che a volte gli animali mostrano più gratitudine delle persone.
Aveva solo 16 anni quando l’ha portata a casa… La ragazza che era già da tanto tempo e probabilmente incinta, un anno più grande.






