La poco attraente Giulia

Per favore, ma quello sarebbe un uomo?! È proprio una delusione! Possibile che Giulia non si accorga con chi sta per sposarsi?! Piccolo, mingherlino, neanche bello, anzi, tuttaltro!

Dai, non esagerare così! Va bene che non è un gigante, ma il resto alla fine, mica a bellezza si beve! Nemmeno Giulia è una Venere, eh.

Sì, certo. Ma hai pensato che figli usciranno fuori da quei due? Mamma mia!

Le giovani mamme, sedute sulla panchina davanti al portone a spettegolare per noia, aggiustavano le coperte dei piccoli nelle carrozzine. Altro che i futuri figli di Giulia, che ancora non esistono; i loro sì che erano belli!

Intanto, Giulia scaricava allegramente dallauto le buste della spesa per la madre, salutando con un sorriso le vicine e mettendosi subito allopera.

Davide, amore, non è troppo pesante per te? Dai, lasciami almeno una busta! provò a toglierne una al fidanzato, ma lui non glielo permise.

Giuletta, tieni solo la porta del palazzo! Al pesante ci penso io. Per te non va bene!

Le signore sulla panchina si scambiarono sguardi complici.

Ma guarda che furbo! Non è roba da donne, dice! Vedrai che dopo il matrimonio tutto cambia. Staremo a vedere chi aveva ragione!

Giulia e Davide erano ormai entrati nellandrone, ma le vicine continuarono a discutere delle loro stature, dei lineamenti, del modello di auto di lui e di come camminava lei. Daltronde, sfogare la lingua non era mai stato difficile.

Ma Giulia di quel chiacchiericcio non sentiva il bisogno. Aveva fretta di rivedere la madre, dopo due settimane lontane: prima una trasferta di lavoro, poi la ristrutturazione del nuovo appartamento che lei e Davide volevano finire prima del matrimonio. La mamma ripeteva a Giulia di non affaticarsi, di stare tranquilla e di non andare inutilmente: il frigo era pieno, il telefono funzionava, e ormai mancava poco alle nozze. Come si poteva fare tutto?

Eppure Giulia non aveva resistito. Non era mai stata tanto tempo senza vedere la madre, e la nostalgia le bruciava dentro, senza che sapesse come gestirla.

Giulia era nata quando sua mamma, Marina, aveva trentacinque anni. Su quella donna poco graziosa, con un naso importante, impiegata alla salumeria del quartiere, parenti e amici avevano già archiviato il caso. Una classica “zitella”, dicevano. Figurarsi i figli!

Ma Marina aveva stupito tutti. Unestate al mare aveva portato a casa un fidanzato. E che uomo! Alto, spalle larghe, occhi celesti. La stessa Marina sembrava un topino grigio accanto a un maestoso leone. Insomma, una coppia insolita.

Ma dopo larrivo di Alessandro, fu Marina ad indossare la pelliccia.

Lui era un uomo in gamba, lavoratore, capace non solo di guadagnare, ma anche di far fruttare i soldi. E con la moglie, che amava alla follia, era generoso. Marina rifiorì, si vestì meglio, si fece una pettinatura moderna, e scoraggiò le amiche interessate più ai favori e ai buoni della salumeria che allamicizia vera.

Marina aveva poche vere amiche. Ci aveva provato, ma nessuna era mai stata davvero vicina: troppo brutta, la escludevano sia alle feste che ai balli. Chi voleva rovinarsi la serata con il suo aspetto?

Per questo, quelle poche che passavano a bere un tè solo per accaparrarsi prodotti scarsi quando arrivavano in negozio, la lasciarono senza rimpianti.

Aveva paura dei pettegolezzi, che feriscono peggio di una pistola chi sa dove e quando fanno male. E sapeva che per molti, Alessandro non era alla sua altezza: cera sempre chi avrebbe voluto consigliargli di lasciarla. Così chiuse la porta del suo appartamento a chiunque, salvo parenti stretti, e fece della casa una fortezza.

Aveva torto a preoccuparsi. Alessandro, dopo tutto quello che aveva vissuto, sapeva che la bellezza è solo apparenza; si tramanda la saggezza popolare, e lui, cresciuto da una nonna alcolizzata dopo la morte precoce dei genitori per un incidente dauto, lo aveva imparato meglio di chiunque altro.

Cresciuto senza carezze né attenzioni, la sua bellezza era stata più un peso che un aiuto: la gente lo notava, ma nessuno si chiedeva come stesse davvero. Solo la panettiera, Valentina, madre sola di due figli, gli dava ogni giorno una carezza fra i riccioli e un panino in più; “in classe lo mangi”, diceva. Era il suo modo di donare affetto.

Dapprima Alessandro non accettava il regalo, temendo di pesare. Ma quando capì che quel gesto rendeva felice la signora Valentina, iniziò semplicemente a ringraziarla e a passare in negozio dopo scuola per dare una mano. Così nacque fra loro un legame che diventò famiglia dopo la morte della nonna.

Sei già mio figlio, disse Valentina, tanto vale renderlo ufficiale.

Fu così che trovò una casa e dei fratelli, e la rabbia lasciò il posto alla serenità, alimentata dai gesti semplici daffetto della nuova famiglia.

Quando concluse la scuola tecnica, Alessandro lavorò e rinfrescò lappartamento della nonna, ma lamore non arrivava. Le ragazze lo corteggiavano ma poi si tiravano indietro: “No, Sandro, sei troppo bello per avere una storia seria. Un giorno te ne andrai, mi lascerai, magari pure con un bimbo. Guarda quante ti vogliono!”

Quella vecchia rabbia premette di nuovo sul cuore, ma Valentina sapeva sempre trovare le parole giuste.

Se non è per te, non è per te. La tua anima gemella è da qualche parte. Aspetta e credici, senza fede non succede nulla!

Gli anni passavano e la donna giusta non arrivava. Allora Valentina decise: doveva mandarlo al mare! “Devi vederlo, Sandro gli diceva il mare è tutto: dolce, feroce, immenso! Vai, è unesperienza che ti meriti”.

Ed è proprio lì che Alessandro conobbe Marina. Nessuno la notava, persa a scrutare il mare in burrasca, e Sandro, appena la vide, fu colpito dalla sua somiglianza con Valentina. Avvicinandosi, scoprì che con Marina il destino si era superato: aveva incontrato una donna dolce, buona, disarmante per la sua semplicità, capace di amare. Dopo anni di preghiere, aveva finalmente trovato ciò che cercava.

E questa possibilità non se la lasciò scappare.

La loro figlia Giulia fu amata come nessun’altra. A volte, temevano perfino di viziarla.

Speriamo di non rovinarla, Sandro! si angosciava Marina. Forse esageriamo?

Ma che! rispondeva lui, baciando la testa della bambina. È intelligente e dolcissima!

E lui ci credeva con tutto il cuore. Giulia non poteva far altro che ripagare con gentilezza la devozione dei genitori.

Proprio come la mamma! diceva nonna Valentina, accarezzandola. Così buona! Sandro, tieniti strette le tue donne. La felicità è questa: una casa piena damore!

Con i fratelli e Valentina, Sandro mantenne sempre rapporti stretti. Così, appena notò che cera qualcosa che non andava, confidò prima a loro i suoi dubbi, per non preoccupare la moglie e la madre.

Hai fatto bene, Sandro! Troveremo una soluzione, dissero i fratelli, e in pochi giorni contattarono un medico. Quando arrivò la diagnosi dura, non lo lasciarono sprofondare.

Non devi mollare! Cè tua figlia, noi siamo qui. La medicina avanza!

La lotta con la malattia durò dieci anni. Alessandro resisteva con forza e tenacia che stupivano i dottori.

Un altro si sarebbe già arreso. Lei invece è davvero forte!

Lui annuiva, resistendo alle vertigini e pensando che la sua forza era Marina… e Giulia, che correva dopo scuola in ospedale a portargli la cena.

Non ho fame, piccola! si lamentava Sandro.

Mangia, papà! Il brodo è troppo salato, la mamma piangeva mentre cucinava, ma le ho detto che presto starai bene e tornerai da noi! Ho detto bene?

Sì, Giuletta Andrà così

Ogni volta Sandro tornava a casa, nonostante i pronostici peggiorassero. Ma a casa lo aspettavano. Come poteva non tornare?

Se ne andò quieto, tra le braccia di Marina, che rimase tutta la notte a stringerlo e ripercorrere la loro vita insieme.

Grazie, Sandro È stata una vita piena sono stata felice con te. Grazie, amore mio

La mattina, Giulia si svegliò, entrò in camera e lanciò un acuto come un uccellino ferito.

Piano, tesoro! Ora papà non soffre più Sta bene, senti? Non piangere disse Marina, le lacrime che finalmente cedettero. Ci sono io…

Non rimasero sole. I fratelli di Sandro erano presenti, Valentina veniva spesso. La famiglia si unì ancor di più per superare quel dolore che non si riusciva a sopportare da soli.

Gli anni passavano. Giulia cresceva, ma col tempo smise di guardarsi volentieri allo specchio. Sapeva di non essere bella, e non cera niente da fare.

Non poteva accorciare il naso, ne ingrandire gli occhi. Neanche le carote, che mangiava nella speranza di crescere di più, aiutavano.

A scuola la prendevano in giro. Marina la consolava, asciugando le lacrime:

Vedrai, un giorno capiremo chi sarà la vera fortunata!

Giulia si laureò con il massimo dei voti, ma neppure lì qualcuno apprezzò la sua bontà e discrezione: tutti preferivano le ragazze belle e vivaci, mentre a lei chiedevano solo gli appunti, sempre perfetti perché lei alle lezioni ascoltava davvero.

Che facciamo, mamma? si rattristava Marina, vedendo la figlia ottima professionista ma incapace di costruirsi una vita privata.

Facciamo come la prima volta: mare! sorrideva Valentina. Una volta funzionò, magari si ripete!

Sì, ma da sola non ci va. Troppo testarda!

Allora andiamo tutti insieme. Invitiamo anche i nostri con mogli e figli: una bella famiglia numerosa! E lei si stancherà di noi, come la volta scorsa in campagna!

Facciamo le valigie! concluse Marina.

Ma il destino aveva altri progetti.

Giulia andò al mare, ma rifiutò qualsiasi escursione senza la famiglia. Non ci fu verso:

Non ci vado da sola!

Cosa restava? Solo adeguarsi.

Proprio quando rientrò in città, il destino fece il suo scherzo: tornando dal lavoro, Giulia mise lauto nel parcheggio e fu sorpresa da un temporale. Salutando le scarpe nuove, se le tolse e corse a casa a piedi nudi, certa che la madre fosse in ansia. Sotto casa, una macchina la investì dacqua fino ai capelli passando veloce in una pozzanghera.

Ma guarda te! mormorò Giulia, poi scoppiò a ridere, tanto che il guidatore, che si era fermato per scusarsi, rimase colpito dal suo sorriso.

Il destino sorrise, segnò unaltra crocetta sulla lista, e andò oltre, sicuro che tra Giulia e Davide sarebbe andata bene.

E così fu.

Dopo qualche anno, le stesse comari, sedute davanti al portone con i nipotini cresciuti, mormoravano guardando lauto di Davide avvicinarsi:

Hai visto che pelliccia si è comprata quella lì?! Io a mio marito non riesco a strappare niente e lei subito!

E basta con sta storia!

Sta meglio a lei la pelliccia, dai!?

Sei sempre la solita, invidiosa! Ma che fastidio ti dà la felicità di Giulia?! Sì, il marito non è bello, ma la adora, vizia lei e i figli! Ma tu stai a crepare dinvidia!

Già, crepo! Ma come si fa che a certi va tutto bene senza merito e ad altri niente? Ma li vedi quei bambini? Splendidi! Come è possibile con due genitori così brutti?!

È la genetica, tesora mia: il padre di Giulia era un Adone, tutto qui.

Ah sì? E perché allora Giulia è sempre gentile? Sorride sempre, ringrazia tutti, mai una parola cattiva! Come fa a non odiare il mondo, visto che di bellezza ne ha avuta pochissima?

Potrebbe, ma non è obbligata! E magari se invidiassi meno, anche tu saresti più bella!

Ma và! Cosa dovrei imparare da una come lei?! Come si fa ad avere un marito che ti porta sulle mani e non si stanca mai di te? Forse ha un segreto!

Chiediglielo! Magari lo condivide!

Ma figurati! Non ho nulla da imparare da una come lei!

Fai come vuoi! Ma continuare a rosicare ti farà solo venire mal di denti!

A Giulia non interessava nulla dei loro pettegolezzi. Era troppo impegnata dietro ai figli, la madre iniziava ad essere stanca, Valentina stava per trasferirsi vicino a loro per aiutare con i pronipoti, gli zii li invitavano in campagna, Davide prometteva di aiutare nei lavori, e i bambini andavano sorvegliati attimo per attimo.

Sandrino, Martina, dentro casa! La nonna ha appena sfornato la crostata! Non si può farla aspettare!

E dopo cena ci sarebbero stati momenti di confidenze, una canzone alla chitarra e la favola della buonanotte letta da Marina ai nipoti.

E avanti con la vita…

Dopo tanti anni, guardandomi indietro, ho capito che la bellezza non rende felici: contano le mani strette, le serate in famiglia, la gentilezza che semini anche con chi non ti capisce o ti giudica. Solo questo ha valore, solo questo resta. E basta davvero poco per essere felici.

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