Zina, i tuoi nipoti hanno sbranato tutti i miei cespugli di mirtilli! sbottai, accorgendomi che la vicina non fece neanche una smorfia.
E che fa? rispose lei con voce di chi non si scompiglia.
Ma sono i bambini! ribatté la moglie, Antonella, mentre accendeva il fornello per il tè del pomeriggio.
E allora? insistei.
Hanno distrutto il mio raccolto! continuò lei, i denti stretti.
Tranquilla, cara, non è la fine del mondo. Sono solo qualche frutto, no?
Io, Pietro Niccolò, mi alzai il bicchiere di caffè e guardai il nostro orto. La nostra proprietà, situata tra le colline di Montagnana, si estendeva su quindici centesimi di ettaro. Metà era dedicata a ortaggi: patate, carote, cavoli; laltra metà era un frutteto con meli, peri e, soprattutto, i mirtilli che Antonella coltivava con pazienza da cinque anni. Accanto crescevano more, che ogni estate regalavano grappoli dolcissimi, e un filare di vite con grappoli pesanti.
Pietro, guarda che mirtilli stanno diventando rosse! chiamò Antonella, correndo verso i cespugli.
Che bellezza, confermai.
Nel periodo estivo arrivavano i nostri nipoti: Sandro, di dodici anni, e Livia, di dieci. Aiutavano in giardino, raccoglievano frutti e si tuffavano nel fiume vicino. Antonella li adorava. Di fronte a noi viveva la signora Zina, una vecchia con un piccolo appezzamento di sei centesimi. Non aveva orti, solo aiuole di fiori e una casetta di legno.
Anche Zina accoglieva lestate i suoi cinque nipoti, dai quattro ai quattordici anni: Matteo, Chiara, Luca, Giulia e Alessia. I genitori lavoravano in città, così la nonna trascorreva le giornate con i bambini, che correvano tra le due case come se fossero ununica grande famiglia. Antonella non si opponeva al loro gioco, anzi, sorrideva al loro riso.
Zia Tonina, possiamo giocare da voi? chiedevano i nipoti.
Certo, miei cari, ma state attenti ai letti dellorto.
Una mattina, però, Antonella notò una scena strana: i mirtilli erano quasi tutti spogli, i frutti rimasti erano piccoli, verdi e immaturi.
Pietro, vieni subito! la chiamai.
Cosa è successo? mi domandò.
Guarda i mirtilli, dove sono le bacche?
Mi avvicinai e osservai i rami.
Strano, ieri erano pieni.
Forse gli uccelli hanno beccato?
Lui rispose:«Gli uccelli prendono una bacca alla volta, ma qui è tutto spoglio, sembra che qualcuno abbia colto intenzionalmente».
Andai a controllare anche le more: erano anchesse quasi vuote, persino i frutti acerbi erano stati strappati.
Pietro, anche le more le hanno prese!
Non può essere!
Il fatto rimaneva, però: i cespugli, ieri pieni, oggi nudi. Decisi di osservare il giardino dal tramonto. Mi sedetti su una panchina con un libro, ma gli occhi erano puntati sul frutteto.
Dopo unora, vidi cinque sagome scivolare attraverso un buco nella recinzione. I nipoti di Zina correvano verso i mirtilli.
Guardate che blu! esclamò la più piccola, Giulia.
Raccogliamoli tutti, propose Matteo.
Iniziarono a strappare i rami ancora intatti, a mangiare gli ultimi frutti e a riempire le tasche, poi a mettere tutto in un sacchetto trovato lì vicino.
Mi alzai e, con voce ferma, chiesi:
Che state facendo qui?
I bambini si bloccarono, i più grandi cercarono di nascondere il sacchetto.
Abbiamo solo provato un pochino, balbettò il tredicenne Marco.
Solo un pochino? scoppiò AntonellaAvete spazzato tutto il frutto!
Zia Tonina, possiamo prenderne ancora? chiese la bimba di quattro anni, Caterina. Sono così buoni!
Non potete.Queste bacche sono nostre, le ho coltivate con le mie mani.
I bambini si ritirarono, ma si avvicinarono di nuovo al buco, curiosi. Antonella li guardò con disapprovazione e si diresse verso la casa di Zina, dove la signora era già sul portico.
Zina, dobbiamo parlare, le dissi.
Ti ascolto, rispose.
I tuoi nipoti hanno distrutto tutti i miei mirtilli!
Zina non mostrò alcuna sorpresa.
E allora? Sono solo bambini.
Come? Hanno rovinato tutto il mio raccolto!
Antonella, sconvolta, replicò:
Solo bacche? Ho curato i mirtilli per cinque anni! Li innaffiavo, li concimavo!
Zina, con un sorriso di chi non vuole dare peso al problema, rispose:
Li farai di nuovo, non è la fine del mondo.
Zina, potresti almeno scusarti?
Scusarmi? Che cosa cè da scusarsi? I bambini sono bambini. Che vuoi da loro?
Il dialogo si arenò; la vicina non sembrava considerare il comportamento dei suoi nipoti una questione seria.
Il giorno dopo, scoprii che i grappoli duva, quelli che dovevano maturare entro fine agosto, erano spariti.
Zina! chiamai attraverso la recinzione.
Che succede?
I tuoi nipoti hanno strappato anche luva!
Che? È stata forse acerba?
Era verde! Hanno quasi strappato tutti i grappoli!
Hanno solo provato e poi hanno smesso. Sono curiosi, i bambini.
Il mio sangue bollì:
Zina, i tuoi figli stanno distruggendo tutto il mio giardino!
Non esagerare! Il tuo giardino è grande e rigoglioso.
Grande non importa, io coltivo queste piante da anni!
Allora continua a coltivarle, sbottò Zina, sbattendo la porta.
Quella sera raccontai a Pietro della conversazione.
Immagina, non si è nemmeno scusata! dicevo.
E allora cosa volevi? scrollò le spalle Pietro.È più facile fare spallucce che fare una chiacchierata educativa.
Ma è furto! ribattii.
Tranquilla, non è il caso di fare scenate. I bambini non capiscono ancora.
Pietro sospirò; non voleva litigare con i vicini per colpa di qualche bacca.
In pochi giorni sparì anche la caprifoglio.
Non ne posso più, dichiarò Antonella al marito.
Rimasi di nuovo alla porta di Zina, che annaffiava i fiori con il suo innaffiatoio.
Ora hanno anche le caprifoglie!
Quale caprifoglie?
Le mie! I tuoi nipoti hanno di nuovo strisciato attraverso il buco!
Cara Tonina, non è che ti sei arrabbiata per nulla. I bambini hanno solo pungolato qualche bacca, non è una tragedia.
Non hanno pungolato, hanno strappato tutto! Il mio raccolto è sparito!
Allora perché ti lamenti? È colpa tua! Chi li ha lasciati correre nel tuo orto?
Come? Io volevo solo che i bambini fossero amici!
Ecco il risultato delle tue buone intenzioni!
Zina mise linnaffiatoio nella borsa e, con un gesto secco, si diresse verso casa:
Se non vuoi più che entrino, alza la recinzione! Altrimenti continueranno a fare buchi ovunque.
Zina, dobbiamo insegnare ai bambini a non prendere ciò che non è loro!
Sì, ma a chi servirà? Non capiranno lo stesso.
Tornai a casa con il cuore pesante, mi sedetti sul gradino e piansi. Dopo anni di lavoro, di attesa per il raccolto, tutto era scomparso.
Tesoro, perché piangi? mi consolò Pietro. Lanno prossimo avremo di nuovo le bacche.
Il problema non è la frutta, scoppiò Antonella, è che la vicina non vuole nemmeno chiedere scusa! È davvero una di quelle persone che non cambiano mai.
Cosa può fare? rispose Pietro, sai comè Zina, sempre un po scontrosa. Finora andavamo daccordo.
Pietro, costruiamo una recinzione più alta?
Possibile, ma costerà.
Che fare? Altrimenti spazzoleranno tutto.
Il giorno seguente cominciammo i lavori. Pietro portò tavole, rete metallica e pali; lavorò dallalba al tramonto. Zina osservava dal suo giardino, commentando con una punta di sarcasmo:
Che gente avara! Si proteggono con una cinta di spavento!
Antonella non rispose, stringendo i denti.
I nipoti di Zina, però, cercavano ancora i buchi nella recinzione, ma Pietro li sigillò tutti, riempiendo le fessure.
Zia Tonina, perché avete costruito il muro? chiese la piccola Caterina.
Per proteggere le bacche, rispose Antonella.
Possiamo ancora venire a giocare?
No, più niente.
La recinzione servì, ma il rapporto con i vicini si spezzò definitivamente. Zina, durante un incontro, si allontanò, e i bambini non tornarono più a farci visita.
Stiaca! gridavano alcuni attraverso la recinzione. Bimba- stiaca!
Antonella cercava di non dare peso alle parole, ma il cuore era già pesante. Il cortile, un tempo pieno di risate, era diventato silenzioso.
Nel frattempo Zina raccontava agli altri giardinieri la sua versione dei fatti:
Immaginate! Che avidi! Non lasciano nemmeno una bacca! Hanno alzato una recinzione altissima!
E hanno mangiato tanto? chiedevano gli altri.
Solo una manciata! E poi se ne vanta come se le avessero rubate milioni!
La sua storia, più favorevole a sé, si diffuse nel villaggio. Alcuni credevano che i bambini avessero davvero divorato tutto; altri pensavano che Antonella fosse una vecchietta avido.
Con larrivo dellestate, la tensione peggiorò. I bambini di Zina, non potendo più entrare nel frutteto, cominciarono a vendicarsi in altri modi: lanciavano palloni oltre il muro, gettavano rifiuti, spargevano mozziconi di sigarette e carta da gioco sul sentiero.
Zina, rimprovera i tuoi nipoti! mi sfidò Antonella un giorno.
Cosa hanno fatto? chiesi.
Hanno sparso i rifiuti sul mio orto!
Come fai a saperlo? Forse è il vento.
Le marachette continuarono: spruzzi dacqua dal giardino, pietre lanciate alle finestre. Capivo che la nonna non solo non li fermava, ma li incoraggiava.
Forse dovremmo chiamare la polizia, Pietro?
E che dire? rise Pietro, far perdere tempo ai bambini con una denuncia?
Ma è vandalismo!
Sopportiamo, lestate finirà presto e torneranno in città.
E così fu; a fine agosto il gruppo rumoroso partì verso la città.
Antonella, seduta su una panchina al tramonto, rifletteva sul prossimo anno. Probabilmente Zina ritornerà con i suoi cinque nipoti. E allora? Nuove tensioni, nuovi scontri, ancora più bastoni sul muro, ancora più insulti. I bambini la chiameranno nonna avara, e la loro nonna non cercherà di cambiare atteggiamento. Il giardino non è più un luogo di gioia, ma una fortezza dove difendere non solo i frutti, ma anche la propria tranquillità.
E voi, cosa fareste in una situazione così? Che consiglio dareste ad Antonella? Scrivetelo nei commenti, lasciate un mi piace.
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