La madre ottiene la libertà condizionale dopo aver pagato la pena al posto del figlio; lui, invece, ha venduto la casa e le nega l’ingresso.

Vera Serra si fermò davanti al piccolo cancello di legno, appoggiando la schiena al recinto di vimini. Aveva corso dallautobus come una pazza e ormai non sentiva più le gambe. Guardò il fumo grigioazzurro che usciva dal camino e posò una mano sul petto: il cuore le batteva così forte da sembrare pronto a spezzarle le costole. Nonostante laria fresca, la fronte le era stillata di sudore. Si asciugò con un gesto rapido e spinse con decisione la sbarra dingresso.

Con occhio esperto notò che il ripostiglio era stato rattoppato. Suo figlio non le scriveva più, ma non aveva mentito: la casa di famiglia era stata mantenuta, come aveva promesso. Salì di due in due i gradini del portico, pronta ad abbracciare il suo amato Giorgio.

La porta si aprì su uno sconosciuto, dal volto cupo, con un canovaccio da cucina legato alla spalla.
Cercate qualcuno? chiese con voce roca, scrutandola.

Vera rimase senza fiato.
E Giorgio, dovè?

Luomo si grattò nervosamente il mento, fissandola senza alcuna cortesia. Il suo aspetto era quello di un povero: giacca imbottita logora, stivaletti consumati, borsa macchiata. Era evidente che non era lì per una passeggiata estiva, ma per qualcosa di ben più cupo.

Giorgio è mio figlio. Dovè? Sta bene?

Lo sconosciuto alzò le spalle, indifferente.
Probabilmente sì. Dovreste essere voi a saperlo. Si avviò a chiudere la porta, poi si fermò. Giorgio Rossi?

Lei annuì in fretta. Luomo mostrò un leggero sorriso di comprensione.
Mi ha venduto questa casa quattro anni fa. Entrate se volete

No, no! Vera agitò le mani, quasi per cadere dalle scale. Sa dirmi dove trovarlo?

Scosse la testa. Si voltò verso la sbarra. Poteva andare dalla sua amica Marta, ma Marta era una lingua lunga: la avrebbe riempita di parole dure. E il cuore di madre le diceva che qualcosa di brutto era capitato al figlio.

Camminando lentamente verso la fermata, la sua mente si perdevano in pensieri oscuri. Cosa era successo? Giorgio era stato così fiducioso Quattro anni prima, si era affidato a un amico e si era ritrovato coinvolto in una truffa. Se Vera non avesse sopportato la colpa, lui avrebbe scontato una pena ben più lunga. Lo condannarono, anziano, a soli cinque anni. Tre giorni prima lo avevano liberato per buona condotta e gli avevano persino pagato il biglietto.

Seduta su una panchina di cemento, mormorò:
Dove posso trovarti, piccolo?

Le lacrime le colavano negli occhi. Il cuore le aveva sobbalzato quando, tre anni prima, le lettere di suo figlio si erano interrotte. Ora i suoi peggiori timori parevano confermati: aveva persino venduto la casa. Si asciugò le guance con un fazzoletto.

Allimprovviso, unauto nera si fermò davanti a lei. Luomo dal volto cupo, nuovo proprietario della casa, le porse un foglio:
Ho trovato questo indirizzo nei documenti. Se vuole, la accompagno in città.

Vera prese il foglio come se fosse un salvagente.
Grazie, ragazzo mio, non si preoccupi; ce la farò. Rinforzata, si diresse verso il vecchio autobus che stava arrivando.

Mezzora di sobbalzi, angosce e smarrimenti nella città: finalmente era davanti al portone al terzo piano di un palazzo fatiscente. Premette il citofono più volte, trattenendo il respiro. Avrebbero dovuto aprirle la porta, forse con una notizia terribile. Le lacrime scivolavano ininterrottamente.

Quando la porta si spalancò, la gioia di Vera fu incontenibile: il suo Giorgio, un po stropicciato, un po ubriaco, ma vivo! Scoppió in singhiozzi, voleva stringerlo, ma lui non sembrava affatto felice. Si fece indietro, tenendo la porta socchiusa:
Come hai fatto a trovarmi?

Sconcertata dal suo freddo benvenuto, non seppe cosa rispondere. Giorgio la girò e la spinse verso le scale:
Mi dispiace, mamma, ma non puoi entrare. Vivo con una donna che odia gli ex detenuti. Arrangiati, non ho un centesimo.

Vera provò a parlare del ricavato della vendita della casa, ma la porta si chiuse di nuovocome un colpo di pistola al cuore. Non piange più. A capo basso, scese i gradini. Marta aveva ragione: aveva cresciuto un farabutto. Doveva ammetterlo e subire le sue rimostranze, senza un tetto.

Rientrata al paese, il destino la colpì ancora: Marta era morta sei mesi prima; la sua casa ospitava ora nipoti quasi estranei. Sotto una pioggerellina fine, Vera si rifugiò alla fermata dellautobus a riflettere sul futuro.

I fari di unauto la sorpresero: luomo di prima, nuovo padrone della casa, la chiamò:
Sali, sei fradicia!

Lei rifiutò singhiozzando: non aveva un posto dove andare, e quellestraneo sembrava così premuroso. Lui la fece salire quasi a forza.

Parlarono. Vera raccontò la sua amara storia, nascondendo solo la visita al figlio per pudore. Il conducente, Andrea, le propose di restare da lui, almeno per un po. Così Vera Serra tornò nella sua vecchia dimora, ora appartenente ad Andrea, e vi rimase.

Andrea lavorava dallalba al tramonto: possedeva una segheria in piena espansione; lei si occupava della casa: cucina, biancheria, faccende. Era capace di gestire gli elettrodomestici moderni. Andrea, ancora giovane e divorziato, non pensava a una nuova famiglia.

La sua presenza era esattamente ciò di cui aveva bisogno: sotto la sua ala materna, Andrea, orfano cresciuto allassistenza, scopriva finalmente il calore di un focolare. Ogni volta che lei parlava di andarsene, lui rispondeva:
Dove andresti? Qui sei a casa tua!

A poco a poco, anche il suo cuore si scaldò. Un figlio di sangue non si sostituisce, certo, ma Andrea si rivelava di una bontà rara, quasi un vero figlio. Con lavvicinarsi dellinverno, decise di portargli il pranzo in segheriaa due passi, e talvolta era troppo impegnato per tornare a mangiare.

Quel giorno gli portò un thermos di minestrone fumante e dei polpettoni. Mandò via uno sconosciuto dellufficio, stese una tovaglia pulita. Andrea rise:
Serra, sei una generale: nessuna discussione! E se si offende?

Lei aggrottò le sopracciglia:
Vuoi assumerlo caposquadra? Si vede dalla faccia: è un furfante. Fidati del mio istinto, il carcere mi ha insegnato a leggere le persone.

Lui scosse la testa:
Su, mamma! Ha un solido curriculum. Non possiamo fidarci di unimpressione.

Vera aveva ragione: un mese dopo, la segheria subì ingenti perdite; lindividuo rubava il legno di nascosto e poi spariva con un intero camion. Andrea, cupo, ammise lerrore.

Nel reclutare una nuova squadra, decise: dato che la nonna se ne intende, la farebbe assistere. Dora in poi, Vera Serra partecipava ai colloqui: Andrea interrogava, lei osservava, annotava un verdetto che poi gli porgeva. Schede intere: ubriacone litigioso, furfante provato, fannullone alcolizzato conciso, preciso.

Identificava anche i buoni operai, anche se trasandati. Tuttavia, su un candidato sembrò esitare: fissò il modulo, le mani tremavano.

Andrea guardò il visitatore: era luomo che aveva venduto la casa! Giorgio rimase di stucco, scrutando la madre seduta accanto al padrone, aggrottando le sopracciglia, giocherellando con il berretto. Sua moglie laveva mandato a lavorare; la segheria pagava bene. Non si aspettava di ritrovare la madre lì; la credeva dispersa.

Nel silenzio, Andrea prese il foglio del verdetto. Vera scrisse due parole, poi corse fuori. Giorgio ebbe un sorriso ironico: certo che lo avrebbero assunto, sua madre avrebbe confessato per lui.

Andrea lesse ad alta voce:
Tipo maledetto. Scosse Giorgio come fosse una mosca. Fuori! Mi fido del giudizio di mamma.

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