Ciao, ti racconto di Ginevra, la piccola che non capiva perché i suoi genitori non la volevano davvero. Il papà la faceva arrabbiare, e la mamma sembrava fare il suo lavoro di madre come se fosse un dovere meccanico, più interessata allumore di suo marito che a Ginevra stessa.
La nonna paterna, Nonna Natalia, ti spiegava sempre che il papà lavorava tanto, la mamma pure, così Ginevra non doveva mancare di niente. E poi ci sono le faccende di casa, aggiungeva.
Il vero motivo è venuto fuori quando Ginevra aveva otto anni: per caso ha sentito una discussione tra i genitori.
Livia, ancora salata la minestra! Non sai fare niente di buono! sbraitava il papà, Giorgio, con la voce che tradiva una certa amarezza.
Marco, ma che dici! Ho provato, sembrava tutto a posto si difendeva la mamma.
Sei sempre a posto! E non sei neanche riuscita a partorire un figlio! Gli uomini ridono di me, che casalinga! sputa il papà, un camionista di lunga distanza, duro come pochi, che ha visto assai sulla strada, ma che quel giorno sembrava scaricare su Ginevra tutta la sua frustrazione.
Ginevra capì allora perché la mandavano da Nonna Natalia quando Giorgio tornava da un viaggio: non sopportava la non figlia.
Con Nonna Natalia Ginevra passava il tempo a studiare, a cucinare, a cucire qualche vestito… eppure le faceva male vedere i genitori così.
Poco dopo quella chiacchierata, Giorgio e Livia annunciarono improvvisamente che si sarebbero trasferiti in una grande città.
Ci siamo stancati di qui, vogliamo qualcosa di nuovo, magari nasce anche un figlio in un posto diverso diceva Giorgio, mentre Livia annuiva, come sempre.
Il problema: non volevano portare Ginevra con sé.
Starai con la nonna, poi ti prenderemo mormorò Livia, evitando lo sguardo.
Io non vado con voi, preferisco stare con la nonna ribatté Ginevra, con il cuore che batteva forte per la rabbia.
E così rimase, felice, con la nonna che la amava, con gli amici di scuola e con gli insegnanti che la volevano bene. I genitori potevano fare quello che volevano, ma lei non avrebbe più sofferto per loro.
A quasi dieci anni, Giorgio e Livia ebbero finalmente il tanto atteso figlio, Alessandro.
Giorgio lo annunciò in videochiamata a Livia e a Ginevra, ma in tutti quegli anni i genitori non avevano mai visitato Ginevra; Livia si limitava a telefonare, e Giorgio mandava i saluti.
Ogni tanto trasferivano qualche somma a Nonna Natalia, ma era quasi sempre Ginevra a sostenere la nonna.
Un anno dopo, Livia improvvisamente disse che Ginevra doveva trasferirsi da loro. Così stessa, venne a prenderla.
Ecco, tesoro, ora vivremo tutti insieme. Finalmente potrai conoscere il tuo fratellino fate amicizia cinguettò Livia.
Non voglio andare da nessuna parte, sto bene con la nonna replicò Ginevra, incrociando le braccia.
Non fare la cocciuta, figlia! Sei già grande, devi aiutare la mamma insisteva Livia.
Livia, basta! Se vuoi una babysitter gratis, non la permetterò! intervenne Nonna Natalia, difendendo la nipote.
Questa è la mia figlia, noi risolveremo da sole! ribatté Livia, mordace.
Ma la nonna non si lasciò fermare:
Se non mi fermate, denuncerò per abbandono di minore! Vi perderete la tutela dei genitori! minacciò con voce ferma.
Si accese una nuova discussione. Ginevra non sentiva più, la nonna la mandò al negozio e Livia, il giorno dopo, partì.
I prossimi dieci anni passarono senza che i genitori facessero capolino. Ginevra finì le scuole, poi luniversità, e grazie allamico di Nonna Natalia, Ilio Ferri, trovò lavoro in una piccola ditta come contabile.
Incontrò il camionista Vincenzo, e i due cominciarono a progettare il matrimonio, ma dovettero rimandarlo quando Nonna Natalia morì. Il papà e la mamma vennero al funerale insieme; Alessandro fu affidato a una conoscente, perché non cera motivo di coinvolgerlo in una giornata così triste.
Ginevra era devastata, ma il dolore per la perdita della nonna la lasciò ancora più forte.
Forse è per questo che Ginevra non capì subito di cosa parlava il papà al tavolo del memoriale.
Allora lappartamento è in cattive condizioni osservò Giorgio, guardandosi intorno. Non daranno molto per quello.
Marco non adesso lo rimproverò Livia. Non è il momento.
Dobbiamo risolvere subito. Dobbiamo andare, Alessandro è solo continuò lui.
Ilio Ferri propose di trovare un agente immobiliare per vendere.
Che cosa vuoi vendere, Marco? chiese Ilio.
Lappartamento. Alessandro ha bisogno di una casa Non bastano i soldi per comprare unabitazione a Milano, ma per il primo acconto ce la facciamo, e entro i 18 anni finiremo lipoteca spiegò Giorgio.
Ginevra, con gli occhi pieni di lacrime, guardava fuori dalla finestra senza intervenire.
Stai per buttare via la tua figlia? chiese Ilio, irritato. Dove vivrà?
È già una donna adulta! sbuffò il papà. Che si sposi, e il marito le fornisca una casa!
Capisco intervenne Ilio, passando la palla a Ginevra. Forse Livia aveva ragione su di te, ma non otterrai nulla, Marco. Cè un testamento legale, e lappartamento spetta a Ginevra.
Il papà rimase in silenzio.
Hai messo le mani sulla nonna? lo lanciò, furioso, verso Ginevra, che finalmente iniziò a prendere parte alla discussione. Vedremo, il testamento può essere contestato.
Lo sapeva Livia rispose serenamente Ilio. Ma non ti darò Ginevra.
Giorgio cercò un avvocato per un giorno, poi si rese conto che la legge era dalla parte della figlia.
Provare a lottare sarebbe costato tanto, e il risultato non era garantito.
Ginevra, hai coscienza? provò a insinuare il papà. Sposati, il marito ti provvederà, Alessandro ha bisogno di una casa. Rifiuta leredità!
Non ci penso nemmeno tagliò Ginevra.
Ti paghiamo mille euro per il primo acconto, prendi lipoteca propose il papà.
Non voglio, né parlare con te rispose fredda.
Se non ti tiri via, chiamo la polizia. Vi obbligherò a lasciarci minacciò.
Ginevra, determinata, decise di onorare la volontà della nonna, che laveva sempre protetta, e non voleva rimanere senza tetto.
Il papà non amava la polizia, preferiva non avere a che fare con la legge. Così lui e Livia se ne tornarono, sparendo per quattro anni.
Nel frattempo Ginevra e Vincenzo si sposarono e nacque una figlia, Natalina. I soldi bastavano a malapena, ma la famiglia viveva serena e felice.
Un giorno squillò il cellulare di Ginevra: era sua madre.
È tutta colpa tua! È per colpa tua che Marco è morto! urlava, piangendo. Se non ti fossi immischiata in quellappartamento, tuo padre non avrebbe dovuto fare quel viaggio!
Sei lontana, hai davvero bisogno di aiuto per il funerale? rispose Ginevra in tono calmo.
Provava pietà per Marco, ma lo vedeva più come un estraneo che come un padre.
Non ho bisogno di nulla! Per colpa tua Alessandro è orfano! Adesso vivi con questa colpa! scaraventò Livia il telefono.
Ginevra, non sei responsabile di nulla, vero? chiese il marito di Livia, presente nella stanza, osservando lo sfinimento della moglie.
E se? iniziò Livia.
Non è colpa tua! Non cercare di inventare! Ti hanno abbandonato anni fa, non cè più nulla da piangere! rispose il marito.
Hai ragione sospirò Ginevra.
Un anno dopo, Livia ricominciò a fare visita, senza preavviso, più invecchiata, con le labbra strette, e avanzò nuove richieste:
Alessandro ha bisogno di soldi per luniversità. È tuo fratello, se ti sei dimenticata, lo ricordi, vero? Hai già i soldi, quindi aiutaci. disse con tono accusatorio.
Non devi dirmelo, non è colpa mia! interruppe Ginevra. Non ho soldi, e non avrei mai potuto darli.
Vedo che Natalia ti ha educata bene ribatté Livia, strizzando gli occhi. Mi ha sempre tollerato poco, e tu sei la stessa.
Se dici ancora una parola cattiva su Nonna, ti tiro fuori di casa! minacciò Ginevra, ferma. Non ho soldi, neanche se li avessi, non li darei.
Basta far finta di nulla! sbuffò Livia. Vedo come vivete.
Il marito di Livia aveva appena ristrutturato la loro casa, comprato nuovi mobili e elettrodomestici. Avevano risparmiato due anni, il resto lavevano preso a credito, quasi pagato ormai.
Ginevra non disse nulla, non voleva giustificarsi con quella donna che non le apparteneva.
Almeno avresti chiesto qualcosa per la nipote, per rispetto protestò Livia.
Entrambi i genitori sono presenti, quindi sta bene rispose Livia, scacciando lidea di aiutarla.
So che vivete di pensione, voi due. Lavori pure, quindi sopravvivete. Fate andare Alessandro al college. concluse Livia.
Che vuoi dire? Marco sognava che suo figlio avesse unistruzione superiore! ribatté Ginevra.
Basta così! Non ti darò soldi. Conversazione finita. concluse Livia, dirigendosi verso la porta.
Unondata di ricordi feriti attraversò Ginevra: i genitori non avevano mai sognato per lei, né pensato al suo futuro.
Va bene disse Livia, uscendo. Se non ti comporti bene, le cose peggioreranno.
Quella sera Ginevra raccontò a Vincenzo quello che era successo.
E che pensi che possa inventare? disse Vincenzo. Come vuole prendere i nostri soldi? Non li abbiamo.
Non lo so rispose Ginevra, alzando le spalle. Ma sono certa che abbia un piano. Non sarebbe venuta così per caso.
Il piano di Livia si scoprì una settimana dopo, quando Ginevra ricevette una convocazione al tribunale.
Sei impazzita? chiese Ginevra a Livia, calma. Che intendi fare in tribunale?
Voglio costringerti ad aiutare mio fratello rispose Livia. Cè una legge! Hai tempo per cambiare idea e non fare una brutta figura in aula.
Quindi la tua umiliazione in tribunale non ti disturba? replicò Livia.
La legge è dalla mia parte. E io, come madre, difendo il mio figlio! rispose Livia.
Allora non sono tua figlia sussurrò Ginevra, chiudendo la chiamata.
In aula, Livia organizzò una vera e propria sceneggiata, piangendo e raccontando come fosse stata costretta a lasciare la figlia con la nonna, come avesse avuto un figlio tanto atteso e come il marito fosse morto, togliendole i mezzi di sussistenza.
Il giudice sembrava commosso, ma la testimonianza di Ginevra, calma e decisa, fece la differenza. Alla fine, il giudice notò che, dato lammontare della pensione di Alessandro e lo stipendio di Livia, la famiglia era già ben al di sopra della soglia di povertà. Il ricorso di Livia fu respinto.
Uscita dal tribunale, Livia lanciò un ultimo sguardo carico di rancore verso la figlia.
Se ne andò senza salutare, ma Ginevra non era più certa che non sarebbe mai più tornata con nuove pretese.
Un abbraccio, e se ti è piaciuta la storia, fammi sapere nei commenti!
—E così, guardando il tramonto sul fiume, Ginevra capì che la sua vera casa era sempre stata il cuore di chi lamava.






