– Niente, Luca! Non ti abbattere! Però hai festeggiato Capodanno splendidamente!

Tranquillo, Luca! Non ti abbattere! Hai comunque festeggiato lanno nuovo in gran stile!

Ecco la sua città natale. Luca scese dal binario, attraversò la piazza della stazione e si diresse verso la fermata dellautobus. Non aveva detto a sua moglie, Giulia, che sarebbe tornato quel giorno.

Luca era di cattivo umore perché aveva appena avuto una discussione accesa con Giulia. La moglie lo rimproverava di nuovo, lo accusava di essere egoista e indifferente.

Indifferente? Lui, tra laltro, aveva voluto augurarle felice anno nuovo, ma lei gli aveva spento il telefono. Si era offesa!

Per tre giorni ha cercato di richiamarla, ma la cornetta rimaneva silenziosa. Allora anche lui, offeso, ha smesso di chiamare.

E, per giunta, lei non aveva neppure salutato i suoi genitori né la sorella, figuriamoci lui. Luca aveva in mente di dirglielo appena varcasse la soglia di casa.

Non è solo colpa sua; anche Giulia ha i suoi difetti, così che risponda! Come si dice? Lattacco è la migliore difesa.

Rinfrancato, Luca entrò in condominio con passo deciso.

Lappartamento lo accolse in un silenzio assordante.

Ehi! Cè qualcuno ancora vivo? Giulia, sono tornato! sbottò ad alta voce, ma nessuno rispose.

Si diresse verso la cucina: la moglie non cera; poi una stanza, vuota; unaltra, uguale. Improvvisamente notò dei cambiamenti: accanto al muro non cera più la culla, il comò con il fasciatoio e il passeggino che i genitori di Giulia gli avevano regalato erano spariti.

Corse nellarmadio: lanta in cui di solito pendevano i vestiti di Giulia era anchessa vuota.

È impazzita? Mi ha abbandonato? pensò Luca.

Provò a chiamare la suocera, ma nessuno rispose. Tentò allora di contattare la migliore amica di Giulia, Marta. Silenzio. Alla fine riuscì a parlare con Marco, il marito di Marta.

Ciao, Marco! Passami la cornetta di Marta, non riesco proprio a contattarla chiese Luca.

Marta è in campagna con il bambino, a San Benedetto, dove stavamo festeggiando il Capodanno. Qui il segnale è scarso spiegò Marco.

Sono arrivato ieri perché oggi dovevo lavorare di turno. Loro stanno ancora riposando rispose Marco. E perché ti serve Marta?

Pensavo che sapesse dovè la mia Giulia. Sono venuto dalla famiglia di lei, ma non troviamo la sua casa. E anche tutto quello che abbiamo comprato per il bambino è sparito disse Luca.

Ascolta, la tua moglie doveva quasi diventare mamma. Sei partito per le vacanze e lhai lasciata sola a casa? rimase stupito Marco.

Lei non ha voluto venire. Le avevano fissato il termine per il parto: dal 10 all11 gennaio. Avrebbero potuto partire in tempo.

Complimenti, Giulia, sei un fantasma rise Marco.

Perché? non capì Luca.

Perché probabilmente sei già divorziato. Stupido! Chiama lospedale, probabilmente è lì che sta consigliò Marco.

Dieci giorni prima.

Non capisco, Luca diceva sua madre al telefono perché devi stare a casa durante le feste? Giulia non vuole viaggiare, vieni tu da sola. Il termine è tra due settimane, arriverai in tempo.

Inoltre, tutta la famiglia si radunerà: la zia Vera e lo zio Sergio arriveranno, Natalia con Vittorio, Olga con Paolo. Io e papà, plus Vika con Gabriele.

Vika ha prenotato per noi una stanza in un hotel di campagna, proprio nel bosco, dal 30 dicembre al 2 gennaio.

Il 31, al ristorante, ci sarà un banchetto con artisti invitati. Ho già pagato per te, poi mi restituisci. Starete da noi fino a Natale e l8 partirai. Così arriverai in tempo per il parto di Giulia.

Giulia non voleva partire:

Luca, potrei scoppiare in qualsiasi momento. Immagina: tutti si divertono e a me improvvisamente parte. E lhotel è fuori città arriverà lambulanza in tempo?

No, non vado da nessuna parte.

Hai ragione, mamma dice che le donne oggi considerano la malattia un privilegio, mentre la nascita è unimpresa. Ha messo su tre figli e non ha mai preso un congedo, facendo tutto da sola.

Luca ammise che Giulia aveva un punto. Ma immaginò quanto sarebbe stato noioso trascorrere la notte di Capodanno da solo: solo a tavola con la moglie, senza nemmeno un piatto speciale. Si sentì triste.

Intanto, tutta la parentela festeggiava al ristorante, cantava, ballava e brindava.

Così Luca partì da solo.

Allhotel di campagna la festa era vera. Verso la mezzanotte, quando lanno nuovo era già suonato, Luca uscì dalla sala per chiamare Giulia, ma non ricevette risposta.

Va bene, mi offendo, ma è colpa sua. Potrebbe essere qui a divertirsi con tutti pensò.

Il giorno dopo sua madre lo rimproverò ancora per la nuora:

Giulia non ti ha nemmeno telefonato per augurare a me e a tuo padre un felice anno. Si è offesa! Hai lasciato la tua moglie in balia!

Non capisce cosa sia la vera famiglia. Noi siamo tutti qui, lei è lì da sola. Che rimanga a riflettere.

Giulia quella notte non pensava a loro. Lunica cosa a cui pensava era Luca, non più su suocero né su suocera né la loro numerosa parentela.

I genitori di Giulia, saputo che la figlia era rimasta da sola per le feste, la chiamarono a casa. Non avevano in programma una grande cena.

Il fratello di Giulia viveva a Roma, lavorava in una fabbrica di produzione continua, e non poteva concedersi un lungo weekend, così i genitori decisero di trascorrere il Capodanno in due.

Il 31 alle nove di sera Giulia e la madre stavano apparecchiando la tavola quando, allimprovviso, Giulia fu presa da forti contrazioni.

Chiamarono lambulanza. La madre la accompagnò, il padre le seguì in auto.

Quella notte Giulia accolse il nuovo anno in ospedale, i genitori in attesa nella sala dattesa. Giulia divenne mamma di un neonato

Luca, ricordandosi del consiglio dellamico, chiamò lospedale.

Buongiorno? È stato dimesso ieri? gli rispose loperatore.

Dimesso? Non ci credo! È già nato il bambino?

Sì, il primo di gennaio, a mezzanotte e poco.

Chi lha portato via dallospedale? chiese Luca.

Un giovane signore, non registriamo queste informazioni nei nostri moduli rispose loperatore.

Luca capì che solo i genitori potevano ritirare Giulia, dunque ora erano con lei e il bambino.

Comprò un mazzo di rose rosse e partì verso casa dei genitori.

Suonò il campanello; aprì il suocero.

Buongiorno, sono qui per Giulia disse Luca.

E perché? chiese il suocero.

Sono suo marito rispose Luca.

Giulia chiamò a voce alta il suocero. Cè un uomo che dice di essere tuo marito. Vuoi parlare con lui?

No, che se ne vada rispose Giulia dalla sua stanza.

Il suocero alzò le spalle e chiuse la porta.

Luca rimase lì qualche minuto, poi riprovò a chiamare.

Questa volta aprì la suocera, una donna alta, robusta, dalla voce potente. Luca la trovava un po intimidatoria.

Non hai capito? chiese lei.

Per favore, lasciami entrare, ho il diritto iniziò Luca.

Non poté finirlo. La donna strappò il mazzo di rose dalle mani a Luca e lo colpì più volte con il mazzo.

Il tuo diritto lo sentirà il tuo avvocato! E non chiamare più, il mio nipotino sta dormendo gli disse, gettandogli i fiori ai piedi e chiudendo la porta.

Luca tornò a casa. Sulla strada si strofinò il viso con le mani: le rose erano belle, ma piene di spine.

Arrivato, chiamò sua madre.

Immagina, non mi hanno nemmeno lasciato entrare in casa, né guardare il bambino.

Non preoccuparti, Luca. Giulia tornerà presto, con il bebè in braccio, dove andrà? Tu non la chiami e non le mandi soldi.

Che i genitori la nutrano, se sono così saggi. Passerà una settimana o due e tornerà da sola. Adesso vai a dormire, domani devi lavorare.

Luca fece così: mangiò dei tortellini comprati al supermercato e si corse a letto.

Dormì sereno, ignaro che quella notte sarebbe stata lultima nella sua vecchia casa.

Il giorno dopo, al rientro dal lavoro, trovò tutte le sue cose imballate in scatole e sacchi neri sul pianerottolo. Chiamò.

Ad aprirgli la porta fu la suocera, proprietaria dellappartamento di due camere dove vivevano lui e Giulia.

Allora, caro suocero? Ti ricordi lindirizzo del tuo dormitorio, o vuoi che te lo ripeta? Raccogli le tue cose. Domani la signora delle pulizie le butta via!

Luca dovette trasferirsi al dormitorio universitario.

Il divorzio era stato decretato. Stanco di vivere nel dormitorio, Luca voleva affittare un appartamento, ma quando gli arrivò lo stipendio, dal quale il datore di lavoro trattenne gli alimenti e altri cinquecento euro per il mantenimento dellex moglie, si rese conto che non gli rimaneva quasi nulla.

Sii più parsimonioso! Devi ancora mettere da parte per comprare casa tua gli consigliò Marco. Non ti abbattere, Luca! Hai comunque festeggiato lanno nuovo in grande stile!

Giulia rimase tre anni a casa dei genitori, che la aiutarono con il piccolo Samuele, affittando lappartamento che avevano messo a reddito.

Quando Giulia trovò lavoro, lei e Samuele tornarono nella loro abitazione. Dopo i lavori di ristrutturazione, nulla ricordava più Luca e la sua famiglia.

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