Era già un altro?Gianella avrebbe potuto pensare a quello che direbbero gli abitanti, si mormoravano i vicini che avevano scorto luomo sul portico della vedova.
Nel piccolo borgo dove tutti si conoscevano: chi era padrino di chi, chi aveva scavato la prima patata, chi si era più volte separato, nulla rimaneva nascosto. Proprio per questo, quando Gianella portò in casa un nuovo marito, tutti sussurrarono a bassa voce: «Ecco, non si è trattenuta». Nessuno osò parlare a voce alta perché Gianella era una donna laboriosa, onesta, e si faceva carico da sola di due figli.
Andrea comparve nella loro dimora in autunno. Silenzioso, con mani robuste che conoscevano lascia e il martello, e sguardo sereno, che guardava i bambini senza superiorità, ma con la convinzione che tutto si sarebbe sistemato. Anche se Luna aveva già nove anni e Leonardo dodici, il padre li era quasi dimenticati: era morto quando i figli erano appena al primo anno di scuola.
Nei primi giorni Luna osservava il patrigno da sotto la fronte.
Mamma, resterà a lungo con noi? chiese un po timida.
Come vorrà il Signore, figlia mia. È un uomo buono rispose Gianella, aggiungendo sottovoce: Sono stanca di fare tutto da sola.
E noi ti aiutavamo sbottò Leonardo.
Aiutavate. Ma siete solo bambini. E non si vive solo di fatiche, ma anche di calore.
Andrea non interveniva con parole. Aspettava che ci si abituasse a lui. Ogni mattina tagliava legna, riparava il recinto, e la sera portava dei pulcini freschi in un cesto.
Dobbiamo far riprendere lazienda. E i bambini avranno uova appena deposte.
Perché fai tutto questo? chiese Luna, guardandolo con sospetto, ma i pulcini le piacevano.
Perché ora sono con voi. Non sono di sangue, ma vivere insieme vuol dire condividere lavoro e bene.
Anche il mio papà aveva dei polli?
Andrea esitò, poi rispose:
Tuo padre era un uomo buono. Lo conoscevo. Lavoravamo insieme al mulino. Parlava molto di te. Sei la sua copia.
Luna si sedette in silenzio sui gradini e osservò Andrea dare acqua ai pulcini. Per la prima volta pensò: «Non vuole sostituire il padre, vuole stare accanto».
In inverno Andrea iniziò a insegnare a Leonardo la falegnameria.
Questo è il raschietto. Qui non si gioca con il telefono le mani devono sapere cosa fare.
Non sto giocando! borbottò Leonardo.
Non ti biasimo. Solo le mani delluomo forgiano luomo, e la testa.
Perché non ti arrabbi mai?
Andrea sorrise.
Perché so che la rabbia non porta nulla. Meglio spiegare una volta, che alzare la voce cento volte.
Primavera portò la «mensā di paese», una giornata di pulizia della sorgente vicino al bosco. Leonardo e Luna non volevano andare.
Lasciate che vengano i giovani! brontolò il ragazzo.
E noi, gli anziani? rise Andrea. Andate, perché se spendete tutta la vita ad attendere che altri facciano, non diventerete mai forti. Un uomo è forte quando prende la vanga, anche quando non è obbligato.
Durante la mensa, i bambini sentirono per la prima volta gli uomini dire ad Andrea: «Ehi, questi sono i tuoi, il ragazzo e la piccola?». Andrea rispose semplicemente: «Sono i miei. Sono i miei».
Luna allora spinse piano Leonardo:
Hai sentito?
Sì.
E allora?
Beh mi sento un po caldo dentro. È come se nulla fosse.
Un giorno Leonardo tornò da scuola visibilmente turbato. La madre iniziò a interrogarlo: cosa era successo. Lui confessò di essere stato coinvolto in una rissa con i compagni.
Perché? domandò Gianella, trattenendo le lacrime.
Ho detto che Andrea è come un padre per me. E loro hanno replicato: «Allora sei un orfano, ti sta crescendo un uomo estraneo». Ho risposto che è meglio avere un estraneo buono, che un parente assente.
Andrea rimase in silenzio, si avvicinò a Leonardo e si sedette di fronte a lui.
Non ti chiedo di chiamarmi papà. Ma sappi, figlio mio: non ti abbandonerò, qualunque cosa dicano gli altri.
Non mi oppongo. È solo difficile dire «papà» quando non ci si è abituati.
Non cè fretta. La parola «papà» è come il pane: non si mangia a caso. Si fa maturare.
Passarono due anni. Leonardo terminò la terza media. Nel villaggio si diceva che sarebbe andato al tecnico per diventare meccanico. Una sera, seduti nel cortile, sotto le stelle, con le rane che cantavano e lodore di rosmarino nellaria, Leonardo parlò:
Andrea iniziò improvvisamente. Sto preparando un discorso per la mia presentazione. Vorrei parlare di chi per me è esempio. Posso parlare di te?
Andrea tossì e annuì.
Ma non esagerare, sussurrò.
Non so esagerare, parlo col cuore.
Al giorno della laurea, Leonardo raccontò di «un uomo che non era con me fin dalla culla, ma che è diventato per me un vero padre». Gianella pianse. E tra le donne del villaggio qualcuno sussurrò:
Si diceva che il patrigno fosse un estraneo. Ma il cuore che si avvicina diventa famiglia.
Per i cinquanta anni di Andrea, Luna gli donò una camicia ricamata e una lettera:
«Papà, grazie per la legna, i pulcini, la pazienza e per averci insegnato a non aspettare il bene, ma a crearlo noi stessi.
Sei nostro papà non perché dovevi, ma perché hai voluto. Per questo ti amiamo ancora di più.»
Andrea rimase a lungo a fissare la lettera, in silenzio.
Poi disse a Gianella:
Ecco, sono cresciuti. Non sono più estranei.
Gianella sorrise:
Perché non li hai mai considerati tali.
Diventare padre non richiede sempre il legame di sangue. Talvolta amore, bontà e gesti quotidiani pesano più dellappartenenza biologica. La famiglia è ciò che costruiamo con il cuore.






