Tradimento, shock, mistero.

Stavo preparando la cena quando sentii bussare alla porta.

Buonasera, è lei la signora Natalina? chiese una donna che non conoscevo.

Sì, io sono Natalina, e lei è? risposi, un po infastidito.

Mi chiamo Giuliana, sono la amante di suo marito, Alessandro affermò, con un sorriso di quelle donne che non temono nulla.

Alessandro? ripetei, sorpresa.

Alessandrino, la corresse, quasi accarezzandomi il nome.

E lei continuò: «E voi vi amate, noi due? Io ostacolo la vostra felicità?»

Io, con un tono beffardo, le chiesi: «Che cosa vi ha detto lui? Che i nostri figli sono piccoli e non può lasciarli?»

Giuliana scosse la testa: «No Mi ha detto che devo attendere attendere che suo padre non sia più tra noi»

Quella frase mi bloccò. Il padre di Alessandro, Antonio, non aveva ancora settantanni, era sempre in forma e non aveva intenzione di morire presto.

Lei sta sbagliando dissi, più freddamente.

Che cosa? ribatté Giuliana, furiosa. Alessandro ha detto che appena il signor Antonio se ne sarà andato, lui lascerà tutto a me.

E perché non prima? chiesi, alzando la voce. Che cosa gli ha detto di me?

Mi ha confessato di rispettare molto suo padre, ma che quando lui non ci sarà, mi darà la sua casa. rispose, tremante.

Ma mio padre sta benissimo! Non lascerò la mia casa a nessuno! È un bene di famiglia, ereditato dalla nonna, e non intendo darlo a lui! ribollii.

Giuliana, cercando di apparire ragionevole, continuò: «Allora perché non aspettare che tutto si sistemasse e venire qui oggi?»

Sono ormai una donna matura, voglio godermi la vita, con o senza la casa di Alessandro. Possiamo vivere insieme, se vuole. dissi, più calmo.

Cosa vuoi da me? chiese, sospettosa.

Solo che liberi Alessandro, che torni da me. Niente di più. risposi.

Lo faccio, lo prenderò subito affermò, quasi per sfuggire.

Non è così semplice, signora. Non lo tengo più, né prima, né ora. Lho amato, ho sperato che cambiasse, ho creduto che i bambini avessero bisogno di un padre, ma alla fine non ho percepito più nulla di sospetto nel suo comportamento. Mi sono sbagliata.

Giuliana, con gli occhi lucidi, chiese: «Allora lo liberi davvero?»

Certo, potete prendere subito le sue cose. dissi, alzando le mani in segno di resa.

Non ho bisogno di trasporti, Alessandro li prenderà quando vorrà. Solo… lasciatelo andare. ribatté lei.

Oggi lo lascio andare, e domani presenterò domanda di divorzio, dividendo i beni come stabilirà il tribunale. La casa non gliela darò, è di mia proprietà, ristrutturata grazie ai miei genitori. Tu avrai la tua abitazione, non temere. dissi, mentre la porta si chiudeva.

Galina (come la chiamava lei, ma il suo vero nome era *Maria*) se ne andò, e io cominciai a raccogliere le sue cose, deciso a farla uscire di casa da solo. Non volevo litigare, ma sapevo bene come farla partire.

Pensai: «Dovrà aspettare che il padre di Alessandro muoia, così potrò liberare lappartamento. È stato così arrogante per anni, ma ora pagherà. Che fine ha fatto la sua pazienza?»

Alessandro tornò dal lavoro, non notò nulla di anomalo, se non il rifiuto della moglie di cenare con lui. Non gli importò: pianificò di fare la solita passeggiata serale e poi, come al solito, tornare a casa.

Grazie per la cena, cara disse, allungando la mano. Vado a fare una camminata, se vuoi

Io, con un sorriso amaro, risposi: «Vai pure, cammina!»

Alessandro, ormai cinquanta, iniziò a difendersi: «Non sei più giovane, Natalina!»

«E io? Mi sento ancora giovane!»

Il nostro dialogo divenne un susseguirsi di frecciate: «Hai troppi capelli bianchi, sei già stanco», «Non è vero, mi sento in forma», «Le donne notano il mio aspetto, ma persino loro mi cedono il posto sullautobus», ecc.

Alla fine, Alessandro dichiarò: «Neanche io voglio più dormire nella stessa stanza, è un anno che viviamo separati.»

«Allora cosa vuoi?», gli chiesi.

«Voglio che tu mi lasci andare», rispose, con la voce rotta.

Raccogliei le sue cose, gli dissi di partire e, con un ultimo sguardo, gli augurai buona fortuna, sperando che la sua partenza non fosse ostacolata dalla morte del padre.

Il giorno seguente presentai domanda di divorzio. Alessandro non si oppose: era felice di andare a vivere con *Giuliana*, che lo coccolava come un giovane sposo, ricordandogli continuamente quanto fosse forte e vigoroso. Il giudice gli assegnò lauto, il garage e una casa di campagna, mentre io rimasi con lappartamento di famiglia.

Vendendo la casa di campagna, mi trasferii con mio padre a Napoli, poi facemmo un viaggio a Firenze, poi a Venezia e a molte altre città italiane. Antonio rimaneva in ottima salute, senza alcuna intenzione di partire per laldilà.

Sei mesi dopo, *Giuliana* iniziò a sospettare che Alessandro passeggiasse troppo a lungo la sera, così lo seguì, lo sorprese al suo ingresso, mise le sue cose davanti alla porta. Alessandro, tornato da una passeggiata, cercò di parlare, ma lei non si avvicinò nemmeno alla soglia.

Allora Alessandro si diresse verso la mia casa, sperando di trovare un rifugio, ma i vicini gli dissero che non ero più lì: era partito con il padre per un’altra avventura. Non sapeva dove andare: forse al garage, dove cera ancora luce e poteva installare una nuova doccia, mentre lestate si avvicinava.

Pensò di cercare ancora unaltra giovane, perché, dopotutto, era ancora un uomo giovane.

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