«7 luglio! Non può essere! Solo una coincidenza. Ma anche il nome Andrea.»

8luglio2026 Diario di Dario

«7luglio! Non può essere! È solo un caso. Eppure il nome è Andrea. Cognome e data di nascita diversi, ma sembra che anche lorfanotrofio possa cambiare i cognomi e i nomi»

Stavo leggendo il vecchio portrettista appeso al corridoio del municipio, sperando di scorgere qualcosa di familiare.

Quella mattina, al dipartimento del personale del Comune di Firenze, la responsabile Anna Maria Bianchi ha firmato i documenti per la nuova collaboratrice. Poi ha preso il telefono e ha chiamato:

Signora Giulia, passi subito in ufficio! È pronta la sua postazione.

Giulia, una donna sulla cinquantina, è entrata nel piccolo ufficio e si è rivolta subito a me, che ero il capo reparto:

Lei è la nuova addetta alle pulizie?

Sì, rispose lei.

Io sono il responsabile delle strutture, mi chiamo Antonio Moretti, mi sono presentato, poi ho chiesto subito il suo nome. E lei?

Giulia, ha corretto, guardando nei miei occhi una domanda silenziosa. Giulia Alessandrini.

Seguitemi, le mostro il suo luogo di lavoro, dissi, uscendo dal mio ufficio mentre continuavamo a parlare. Dovrà occuparsi del terzo piano

***

Giulia era felice di avere quel lavoro. Con un sorriso raggiante, voltava lo sguardo al suo futuro:

«Mancano due anni al pensionamento. E qui potrei anche restare dopo. Lo stipendio è di ottocento euro più le eventuali provvigioni. Con Dario ci la caveremo. I figli sono ormai adulti e sparsi. Non ricordo nemmeno come si chiama il nostro sindaco! Che imbarazzo se mi chiedono! A pranzo, al primo piano, cè la foto di tutti i sindaci. Come ho potuto non vederla?»

***

Tornando dalla mensa, Giulia si è avvicinata al cartellone dove era scritto il nome del sindaco della città: «Andrea Borselli, nato il 7luglio1983».

Ah, è davvero giovane, non ha nemmeno quaranta anni, pensò Giulia a voce alta, e improvvisamente ricordò. Andrea? 1983

Ritornò al cartellone e lesse la data di nascita:

«7luglio! Non può essere! È solo un caso. Eppure il nome è Andrea. Cognome e data di nascita diversi, ma»

Stava fissando il ritratto del signor Borselli, sperando in un volto familiare.

***

Il nuovo impiego la teneva occupata, ma i pensieri fuori dal lavoro rimanevano in secondo piano.

A casa, tutta la sera, ho discusso con lei. Poi è andato a guardare la partita in camera sua, mentre Giulia si è seduta nel suo angolo. La nostra abitazione è un ampio trilocale; con i figli ormai sparsi è più tranquillo. A volte ci addormentiamo ancora insieme, ma sempre meno.

Adesso, sdraiata sul suo letto, Giulia ripensa alla giovinezza e al segreto che non ha mai rivelato a me.

Quando era giovane, aveva un figlio di nome Andrea. Le avevo diciannove anni, niente soldi, nessun lavoro. Dormiva in un dormitorio dellistituto tecnico, impossibile da conciliare con la maternità. Dopo sei mesi, affidò il bambino a un asilo nido.

Tre anni più tardi, sposò me, Dario. Non abbiamo mai chiesto lun laltro del passato prima del matrimonio. Poco dopo nacquero le due figlie: Laura e Marta. Laura è andata a studiare alluniversità di Bologna e si è sposata lì; ha due nipoti. Marta si è sposata e vive a Roma.

Io non ho mai ottenuto una qualifica professionale stabile. Per ventanni ho lavorato come responsabile delle pulizie in una fabbrica. Quando la fabbrica è fallita, tutti siamo stati licenziati. Una cara amica mi ha suggerito di provare al Comune; ho accettato e ora lavoro come addetta alle pulizie.

Eccolo qui, il sindaco Andrea Borselli, nato nel 1983. Giulia non si lamenta della sua vita, ma ogni giorno pensa al figlio che ha avuto. A volte lo sogna. Vuole solo accertarsi che sia davvero suo e che stia bene.

***

Qualche giorno dopo, Giulia puliva il suo piano quando sono sentite voci. Ho visto il sindaco Andrea Borselli fermarsi a parlare con alcuni colleghi. Mi ha rivolto un cenno e, senza fermarsi, è passato accanto a noi.

Nel ricordo di Giulia è apparso Vitalio, il giovane di cui era innamorata quaranta anni fa. Allora era un ragazzo allegro, ma lei lo immaginava serio e d’affari. Vederlo ora nella figura del sindaco le ha ricordato quel desiderio giovanile di vedere Vitalio diventare un uomo serio.

Ma Vitalio era partito poco dopo aver saputo che Giulia avrebbe avuto un bambino, dicendo che sarebbe andato a cercare lavoro allestero. Lei lo ha aspettato, ha sperato, poi ha capito che era solo una fuga.

«È davvero possibile che il sindaco sia mio figlio?»

Se non avessi affidato Andrea allasilo, forse sarebbe stato diverso. Le mie figlie, però, sono riuscite bene: la più grande è sposata, ha una bella casa e unauto; anche la più piccola vive serenamente. Il figlio, invece, sembra scomparso.

Forse, se avessi sposato Dario, le cose sarebbero andate diversamente per tutti noi. Oppure, forse il sindaco non è affatto mio figlio. È solo un altro strano caso di coincidenze.

Ma a che serve? Andrea ha genitori che lo hanno cresciuto, anche se non gli hanno mai detto che non era loro figlio biologico. Ha avuto uninfanzia felice e, guardandolo, è raro vedere un ragazzo di umile origine diventare sindaco.

***

Dopo pranzo, la giovane collega Loredana si è avvicinata a Giulia:

Ciao, zia Giulia!

Ciao!

Venerdì festeggiamo il compleanno di Lucia, che pulisce al sesto piano. Compie quarantacinque anni. Vieni con noi?

Certo! ha risposto Giulia con un sorriso.

Ti devo duecento euro per il regalo e qualcosa di originale da portare.

Va bene, ha estratto Giulia il portafoglio e ha dato i duecento euro.

Loro celebrano tutti gli anniversari, vero?

Loredana, chiamami solo Giulia. Siamo colleghe, dopotutto.

Come vuoi, Giulia!

Venerdì, dopo il turno, ci siamo radunati al settimo piano. Un tavolo era stato apparecchiato. Come sempre, si sono alternati i brindisi e i bicchieri di vino rosso.

Allimprovviso la porta del piccolo ufficio si è aperta e vi è entrato Andrea Borselli. Ha sorriso:

Lucia Olegina, tanti auguri! ha porgendo una scatolina. Un piccolo pensiero.

Grazie, signor Sindaco! gli sono venute le lacrime agli occhi.

Signor Borselli, si accomodi! ha invitato il responsabile delle strutture.

Solo per poco, ha risposto il sindaco, sedendosi accanto a Giulia.

Giulia ha messo il suo piatto di insalata e fette di salame sul piatto, ha riempito i calici di rosso e ha alzato il bicchiere per il brindisi. Guardandolo, il cuore le ha battuto forte: ora era certa che fosse suo figlio.

Andrea è rimasto per circa venti minuti, ha salutato e se nè andato.

Che figura! ha commentato Katia, la più anziana dellamministrazione. Il nostro ex sindaco non si sognerebbe a sedersi con noi.

Da quanto tempo è qui? ho chiesto.

Un anno. Lo ricordi? Lanno scorso lo abbiamo eletto.

Non ricordo, perché a volte era io a decidere tutto.

Lei sa che i suoi genitori sono ricchi e influenti? ha continuato Katia. E che forse non gli sono biologici?

Davvero? ha reagito stupita Lucia.

È emerso due anni fa, quando si è preparato alle elezioni. Nessuno gli ha mai detto nulla. Non ha reagito affatto.

Da dove lo sai? ho chiesto.

La sua vice era Olga Pavoni. Raccoglieva informazioni su Andrea, voleva mantenere il suo capo al potere. Non è stato scelto dal vecchio sindaco.

Sa se il signor Borselli conosce i suoi veri genitori? ho insistito.

Sembra di no. Ama chi lo ha cresciuto. È un uomo onesto in tutti gli affari.

Giulia Alessandrini fissava la porta del suo ufficio; dentro cera Andrea, il suo sindaco. Un misto di felicità e tristezza lavvolgeva. Felicità per il bene che il figlio aveva trovato, tristezza per non poterlo mai abbracciare davvero. E allora ha pensato:

«Non lo disturberò più, Andrea, piccolo. Sarò sempre qui, in silenzio, a guardarti da lontano.»

***

Rifletto su tutto questo mentre scrivo. Il caso o il destino? Non lo saprò mai. Ma ciò che ho imparato è che i segreti del passato possono riemergere quando meno ce lo aspettiamo, e che, nonostante le coincidenze, la vita continua a intrecciare i fili dei nostri cuori.

**Lezione personale:** non si può cambiare il passato, ma si può scegliere di vivere il presente con onestà, accettando le strane coincidenze che la vita ci offre, senza lasciarsi ingabbiare dal rimorso.

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