Giulia si fermò di colpo, il cuore le balzò in gola. Proseguì lungo il sentiero e, con gli occhi ancora spalancati, si accorse che i grandi cespi di cavolo erano quasi spariti. Quasi la metà del raccolto era scomparsa
Marianna Bianchi, una donna di cinquantacinque anni, sorrideva alla sua nuova acquisto. Non era solo una spesa: era il sogno di possedere una casa di campagna dopo il pensionamento.
Fin dalla partenza, aveva pianificato con cura la scelta del luogo, optando per un pittoresco borgo di collina a pochi chilometri da Bologna, popolato da poche famiglie, dove regnavano tranquillità, silenzio e un legame profondo con la natura. Desiderava un giardino intimo e un piccolo orto per nutrire lanima.
Il destino le sorrise quando trovò una casa rustica, ancora solida, con un giardino alle spalle, ma posta sul bordo del villaggio, in riva a un campo e a un bosco di pini e abeti. Lampia vista panoramica, con il cielo che si apriva su prati e foreste, la incantò.
Fu proprio su quel sentiero morbido che Marianna iniziò a passeggiare verso il bosco. Al tramonto il sole si abbassava dietro le cime dei pini, colorando di rosso le foglie e regalando spettacoli che la lasciavano senza fiato.
Allinizio della primavera, quando il terreno si era appena scongelato, Marianna Bianchi riparò da sola una sezione di recinzione di rete e assi, leggermente inclinata.
«Marianna, sarebbe il caso di mettere una nuova recinzione», le suggerì la vicina Antonella, coetanea di Giulia.
«Lascia stare, finché quel palo regge. Quando crollerà mi occuperò di qualcosa di più robusto», rispose Marianna, mentre colpiva con lascia il palo di ferro caduto.
Antonella sorrise.
«Sei una vera casalinga italiana! Farai grandi cose. Peccato solo che gli uomini facciano a meno in questo paese» aggiunse Tonina, la stessa Antonella, «molti se ne sono andati con le famiglie, altri sono invecchiati o sono andati via per motivi vari. Io, ad esempio, sono vedova da dieci anni.»
«Anche a me è capitato qualcosa di simile», continuò la signora. «Non sono rimasta vedova, ma mi sono separata dal marito quando ci siamo resi conto che la nostra unica ragione di stare insieme era la figlia. Dopo che lha cresciuta, lha sposata e noi siamo rimasti troppo soli. Così è stato.»
«Almeno non ci siamo fatti del male, e questo ha il suo lato positivo», concluse Antonella, «ma lorticello lo rifarei in autunno, più solido e più alto.»
Primavera e estate passarono tra lorto e le passeggiate nel bosco.
«Non ho mai passato così tanto tempo allaperto in tutta la mia vita», diceva Giulia, indicando i ginepri di fronte alla casa e il bosco di pini, dove era facile raccogliere funghi porcini. «Le fragole e le more erano a volontà, il cavolo gonfio di foglie verdi.»
«È bello vedere gente soddisfatta del proprio trasferimento», esclamava Antonella, «e per me è tutto così normale.»
Le due donne divennero amiche. Quando arrivò lautunno, nellorto di Giulia spuntavano grandi cespi di cavolo, le patate erano già dorate e il raccolto era abbondante.
Marianna iniziò a scavare il terreno per il raccolto, ma non riusciva a saziare la sua fame di verdure succulente e profumate.
«Tonina, non trovi il tempo di venire in città per qualche giorno?», le disse la vicina. «Con i compagni della scuola organizziamo lanniversario della nostra ex professoressa Silvana, anima della classe. Tornerò presto a raccogliere il mio raccolto»
Antonella le fece un cenno di saluto.
La serata dellincontro fu un successo. Giulia mostrava con orgoglio il suo villaggio, le foto della nuova casa e il raccolto rigoglioso.
«Questa terra è stata in letargo per due anni», spiegava al compagno di classe Valerio, «non ho piantato nulla, ma lanno prossimo comprerò una macchina per il letame per il nostro trattore e comincerò a concimare le aiuole.»
«Attenta a non affrettarti», la ammonì Valeria, «se vuoi, passo ad aiutarti; chiamami quando serve, non esitare.»
Giulia sorrise, ringraziando per lofferta, ma voleva provare a fare tutto da sola.
In gioventù Giulia e Valerio erano stati compagni di classe, cera anche una timida attrazione, ma gli studi li portarono in città diverse e le strade si divisero. Da allora si incontravano soltanto durante lannuale festa di Silvana.
Valerio era vedovo, ma non cercava più una famiglia; Marianna, allo stesso modo, non voleva più legami. Entrambi vivevano liberi, senza dover rispondere a nessuno, e questo li avvicinava.
Quella sera Valerio accompagnò Giulia a casa; parlarono in cucina fino a quasi lalba.
«Guarda lorologio, è tardi», osservò Giulia, «è ora di tornare a dormire.»
«Forse però troverò un angolino qui», propose Valerio.
«No, no. Domani devo andare in campagna, prendi un taxi e torna a casa, è meglio così.»
Giulia salutò il suo amico, si coricò e si addormentò pensando al giorno successivo, al nuovo incontro con Antonella, per il quale aveva preparato una torta e del marshmallow.
Il prossimo mattino Giulia prese il primo autobus per il villaggio. Camminava sullerba fresca, respirando laria di montagna al canto dei galli.
Entrò nella casa, bevve un tè, cambiò i vestiti da lavoro e si diresse verso il giardino per pianificare la giornata.
Il villaggio era silenzioso, gli abitanti uscivano appena per aprire le porte. Giulia aspettava le nove per andare a prendere il tè da Antonella.
Nel giardino notò i cespi di patate sbriciolati: le foglie secche erano sparse ovunque. Qualcuno aveva raccolto le patate più grandi
Giulia si fermò di colpo, il cuore le balzò in gola. Proseguì e vide che i grandi cespi di cavolo erano quasi spariti. Quasi la metà del raccolto era mancante
Un urlo le uscì dalle labbra quando notò il recinto rotto. Il palo di ferro che aveva piantato a primavera era a terra, le impronte di stivali pesanti segnate nel terreno
Marianna corse da Antonella, bussò alla finestra e la vicina, senza esitazione, aprì:
«Che succede, Marianna?»
«Ci hanno derubato, Tonina, vieni fuori, andiamo a vedere Cosa facciamo adesso?», piangeva Marianna.
Antonella si lanciò fuori, avvolta in una giacca.
«Quel furfante», mormorò, «non ha pensato che qui non cè nessun cane, nessuno che vegli, solo una casa isolata»
Le due donne ispezionarono il luogo del furto. Sembrava che dei ciclisti, silenziosi, fossero arrivati dal lato del recinto. Avevano spezzato il palo, piegato la rete e si erano introdotti nellorto, prendendo tutto ciò che potevano: piccole patate lasciate indietro, i grandi cespi di cavolo messi in sacchi e trasportati via su biciclette.
«Non ne avevo così tanto», sospirò Giulia, «ma è andata via tutto lo stesso!»
«Giusto», annuì Antonella, «ma la terra non porta il nome del ladro. Nessuno potrà dimostrare il furto. In tutti gli orti succede così. Ho unidea su chi siano e da dove vengano, ma non ho prove. Meglio non inseguirli.»
«E ora?», chiese Giulia, seduta sulla soglia, «ero così felice, quasi ingenua, con i occhiali rosa del sogno. Tutti mi sembravano buoni e sorridenti.»
«Non è colpa nostra», replicò Antonella, «non vivono qui. I villaggi vicini sono pieni di gente che lotta per arrivare a fine mese e ha fame. Ma Dio vede tutto. Non piangere. Andrò a chiedere a Giovanni il falegname, arriverà a sistemare il recinto. Poi penseremo a cosa fare.»
Il falegname, settantanni di età, arrivò a pranzo e sostituì il palo con uno di legno spesso, chiudendo lapertura con assi robuste.
«Ecco, signora, la nuova recinzione. Non scoraggiarti. In questi paesi succede spesso. Non lasciare mai la casa incustodita», consigliò Giovanni.
«E laltro?», domandò Giulia, senza umorismo.
«Il lucchetto della porta dingresso deve essere sostituito con una serratura a cilindro. Così chiunque vede che la casa è abitata», spiegò il falegname.
«E un cane, anche piccolo, farbbe sentire la sua voce subito», aggiunse Antonella. «Non si può vivere al confine senza un cane che abbaia.»
«Quattro consigli», riassunse Giulia, sorridendo debolmente.
«E un uomo forte», concluse Giovanni, «sono le cinque cose per la sicurezza.»
Tutte risero. Giulia asciugò le lacrime.
«Non mi dispiace più la perdita delle patate e del cavolo, ma la fatica che ho messo nella terra», confessò, «tutto il mio amore è stato sottratto.»
«Non preoccuparti», la avvolse Antonella, «ti darò tutto il cavolo che vuoi, il mio orto è pieno. Lo useremo per linverno. Abbiamo già seminato insieme, non è stato vano.»
Insieme andarono a pranzo da Giulia, che, più tranquilla, raccontò del suo incontro in città e dei piani per rinforzare la propria dimora.
Una settimana dopo, Marianna si recò in città e chiamò Valerio. Lui la aiutò a comprare la serratura a cilindro e a informarsi sui prezzi del legno per il nuovo recinto.
«Ti aiuterò, non rifiutare», disse Valerio, «dobbiamo misurare tutto in loco, quindi andrò con te al villaggio. Passerò qualche giorno per osservare il tuo podere e pianificare i lavori.»
«Vuoi davvero aiutarmi? Allora pagherò», iniziò Giulia.
«Non è necessario parlare di soldi. Sono in ferie, non ho niente da fare, e questa è una buona occasione», rispose Valerio, abbracciandola e baciandola.
Gli abitanti del villaggio parlavano di loro con curiosità.
«Così è nato il nuovo collaboratore di Marianna», dicevano i vicini.
Valerio chiamò un suo amico e, in una settimana, portarono dal capoluogo tubi in PVC e pali di ferro, costruendo una recinzione resistente.
Marianna preparò il pranzo per gli operai e si rallegò di vedere il suo orto protetto da una solida cinta.
«Gli ladri non smetteranno mai di provare, ma il raccolto sarà di nuovo nostro. Il vero tesoro sei tu, Marianna», disse Valerio.
Giovanni portò al villaggio un cucciolo di labrador che chiamarono Barone. Il piccolo correva per il cortile, più un peluche che una guardia, ma Giulia lo adorava. Per lui fu costruito un rifugio caldo e robusto accanto al giardino, così potesse osservare e sentire tutto.
Una sera, durante il tè, Giulia commentò con Antonella e Giovanni:
«Allora, è andata come avevamo pianificato? E il nostro nuovo uomo è stabile?»
«Sì, sì», rispose Giovanni, «siamo attenti, vediamo che tra voi cè affetto. Valerio è un bravo artigiano, non si fa pagare il lavoro, ma la sua libertà resta intatta. Fa quello che vuole.»
Giulia, evitando di rispondere direttamente, sorrise e cambiò argomento.
Quando Valerio tornò dalle vacanze, portò con sé provviste e prodotti freschi per il villaggio.
«Posso restare qui come collaboratore a tempo pieno?» chiese scherzando allingresso, «non chiedo altro: zuppa, polenta e qualche focaccia. Il tuo orto non morirà di fame.»
«Giusto, ma bisogna anche lavorare», rise Marianna, «passa, aiutami a custodire la casa. Barone crescerà presto»
Valerio, che lavorava in città, tornava a casa solo per sistemare le bollette e tenere in ordine la sua piccola abitazione.
Giulia affittò il suo appartamento in città agli inquilini e attese il ritorno di Valerio, che tornava con sacchi di spesa dal mercato.
Entrambi amavano la compagnia reciproca, sentivano la mancanza del calore familiare e della convivialità di una casa accogliente.
Passò un anno, poi un mese. La coppia era rispettata nel villaggio, ma non dimenticava la città; trascorrevano la primavera in un famoso centro benessere sulle colline toscane. Durante le loro assenze, Giovanni vegliava sulla casa, nutriva Barone, e riferiva per telefono lo stato della dimora.
«Rilassatevi, non pensate a nulla, al centro benessere è tutto perfetto, la casa è al sicuro, il gatto e il cane sono di guardia», diceva Giovanni.
Giulia rispondeva:
«Il miglior benessere è il nostro villaggio. Non vedo lora di tornare a casa.»
Così Valerio e Giulia decisero di vivere insieme. Sempre meno sentivano il richiamo di terre lontane, perché il loro orto offriva tramonti indimenticabili.
Amavano camminare ai confini del bosco, salutare il sole che si addormentava. Accanto a loro correva fedele Barone, felice di inseguire i piccioni lungo il sentiero.
Alla fine, compresero che la vera ricchezza non è il raccolto rubato o la casa splendente, ma la capacità di ricostruire, di affidarsi agli amici e di custodire la serenità del proprio cuore. Solo così la vita, come un campo ben curato, fiorisce di nuovo dopo ogni tempesta.






