Primavera precoceIl sole timido riscaldò i fiori appena apertisi, dipingendo il paesaggio di una luce dorata e promettendo giornate più lunghe.

Ginevra, una bambina di quattro anni, scrutava il nuovo arrivato che poco prima era comparso nel cortile del loro palazzo a Trastevere. Era un pensionato dai capelli canuti, seduto su una panchina di pietra. Nella mano stringeva un bastone, appoggiandosi su di esso come un vecchio mago delle fiabe.

Nonno, sei un mago? chiese la piccola con occhi curiosi.

Il vecchio scosse la testa; il rifiuto la deluse un attimo.

Allora a che serve il tuo bastone? insistette Ginevra.

È per camminare, per non affaticarmi rispose Edoardo Bianchi, presentandosi con un sorriso accennato. Mi chiamo Edoardo.

Sei molto anziano, vero? domandò di nuovo la bimba, incapace di fare a meno di curiosare.

Con i tuoi criteri sì, ma per me non è ancora il momento di considerarmi vecchio. La gamba mi fa male, si è rotta qualche settimana fa quando sono caduto. Per ora mi limito a muovermi con il bastone.

In quel momento uscì la nonna di Ginevra, la signora Vera Serafina, la prese per mano e la condusse al parco Villa Borghese. Vera salutò il nuovo vicino con un buongiorno cordiale; luomo ricambiò con un sorriso lento. Però fu con Ginevra che il legame cominciò a fiorire. La bambina, in attesa della nonna, arrivava al cortile un po prima e, prima che il sole scottasse, riempiva Edoardo di notizie: il tempo, il pranzo che la nonna aveva preparato, la febbre che la sua amica aveva avuto la settimana scorsa

Edoardo, fedele al suo gesto di cortesia, offriva sempre una buona caramella al cioccolato a Ginevra. Eppure la piccola, ogni volta, spezzava la dolcezza a metà, avvolgeva il resto in una carta luccicante e lo infilava nella tasca del suo giubbino.

Perché non la mangi tutta? Non ti è piaciuta? chiedeva Edoardo, sorpreso dalla parsimonia della piccola.

È deliziosa, ma devo farla assaggiare anche alla nonna rispondeva Ginevra.

Il pensionato, commosso, la volta successiva le porgeva due caramelle. Ancora una volta la bambina ne mordeva una metà e la celava.

E ora a chi la tieni? domandò Edoardo, divertito dalla sua economia.

Alla mamma e al papà. Loro possono comprarsela, ma sono felici se li offro loro spiegò la bambina, già architettando piani.

Capito, la tua famiglia è davvero affiatata osservò il nuovo vicino. Hai un cuore doro, piccola.

E anche la nonna, perché ama tutti iniziò Ginevra, ma la nonna era già uscita dallingresso, pronta a stringere la nipote.

Grazie, signor Bianchi, per le caramelle, ma noi dobbiamo stare lontani dai dolci Mi scusi disse Vera.

Allora cosa posso fare? Sono in un dilemma Cosa vi piace? incalzò Edoardo.

Abbiamo tutto a casa, grazie, non serve nulla sorrise la nonna.

Non posso, mi piacerebbe davvero offrirvi qualcosa. Sto cercando di consolidare un buon vicinato, non lo nascondo replicò Edoardo con un sorriso che tradiva la sua buona volontà.

Passiamo alle noci, allora. Le mangeremo solo a casa, con le mani pulite, daccordo? propose la signora Serafina, rivolta sia a Edoardo che a Ginevra.

La bambina e il pensionato annuirono, e poco dopo Vera scoprì, infilate nei pantaloni di Ginevra, qualche noce di nocciola o una manciata di noci.

Ah, piccolina, porti sempre le noci! Sai che oggi sono un vero lusso, e il nonno ha bisogno di medicine, vedi, è zoppo?

Lui non è proprio zoppo, la gamba sta migliorando, intervenne Ginevra a difendere il suo amico, e vuole già andare a sciare questinverno.

Sciare? rimase dubbiosa la nonna. Beh, allora è proprio un ragazzo in gamba.

Mi compri gli sci, papà? chiese la bambina. Così posso sciare con il signor Bianchi. Lui ha promesso di insegnarmi.

Mentre passeggiavano nel parco, Vera osservava il pensionato che attraversava lallora dritto sentiero senza bastone.

Nonno, corri con me! chiamò Ginevra, tenendosi al passo del vecchio.

Aspetta anche me, esclamò la nonna, correndo dietro alla nipote.

Così i tre iniziarono a camminare insieme; presto la camminata divenne un gioco per Ginevra, che saltellava, danzava tra i cespugli, si arrampicava sulla panchina e, al ritorno, dirigeva la marcia:

Uno, due, tre, quattro! Passo più saldo, guarda avanti!

Al termine della passeggiata, la nonna e Edoardo si accomodarono sulla panchina, mentre Ginevra giocava con le amiche, accettando sempre qualche noce di più prima di salutare.

State coccolando troppo la piccola, osservò timidamente Vera. Lasciamo questa tradizione solo per le feste, per favore.

Edoardo, con un velo di malinconia, raccontò a Vera che era rimasto vedovo da cinque anni e che, solo adesso, aveva deciso di vendere il suo appartamento di tre vani per trasformarlo in due: una monolocale dove si era trasferito, e un bilocale per la famiglia del figlio.

Mi piace così. Non cerco molta compagnia, ma gli amici sono indispensabili, soprattutto quando si tratta di vicinato.

Due giorni dopo suonarono alla porta di Edoardo: era Ginevra con Vera, portando un vassoio di dolci al forno.

Vuole offrirci qualcosa, signor Bianchi? salutò la nonna.

Avete il bollitore? chiese Ginevra.

Certo, ecco la gioia! aprì Edoardo la porta con un gesto teatrale.

Il tè scaldò latmosfera, e la bambina curiosava tra gli scaffali di una piccola libreria e una collezione di quadri appesi al muro, mentre Vera osservava la gioia della nipote e la pazienza con cui Edoardo le spiegava ogni opera darte.

I miei nipoti vivono lontano, già alluniversità. Mi manca, aggiunse Edoardo, ma la tua nonna è ancora giovane di spirito!

Accarezzò la mano di Ginevra, le porse una matita e un foglio.

Sono in pensione da appena due anni, non ho tempo per la noia, disse Vera, indicandola con gli occhi, oltre a questo, la figlia aspetta il secondo bambino. Che fortuna vivere nei piani vicini!

Lestate trascorse in chiacchiere e risate; in inverno, come promesso, la nonna comprò gli sci a Ginevra e i tre iniziarono gli allenamenti sulla pista appena spianata del parco, ricoperta di neve fresca.

Edoardo e Vera divennero così inseparabili compagni di passeggiate; Ginevra, che non andava allasilo, rimaneva quasi sempre con la nonna. Ogni giorno si incrociavano, fino a quando un giorno Edoardo dovette partire per una visita a parenti a Milano.

Ginevra lo rimpiangeva, chiedendo continuamente alla nonna quando sarebbe tornato.

È via per un mese intero, ha detto che vuole fare una vacanza, e noi gli teniamo la porta di casa, spiegò la nonna. Vera è ormai abituata a questo vicino attento, a sorrisi e a mani sempre pronte.

Passò una settimana, ma il vuoto della panchina dove Edoardo solitamente li aspettava si faceva sentire. Allottavo giorno, Vera uscì dallingresso, correva verso la nipote e vide Edoardo al solito posto.

Buongiorno, caro vicino esclamò Vera, sorpresa, non ti aspettavamo così presto! Avevi detto che saresti rimasto più a lungo?

Sì, ma il trambusto di Milano mi ha stancato. Il lavoro mi ha tenuto occupato e non potevo più aspettare il tramonto da solo. Mi sono ricordato di voi, di quanto siete diventati come una famiglia per me

Hai portato dei regali ai tuoi nipoti? Caramelle? chiese Ginevra, curiosa.

Gli adulti scoppiarono a ridere.

No, cara Le caramelle non fanno bene ai grandi. Ho dovuto dare loro dei soldi, così possono studiare e crescere, confessò Edoardo. È più utile così.

Sono felice che sei tornato, è come avere lanima a casa, sorrise Vera.

Ginevra lo abbracciò, commuovendo il vecchio.

Oggi prepariamo frittelle di farina di grano saraceno con varie farciture, non è diverso dalle torte. Vieni a prendere un tè e raccontaci di Milano, la invitò Vera.

Che Milano? La capitale è splendida, è tutto qui. Ho portato dei regali per voi, e ne avrete più di quanto immaginate disse Edoardo, prendendo la mano di Vera e quella di Ginevra, mentre la pioggia primaverile iniziava timidamente a cadere.

Perché oggi fa così caldo? chiese Edoardo, osservando il cielo.

È perché la primavera è vicina! rispose la bambina, presto è la Festa della Donna, la nonna metterà la tavola e inviterà tutti, anche te, nonno.

Oh, vi voglio bene, care vicine esclamò Edoardo, salendo le scale.

Dopo le frittelle furono consegnati dei souvenir: a Ginevra una colorata bambola di legno dipinta a mano, a Vera un delicato ciondolo dargento. I tre uscirono di nuovo nel cortile, seguendo il solito percorso battuto del parco, come diceva il nonno. La neve, ormai densa, si era trasformata in una spugna dacqua, ma la strada rimaneva visibile. Ginevra correva sui ciottoli asciutti, felice per laria tiepida:

Nonna, nonno, venite a prendermi! Uno, due, tre, quattro! Passo più saldo, guarda avanti!

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Primavera precoceIl sole timido riscaldò i fiori appena apertisi, dipingendo il paesaggio di una luce dorata e promettendo giornate più lunghe.