— Pazienza, figlia! Ora sei in un’altra famiglia e devi rispettare le loro regole.

Resisti, figliola! Ora fai parte di unaltra famiglia e devi rispettare le loro regole. Ti sei sposata, non sei venuta per far visita.
Che regole, mamma? Qui sono tutti matta! Specialmente la suocera! È evidente che mi odia!
Hai mai sentito parlare di una suocera gentile?

Che spasso! Che spasso! Lho appena presa! Silvana Bianchi, la suocera, stava in mezzo alla cucina, il viso rosso di rabbia, gli occhi fiammeggianti. Se luomo esce a divertirsi, è colpa della donna. Che devo ancora spiegarti?

La suocera era in preda a un vero infuocato. Urlava contro la nuora Caterina come una pazza, e tutto perché Caterina aveva sospettato il marito, suo figlio Marco, di tradimento.

Caterina, giovane e delicata, con grandi occhi innocenti, si era appoggiata al muro cercando di placare la donna infuriata.
Silvana, è assurdo. Lui ha una famiglia, dei figli iniziò a difendersi, ma Silvana la interruppe con un gesto della mano, come per scacciare una mosca fastidiosa.
È la tua famiglia? O è il tuo bambino che non ci lascia entrare? sbeffeggiò la suocera. Il tuo modo di crescere, tra laltro!

Che modo di crescere, Silvana? Giacomo, il nostro piccolo, non ha ancora nemmeno un anno. È ancora un bimbo piccino protestò sottovoce Caterina.
Piccino? fece una smorfia la donna. Nei fratelli degli Egorov è ancora più piccolo. E va in braccio senza nemmeno un balbettio, come questo tuo indicò verso la stanza dei bimbi.
In realtà è vostro nipote rispose Caterina, tremando. Sa, i bambini percepiscono le persone cattive. Forse è per questo che non vuole stare con voi.
Siamo noi i cattivi? Ma guarda che pagliacciata! la suocera alzò la voce. E dove ti bevi la vita, bella? Con i prodotti di chi? Con i soldi di chi? Ingrata!

Caterina non voleva più contrapporsi alla suocera. Aveva già chiesto mille volte a Marco di vivere separati dai genitori, ma Marco, figlio viziato, non vedeva alcun senso in quella decisione. Gli piaceva stare a casa dei genitori, si sentiva al sicuro come un pulcino nel nido di Cristo. Andava al lavoro tranquillo, mentre tutti i problemi domestici li risolvevano gli anziani: lavatrice, pulizie, cucina. Era più una favola che una vita!

Intanto la suocera di Elisabetta, una donna velenosa, interrogava su ogni minimo dettaglio. Allinizio Caterina cercava in tutti i modi di avvicinarsi alla suocera, aiutandola nei lavori di casa, supportandola, sopportando le sue lagnanze infinite sui vicini e sulla vita. Ma col tempo capì che era tutto inutile.

Per quanto fosse buona e servizievole, Caterina non poteva nascondere che la odiava.
Ho portato a casa questa incapace, come se non ci fossero ragazze normali raccontava Silvana Bianchi alla vicina, mentre Caterina raccoglieva i giocattoli sparsi da Marco, sentendo tutto.
E correva fino allaltro borgo per seguirla! Le nostre nonne sono molto migliori, più operative, più intelligenti.
Lo dico anchio! confermò la vicina, la pettegola Manuela, che aveva già sentito tutte le pettegolezze del villaggio.
Capisco, ma le tue mani non sono fatte per questo. Non riesci a sistemare nulla.
Non immagini quanto è difficile! Non le puoi affidare nulla. O perde, o rompe. E il bambino non è nemmeno buono.
Lerede degli Egorov è unaltra storia. Un ragazzino calmo e intelligente. Questaltro, invece, continua a piagnucolare e a fare scenate. È evidente che i geni non sono gli stessi.

Quando la vita diventava insopportabile, Caterina chiamava la madre, che viveva in un paese vicino, lamentandosi e piangendo. La madre rispondeva:

Resisti, figlia! Ora fai parte di unaltra famiglia e devi rispettare le loro regole. Ti sei sposata, non sei venuta per fare visita.
Che regole, mamma? Qui sono tutti matta! Specialmente la suocera! È evidente che mi odia!
Hai mai sentito una suocera buona? Tutti noi siamo passati di lì e dovrai farlo anche tu. Limportante è non mostrare quanto ti pesa. Resisti.

Capendo che non avrebbe ottenuto nulla dalla madre timorosa, Caterina minacciò di chiamare il padre.

Fai una brutta fine a tuo padre! si spaventò la madre. Sai che ha una condanna provvisoria. Un passo falso e lo metteranno dietro le sbarre!

Caterina sapeva benissimo. Conosceva il padre, Nicolò, un uomo robusto che amava la figlia più di ogni altra cosa. Aveva scontato una condanna per una rissa in una bottega del paese, scatenata da qualcuno che aveva offeso Caterina. Sapeva anche che Nicolò non starebbe a guardare in silenzio se avesse saputo delle angherie che subiva sua figlia nella famiglia del suocero. Era un uomo dal cuore infuocato.

Va bene, non lo dirò a papà rispose Caterina. Ma se continuano così, se la suocera si comporta così non so cosa farò.

Tutto si sistemerà, figlia ripeteva la madre, cercando di calmarla. Tra qualche settimana non ricorderai più questa chiacchierata.

Caterina avrebbe voluto dimenticare, ma il rapporto con la suocera peggiorava. Silvana sembrava solo diventare più ostile, colpevolizzando Caterina per tutti i suoi disastri. Anche il marito, Giovanni, un uomo anziano, stufo della vita, non riusciva più a sopportare la situazione.

Perché continui a urlare contro di lei? chiese una mattina, quando la lite era al culmine, Giovanni cercando di intervenire. Se continui così, se ne andrà via!

Io la porterò via! scoppiò Silvana, scagliando tutta la sua rabbia contro il marito. La porterò in tribunale, le restituirò ogni euro che abbiamo speso in questi anni! E prenderò il bambino, così non crescerà in una famiglia così miserabile!

Caterina sapeva che la suocera stava sparando cavolate, ma la paura la sopraffaceva. Amava ancora il marito Marco, nonostante tutto.

Le voci che Marco avesse una relazione segreta con la vecchia fiamma di nome Olga si rivelarono solo pettegolezzi di paese, trasportati da donne come Silvana e sparsi lungo le strade di pietra.

Se la suocera non avesse avuto la lingua lunga, forse le angherie sarebbero durate ancora più a lungo. Un giorno, dopo una vittoria contro la nuora, Silvana, vestita di colori sgargianti, raccontò le sue imprese alla migliore amica, la signora Manuela. Aggiungeva sempre qualcosa di nuovo, abbelliva il racconto, e poi lo riferiva a unaltra amica, al marito, e così via, fino a quando la storia della nuora stupida e della suocera severa arrivò alle orecchie di Nicolò.

Nicolò, un uomo imponente, alto quasi due metri, spalle larghe, non perse tempo. Prese lascia con cui tagliava la legna, non si tolse la giacca da lavoro, salì sul suo vecchio motociclo Moto Guzzi, e senza dire una parola a sua moglie, partì verso il paese vicino per liberare la figlia dalla prigionia umiliante.

Nel frattempo, nella casa di Silvana scoppiò un vero scandalo. La giovane madre, per un attimo, lasciò il neonato Giacomo sul divano nuovo, giallo brillante, per andare a comprare un pannolino fresco. Al ritorno, notò una piccola macchia marrone sotto il bambino. Ma agli occhi della suocera quella macchia sembrava una voragine nera pronta a inghiottire tutta la casa.

Come un temporale improvviso, Silvana si avventò sulla nuora, urlando a squarciagola:

Hai rovinato il divano! Il mio divano preferito! Sai quanto costava? Ti taglio le mani e poi le cucirò così non potrai più graffiare!

Sistemero tutto! Pulirò ogni cosa implorò Caterina, tremando mentre afferrava un panno.

Cosa pulirai? È nuovo! E da dove dovresti sapere? Non hai mai comprato niente con i tuoi soldi!

E voi? Come fate le spese? scoppiò Caterina, e in quel momento osò sfidare la suocera per la prima volta, ricordandole che tutta la sua vita era appoggiata al marito.

Silvana, rossa come un peperoncino, sbuffò:

Basta! Non ti azzardare più a parlare così! e ordinò a Caterina di pulire la macchia, poi di uscire con il figlio. Vivrete qui, a tormentare, finché non imparerete a comportarvi come si deve!

Caterina, tra le lacrime, cercava di rimuovere la macchia. Il piccolo Giacomo, sentendo langoscia della madre, piangeva a squarciagola, incrementando latmosfera tesa.

Silvana continuava a insultare Caterina, spargendo parolacce come se fossero polvere. Non si accorse che nella porta era comparso un uomo. Era Nicolò, il padre di Caterina, alto come un monumento, con lascia stretta nella mano.

Un attimo di silenzio, silenzio rotto solo dal fruscio dellascia. Silvana voltò lo sguardo verso lo strumento, capì immediatamente chi era. Conosceva la natura infuocata di Nicolò e il suo passato di condanna provvisoria. Un brivido attraversò la suocera.

Oh, ciao Nicolò! Sto proprio educando la tua Caterina disse cercando di riprendere il controllo.

Ho sentito cosa le dici tuonò Nicolò, entrando a piedi nudi.

Solleva lascia sopra la testa, ma invece di colpire, la posa con disinvoltura sulla spalla e porse la mano a sua figlia.

Andiamo, Caterina, non cè più nulla da fare qui disse, conducendola verso luscita.

Aspetta, suocero! balbettò Silvana, riprendendosi dallo shock, cercando di recuperare lautorità. Che dirò a mio figlio?

Che tuo figlio venga da me da solo, con la sua sposa. Io parlerò con lui da uomo a uomo replicò Nicolò, lanciandole uno sguardo gelido che valeva più di mille parole.

Nicolò portò via Caterina e il piccolo Giacomo. Marco, per lungo tempo, non osò tornare a casa, temendo lo scontro con il suocero. Alla fine, però, decise di affrontare la questione.

Dopo una lunga chiacchierata, Nicolò non fece minacce né urla; la sua voce calma e il peso dellascia sul tavolo rendevano le parole più gravose. Marco promise di vivere separato da Silvana, di non far più intervenire la suocera nella loro vita, di proteggere la moglie e il bambino.

Quando Nicolò strinse la mano a Marco, questultimo avvertì che gli scherzi con quelluomo non sarebbero stati tollerati e che tutte le promesse avrebbero dovuto essere mantenute.

Da quel giorno Silvana evitò la nuora e il nipote. Non la salutava più in strada, né la guardava.

Marco e Caterina si stabilirono in una casa propria. La loro vita ritrovò armonia e comprensione. Forse era il ricordo delle regole del suocero, o forse era semplicemente lamore vero.

Fine concluse il narratore, un uomo che ha visto lira di una suocera e la forza di un padre, e che sa che, in fondo, la famiglia è quella che si costruisce con rispetto e cuore.

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