Galia e la sua amica passeggiavano nel parco quando, all’improvviso, hanno avvistato un uomo e una donna che si abbracciavano, lui le sussurrava qualcosa all’orecchio e lei sorrideva felice. Galia li osservava a bocca aperta, incapace di distogliere lo sguardo. – Galia, che succede? – esclamò l’amica. – Niente, andiamo – ha detto all’improvviso Galia. Le ragazze si sono salutate. Galia è tornata a casa convinta che non potesse essere vero! – Papà, come è possibile? Come hai potuto fare così a Mamma? – non riusciva a credere a quello che aveva visto.

Ginevra e la sua amica Lidia si aggiravano tra i sentieri ombreggiati di Villa Borghese, quando allimprovviso i loro occhi si posarono su una coppia. Luomo abbracciava la donna, sussurrandole qualcosa allorecchio; lei sorrideva felice, gli occhi lucenti di complicità. Ginevra fissava la scena a bocca aperta, incapace di distogliere lo sguardo.

Ginevra, che ti prende? sbottò Lidia, sorpresa.

Niente, andiamo interruppe Ginevra, accelerando il passo.

Le due ragazze si salutarono e Ginevra, con la testa china, si diresse verso casa, il cuore in subbuglio. Papà, come hai potuto farlo a mamma? si chiedeva, incredula.

Il pomeriggio seguente, uscite dalle lezioni, non avevano voglia di tornare a casa e Lidia propose:

Andiamo a fare un giro al parco, così ci sfugge ancora il sole!

Sì, finché è ancora visibile! rispose Lidia.

Il parco non era quello abituale, ma perché non perdersi un po?

Camminavano lungo un viale, i loro occhi incrociati da coppie innamorate che si scambiavano sguardi gelosi, ma nessuno le notava. Improvvisamente, nella quiete di un sentiero isolato, ricorrevano la stessa coppia: luomo, ormai con i capelli brizzolati, stringeva la donna al collo, sussurrandole allorecchio; lei sorrideva come se non esistesse nulla al di fuori del loro piccolo universo.

Lidia osservò distratta, quando notò Ginevra fissare la scena con gli occhi spalancati.

Ginevra, che succede? insistette Lidia.

È… è niente, andiamo replicò Ginevra, accelerando ancora.

Uscirono dal parco; Ginevra camminò in silenzio, la testa leggermente piegata, mentre la realtà sembrava sfuggire a ogni ragione. Davanti ai suoi occhi continuava a riapparire il volto felice di quella donna accanto allalbero, luomo che le sussurrava dolci parole, ignaro della figlia che li osservava.

Papà, comè possibile? Io ti ho sempre visto perfetto Hai una amante? Non avrei creduto di vedere una cosa del genere! si chiedeva, il dubbio lacerante.

Quella notte Ginevra ritornò a casa tardi.

Siediti a tavola! sbottò la madre, Gianna, senza alcun sorriso. Non ti aspetterà tuo padre.

Sto per andare a lavarmi le mani! rispose Ginevra, imbarazzata.

Rimase uneternità in bagno; al suo uscire, il padre non cera ancora. Cenò in fretta e si ritirò nella sua stanza.

Sedette al computer, ma la mente tornava incessantemente alla scena del parco. Non riusciva a credere a ciò che aveva visto.

È mio il papà Ma è davvero normale che nelletà adulta inganno e tradimento siano così comuni? Che gli manca nella vita? pensava, quando unidea improvvisa le balenò in testa.

La sua amante crede davvero che le darò via suo padre? Forse non sa nemmeno che esisto

Il cigolio della porta si fece sentire:

Scusa, amore, è stata una giornata dura la voce di Vittorio, il padre, ruppe il silenzio.

Prima i giorni difficili li avevi soltanto a fine mese intervenne Gianna, già pronta a scatenare una lite. Ora son tutti i giorni!

Maria, adesso non è il momento! sbottò Vittorio, entrando nella stanza di Ginevra, come al solito cercando di baciarla; lei lo respinse.

Vai via, la cena si sta raffreddando! gli lanciò.

Figlia, che succede? chiese il padre.

Nulla, papà. E tu? rispose Ginevra, mentre Vittorio la osservava attentamente, poi si diresse verso la cucina.

Quella sera Ginevra rimase chiusa nella sua stanza, elaborando un piano per prendere suo padre. Si addormentò con il pensiero fisso nella testa.

Al mattino, il suono delle voci dei genitori la svegliò.

Vittorio, dove vai?

Al lavoro, è urgente.

Oggi è sabato, potresti stare con la famiglia.

Tornerò a pranzo, allora faremo qualcosa insieme.

Ginevra uscì dalla stanza, sbadigliando, fingendo di essersi appena svegliata.

Dove vai? chiese subito la madre.

Allezione, devo andare a lezione, altrimenti sarò in ritardo.

Che cosa è questo? protestò Gianna. Sono occupati per tutto il giorno.

Ma la figlia era già sparita verso il bagno. Si affrettò a vestirsi, scoprendo che il padre era già nella hall. Egli sorrise, cercando di apparire cordiale.

Figlia, ti accompagno alle lezioni!

Ginevra, prendi un caffè! esclamò Gianna dalla cucina, già pronta.

Vai, bevilo, io aspetto! rispose Vittorio, con un velo di colpa nelle parole.

Ginevra si precipitò in cucina, bevve in un sorso il caffè e corse verso il corridoio.

Andiamo, papà!

Camminarono in silenzio per qualche minuto, poi il padre, per prima cosa, ruppe il mutismo.

Figlia, ti arrabbi con me per qualcosa?

No, papà! Forse è solo un cambiamento di età esitò, poi, con voce tremante, aggiunse: Ti voglio bene, papà!

Anchio ti voglio bene, cara!

Come il più grande amore del mondo?

Il padre sbuffò, guardandola con sospetto, ma rispose:

Come il più grande amore del mondo!

Sorridendo, continuavano a camminare, evitando di incrociarsi gli sguardi.

Va bene, papà, ci vediamo a pranzo. Hai promesso che il weekend lo passeremo insieme.

Ginevra si diresse verso la sua università, poi tornò e si nascose tra i cespugli, vigilando che il padre non la osservasse. Sperava che andasse al lavoro, ma lui si voltò dallaltra parte.

Camminarono a lungo, senza voltarsi indietro, finché arriverono davanti a una casa sconosciuta. Il padre si fermò sotto un albero, estrasse il cellulare e chiamò.

Pochi minuti dopo, una donna uscì. Ginevra, senza volerlo, rimase a bocca aperta.

Che bella… mormorò, quasi a sé stessa. È più cara di noi due?

La donna corse verso il padre, lo baciò e si allontanarono tenendosi per mano. Il quartiere era deserto, quasi spettrale. Si fermarono su una panchina di un piccolo parco, chiacchierando seriamente, poi si scambiarono un lungo bacio.

Ginevra osservava da lontano, il sangue ribolliva di rabbia.

Si alzarono e tornarono verso la casa da cui erano usciti. Ancora un bacio, un sorriso, e lui si diresse verso lappartamento, mentre la donna sparì nellingresso.

Ginevra rimase lì, indecisa su cosa fare. Desiderava solo un confronto, stare da sola con quella donna per capire il da farsi.

Allimprovviso, la amante del padre uscì di nuovo dal condotto, con un sacco pieno di spazzatura, dirigendosi verso i cassonetti. Ginevra la raggiunse in corsa.

Ciao! le bloccò la via, quando la donna stava per gettare la spazzatura.

Ciao! la donna rimase sorpresa. Di cosa si tratta?

Ascolta! Se ti incontri ancora con Vittorio, ti faccio una brutta fine.

Chi sei?

Non capisci? Sono sua figlia!

Che cosa vuoi? chiese la donna, sconcertata.

Ti ho già detto tutto. Prendi il telefono!

Ecco, disse la donna porgendolo.

Digita il suo numero e dillo di non tornare più. Io sono la sua figlia e lui ama ancora mia madre!

Ginevra digitò, udì la voce di Vittorio:

Diana, che succede?

Vittorio, non dobbiamo più vederci.

Perché?

Non funziona, hai una famiglia e io tornerò alluniversità fuori città.

Diana, se la voce di Vittorio iniziò a vibrare di una strana speranza.

Basta, Vittorio, non chiamarmi più!

Daccordo, Diana! concluse con decisione. Addio!

Ritornata a casa, i genitori erano a tavola, tranquilli.

Che diavolo sei, così allegra? sbuffò Gianna, alzandosi dal tavolo. Hai fame?

Sì! rispose Ginevra.

Figlia, perché sei così felice? chiese Vittorio.

Papà, mi ami? incalzò.

Ti amo!

E mamma?

Un attimo di silenzio, poi una risposta ferma:

Anche tua madre la amo!

Allora vi amo anchio! esclamò il padre, sorridendo di nuovo.

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Galia e la sua amica passeggiavano nel parco quando, all’improvviso, hanno avvistato un uomo e una donna che si abbracciavano, lui le sussurrava qualcosa all’orecchio e lei sorrideva felice. Galia li osservava a bocca aperta, incapace di distogliere lo sguardo. – Galia, che succede? – esclamò l’amica. – Niente, andiamo – ha detto all’improvviso Galia. Le ragazze si sono salutate. Galia è tornata a casa convinta che non potesse essere vero! – Papà, come è possibile? Come hai potuto fare così a Mamma? – non riusciva a credere a quello che aveva visto.