Alessia odiava tutti. Soprattutto sua madre.

Elisa odiava tutti. E soprattutto la sua mamma.

Sapeva bene che, una volta cresciuta e scappata da quel rifugio di periferia, avrebbe finito per trovarla.

No, non avrebbe corso a leccarle il viso e gridare:

Ciao, mamma!

Voleva soltanto osservare da lontano, poi vendicarsi. Per tutti gli anni trascorsi nellorfanotrofio di Napoli, mentre lei piangeva, la madre si divertiva a farla vivere di rimproveri.

Non dubitava per niente che la mamma fosse davvero così.

Elisa era sempre stata nellorfanotrofio. Da quando aveva memoria, era lì.

Alcune volte lavevano spostata da una sezione allaltra perché si metteva sempre a litigare. Non le importava se davanti a lei cera un ragazzino o una ragazzina.

La punivano, la rinchiudevano in una stanza fredda, le proibivano i dolci, ma lei continuava a odiarli tutti: gli educatori, gli altri bambini, il mondo intero.

Aveva quattordici anni quando smise di litigare. Non perché avesse improvvisamente scoperto lamore, ma perché tutti la temevano più di quanto lei potesse minacciarli.

Elisa si annoiava. Si rifugiava in un angolino distante del cortile, si sedeva e sognava il giorno in cui avrebbe incontrato la madre e le avrebbe fatto uno scherzo di vendetta.

Un pomeriggio sentì una melodia strana. Si fermò ad ascoltare. Non assomigliava a nulla.

Le musiche le facevano sempre vibrare il cuore, ma quella era diversa: dolce, un po triste, quasi malinconica, eppure non riusciva a capire da dove provenisse.

Si alzò, si avvicinò a un cespuglio di mimose e lo spinse delicatamente. Che strano, è il nuovo portinaio, pensò, già pronto a prenderlo in giro.

Su cosa suona? chiese a se stessa, mentre la mano le cercava laria e, inspiegabilmente, finì per cadere in un mucchio di foglie.

Il vecchio smise di suonare, si voltò verso il cespuglio. Elisa si rimise in piedi, scrollò via la polvere, e si diresse verso luscita. Ma luomo la fermò:

Vuoi imparare?

La ragazza rimase senza parole. Io? Davvero? Riesco anchio a suonare? si chiedeva, dubbiosa ma incuriosita.

Fece un passo verso di lui. Il portinaio sembrava avere circa cinquantanni, un po più vecchio del solito per un lavoro di guardia.

Elisa cominciò a farsi vedere ogni giorno. Allinizio le mostrava solo come soffiare in una flauto di legno, ma la parte più sorprendente era che le fabbricava lui stesso gli strumenti, piccoli, buffi, ma con una grazia inaspettata.

Quando i primi veri suoni della melodia uscirono dalle labbra di Elisa, non poté trattenersi e abbracciò il portinaio. Fu allora che parlarono davvero.

Si chiamava Antonio Bianchi e viveva in una casetta di legno sul retro dellorfanotrofio.

E allora? Non hai parenti, nessuna casa?

Ho avuto tutto, Elisa. Una casa, una famiglia Dieci anni fa se nè andata via la mia cara Luisa. Pensavo che non avrei più tirato su un sorriso senza il suo figlio

Dopo, aveva voluto sposarsi. Era una ragazza bella, ma un po avara. Limportante era che piacesse al mio figlio, il piccolo Marco, diceva con un sorriso stanco.

Cinque anni più tardi, Marco morì in un incidente dauto. Lappartamento di Antonio, un bel trilocale in centro, era stato già intestato a Marco.

Ma perché non lhai difeso?

Perché, Elisa, non ho più nessuno qui. Tutti gli amori sono andati via. Devo solo vivere il tempo che mi resta, senza più desiderare nulla.

Elisa sentì crescere, dentro di sé, unodio verso la nuora di Antonio quasi più forte di quello per la sua madre.

Pensò persino di vendicarsi prima di tutto con la nuora, poi con la mamma.

Quando Antonio scoprì che Elisa custodiva un fuoco dentro di sé, simile a un lupo, rimase spaventato. Come farà una povera ragazzina a gestire tutta questa rabbia?

Parlavano spesso. Antonio sentiva Elisa placarsi, diventare più dolce, smettere di lottare con i capelli di tutti i ragazzi.

Un giorno le chiese:

Elisa, fra un anno te ne andrai, hai già pensato a cosa farai?

Lei lo guardò smarrita.

No non ci ho mai pensato. Ho sempre pensato solo a vendicarmi della mamma.

Immagina, però se la vendica. Prima devi trovarla, poi non importa quanti soldi servano, quello è un dettaglio. E dopo?

Elisa rimase in silenzio, poi se ne andò. Non la rivedette per una settimana, poi tornò:

Voglio costruire qualcosa.

Passarono dodici mesi a prepararsi per lingresso al corso di architettura. Elisa capì che luniversità era troppo lontana, ma forse in futuro

Il giorno in cui doveva partire per unaltra città, si sedettero entrambi a lungo sulla panchina del cortile, a guardare il tramonto.

Quella sera prese il treno per Firenze, dove avrebbe studiato e vissuto. Piangeva, per la prima volta da anni.

Antonio, tornerò a trovarti. Ti prometto, darò una mano.

Facciamo un patto. Io non sparirò, e tu finirai gli studi, poi tornerai a farmi visita.

Ma che vecchio sei, davvero?

Al congedo, Antonio le regalò una flauto di legno, intagliata con cura.

Quasi quindici anni passarono. Elisa si sposò tardi, ma non riuscì mai a trovare qualcuno che la comprendesse davvero.

A trentanni ebbe una figlia, Caterina, e quasi subito la separazione. Tutta la sua felicità era racchiusa nella piccola Caterina.

Ora Elisa poteva permettersi molte cose. Quando finalmente guadagnò quanto bastava, avviò una ricerca per ritrovare la madre.

Le notizie arrivarono più in fretta di quanto la ragazza immaginasse.

La madre, una donna sola e povera, aveva scoperto, due mesi prima del parto, di avere una grave malattia. La lotta contro il cancro era stata lunga, ma vana.

I medici le dissero che il suo corpo era ormai indebolito e le concessero solo un anno di vita. In quel periodo prese una decisione terribile: rinunciare alla figlia appena nata, al momento del parto, senza che nessuno la giudicasse.

Elisa trovò la tomba della madre; sopra cera una grande statua di un angelo.

Pensava spesso ad Antonio, ma quando tornò nella città di Napoli dopo tanti anni, non lo trovò più. Il direttore dellorfanotrofio era cambiato, quasi tutto il personale era nuovo.

Quando aveva un attimo libero, Elisa e Caterina andavano al parco. La piccola, con la sua risata contagiosa, voleva salvare il mondo intero.

A sei anni era già una bambina furba, capace di convincere la mamma a spendere senza ragione.

Papà, compra un panino, una salsiccia e una bibita, chiedeva Caterina.

Elisa fissava la figlia.

Ho paura di chiedere di nuovo, di chi è stata lidea questa volta?

Mamma, forse è meglio se non lo scopro. Perché agitarsi?

Caterina, non andiamo da nessuna parte.

Mamma, è solo un vecchio, non ha casa.

Chi?!

Elisa pensò di svenire. Caterina sorrise, come a dire: Ti avevo avvertita.

Mamma, smettila di preoccuparti. È solo un vecchio, non ha nessuno.

Quel tipo non chiedeva aiuto come gli altri, perché provava vergogna. Conosceva più fiabe e poesie di chiunque. Ti dispiace una salsiccia?

Elisa, una donna di mezza età, dirigente di una grande ditta edile, non sapeva cosa rispondere.

Acquistò tutto ciò che Caterina voleva e si avviarono al parco.

Caterina si sedette sulla panchina.

Mamma, resta qui, io vado al laghetto. Vedi, cè un nonno seduto, è lui.

Elisa vide davvero un vecchio vestito di stracci, circondato da bambini. Il cuore le si calmò.

Limportante era che la figlia fosse al sicuro.

La sera, stava sul divano con un libro. Improvvisamente sentì di nuovo la melodia familiare.

Silenzio. Di nuovo, la stessa melodia di prima.

Elisa corse nella stanza di Caterina, ma la trovò spaventata.

Mamma, ti ho svegliata?

Caterina! Cosè stato?

È il nonno che mi insegna a suonare il flauto. Non riesco a fare il passaggio finale.

Caterina sbuffò. Nelle sue mani cera una flauto. Elisa la guardò, gli occhi pieni di lacrime.

Vieni, ti mostro io. Anche a me ci è voluto un po per capirlo

Elisa suonò lintera melodia e scoppiò a piangere. I ricordi le travolsero così forte che non riuscì a fermarsi. Caterina, davvero spaventata, le chiese:

Mamma, perché ti commuovi così? La musica ti ha rotto il cuore? Vuoi che smetta di suonare?

Elisa scosse la testa. Tornò in cucina, prese la sua flauto, ormai un po scurita dal tempo.

Caterina, sai dove abita quel signore?

Mamma, è vicino al laghetto, dietro le casse.

Andiamo, piccolina.

Lo trovarono subito. Caterina gridò:

Nonno!

E il vecchio saltò fuori dai cespugli.

Che succede, piccola? Perché non sei a casa?

Buongiorno, signor Antonio.

Scosse la testa, quasi come per un colpo. Si girò lentamente, fissando il volto di Elisa.

Non può essere.

La avvolse in un forte abbraccio.

Tutto è possibile. Basta smettere di nutrire i moscerini, torniamo a casa.

Dove?

A casa, signor Antonio. Se non fosse stato per lei, non avrei nulla. Quindi casa mia è sempre la sua casa.

Per tutta la via, Antonio asciugava le lacrime con un fazzoletto. Gli impedivano di cadere, una pioggia di ricordi che non voleva più accogliere. Se non fosse stata Elisa a tenergli la mano, sarebbe già sparito.

Ma ora il suo cuore era più sicuro: non sarebbe più rimasto solo al tramonto, senza nessuno a cui aggrapparsi.

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